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Giuseppe Iacopinelli denuncia gli usurai e scrive al blog: “Le mie serre distrutte ma Licata si gira dall’altra parte”

L’unica solidarietà gli è giunta dal cuore del Congo, da dove Padre Gaspare di Vincenzo gli ha mandato una mail pubblicata su www.ilLicatese.it.

Per il resto niente: né le Istituzioni, né la collettività di Licata, in provincia di Agrigento – che del resto, negli anni, lo avevano già isolato – sì è sentita di stringersi intorno a Vincenzo Iacopinelli, che il 28 febbraio (data, poi leggerete, non casuale) ha denunciato ai Carabinieri l’ennesimo atto vandalico. Sul verbale di denuncia, stancamente, ha vergato: “…questa mattina, intorno alle ore 6.45 ricevevo una telefonata da un mio dipendente, il quale mi avvertiva che i tunnel coltivati a meloni  erano stati danneggiati nella loro totalità …Ignoti (durante la notte) avevano tagliato tutta la plastica di copertura dei tunnel".

Su due ettari di terreno coltivati a melone cantalupo circa 45 tunnel della lunghezza di 100 metri ciascuno sono stati trovati squarciati e tagliuzzati con la plastica svolazzante e le piantine esposte al vento e al freddo. Il danno ammonta a circa  60mila euro e l’annata del vivaio è fortemente compromessa, con gli operai che vedono profilarsi lo spettro di un possibile licenziamento.

E dire che i 15 milioni di piantine fiorite e da frutta del Vivaio Iacopinelli avevano trovato l’humus naturale nel quale crescere: la legalità. L’azienda di Giuseppe Iacopinelli, che nel 2007 aveva denunciato e fatto arrestare gli usurai che l’avevano a lungo vessato, dopo 18 mesi di attesa, nel 2008 aveva ricevuto dal Viminale quasi 250mila euro con le quali l’azienda poteva ripartire nel tentativo di rincorrere quel primato che nel 2007 aveva portato il fatturato a quasi 2 milioni, con piante di begonie, petunie, garofani, peperoni, melanzane e meloni che da Licata arrivavano perfino nei banchi del mercato ortofrutticolo di Fondi (Latina).

La faccia non l’abbiamo persa – mi disse all’epoca Iacopinelli . L’hanno persa i licatesi che ci hanno isolato. Il vivaio è considerato come un’impresa appestata dalla quale bisogna star lontani. Costituisce l’emblema della spia che si è macchiata di un grave gesto, quello di avere riposto la propria fiducia nella Giustizia e nello Stato”.

Dopo vari altri danneggiamenti, poco più di un mese fa l’ennesimo episodio – guarda caso – in prossimità di un nuovo e importante appuntamento con la Giustizia.

Ieri ho ricevuto un’accorata lettera da Giuseppe Iacopinelli, che pubblico volentieri.”Io grido nel deserto, anche se vivo in una città di 40mila abitanti sorda e cieca – mi ha aggiunto per telefono – e spero che la tua voce, il tuo blog e la tua penna gridino per me”.

Buona lettura.

La lettera

Caro Roberto,

pur a fronte di un invalicabile muro di omertà eretto da parecchie vittime, grazie alle dichiarazioni e alla documentazione da me fornita agli inquirenti, la Procura della Repubblica di Agrigento rivelò nel 2007 un vasto giro di usura che vedeva vittime alcuni commercianti ed imprenditori di Licata; ne seguirono arresti per diverse persone che sono state processate e già condannate in primo grado dal Tribunale di Agrigento.

Il giorno in cui si doveva celebrare l’udienza nella quale mi sarei dovuto costituire parte civile, ignoti sono penetrati nella mia abitazione di campagna poco distante dal vivaio ma da lì non venne asportato né danneggiato alcunché.

Era evidente che il gesto costituiva un chiaro avvertimento ma, nell’impossibilità di individuare gli autori del fatto (che sembra non abbiano lasciato alcuna traccia utile alle indagini) l’episodio è caduto nel nulla.

Il 28 febbraio è iniziato dinanzi l’autorità giudiziaria di Palermo il procedimento per l’appello promosso dagli usurai condannati dal tribunale di Agrigento e ancora una volta sono stato colpito da un ennesimo atto di violenza. Ignoti, nottetempo, hanno tagliato le copertura in plastica delle serre nelle quali erano state messe a dimora piantine da ortaggio che nei successivi sessanta giorni dovevano essere immesse sul mercato. I teli delle serre sono stati tagliati e resi inutilizzabili. La loro sostituzione è apparsa subito impossibile sia per i tempi che essa impone sia per le avverse condizioni meteo che hanno flagellato la provincia agrigentina. Il raccolto è andato in fumo e i danni sono elevatissimi.

Sono certo che l’attentato patito deve ricollegarsi alla denuncia e al fatto che, continuando a riporre fiducia nelle istituzioni, non ho rinunciato alla costituzione di parte civile.

Ho patito un danno ingente che mi costringerà a licenziare i miei dipendenti e oggi non ho risorse economiche che mi consentano di porre rimedio al vile gesto che costerà il posto di lavoro ai miei collaboratori. Sono sicuro che lo Stato non mi abbandonerà e spero che la nostra terra, anche sulla scorta della posizione che ho assunto dinanzi la società e nei confronti della Giustizia, possa comprendere che il giogo dell’usura può essere debellato solo avendo il coraggio di denunciare gli strozzini. La mia azienda è al collasso: se paragono i fatturati del 2007 con quelli del 2011, mi accorgo che si sono ridotti del 75 %. La gente purtroppo pensa che il mio gesto non vada imitato; anzi moltissimi clienti mi hanno abbandonato ritenendo che io abbia commesso una azione riprovevole. Nonostante ciò io non getto la spugna e continuo ad avere fiducia in me stesso e nelle istituzioni. Non sono minimamente pentito per quello che ho fatto e mi sento assolutamente a posto con la mia coscienza. Ove le indagini non consentiranno di individuare gli autori del misfatto, subirò ancora una volta le conseguenze di chi, in terra di Sicilia, ha la forza di ribellarsi ad un sistema criminale che assottiglia le risorse economiche di una terra da sempre vessata dalla criminalità organizzata.

Tra qualche settimana ci sarà la sentenza di appello; speriamo non ci siano ulteriori ritorsioni.

Cordiali saluti

Giuseppe Iacopinelli

  • Iolanda |

    La città di licata ormai e’ annegata nel mare della disonesta’ ed illegalità, chi invece come Giuseppe Iacopinelli pratica la via della giustizia viene additato come traditore, ma la situazione si capovolgerà un giorno e anche se questa sembra una frase di circostanza sono sicura che le la giustizia farà il suo corso e atti simili a quelli accaduti a spese del vivaio Iacopinelli saranno solo un brutto ricordo. Le persone oneste ci sono ancora, saranno loro a pretendere giustizia per tutti gli atti e i fatti indegni che si verificano sia a Licata che in qualsiasi parte del Paese.
    Iolanda Iacopinelli

  • antonino De Masi |

    Caro Sig Iacopinelli
    capisco bene quello che lei scrive, vivo al sud e purtroppo vivo il “sud” . Significa vivere il sud con le mentalità di una maledetta cultura che è riuscita a cambiare il bianco in nero; le vittime in carnefici ed i carnefici in persone per bene. La Sicilia sta cambiando, dopo le lenzuola bianche di palermo la società civile ha smesso, o almeno in larga maggioranza, a pensare che dei criminali dei carnefici siano uomini di onore.Questa gente in sicilia chiama questa persone con nome e cognome, luridi criminali.Il cambiamento la speranza il sogno di un domani diverso in sicilia è già avvenuto e sta avvenendo, le organizzazioni economiche, vedi confindustria, hanno tirato fuori gli attributi e detto la loro, ora basta . Speriamo che il coraggio di chiamare criminali chi criminale è arrivi nella testa e nel cuore dei suoi concittadini.Mi auguro per loro che capiscano che il futuro dei loro figli ed il futuro della loro terra passa e sta passando dai suoi sacrifici. Si faccia coraggio, questa è una battaglia lunga, oggi questi criminali hanno fatto un goal, forse hanno vinto una partita, ma il “campionato” alla fine lo vincerà lei e gente come lei che lottano per un domani di legalità di valori principi. Le scrivo per darle coraggio da una regione e da una realtà come quella calabrese dove ancora il “criminale” è il personaggio da ossequiare e rispettare, dove quella cultura filomafiosa è ormai dentro il dna di quasi tutti. Sia orgoglioso di se stesso ed anche delle attuali “disavventure” alla fine lei vincerà.Buona fortuna buon lavoro ; ed ai suoi concittadini”svegliativi”
    Antonino De Masi

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