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Il plurindagato Peppe Scopelliti e i mestatori del modello Reggio: Ue, Governo, pm, Ros, politici, giornalisti e pentiti!

Il plurindagato Peppe Scopelliti (a Reggio Calabria e Catanzaro per vicende legate a gestione amministrativa e sanitaria) è uscito fuori dai radar dei media di centrodestra sempre pronti a osannare il modello Reggio Calabria prima e il modello Regione Calabria poi e sempre avidi nel riversare vomito e bile contro chi critica questi prototipi amministrativi.

Ora che il plurindagato conta solo sulla sua rete di protezione vedrete che le fanfare torneranno a suonare e lui tornerà a tuonare contro i giornalisti cialtroni (io sono, con orgoglio, tra questi come ha pubblicamente dichiarato).

Senza andare indietro nel tempo, nel giro di pochissimi mesi l’ex sindaco e attuale governatore sì è trovato fisicamente dalle passarelle pubbliche in cui sedeva fianco a fianco con i vertici della Procura reggina, virtualmente alle passarelle delle aule giudiziarie in cui il suo nome compare e ricompare come un tormentone. Lo stesso è accaduto per il Comune di Reggio che, nonostante l’ascesa del suo braccio destro Demetrio Arena, sta a Scopelliti come Maradona sta al calcio. Lo stesso sta accadendo alla Regione Calabria, ora da lui governata, scossa da scandali come nemmeno ai tempi di Chiaravalloti e Loiero.

Quel che racconto ovviamente non è e non sarà mai l’anticipazione di un giudizio di natura giudiziaria o processuale (che compete solo ed esclusivamente a pm e giudici) ma è la cronaca (temporale) che chiama in causa un Governatore plurindagato, per quel che mi riguarda assolutamente innocente fino ad un eventuale terzo grado di giudizio. E quel che racconto serve per ragionare sul fatto che i nemici del Governatore plurindagato non sono i giornalisti cialtroni (ovviamente è lui che ci vede come tali e non i giornalisti che vedono in lui un obiettivo, visto che nella vita c’è molto di meglio da fare che pensare al figlioccio politico di Ciccio Franco) ma – sembrerebbe da una lettura politica – addirittura pm, giudici, dirigenti del Tesoro, Ue, Governo, Comandanti dei Carabinieri oltre che (e qui si può capire meglio) pentiti di ‘ndrangheta. Dura chiamarli tutti e contemporaneamente all’azione complottarda ma tant’è: c’è chi vuol farlo credere. E se fosse semplicemente saltato un tappo? E che tappo….

IL PG MOLLACE

Il 19 ottobre 2011 il pg Francesco Mollace nel corso del dibattimento d’appello al processo Testamento scava con il pentito Roberto Moio sui rapporti tra ‘ndrangheta e politica. Ad un certo punto il discorso cade su Scopelliti. Ecco testualmente il dialogo che ho già analizzato profondamente nel post del 7 novembre 2011 (si veda archivio).

Mollace: Eh! E Scopelliti che c’entrava con questo discorso?

Moio: Peppe Scopelliti?

Mollace: Sì.

Moio: No, Peppe… riguardo a Peppe Scopelliti, parlo in anni, in anni passati, che ci furono… tramite Antonio Franco lo aiutammo moltissimo. E all’epoca lui si portava… lui praticamente si votava… mi sembra che per quel periodo c’era la votazione…praticamente Antonio Franco sindaco, e Scopelliti…Presidente della Regione, che è attualmente. Cioè, di aiutare sia a lui e sia a Scopelliti. Che il suo voto andava…

Peppe Scopelliti reagì indignato e negò tutto. Legittimo e reale fino a prova contraria.

Dopo pochi mesi, nell’ambito dell’Operazione Bellu Lavuru 2 dell’11 gennaio 2012 ecco il passaggio – testuale – che si legge a pagina 96 dell’ordinanza:

Sintesi della registrazione veicolare Vadala’ Carmelo nr. 3035 del 08.10.2006, ore 19.43.52 durata 0.22.55, tra: Vadalà Carmelo 1980; Mauro Domenico; Palamara Donato; Cilione Francesco

M.D. dice che la ‘ndrangheta di Gallico appoggiava a Scopelliti l’attuale sindaco di Reggio Calabria, poi dice che a Reggio funziona quando si decide si fanno le cose, ma la ci sono i soldi

Indovinate come reagì Scopelliti: indignato. Legittimo e reale fino a prova contraria.

LA DEPOSIZIONE DI LOMBARDO

Prima di passare al terzo passaggio, quello dell’ex Comandante dei Ros di Reggio Calabria Valerio Giardina, facciamo un salto indietro.

Il 27 ottobre 2010 il sostituto procuratore della Procura di Reggio, Giuseppe Lombardo, viene audito dalla Commissione parlamentare antimafia. Lombardo in sostanza dice: abbiamo colpito l’ala militare della ‘ndrangheta (così è stato deciso), ora puntiamo (punto) a quella politica (si vedano in archivio i miei post del 3 e 4 maggio 2011).

Nell’audizione c’è molto spazio alla descrizione della nuova geografia criminale di Reggio Calabria, che fino al 2000 è cristallizzata intorno a tre nomi: Giuseppe De Stefano nel ruolo di vertice operativo, Pasquale Condello come vertice carismatico e Pasquale Libri di Cannavò come il soggetto incaricato di mantenere una sorta di codice delle regole di ‘ndrangheta scritte alla fine della seconda guerra di mafia, nel 1991.

Oggi, dice Lombardo, la ‘ndrangheta reggina è evoluta, sofisticata. Nel 2007 un piccolo imprenditore reggino, legato a una cosca, comincia a parlare. Sarà Lombardo a seguirne la collaborazione. Lombardo gli chiede di iniziare la collaborazione partendo dalla famiglia De Stefano. “Dottore, lei mi vuole morto”, fu la sua risposta. Lombardo, lo rivela davanti ai membri della Commissione, rispose: “Visto che non ti voglio morto e visto che il mio compito e il tuo compito sono ben chiari, allora parliamo della famiglia De Stefano”. Lombardo aggiunge: “Non posso riprodurre in questa sede qual è stato lo sguardo di un collaboratore – spiegherà – parlare di un blocco improvviso è veramente dire poco”.

Il collaboratore parla – le sue rivelazioni avranno altri sviluppi – e spiega tutto.

A Reggio Calabria funziona così: “E’ possibile fare una duplice scelta – spiega Lombardoo entrare in contatto con la cosca che controlla territorialmente un determinato quartiere, la quale poi diviene tramite per riferirsi alla cosca De Stefano, che lui ha letteralmente definito la fonte, oppure se si vuole  saltare questo passaggio intermedio, è possibile andare direttamente dai De Stefano, alla fonte. I De Stefano, ovviamente stabiliscono la tassa e distribuiscono poi a chi di competenza territorialmente la loro parte”.

Quindi il sistema gestito attualmente a Reggio Calabria supera le cristallizzazioni, individua sostanzialmente un vertice a tre teste con ruoli ben distinti (De Stefano al vertice e la cosca che di volta in volta entra in scena o viene scavalcata per “abbeverarsi” direttamente alla “fonte”). Fissa nuove regole che continuano ad essere custodite dalla famiglia Libri (il terzo ruolo). In qualche modo fornisce uno spaccato aderente alla realtà dei fatti. “Quindi in nome di affari che non devono in qualche modo subire alcuna difficoltà operative – dirà Lombardo in audizione – e che non devono incepparsi, si è arrivati ad un assetto assolutamente condiviso”.

A Reggio comandano i De Stefano. Punto.

ARRIVA GIARDINA

Pochi giorni fa, per la precisione il 17 febbraio, nel corso del processo Meta il colonnello Valerio Giardina approfondisce, anche lui, i rapporti tra ‘ndrangheta e politica. Giardina si sofferma sul 15 ottobre 2006, giorno in cui si celebrava il 50esimo anniversario di nozze dei coniugi Barbieri, genitori dei due imprenditori Domenico e Vincenzo. Giardina fa l’elenco dei partecipanti al ricevimento ospitato dal ristorante Villa Fenice di Gallico, tra cui spiccano i nomi di Cosimo Alvaro e i suoi fratelli (tra i personaggi principali dell’inchiesta), Pasquale Buda e Giuseppe Creazzo. Oltre a Manlio Flesca, ex assessore comunale attualmente imputato per corruzione elettorale, il Ros registra la presenza di S.M., di G.V. e di altri esponenti della Margherita e dell’Udeur reggini. L’arrivo dell’allora sindaco, invece, era già stato annunciato dagli stessi fratelli Barbieri durante una intercettazione telefonica. È stato proprio il dialogo tra i due ad attivare gli uomini del colonnello Giardina che segnalarono la presenza della Lancia K grigia del futuro governatore. Una presenza, questa, confermata successivamente da un’altra intercettazione telefonica tra Cosimo Alvaro e il suo autista Natale Bueti. Ecco un passaggio della conversazione tra i due che riprendo dal sito www.corrieredellacalabria.it :
Bueti: «…Il sindaco era lì con loro o si trovava lì?...»
Alvaro: «Era lì con loro…»
Bueti: «…È un amico allora!…»
Secondo l’ex colonnello del Ros, il ricevimento in onore dei coniugi Barbieri ospitò esponenti di spicco della criminalità organizzata locale nonché alcuni rappresentanti della politica e delle istituzioni reggine.
«Ma – ha continuato Giardina nella cronaca riportata dal collega Pietro Bellantoniin riferimento a Scopelliti ci sono altri fatti, reciprocità relazionali di natura criminal-mafiosa con i vertici della ‘ndrangheta di Villa San Giovanni, oltre ai legami di suo fratello Consolato (detto Tino, nda) relativi agli appalti pubblici del Comune di Reggio». A parlare del fratello del governatore sono soprattutto gli imprenditori Franco Labate e Domenico Barbieri.
Labate: «…Stanno dando i lavori dove vogliono…fino a quando il discorso era equilibrato…no, qua il discorso è tutto focalizzato…». Per Giardina, i due imprenditori si lamentano della eccessiva “intraprendenza” della ditta OMISSIS di S.M., «favorita nell’aggiudicazione degli appalti dall’interesse di Tino Scopelliti in combutta con Pasquale Crucitti, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune».
Barbieri: «…Bisogna aggiustare i lavori…hai visto OMISSIS…?…»
Labate: «Crucitti?»
Barbieri: «Con il fratello del sindaco… è lui… i soldi li sta prendendo il fratello del sindaco…»
«Dalle varie intercettazioni – ha detto Giardinaemerge un sistema garantito dalla mafia e creato dal mondo politico con la partecipazione di imprenditori e tecnici comunali. Un sistema riconducibile alle “menti” Giorgio De Stefano e Paolo Romeo».
La cosca De Stefano ritorna nelle conversazioni di Labate e Barbieri: i due il 25 luglio 2007 parlano di Antonino Fiume come della persona delegata dalla cosca per «la gestione del sindaco di Reggio» e la raccolta di voti in suo favore. Un ruolo svolto, secondo Giardina, anche da Pino Scaramozzino, ritenuto dagli inquirenti il prestanome della famiglia mafiosa di Archi nella gestione della discoteca Oasi. Proprio quest’ultimo, «stava dietro la porta del sindaco dopo la sua elezione». Labate dice: «A Scopelliti non gli è arrivato neanche un avviso di garanzia perché si è attorniato di tutti questi personaggi». A destare lo stupore dell’ex comandante del Ros sono state proprio le modalità attraverso le quali l’imprenditore Labate venne a sapere di questi “aiuti” nei confronti di Scopelliti. «Labate – afferma Giardinariferisce di aver saputo di Fiume dalle intercettazioni tra Scaramozzino e Matteo Alampi. Come faceva a conoscere informative così importanti che attestavano l’appoggio a Scopelliti da parte dei De Stefano? Il mio ufficio, ad esempio, non ha mai ricevuto un verbale relativo ai dialoghi di Antonino Fiume. Chiedo a Labate di venire a riferire anche questa circostanza».
Giardina, infine, ha accennato alla parentela tra lo stesso Labate e «l’appuntato dei carabinieri Roccella, balzato alla cronaca per i suoi rapporti con Giovanni Zumbo ma soprattutto è il proprietario della casa dove alloggiava il boss CosimoAlvaro e, all’atto dell’esecuzione di Meta, solo Cosimo Alvaro si è reso irreperibile». Zumbo è il commercialista accusato di essere la gola profonda dei clan della provincia di Reggio e attualmente detenuto (se parlo, disse, crolla Reggio. Bene, speriamo che parli e che sia provato quel che eventualmente dirà). Commercialista che, ricordiamolo, era nello staff di Alberto Sarra, attualmente sottosegretario in Regione e legato da   profondissimi vincoli di amicizia con Peppe Scopelliti.

IL POST DEL 24 AGOSTO 2010

Incredibile, però, che le testate calabresi abbiano sgranato gli occhi di fronte a queste rivelazioni del colonnello Giardina.

E perché lo dico? Perché questo umile e umido blog il 24 agosto 2010 (quasi due anni fa!) scriveva (scientificamente ignorato dai media calabresi) che i Ros dei Carabinieri di Reggio Calabria, nel corso di attività investigative da tempo programmate si imbattono in conversazioni nelle quali – scriveranno poi a pagina 412 di un monumentale rapporto consegnato nelle mani della Procura distrettuale antimafia – “si fa espresso riferimento ai contatti mantenuti dal sindaco con esponenti della criminalità organizzata nonché ad un asserito coinvolgimento del fratello di quest’ultimo”.

Il monumentale rapporto a pagina 412 fa riferimento – senza sorta di smentita – a Consolato Scopelliti e a suo fratello, allora sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti.

I Carabinieri scendono dunque nel dettaglio e scrivono che il 16 febbraio, Francesco Labate dialoga con Domenico Barbieri. Il primo si lamenta con il secondo della mancata assegnazione di appalti pubblici alla sua impresa e, in generale, della mancata distribuzione in maniera equa degli appalti, privilegiando solo pochi imprenditori. Barbieri, il 16 febbraio 2007, illustra a Labate l’intraprendenza di una ditta chiamata OMISSIS la quale, riporto testualmente ciò che leggo a pagina 412 del Rapporto dei Ros, “… avrebbe ottenuto l’aggiudicazione di alcune gare d’appalto, grazie all’intervento del fratello del sindaco che, d’accordo e in combutta con l’ingegner Pasquale Crucitti, si sarebbe preso alcune somme di denaro, per favorire proprio l’OMISSIS E altre ditte”.

L’ingegner Crucitti al quale si fa riferimento nel dialogo, era la figura chiave, forse la più importante del Comune di Reggio Calabria: dirigente alla Programmazione e progettazione. Crucitti, il 10 aprile 2009 è stato gambizzato con alcuni colpi di pistola al centro di Reggio, dopo che aveva parcheggiato l’automobile per raggiungere casa. Due persone, giunte sul posto a bordo di uno scooter e caschi sul volto, hanno sparato contro Crucitti 7 colpi, tre dei quali lo hanno raggiunto alle gambe.

Nei mesi precedenti era stata data alle fiamme anche l’auto dell’architetto Saverio Putortì, all’epoca dirigente del Comune per il settore Urbanistica e ora con analoga qualifica in Regione.

Pochi mesi prima dell’agguato, per la precisione il 22 gennaio, le cronache del web raccontano che tra gli altri Pasquale Crucitti e l’allora sindaco Giuseppe Scopelliti parteciparono alla consegna dei lavori di riqualificazione della zona limitrofa la chiesa di Santo Stefano da Nicea di Archi Cep, a Reggio. L’intervento, programmato già nel 2007, verrà eseguito da OMISSIS.

IL TESTO DELLA TELEFONATA

Ma torniamo alla chiacchierata tra Barbieri e Labate. Che cosa registrano le apparecchiature? Testuale.

Barbieri: …incomprensibile…aggiustare i lavori. L’hai visto OMISSIS ma… incomprensibile come cazzo ha fatto ad entrare?

Labate: Io non sono riuscito a sapere con chi…incomprensibile

Barbieri: Con il fratello del sindaco!

Labate: Con Crucitti proprio?

Barbieri: Con il fratello del sindaco è lui. I soldi se li sta prendendo il fratello del sindaco!

Labate: omissis

Barbieri: Di tutti! Quello che si è riempito la mazzetta, quello che si è preso la pila!

Ora la pila, per chi non lo sapesse, in dialetto reggino vuol dire proprio “mazzetta”. Meglio i “soldi”. Se volete ve lo traduco anche nel mio dialetto, il romanesco: “la stecca”.

Se si gira pagina del rapporto dei Ros e si va a pagina 413 si scopre che Labate racconta a Barbieri di un colloquio avuto con Pasquale Crucitti, per esporgli il disappunto per le scelte fatte dal dirigente comunale, nonostante Labate avesse fatto ogni sforzo per costruirsi un’immagine credibile, evitando frequentazioni che potessero avere controindicazioni. “….omissis…Pasquale, gli ho detto io – registrano le apparecchiature delle Forze dell’Ordine – adesso hai rotto i coglioni, non frequento io a questo, non frequento a quello…omissis...” e rivolgendosi a Barbieri: “….omissis…non mi hanno fatto incassare più, mi vogliono vedere morto. Mi vogliono vedere morto…omissis…”.

E Barbieri giustifica il suo mancato intervento a difesa di Labate, sostenendo che non poteva permettersi di entrare in contrasto con Crucitti e il suo entourage poichè non disponeva di altre amicizie. Ecco il testo: “…omissis…Franco, io non ho, non ho potuto parlare perché sai più o meno qua c’è un giro, tutto, tutto, tutto, un giro! Dal primo all’ultimo!…omissis…io solo questi amici ho!” e ancora: “è tutto un filone là…omissis…”.

E successivamente i due, Labate e Barbieri, continuano a fare riferimento agli appalti e in particolare alla situazione che si è venuta a verificare nel Comune di Reggio Calabria, visto che i lavori venivano assegnati sempre alle stesse persone. I due, si legge testualmente nel Rapporto dei Ros, individuano “nell’ingegner Crucitti il responsabile di tale macchinazione che, secondo le affermazioni degli stessi, derivavano da un accordo intercorso tra quest’ultimo e il fratello del sindaco (Giuseppe Scopelliti, ndr), evidenziando una totale estraneità di quest’ultimo da ogni meccanismo”.

A testimonianza della assoluta imparzialità, terzietà, limpidezza, onestà e correttezza di chi scrive sottolineo il fatto che il rapporto esclude, in quell’occasione, un coinvolgimento diretto di Peppe Scopelliti. Così come si sottolinea che il fratello Tino non è mai stato indagato cosi del resto anche Pasquale Crucitti Quello che riporto è pura e smplice cronaca giornalistica e fatti che si trovano nella carte senza – lo ripeto per l’enesima volta – con questo in nessun modo voler influenzare o anticipare il benchè minimo giudizio di colpevolezza (qualora ci fosse) della magistratura nei confronti di chiunque, a maggior ragione di personaggi politici come Peppe Scopelliti o persone a lui vicine (in  questo caso penso ad esempio al fratello Tino
che, ripeto, viene chiamato in causa da terzi senza potersi difendere e che non è mininamente indagato e che, anche questo lo ripeto per l’ennesima volta, si dicono entrambi del tutto estranei a qualunque logica delittuosa). 

LA REPLICA DI SCOPELLITI

Scopelliti ha reagito indignato con articoli e interviste. Su Calabria Ora definisce le dichiarazioni di Giardina «false» e «infondate», tali da offendere «la mia persona» ed anche la «nobile arma dei carabinieri».

Sul Quotidiano della Calabria scrive:

«Apprendo con stupore e sconcerto quanto dichiarato dal colonnello dei carabinieri Giardina durante l’ultima udienza del processo Meta. Ciò perché quest’ultimo non si è limitato ad illustrare le risultanze dell’attività di indagine svolta, ma ha spacciato per tali delle, per come da lui stesso definite, “deduzioni investigative del suo ufficio”. E infatti, partendo dalla lettura di alcune intercettazioni captate, ha costruito un teorema accusatorio ai miei danni non avvedendosi, nella cieca volontà di accusarmi a tutti i costi, di riportare circostanze smentite proprio da quelle verità storiche processuali che lui stesso avrebbe dovuto ben conoscere.

Appare alquanto strano che costui mi addebiti rapporti con una presunta lobby i cui componenti sono sempre stati in netta opposizione con il sottoscritto. Ciò non è una mia affermazione, ma è quanto accertato in altro procedimento penale celebrato presso il Tribunale di Catanzaro. Basta leggere, sul punto, le pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip dott. Baudi nell’ambito del procedimento denominato Caso Reggio”per comprendere come, nei periodi indicati da Giardina, ci fosse stata una chiara volontà da parte delle stesse persone da lui citate di eliminarmi politicamente. Sono molteplici, infatti, le conversazioni riportate in quella ordinanza nelle quali questi ultimi ritengono il mio annientamento politico funzionale alle loro ambizioni.

Ancora, non si comprende come il colonnello Giardina possa ignorare la corretta successione temporale indicando nella persona di un collaboratore di giustizia, il soggetto che mi avrebbe dovuto sostenere nella mia attività politica di sindaco, per conto della consorteria De Stefano. Appare alquanto singolare che Giardina non ricordi che lo stesso ha iniziatola sua attività di collaboratore nel febbraio del 2002, quando la mia prima elezione a sindaco è avvenuta nei mesi successivi. Ma, il tenore delle dichiarazioni non è un caso isolato. Solo qualche mese addietro, infatti, sempre nello stesso processo, il colonnello Giardina ebbe a dichiarare che il Comune di Reggio Calabria, al tempo in cui ero sindaco, realizzò un intervento di ristrutturazione in un edificio confiscato al clan Condello nel mentre al suo interno vi erano alcuni familiari. Le carte, che spero siano già in possesso della Procura, dimostrano infondatezza delle sue affermazioni. Su tale tema, ripreso da altri organi di stampa il cui unico fine è quello di colpire la mia persona, ho intrapreso un altro procedimento per diffamazione nei confronti di una giornalista che risulterebbe molto vicina Giardina.

La gravità di queste affermazioni mi fa riflettere sul perché un uomo delle istituzioni e quindi dello Stato abbia tenuto un comportamento sprezzante ed oltraggioso dei valori che 1ui stesso dovrebbe rappresentare, non limitandosi alla lettura oggettiva dei fatti, ma dando giudizi di natura politica che ne hanno reso evidente la sua faziosità. Voglio evidenziare che parliamo di vicende che non mi hanno mai coinvolto dal punto di vista giudiziario. Nonostante quanto accaduto, la mia stima nei confronti dell’Arma dei carabinieri rimane alta ed immutata».

ALLAAARME, ALLAAARME, ALLARME SON  COMUNISTI!

La cosa straordinaria – in questo scenario in cui al modello Reggio raccontato negli anni da Peppe Scopelliti si contrappone il modello Reggio raccontato dal colonnello Giardina – è che la politica di destra ringhia al complotto. Me viè da ride!

Per tutti, Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, annuncia che “agiremo (chi? ndr) ai massimi livelli (quali? ndr) per capire se c’è una cabina di regia contro il presidente della Regione Calabria».

Io – che tra i cialtroni sono il cialtrone al massimo livello – dico a Gasparri che non c’è nessuna cabina di regia anche se a qualcuno piacerebbe crederlo e verosimilmente, su questa strada, continuerà. «È incredibile che contro di lui – aggiunge Gasparri si evochino connubi con persone che ne hanno sempre avversato l’opera di rinnovamento a Reggio e nella Regione. E queste cose emergono da anni in carte processuali in cui si legge chi e perché ha attaccato l’esponente del Pdl. Solidali con Scopelliti reagiremo alla manovra in atto, che fallirà e finirà per creare danni solo a ben noti mestatori».

ED ECCO A VOI I MESTATORI! UN ESERCITO TELECOMANDATO!

Mentre c’è chi, in queste ore, sta preparando una manifestazione di solidarietà a favore di Scopelliti (scommettete che la fiumana di persone sarà almeno 100 volte tanto il ruscelletto antimafia che scende timidamente in piazza in qualche miserrima occasione?), sono lieto di svelarvi i nomi dei “ben noti mestatori”. Così evito la fatica allo statista Gasparri.

Partiamo con i giornalisti. La lista comprende – per stessa ammissione di Scopelliti – chi scrive, oltre a Enrico Fierro del Fatto Quotidiano e Guido Ruotolo della Stampa. Suppongo che nella lista ci siano anche Paolo Pollichieni e i suoi ragazzi del Corriere della Calabria.

Tra i politici chissà, ma a me piace citare Angela Napoli (Fli), Doris Lo Moro del Pd (prima firmataria, da Lamezia!, di un interpellanza sullo scioglimento del Comune di Reggio alla quale mancava la firma di uno strepitoso leader di spessore nazionale di opposizione Pd come il reggino Marco Minniti), ultimamente Franco Laratta, mite e bravo parlamentare di scuola Dc, Ivan Tripodi del Pdci (oggetto di grasse contumelie che ne rafforzeranno, suppongo, la corazza potendole apprezzare come medaglie sul petto) e Demetrio Naccari Carlizzi che nel vuoto pneumatico di un Pd reggino che ha la stessa forza nelle ganasce di un criceto addormentato, in un’intervista di due giorni fa a Calabria Ora è uscito allo scoperto perché è stato l’unico a capire che non fare politica di opposizione è suicida oltre che rafforzare l’idea che a Reggio sono tutti uguali.

Passi per i giornalisti cialtroni, i politici supercialtroni, i pentiti inattendibili e i colonnelli dei Ros,  ma la vera sorpresa nella lista dei mestatori sono gli altri soggetti.

Rullo di tamburi…trtrtrtrtrtr…ed ecco a voi i pm della Procura di Reggio che nell’ambito del processo Testamento chiesero una perizia al consulente Luigi Montalbano sull’eventualità di un doppio binario nella contabilità del Comune di Reggio. Montalbano la consegnò il 18 febbraio 2008: 41 pagine di relazione che andranno ad arricchire il voluminoso fascicolo del processo Testamento (che nel corso degli anni ha perso per strada alcuni politici caduti inizialmente nella rete giudiziaria o come indagati o come semplici testimoni). Andatevi a leggere in archivio il mio post del 27 maggio 2011 e ne scoprirete delle belle ben tre anni prima dello scandalo Fallara. Anche il contenuto di quella relazione è stato bellamente ignorato dalla stampa locale ma avidamente letto (con preoccupazione) dalla politica locale.

Rullo di tamburi…trtrtrtrtrtr…ed ecco a voi gli ispettori del ministero dell’Economia e delle Finanze. Ma sì quelli che il 18 ottobre 2011 consegnarono in busta chiusa una relazione sul modello Reggio al sindaco Demetrio Arena in cui accertarono un buco grosso come una ca(u)sa nei conti del Comune oltre a una ventina di altre infrazioni. Forse – visto che la busta era chiusa – non l’hanno ancora aperta!

Rullo di tamburi…trtrtrtrtrtr…ed ecco a voi i pm che stanno indagando su Scopelliti a Reggio e a Catanzaro.

Rullo di tamburi…trtrtrtrtrtr…ed ecco a voi i pm che stanno indagando su alcuni consiglieri comunali a Reggio e consiglieri regionali cari a Scopelliti!

Rullo di tamburi…trtrtrtrtrtr…ed ecco a voi i pm che stanno indagando su dirigenti e funzionari del Comune di Reggio Calabria e della Regione, alcuni legati a un rapporto fiduciario atavico con Scopelliti!

Rullo di tamburi…trtrtrtrtrtr…ed ecco a voi i pm che stanno indagando su alcuni personaggi chiave della partecipata Multiservizi del Comune di Reggio Calabria.

Rullo di tamburi…trtrtrtrtrtr…ed ecco a voi il Governo tutto (oooohhhh che mestatori tecnici!) che su richiesta del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, il 19 gennaio ha disposto l’accesso agli atti del Comune di Reggio Calabria per verificarne l’eventuale infiltrazione mafiosa.

Rullo di tamburi… trtrtrtrtrtr…ed ecco a voi la Ue che il 22 agosto 2010 ha scritto una lettera con la quale ha comunicato al Governo nazionale e a quello regionale “gravi inefficienze nella spesa e nel controllo che inficiano l’affidabilità della procedure di certificazione dei pagamenti” che ovviamente sono stati negati dalla Giunta.

Probabilmente dimentico qualche soggetto mestatore e me ne scuso con il diretto interessato, oltre che con Scopelliti e Gasparri. A questi ultimi due spero di aver agevolato il compito nella redazione dell’elenco dei “ben noti mestatori” che lungi dal rappresentare una cricca e dal tramare un complotto alle spalle di chicchessia, ciascuno per la propria parte si limita a inserire una tessera in quel puzzle che si chiama democrazia, dove la libertà di stampa, espressione, critica e giudizio rappresentano valori fondamentali. Il giudizio penale invece spetta solo e unicamente alla magistratura e mai un giornalista può ad esso sostituirsi. A maggior ragione se cialtrone.

r.galullo@ilsole24ore.com

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P.P.S A testiminianza ulteriore – qualora ce ne fosse mai bisogno – dell’onesta intellettuale e della “purezza” professionale di chi scrive, riporto una nota dei legali di Consolato Scopelliti che il 9 marzo è stata pubblicata sul “Quotidiano della Calabria“. La nota l’ho scoperta solo oggi, 27 marzo, altrimenti l’avrei pubblicata anche prima. E’ indirizzata ad altra testata ma mi sembra giusto riprodurla perchè è giusto che – chi viene chiamato in causa su vicende delicate – possa far sentire la sua voce anche fuori dai canali di informazione ai quali indirizza le proprie note (R.Gal.)

REGGIO CALABRIA – Scrivo nell’interesse e per conto del Signor Consolato Scopelliti (cfr. conosciuto come Tino), il quale si è rivolto a questo Studio legale per tutelare la propria dignità e reputazione a seguito delle dichiarazioni rese dal teste colonnello Valerio Giardina nel processo “Meta” per comunicare l’assoluta estraneità alle circostanze e alle deduzioni investigative, da questi riferite. In particolare sull’intercettazione telefonica, si precisa che in data 3 marzo 2009 il Signor Consolato Scopelliti, mentre svolgeva, per conto dell’Agenzia delle Entrate, attività di rappresentanza processuale davanti la Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Calabria, fu avvicinato da una Funzionaria (cfr. all’occorrenza e se è necessario verranno divulgare le generalità), che gli chiedeva se era possibile avere notizie riguardo ad alcuni lavori che erano in corso di esecuzione, in Contrada Aretina di questa Città, dall’ Amministrazione Comunale di reggio Calabria. Tale interesse nasceva perché la Funzionaria era proprietaria di un immobile in tale area. Infatti a seguito di fenomeni temporaleschi la zona era stata interessata da frane e smottamenti di terreno che bloccavano il transito stradale. Il Signor Consolato Scopelliti, quindi, contattò telefonicamente l’ingegnere Pasquale Crucitti (cfr. Dirigente dei lavori pubblici del Comune di Reggio Calabria), per conoscere lo stato delle procedure amministrative e, quindi, poter rispondere alla suddetta Funzionaria, che ogni volta che lo incontrava, chiedeva a che punto era l’attività dell’Amministrazione comunale su tale intervento. Un atto di cortesia ad una cittadina, che manifestava un disagio e che non aveva avuto alcuna risposta. E’ illegittimo, irrilevante, non conducente e, perciò, ingiustificato, il riferito collegamento del Sig. Consolato Scopelliti con le attività, perseguite dagli inquirenti nell’ambito dell’indagine e del processo denominato “Meta”, tanto da rappresentarlo quale appartenente ad una lobby affaristico-mafiosa che gestirebbe i lavori pubblici nella Città dello Stretto. Quindi, quanto riferito è privo dei requisiti di verità oggettiva, di pertinenza e di continenza.

  • civersa |

    Una cosa tra le tante che deprime è la constatazione che di queste notizie sconvolgenti che riguardano il presidente della regione Calabria,non trovi cenno nei media regionali ,salvo alcuni,in RAI 3,e sopratutto, agghiaccia il silenzio ,in consiglio regionale di due consiglieri,bandiera della sinistra PDNa ,Bova e Adamo.Questi signori si sono appecoronati, chi sa perchè? Ma che dignità politica possono avere?

  • pasquale montilla |

    Lei non e’un cialtrone come non lo e’il colonnello dei Ros .Il vero terremoto politico e’procedere agli arresti definitivi dei politici collusi e ibridizzati con la ndrangheta e riuscire a voltare pagina dimenticandoci dei loro volti con una nuova generazione di politici intellettualmente liberi.
    Pasquale Montilla

  • Paola |

    Tutta la mia solidarietà al col Giardina che e’ oggetto di vili attacchi solo x aver fatto il suo dovere..e’ giusto che Scopelliti si difenda ma non in questo modo.. e’ triste notare che nessun politico o ministro, tranne Laratta, abbia preso le difese del col Giardina.

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