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Guerra al voto di scambio mafioso: una legge nel nome di Paolo Borsellino – Le parole di Nino Di Matteo

Questo mio articolo è stato pubblicato a pagina 20 del Sole-24 Ore il 17 maggio. Lo ripropongo per i lettori che non hanno potuto leggerlo sul quotidiano. In più, in questo post, riporto anche il commento espresso da pm Nino Di Matteo, intervistato il 16 maggio dalla brava collega Norma Ferrara di Libera Informazione.

Una legge con il suo nome per dare scacco al voto di scambio con la mafia. Non più solo promessa di denaro in cambio di una preferenza ma qualsiasi altra utilità o favore. Venti anni dopo la strage di via D’Amelio, la Fondazione in memoria di Paolo Borsellino da Palermo ha messo sul tavolo del Governo Monti e del Parlamento la proposta che stava a cuore del magistrato ucciso con la scorta il 19 luglio 1992.

Già nel corso di un incontro con alcuni studenti di Bassano del Grappa (Vicenza), Paolo Borsellino nel 1989 manifestò infatti la difficoltà per la magistratura di punire il reato di voto di scambio. Difficoltà che permane ancora malgrado alcune modifiche di norme approvate negli anni.

Nella lettera al premier Mario Monti, al ministro della Giustizia Paola Severino e ai parlamentari, la “Fondazione Progetto e legalità in memoria di Paolo Borsellino e di tutte le altre vittime della mafia”, scrive che “recidere finalmente il rapporto tra mafia e politica è una priorità se si vuole realmente debellare il rischio etico di corruzione e sconfiggere la criminalità organizzata. Oggi la formulazione dell’articolo 416 ter del codice penale sanziona penalmente solo l’ipotesi, nella pratica assai rara, in cui il patto politico elettorale mafioso si concretizzi con il versamento di denaro alle cosche in cambio del loro appoggio. E’ invece necessario punire espressamente l’ipotesi, purtroppo molto più ricorrente, del patto consapevole che il candidato stipula con il mafioso e consistente nella promessa di rendere successivamente all’elezione favori di qualunque genere all’organizzazione mafiosa come contropartita al sostegno elettorale ricevuto”.

A seguire la proposta: «La pena stabilita dal primo comma dell'articolo 416 bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416 bis in cambio della erogazione, o della semplice promessa di successiva erogazione, di denaro o di altre utilità e favori».

Poche parole in più ma sostanziali per cambiare volto al reato e onorare il sacrificio di Borsellino.

Intervistato dalla collega Norma Ferrara di Libera Informazione, il  presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) Sicilia, Antonino Di Matteo, ha espresso l’augurio che “il legislatore estenda la sanzione anche ad altri favori e pagamenti attraverso altre forme, che possano essere oggetto del patto stipulato, chiaramente con le caratteristiche che valgono nell'attuale 416 ter (un patto stabilito sapendo di trovarsi di fronte ad un appartenente all'organizzazione criminale). Attraverso questo strumento, se rafforzato in questa direzione, si potranno meglio recidere gli attuali rapporti fra pezzi della società e pezzi della mafia. E' necessario, in sostanza, che nella lotta alla mafia di cui tanti parlano ci sia assuma tutti le proprie responsabilità, passando dal livello delle parole (gli intenti…) a quello delle azioni concrete per sconfiggerla”.

La parte più dura, dunque, comincia ora perché la vera battaglia dovrà essere condotta in quel Parlamento che già spicca per i lunghi sonni in materia di riforma della legge anti-corruzione.

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • Francesco |

    ho da poco scoperto il suo blog.. apprezzo molto i suoi articoli…riguardo alla proposta di legge del 416 bis..che dire…beh la speranza che si faccia qualcosa non muore mai..

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