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Cattura dei superlatitanti di mafia senza ricorrere ai servizi segreti? In Dna per Vigna no per Grasso si (anche su Provenzano)

Scopriamo – grazie alla lettura delle dichiarazioni al Csm del Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso il 14 dicembre 2011 dalle 14.30 – che l’uso dei servizi segreti per la cattura dei supermegaextraiper latitanti ha uno spartiacque: Piero Luigi Vigna che lo precedette alla Procura nazionale antimafia.

Parlando di Bernardo Provenzano – alla cui cattura ho dedicato 5 articoli, motivo per cui rimando all’archivio con i post del 24, 25, 26 , 27 aprile e 3 maggio– ha infatti dichiarato testualmente che “la raccolta di informazioni alle volte avveniva anche attraverso contatti del procuratore Vigna con esponenti dei Servizi informativi che segnalavano certe situazioni. Quindi noi eravamo una cinghia di trasmissione per farle pervenire alle procure distrettuali locali che seguivano la ricerca del latitante.

Sotto questo profilo quindi non c'è stato mai nulla di particolarmente rilevante.

A me stesso, quando nell'ottobre del 2005 presi il posto del procuratore Vigna, fu prospettata, da parte dei colleghi, la situazione di un informatore, di un qualcuno che voleva rendere delle dichiarazioni e collaborare per la cattura di Provenzano”.

Dunque Vigna ricorreva (se necessario) ai servizi segreti anche grazie a contatti personali. Grasso no. Non sappiamo fino in fondo perché ma sappiamo che è quanto lui dichiara. Ecco infatti come prosegue: “Io in verità ho sempre cercato di non instaurare contatti o rapporti con i Servizi, per una mia scelta personale; per carità, non voglio assolutamente criticare, perché il nostro 371 bis parla di acquisire notizie, dati e informazioni da dove vengono, non credo che ci siano divieti sotto questo profilo anche se il canale istituzionale in genere è quello della polizia giudiziaria che riceve le notizie, le cosiddette veline dai Servizi, e che poi le valuta per ulteriori attività di riscontro. Mi pare che questa sia la situazione riguardo alla ricerca di latitanti. Per cui non mi meraviglia se questo argomento è connesso alla posizione che io conosco, perché gli atti che avete voi li ho anche io, trasmessi dalla Procura di Reggio Calabria, dalla Procura generale e così via, di Catanzaro eccetera. Se questa domanda è collegata alla presenza di personale del Sismi, che ha dato l'occasione al dottor Cisterna di un contatto che ha rappresentato e che poi ha ripreso successivamente per il suo aggancio, definiamolo così, di Lo Giudice Luciano, tramite il colonnello Ferlito del Sismi – perché questo era l'episodio – possiamo parlarne tranquillamente”.

E – in questo caso – Grasso fa (e approfondirà poi) riferimento ai contatti tra il suo vice Alberto Cisterna (ancora per poco vista la valanga di fango che gli è piovuta addosso proprio per il caso Lo Giudice) per permettere che Pasquale Condello, il “supremo” boss della ‘ndrangheta reggina, fosse arrestato. Da chi? Ah saperlo ma non credo che i servizi segreti siano usciti facilmente dalla scena.

Sulla cattura di Provenzano, Grasso rammenta molto altro. Ovviamente, visto che da Procuratore della Repubblica a Palermo gli aveva dato la caccia. “Ricordo che proprio per l'episodio Provenzano, di questo soggetto informatore che poi ho sentito io da procuratore – dirà davanti al Csm il 14 dicembre 2011 – precedentemente il procuratore Vigna mi aveva informato dell'esistenza di queste notizie, di queste informazioni che indicavano Provenzano nel Lazio. C'è una corrispondenza tra me procuratore e Vigna in cui io escludevo completamente che potesse trattarsi di qualcosa di veramente significativo ai fini della ricerca. Quindi poi il passaggio informativo alle Procure era fatto dal procuratore nazionale in maniera formale”.

Il consigliere Rossi del Csm gli chiede se anche tutte le notizie che in qualche modo pervenivano, anche di tipo confidenziale, passavano e passano sempre all'interno dell'ufficio attraverso il procuratore nazionale? E Grasso risponde così: “Diciamo, che quasi sempre avviene così. Per questa attività comunque di ricerca dei latitanti, non è che si ricerca la notizia dai Servizi; piuttosto è qualcuno dei Servizi che fa arrivare la segnalazione, o qualcosa del genere. Devo dire che questo avveniva in passato. Da quando ci sono io in Procura questo non avviene, non è avvenuto e non ho mai dato la possibilità che avvenisse in ogni caso. Perché preferisco i canali della polizia giudiziaria, quelli soliti. Ma naturalmente una notizia, ne sono sicuro, non è assolutamente qualcosa di vietato; è una mia scelta di opportunità, sotto questo profilo. Abbiamo, se avete bisogno, tutte le circolari del coordinamento sul tema, del procuratore Vigna e quindi eventualmente le potete acquisire”.

Dunque oltre alla corrispondenza tra Vigna e Grasso sulle indiscrezioni che segnalavano Provenzano nel Lazio sappiamo anche che ci sono circolari – come è probabilmente logico che sia – sul ricorso ai servizi segreti. Sarebbe interessante leggerle.

E al consigliere del Csm Borraccetti che chiedeva se al Procuratore nazionale antimafia potevano arrivare – secondo lo stesso Borraccetti legittimamente e anche secondo me debbo dire – informazioni dai Servizi e se arrivavano, quale fosse l'uso che se ne faceva e se fossero in qualche maniera documentate con una registrazione o se venivano in qualche maniera canalizzate istituzionalmente (queste sì che sono domande interessanti), Grasso risponde così: “Per quel che mi risulta perché io, ripeto, sia nella fase in cui ero sostituto, sia nella fase in cui sono stato procuratore, questo tipo di contatti non li ho mai avuti. Il mio predecessore invece si. Si svolgevano dei colloqui diretti tra i rappresentanti dei Servizi potevano essere Sismi o Sisde, allora si chiamavano così – e il procuratore alla presenza dei sostituti. Venivano fatti anche dei verbali, degli appunti che rimanevano agli atti. Da quelli il procuratore traeva spunto per fare l'informativa alla procura, al magistrato. Quindi questa era la prassi che io ho trovato realizzata. Quindi una sorta di verbalino fatto dal magistrato, dal sostituto che assisteva a questo tipo di informazione, e da quello poi l'effettiva lettera con cui si trasmetteva. Naturalmente dando atto che si trattava di informazioni da verificare e che comunque non potevano essere utilizzate processualmente, questo è evidente, come i colloqui investigativi, cioè come se venissero fuori da un colloquio investigativo. Questo è quello che ha trovato io, questa è l'attività svolta”.

Ebbene questa è la descrizione di una sorta di netta distinzione tra Grasso e il suo predecessore. Resta una domanda: ma i servizi – esclusi nella gestione Grasso dalla “condivisione” di certe operazioni, conoscenze e informazioni da dare e da ricevere a partire dalla cattura dei latitanti iper ricercati – ci stanno a rimanere con le mani in mano? E in vero resta un’altra domanda: ma se il ricorso ai servizi – come fonte legittima e reale non viene negato da Grasso e io sono totalmente d’accordo con lui – perché farne (ufficialmente) a meno? Se una cosa è lecita e può portare alla condivisione di uno scopo nobile da raggiungere non se ne dovrebbe fare a meno. Oltretutto i servizi esistono in tutti i Paesi del mondo ma…in tutti i Paesei del mondo si presatano a critiche feroci.

Viene allora il sospetto che da temere siano non i servizi ma le “deviazioni” dei servizi. E’ un sospetto lecito visto che la storia delle democrazia italiana è lastricata di intrusioni e deviazioni dei servizi. E’ lecito sospettarlo anche nel caso Provenzano? Una domanda. E’ solo una domanda. Alla quale – magari – la Commissione antimafia potrebbe cercare una risposta. Una domanda che – credo – solleticherà anche le Procure di Palermo e Caltanissetta che sui depistaggi pre e post stragi stanno alacremente lavorando da anni.

(Per articoli sulla presunta trattativa tra Stato e Cosa nostra rimando all’archivio con i post del 24, 25, 26 , 27 aprile e 3 maggio)

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • Balqis De Cesare |

    adesso pare che qualcuno l’avesse avvistato a Perugia nel Giugno 2003 e avesse fornito prova fotografica ad un alto dirigente di polizia, che non escluse si trattasse di Provenzano

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