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Stefano Pizzarello, l’ingegnere della Sorical che in Calabria dice a no alle mazzette e la sua vita va in rovina

Con l’operazione Ceralacca, la Procura della Repubblica e la Gdf il 7 marzo hanno mandato all’aria l’ennesima operazione truffa. Secondo quanto accertato dalla Guardia di finanza, alcuni funzionari pubblici consentivano ad alcuni imprenditori di accedere alla cassaforte dove erano conservate le offerte delle varie ditte che partecipavano alle gare di appalto. Gli imprenditori prendevano tutto l'incartamento e lo portavano nei propri uffici dove, dopo avere rimosso la ceralacca sulla busta (ecco dunque il nome dell'operazione), controllavano le offerte degli altri e inserivano la propria che risultava quindi la migliore. Poi richiudevano la busta e la sistemavano al proprio posto in cassaforte. Così facendo, quattro imprenditori riuscivano ad aggiudicarsi le gare di appalto.

In questo quadro sconsolante da ieri sto mettendo in luce l’incorruttibilità di alcuni dirigenti e funzionari della Provincia di Reggio Calabria. Ieri ho scritto della dottoressa Mariagrazia Blefari (rimando per questo al post). Oggi scrivo invece di Stefano Pizzarello, 65enne ingegnere romano che lavora alla Sorical all’ufficio gare e appalti (questi ultimi fanno molto gola ovviamente).

Secondo quanto riporta nell’ordinanza il Gip Cinzia Barillà, il funzionario è incorruttibile. Leggete qui come viene apostrofato in un dialogo intercettato: “uno stupido, "non ho bisogno di soldi", …incompr…, la fissa di quella puttana di tua moglie, e allora che cazzo vuoi, che risparmi la Sorical".

All’ingegnere era stato offerto denaro affinchè rivelasse notizie coperte da segreto di ufficio sulle gare di appalto indette dalla Sorical (la società di risorse idriche calabresi) o omettesse di sovrintendere ai procedimenti di gara ed alla compilazione delle liste di imprese da invitare, lasciando così due sodali della famiglia Bagalà, liberi di condizionare le gare in corso.

Al rifiuto opposto da Pizzarello di giungere a un accordo corruttivo, la famiglia di imprenditori Bagalà (quattro di loro sono stati arrestati) non poteva assistere inerme e così dalle lusinghe passa alla rappresaglia violenta.

Il primo gesto è quello più “classico”: la cosiddetta “bruciatina”.

La Fiat Bravo dell’ingegnere di proprietà della Leaseplan Italia, condotta in leasing dalla Sorical, il 12 ottobre 2011 prende magicamente fuoco. Impossibile l’autocombustione.

La vicenda permetterà anche di trovare conferma – si legge nell’ordinanza – al modus operandi del gruppo criminale oggetto di indagine. In sostanza, il primo approccio dei Bagalà nei confronti dei dipendenti delle stazioni appaltanti che gestiscono appalti pubblici che sono interessati ad aggiudicarsi e comunque a gestire (eventualmente favorendo altre imprese a loro vicine secondo una logica di reciproci scambi di favori) è caratterizzato da un tentativo di cooptazione a mezzo di offerte di denaro o altre utilità. Laddove non riescano a stabilire un legame corruttivo con il dipendente che occupa una posizione all'interno della stazione appaltante di loro interesse, ecco allora che non esitano a fare ricorso alla violenza ed all'intimidazione per costringerlo a disinteressarsi dei loro affari”.

Prima del gesto, il nostro ingegnere era stato pedinato, seguito e la sua vita – come vedremo – passata al setaccio.

IL DIALOGO ILLUMINANTE

Il 13 settembre un nuovo contatto tra Giuseppe Bagalà e Mario Torresani (dipendente della Sorical arrestato nell’operazione). Il primo chiede al secondo novità ricevendo – come risposta – la persistenza delle problematiche con "lo zoppo”, che era l’”affettuoso” soprannome con il quale veniva indicato l’ingegnere che, nel dialogo, verrà apostrofato anche come “pezzo di merda”.

Dopo la “bruciatina” che non aveva sortito effetti, ecco che si passa al “piccante”: la minaccia rivoltagli di rivelare la sua relazione extraconiugale con una collega della Sorical. Una circostanza che avrebbe potuto danneggiare l’immagine della stessa Sorical finendo sui quotidiani locali, ipotesi poi non verificatasi.

A questo punto – attaccato nella sua vita professionale e privata –il lavoro ai fianchi produce i suoi effetti e Pizzarello, dopo essere stato anche ampiamente redarguito, viene estromesso dalla gestione dell'ufficio gare e appalti.

In pratica è costretto a rinunciare a controllare le modalità di compilazione delle liste di imprese da invitare alle gare e, in generale, a sovrintendere alla correttezza della gestione delle gare di appalto. E così – si legge nell’ordinanza – “gli indagati potevano riprendere a tessere le loro trame illecite, inquinando la regolarità di tutte le gare bandite dalla stazione appaltante”.

La cosa straordinaria è che – per come vengono riportati i dialoghi ed effettuate le ricostruzione – la conferma dell'avvenuto ridimensionamento del Pizzarello (ad opera dei suoi superiori) giunge proprio dal Presidente del consiglio di amministrazione della Sorical Sergio Abramo ("ha detto – tutto, eh, è vero – dice – perchè mi ha visto ieri Abramo e mi ha detto: «Mario, se viene quello la a romperti i coglioni me lo dici a me». Abramo, il presidente"). Abramo (che smentisce ogni cosa), per la cronaca, è candidato sindaco del Pdl per la città di Catanzaro.

6 – the end (le prime puntate sono state pubblicate il 16, 19, 21, 22, 26 e 28 marzo)

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • Stefano Pizzarello |

    Premesso che non ero il responsabile dell’ufficio gare ed appalti ma avevo un incarico di “Assistente dell’Amministratore delegato”, visti i nuovi sviluppi preciso che non è vero che venni rimosso o che mollai, al contrario una settimana dopo la “bruciatina” feci uscire la nuova procedura di “Invito alle gare” comprendente i nuovi criteri di scelta delle ditte da invitarsi. Di colpo un certo numero di ditte non presentò più offerte e Sorical ottenne ribassi più alti all’incirca del 10-15 %. Fu veramente una svolta molto importante anche per il morale dei dipendenti che vedevano finalmente una importante reazione della struttura. Eravamo ancora nel dicembre del 2011, ben prima degli arresti liberatori del marzo 2012

  • Stefano Pizzarello |

    Premesso che non ero il responsabile dell’ufficio gare ed appalti ma avevo un incarico di “Assistente dell’Amministratore delegato”, visti i nuovi sviluppi preciso che non è vero che venni rimosso o che mollai, al contrario una settimana dopo la “bruciatina” feci uscire la nuova procedura di “Invito alle gare” comprendente i nuovi criteri di scelta delle ditte da invitarsi. Di colpo un certo numero di ditte non presentò più offerte e Sorical ottenne ribassi più alti all’incirca del 10-15 %. Fu veramente una svolta molto importante anche per il morale dei dipendenti che vedevano finalmente una importante reazione della struttura. Eravamo ancora nel dicembre del 2011, ben prima degli arresti liberatori del marzo 2012

  • Stefano Pizzarello |

    Premesso che non ero il responsabile dell’ufficio gare ed appalti ma avevo un incarico di “Assistente dell’Amministratore delegato”, visti i nuovi sviluppi preciso che non è vero che venni rimosso o che mollai, al contrario una settimana dopo la “bruciatina” feci uscire la nuova procedura di “Invito alle gare” comprendente i nuovi criteri di scelta delle ditte da invitarsi. Di colpo un certo numero di ditte non presentò più offerte e Sorical ottenne ribassi più alti all’incirca del 10-15 %. Fu veramente una svolta molto importante anche per il morale dei dipendenti che vedevano finalmente una importante reazione della struttura. Eravamo ancora nel dicembre del 2011, ben prima degli arresti liberatori del marzo 2012

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