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Rating antimafia/4 L’imprenditore Nino De Masi: “Oggi al Sud il mercato del credito non è libero”

Questo mio servizio è stato pubblicato sul Rapporto Calabria uscito con il Sole-24 Ore mercoledì 28 marzo. Lo ripropongo – diviso in due parti, una oggi e l'altra domani – per quanti avessero perso l’opportunità di leggerlo sul quotidiano.

Il banco di prova del rating antimafia sarà la Calabria. Se funzionerà qui – in una terra piegata da ‘ndrangheta, massoneria deviata, malapolitica, servizi segreti collusi e credito malato e moribondo – funzionerà ovunque in Italia.

A questo lembo disperato di Sud bisognerà guardare per capire l’evoluzione della proposta – lanciata da Antonello Montante, delegato di Confindustria per i rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio – di mettere a punto un rating antimafia per le aziende che adottano, ad esempio, codici anticorruzione e denunciano il racket delle estorsioni, aiutandole nella battaglia quotidiana della legalità a partire dalla possibilità di accedere al credito più velocemente.

Una proposta che ha fatto un passo avanti con la legge sulle liberalizzazioni.

Forse nessuno come Antonino De Masi, imprenditore di Rizziconi, già a capo del comparto meccanica di Confindustria Calabria, con un’azienda che nella Piana di Gioia Tauro dà lavoro, senza cedere alle cosche e senza piegarsi ai poteri forti della zona, a circa 160 persone, può esprimere un giudizio sul presente ma, soprattutto, sul futuro del rating antimafia.

De Masi ha una lunga serie di coraggiosi contenziosi con le banche. Uno, storico, vinto anche in appello il 2 luglio 2010 e confermato a novembre 2011 in Cassazione e diversi altri in itinere, ai quali si aggiunge l’ultima denuncia presentata il 23 febbraio alle Procure di Reggio Calabria, Palmi e Trani. La Giustizia a luglio 2010 ha appurato che gli furono praticati 69 casi di usura sui conti correnti e ora attende che lo Stato gli eroghi quasi 4 milioni per essere stato riconosciuto vittima di usura. “L’accesso al credito, come è emerso da moltissimi indagini – afferma – le regole di Basilea e le restrizioni creditizie non valgono per il sistema delle imprese sotto controllo della criminalità. Credo che questa sia una fotografia molto reale della Calabria ma a questo metodo non si sottraggono molte imprese del Nord in quanto sono funzionali al sistema. Molte di loro, per eseguire i lavori a tutti i costi, fanno patti con il diavolo, quindi spesso è capitato che sono andati dai boss di turno per offrire preventivamente la tangente. Da qui bisogna partire per analizzare il rating sulla legalità e domandarsi se dare un punteggio alle imprese legali è giusto o no. La risposta è si ma in un contesto come questo come si può fare? Individuare una lista di adempienti “freddi” e poi alla fine assegnare punteggio che dirà se uno ne ha diritto o meno? Credo che questo argomento sia molto pericoloso e se non si sta attenti si rischia di avere effetti che sono peggiori del male. La mia posizione in questo materia è netta che parte da un concetto molto semplice: oggi il mercato non è libero ed è sotto il controllo di organizzazioni criminali . La risposta dovrà essere di una forza maggiore e contraria che renda libero quello che libero non è. Il piatto sul rating sulla legalità deve essere succulento: far funzionare i Confidi a supporto delle aziende che hanno per percorso la legalità, che garantiscano loro il costo del denaro, l’accesso al credito e non le restrizioni di un funzionario di turno della banca; una premialità fiscale, per alcune aree del Paese e per alcuni settori merceologici, per esempio l’edilizia pubblica; canali privilegiati nella pubblica amministrazione”.

4 – to be continued (si vedano anche le puntate in archivio del 19, 20 e 21 marzo con il giudizio degli imprenditori siciliani)

r.galullo@ilsole24ore.com

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