Paolo Mancuso e la nomina a capo della Procura di Napoli: politica e ipocrisia dei pm senza scrupoli e per questo inaffidabili

Se dovesse essere confermato – recita un documento di Magistratura democratica all’indomani della nomina di Giovanni Colangelo quale successore di Giandomenico Lepore, prorogato al vertice per mesi a causa delle divisioni e delle lotte di potere all’interno della magistratura e delle relative correnti – che il pm Paolo Mancuso avrebbe richiesto l'intervento a personaggi delle istituzioni, notoriamente indagati o imputati per fatti gravi, per ottenere l'appoggio di alcuni membri laici del Csm per la nomina a Procuratore della repubblica di Napoli, si sarebbe certamente di fronte ad una violazione del codice etico dei magistrati. Data l'attuale incertezza sui fatti, non è possibile formulare una valutazione esaustiva sul caso in questione".

Quanta ipocrisia. La magistratura scopre – nell’anno domini 2012 – che i magistrati possono cercare (o addirittura riescono a trovare!) appoggi politici per fare carriera!

Non so voi ma io resto basito di fronte a questo balletto dialettico, questo mero esercizio verbale che non fa e non ha fatto – ancora una volta – onore alle toghe.

Si badi bene: il mio ragionamento esula nel modo più assoluto dal vero o presunto “caso-Mancuso” ma da esso trae spunto. Non so e spetta (ironia e fortuna) alla stessa magistratura appurare se e come il candidato-trombato alla poltrona napoletana abbia o meno cercato e trovato appoggi per giungere a quell’ambito incarico e per questo sia censurabile (moralmente e disciplinarmente, non certo penalmente).

E si badi bene che non ho alcun motivo di dubitare che ci siano centinaia e centinaia di magistrati che – di fronte a questa ennesima notizia, tutta da dimostrare e verificare – siano inorriditi di fronte all’eventuale “tradimento” del proprio ruolo che vuole il magistrato costituzionalmente e moralmente “super partes”. Potere terzo e distaccato. Come potrebbe esserlo se da un altro potere – quello politico – trae linfa e si alimenta per crescere? Come potrebbe – il magistrato – essere sereno nel suo giudizio se affonda o cerca di affondare le proprie radici nel potere politico? Come potrebbe algidamente condurre o far condurre indagini su chi – di centro, destra o sinistra – ha messo un mattone fondamentale per la sua crescita? Ma quel che davvero conta è la seguente domanda: come potrebbe guardare in faccia i propri figli?

Eh sì, perche non ci piove: se il potere politico “appoggia”, quello stesso potere politico qualcosa in cambio chiede o chiederà. Questo è certo come è certo che il nero è l’opposto del bianco.

E la stessa nomina della Procura di Napoli – ancor prima dello “scandalo” intercettazioni che avrebbero coinvolto Paolo Mancuso – era (stato) terreno di scontri, accordi sottobanco, intrighi e veleni tra correnti e partiti. Ne diedi conto sul Sole-24 Ore e riprodussi l’articolo su questo blog (rimando all’archivio del giorno………..). Il caso-Lega stava influenzando la nomina (ricordiamo che il pm Piscicelli e Woodcock stanno indagando su un filone) e – a sorpresa – i membri laici del Csm e quelli vicini al centro-destra erano disposti a votare Mancuso ma – e lo dico per i profani – la cosa straordinaria (!!) è che lo stesso Mancuso è un esponente storico di Magistratura Democratica che – nei valori della sinistra – si alimenta e spesso, a sua volta, alimenta.

Già questo dovrebbe dirla lunga. Da una parte abbiamo al Csm dei membri laici eletti dal Parlamento che – scusate l’idiozia – ma a chi volete che rispondano nella nomina o nella proposta nei confronti di Tizio, Caio o Sempronio, se non a coloro i quali hanno posato presso il Csm le loro sacre chiappe? Sarò anche ingenuo ma questo dato è incontrovertibile quanto la luce del sole: basterebbe dunque questo per sapere che le nomine avvengono in una stanza di compensazione “tra” e “di” interessi spesso contrapposti ma (e non appaia paradossale) molto più spesso uguali anche se diversi nell’origine.

Certo – non sono cretino – non è una scoperta di questa mattina. E’ odierno però lo sconcerto per il fatto che i magistrati…se ne accorgono oggi!!!

I capi delle Procure – e ripeto alla noia, il caso-Napoli serve solo per affrontare l’argomento – devono – ormai sempre più spesso – dare o offrire garanzie al potere politico che, in una scala gerarchica che invento al momento, “lambiscono”, “blandiscono”, “soffrono”, “cercano”, “subiscono”, “accettano”, “ambiscono”, “tutelano”.

Credete – forse – che per Reggio Calabria, Palermo, Catania, Roma, Perugia, Milano, Torino, e via di questo passo, sia accaduto, accada o accadrà qualcosa di diverso? Ma la cosa drammatica è che – in questa brama di potere e successo che sempre più spesso avvolge i magistrati – anche le Procure di periferia, quelle decentrate, ormai sono (quando la deviazione prevale sulla legge) viste e diventate “gradini” dell’ascesa all’Olimpo del connubio distorto e fradicio tra potere politici, potere legislativo e potere giudiziario. Un “orgia” di commistioni del quale – a fare le spese – è la Giustizia. Ergo la società, la democrazia, il popolo e l’economia.

Promozioni, bocciature, sanzioni, apertura e chiusura di fascicoli disciplinari, trasferimenti, censure, carriere sono diventate ormai un mercato, un suk in cui non si capisce più chi risponde a chi e cosa quando dovrebbe essere chiaro che nessuno dovrebbe rispondere all’altro (i poteri, costituzionalmente, sono divisi e indipendenti: così non è, non è mai stato e sarà sempre di meno).

Senza contare che – e ve lo do per certo – in quel disgustoso balletto che vede danzare insieme toghe e partiti, la massoneria è spesso giudice (scusate il gioco di parole) e arbitro.

Ora, direte voi, se le cose vanno così che futuro attendersi? Il giornalista è- per definizione – realista, altrimenti non deve, non può, fare questo mestiere. E il realismo è la mera descrizione dei fatti (ciò che dunque racconta).

Il pessimismo o l’ottimismo spettano ad altri. E il giornalista realista racconta i fatti pessimisti e i fatti ottimisti.

Quelli pessimisti sono intuibili: il Paese è marcio. Quelli ottimisti stanno nelle voce di quei magistrati che nei forum discutono e restano sconvolti dall’intreccio tra poteri.

A esempio . in uno di questi forum – un magistrato (ometto il nome) scrive: “ Se le notizie giornalistiche corrispondono al vero ci troviamo di fronte ad un fatto inquietante che ci deve interrogare tutti. Dove è finita la nostra pretesa diversità,cosa facciamo in concreto per combattere il carrierismo di cui parla Roberto, è ancora fuori discussione l'ormai assoluta discrezionalità nelle scelte dei dirigenti che ha comportato di fatto un insano moltiplicarsi di pretese ed ambizioni?Esiste ancora un gruppo tanto autorevole da poter attivare anche serie procedure di tipo probivirale al proprio interno?

Ed ancora un altro magistrato: “Leggendo La Repubblica di oggi, sono rimasto letteralmente sconcertato nell’apprendere i retroscena del
la nomina del Procuratore della Repubblica di Napoli. Mi riferisco, in particolare, alle ragioni che avrebbero indotto Paolo Mancuso a “ritirare” la sua candidatura. Prima di ogni ulteriore considerazione, chiedo gentilmente ai nostri consiglieri (o ad altri bene informati) di chiarire se la notizia diffusa dal quotidiano sia stata riportata correttamente

Ed un altro infine scrive: “Non conosco la vicenda. E dunque aspetto. Però vorrei fare una considerazione più generale. In questi ultimi anni, anche tra i magistrati più giovani, vedo dilagare un’ambizione insana, la ricerca della visibilità ad ogni costo, della costruzione "sapiente" della carriera. Anche tra di noi. E così diventa "normale", anche tra di noi, che sia ripresa la corsa alla pubblicazione o a un certo tipo di incarichi, perchè fanno fare "carriera", che, se non si ottiene il posto o l'incarico richiesto, ci si offenda e si "pretenda” di essere "risarciti", che ci si lamenti a gran voce del Csm e del correntismo ma poi, in privato, si perseguiti, con la petulanza del questuante, il componente dell'organo di autogoverno per ottenere il posto richiesto, che non si spendano due minuti del proprio tempo per migliorare l'ufficio in cui si lavora ma quando arriva l'ora delle elezioni al consiglio giudiziario o al Csm ci si sbracci per essere candidato, che però si sia disposti ad "accettare" una candidatura solo se "viene garantita" l'elezione o che si chieda "quanti voti vengono garantiti" e lo si faccia con naturalezza, come, appunto, se fosse una cosa normale…. E pensare che quello che mi piaceva di noi era che noi non si sgomitava, tra un articolo e una sentenza si sceglieva sempre una sentenza, tra un convegno e una riunione per migliorare l'organizzazione dell'ufficio e, dunque, del lavoro si sceglieva la riunione, ecc. ecc. E lo si faceva con la testa alta, con l'orgoglio di "viaggiare in seconda" ma di non avere debiti di riconoscenza. Anche perché, se per caso si arrivava in prima, si poteva cambiarla, senza i riguardi che nascono dai debiti. Lo so, fin da piccolo la mamma mi diceva che ero un sognatore, lo so che forse ho visto ciò che non c'era, ma… ma come un patetico allonsanfan mi piace continuare a pensare che è vero, che noi siamo così e che chi non è così, semplicemente non è di noi. Perché il carrierismo e l'arrivismo generano pericoli di contaminazione con i centri di potere e soprattutto minano quell'idea di magistratura orizzontale e paritaria che è stata per anni garanzia concreta di vera autonomia e indipendenza. Che è l'idea di magistratura che mi da ogni giorno la voglia di continuare a fare questo lavoro

Beh, posso solo dire che, sommessamente, sottovoce, senza dita puntate ma senza tregua, farò quello che posso, dal mio ufficio, dagli organi di autogoverno, dall'esecutivo Md, da dovunque, per impedire che quell’idea si perda”.

Sottoscrivo ogni parola e spero che quel “fanciullino” che alberga in questo magistrato alberghi in tutti. Beata innocenza!

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • Paola |

    Il titolo dell’articolo fotografa esattamente quello che e’ la magistratura oggi in Italia. Aggiungo che anche la massoneria ha avuto sempre l’ultima parola nelle nomine apicali della magistratura e non solo (v. la nomina dei Prefetti che si sn avvicendati a RC: non ce ne e’ stato uno, a mia memoria, che non fosse massone..x carità non e’ un reato ne un peccato appartenere a logge pero i funzionari pubblici devono necessariamente mantenersi equidistanti dai vari poteri, siano essi politici massonici o di altra natura.)

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