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Lezioni di mafia: per un estorsore calabrese è ovvio che un imprenditore siciliano si pieghi a Cosa nostra e dunque deve pagare!

Cari amici di blog, da alcuni giorni sto riflettendo insieme a voi su alcuni aspetti dell’operazione Alba di Scilla che tre giorni fa ha portato all’arresto di 12 presunti affiliati alla locale cosca Nasone-Gaietti che secondo la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria imperversavano tra i cantieri del 6° microlotto piegando le imprese allo “storico” pizzo del 3% (si veda i miei due post precedenti).
Va ammesso con onestà che gli imprenditori erano costretti a subire: pena (nel migliore dei casi) l’incendio di automezzi, furti, danneggiamenti, Nel peggiore dei casi conseguenze fisiche. Inutile girarci attorno: senza la presenza dello Stato non si può chiedere l’eroismo dei singoli. Non a caso vi propongo un’intercettazione del 23 settembre 2011 in cui un dipendente di un’impresa conversando con un soggetto non meglio identificato sulle difficoltà incontrate sul lavoro, dice “la cosa più brutta è l’aria che si respira”. Continua asserendo che “si sono calmati”, perché è andato dai Carabinieri. L'interlocutore dirà ancora che, prima, quando non serviva, di fronte al cantiere c'era una postazione dell'Esercito; quando poteva servire come protezione allo stesso quella postazione era stata rimossa. E questo testimonia che la presenza “temporanea” e spesso “indotta” dello Stato (in questo caso l’Esercito) poco o nulla può se non è – al contrario – continua, ininterrotta, asfissiante mi verrebbe da dire. Alle armi delle mafie si risponde con armi uguali e contrarie perché le mafie sono stati paralleli e non infezioni passeggere che se ne vanno ricorrendo ai paliativi.

QUANDO L’IMPRENDITORE DICE BASTA!

Gli imprenditori – ce ne vuole sempre uno che spezza la catena e badate che tutto ha un prezzo – a un certo punto si ribella. Basta!
Il 19 marzo 2011 l’imprenditore catanese Giuseppe Fabio D’Agata, titolare della ditta Consolidamenti Speciali srl, società incaricata di effettuare i lavori di consolidamento di un costone roccioso per conto dell’Anas sulla Ss 18, denuncia presso la stazione dei Carabinieri di Scilla, l’incendio di un compressore. Il successivo 28 marzo, lo stesso imprenditore denuncia l’incendio di circa 1000 mq di rete utilizzata per il contenimento di massi.
Dopo queste denunce, i Carabinieri avviano una serie di attività per individuare i responsabili e definire se tali eventi fossero riconducibili a una comune matrice criminosa di tipo mafioso. La reiterazione dei danneggiamenti, l’obiettivo prescelto (un’impresa in piena attività) e l’ambito territoriale in cui tali fatti si erano verificati (cioè il territorio di Scilla, controllato dalla cosca Nasone Gaietti, dedita storicamente – come ampiamente emerso in sede giudiziale – alla commissione di reati di tipo estorsivo) hanno fatto subito ipotizzare un coinvolgimento della cosca di ‘ndrangheta insediata nel territorio, trattandosi di atti intimidatori prodromici alla richiesta diretta di denaro che sarebbe stata effettuata direttamente sul cantiere da un emissario della cosca.

CI VUOLE UN SICILIANO

E guarda caso il 26 maggio 2011 D’Agata si ripresenta presso gli uffici della Compagnia di Villa San Giovanni per denunciare quanto segue:
Il 25 maggio 2011 venivo avvisato da un mio dipendente che nella stessa giornata, intorno alle ore 13,00, veniva avvicinato da una persona, la quale gli chiedeva di contattare il responsabile dell’impresa, perché se ciò non fosse avvenuto gli stessi avrebbero dovuto abbandonare il cantiere ed andare via. L’atteggiamento era intimidatorio ed arrogante. Il mio operaio gli ha detto che mi avrebbe trovato l’indomani, cioè oggi. Fino alle ore 11,00 odierne non si è presentato nessuno. Subito dopo sono accorso presso questi uffici per sporgere denuncia querela. Voglio precisare che ieri, alle ore 13,24, dopo avere appreso quanto dettovi ho immediatamente contatto voi Carabinieri”.
Successivamente lo stesso imprenditore integra quanto denunciato e riferisce quanto segue: “Ad integrazione di quanto già denunciato in data odierna, uscito da questi uffici, mentre tornavo presso il cantiere di Scilla, venivo avvisato telefonicamente dal mio capo operaio xxxxx che poco prima, la persona che il giorno precedente aveva chiesto di me, si era ripresentato a bordo di una Renault Clio vecchio tipo di colore grigio chiaro. Nella circostanza gli riferivo che stavo quasi per raggiungere il cantiere dove mi avrebbe spiegato meglio l’accaduto. Ivi giunto, mentre il capocantiere mi spiegava quanto accennatomi al telefono, giungeva una persona a bordo di una Vespa Piaggio 50 cc. di colore giallo chiaro targata 90VJ8. Questi, in un primo momento, senza togliere dalla testa il casco, si fermava nelle adiacenze del cantiere osservando quanto accadeva all’interno. Poco dopo mi avvicinavo a lui chiedendogli il motivo della sua presenza. In un primo momento mi rispondeva vagamente che stava soltanto osservando i lavori in corso, ma in seguito, mi chiedeva dapprima se ero io il titolare della ditta ed in seguito da quale città provenivo. Io gli rispondevo che la mia ditta è di Catania, come anche gli operai alle mie dipendenze. L’uomo allora mi chiedeva se ritenevo giusto che da Catania stavo eseguendo un lavoro a Scilla senza far “campare” le persone del posto. All’inizio ho fatto finta di non capire la sua richiesta ma in seguito ho chiesto io a lui di cosa avesse bisogno. L’uomo, con fare minaccioso, mi chiedeva a quanto ammontava l’importo dei lavori ed appurato che la cifra ammontava a 245.000 euro, avanzava una richiesta di denaro pari a 6.000 euro. Nella circostanza mi faceva capire che anche le altre imprese che lavorano in zona sono soggette alle medesime richieste e che è normale che corrispondano una cifra proporzionale all’importo dell’appalto che stanno eseguendo. L’uomo, che mostrava anche di capire le mie difficoltà a reperire una somma di denaro simile in così poco tempo, mi faceva capire che il trattamento che mi stava riservando era di favore. Nella circostanza mi chiedeva di consegnare tale somma entro tre giorni. Io, manifestando nuovamente difficoltà a reperire la somma richiesta, concordavo la consegna di 4.000 euro per giovedì prossimo alle ore 13.00 con riserva di consegnare la rimanenza in una data successiva.
Ricordo di avergli chiesto se fosse stato lui a bruciarmi il compressore presso il medesimo cantiere di Scilla ma questo mi rispondeva che è tornato da poco in paese in quanto si trovava all’estero, ma che comunque la colpa del danneggiamento è la mia poiché dovevo rivolgermi prima di iniziare i lavori ad un qualche soggetto non meglio specificato del luogo per pagare la somma di denaro che in quel momento mi stava chiedendo lui. Voglio comunque precisare che l’uomo, a mio avviso, non sapesse veramente nulla dei danneggiamenti pregressi che ho patito nel medesimo cantiere di Scilla”.
E così scopriamo che all’imprenditore catanese veniva riservato “un trattamento di favore”….
Ma la cosa straordinaria – perché è un aspetto culturale, vale a dire quello più pericoloso e infido, per il quale a nulla vale la Croce o Rossa, l’Fbi, il Kgb o l’Esercito ma per il quale serve invece, come diceva Gesualdo Bufalino un “esercito di insegnanti” – è che per l’estorsore calabrese essere catanese vuol dire piegarsi a Cosa nostra. La mafia è omologazione, cultura mortale e ha dovunque la stessa ricet
ta magari condita da ingredienti locali che ne differenziano, di poco, il sapore, rendendolo a seconda dei casi più o meno velenoso. Una variante sul tema che “caratterizza”, un marchio Dop, Denominazione di origine protetta.

Leggete qui cosa risponde l’imprenditore catanese a una domanda degli investigatori: “Per l’estorsore sembrava che fosse normale che la mia ditta pagasse il pizzo, spiegandomi che sicuramente la stessa cosa facevo anche nei cantieri che ho a Catania”.
C’è altro da aggiungere a parte sottolineare il coraggio dell’imprenditore catanese? Lo scoprirete nelle prossime ore.
3– to be continued (le precedenti puntate sono state pubblicate il 30 e 31 maggio)
r.galullo@ilsole24ore.com
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  • bartolo |

    di ovvio c’è che l’italia potrà finalmente migliorare soltanto quando la macchina da guerra schierata contro il nulla, qual sono i paralitici-disadattati-cialtroni, si decide di spostare la propria attenzione in direzione delle aule parlamentari… a proposito … vedasi cosa riporta in prima pagina sul corriere della sera la rubrica di aldo grasso… un signore avvalendosi di una prerogativa di garanzia ha commesso un’azione di gravità inaudita per qualsiasi paese civile …però, è egli (il parlamentare la boccetta) un meccanico importante che cura la messa a punto della macchina da guerra da utilizzare contro il nulla…

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