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Esclusivo/4 Memoriale del pentito di ‘ndrangheta Di Dieco: tra i prossimi bersagli da colpire c’è Nicola Gratteri

Carissimi amici di blog come va la vita? Vi sto raccontando da alcuni giorni il memoriale che Antonio Di Dieco ha scritto e spedito a luglio 2010 alla Dna e alla Dda di Reggio dopo aver raccolto le confidenze nel carcere romano di Rebibbia, nell’ottobre 2010, del pentito più veloce della Calabristan, Nino Lo Giudice, sull’esistenza di un complotto nazionale partito nel 2002 per distruggere il pm antimafia Alberto Cisterna e compagnia (abbiate pietà: rimando ai post in archivio).

Ebbene, dopo avervi detto quali sarebbero, secondo il racconto di Di Dieco su confidenze del “nano-Nino”, i pm da colpire immediatamente, ecco a voi i bersagli prossimi venturi.

Alcuni di questi nomi fanno accapponare la pelle. Su alcuni di essi (che conosco da anni), sulla loro trasparenza, rettitudine, rigore e sulla loro onestà metterei la mano sul fuoco: a partire dal mio amico Nicola Gratteri. A lungo mi sono interrogato in questi giorni sull’opportunità di scrivere o di non scrivere questi nomi ma ho deciso di farlo per un motivo: nessuno, domani, potrà dire che dietro il fango scagliato contro certi nomi e certi cognomi specchiatissimi non c’era una regia “a orologeria”. Nino Lo Giudice, secondo quanto si legge nel memoriale, fece capire a Di Dieco, “che la sua collaborazione era pilotata dal fratello Luciano, vera mente della famiglia, collaborazione volta a colpire le cosche avversarie sugli interessi illeciti (al momento a Reggio Calabria vige una pax mafiosa seppure molto fragile), infamare il lavoro e l’onorabilità dei magistrati della Dda di Catanzaro e Reggio Calabria, nonché dei magistrati della Dna ed alcuni del Csm, colpendo in primis il dottor Cisterna ma  a breve, con altre collaborazioni pilotate, dottori e magistrati: Macrì, Pennisi, Verzera, Andrigo, Boemi, Mollace, Lombardi (ex capo di Catanzaro recentemente scomparso), Chiaravalloti alias Topo Gigio, Rinaudo, Pittelli, tale Pollichieni giornalista di Reggio Calabria, Lorenzo Cesa, Buccico, Teresa Fulco”.

Dopo aver fatto, secondo il racconto di Di Dieco, questi nomi, Lo Giudicefece capire chiaramente che attivando questo complotto nazionale avrebbe ottenuto garanzie da parte della ‘ndrangheta di non avere ritorsioni su tutti i familiari rimasti a Reggio Calabria a delinquere. Avrebbe ottenuto la riconferma di leadership del fratello Luciano, che avrebbe così ricominciato a gestire la cosca, grazie alle dichiarazioni di Nino che ne avrebbero volutamente sminuito il ruolo per facilitarne la remissione in libertà”.

Alla fine del memoriale Di Dieco ricorda che Lo Giudice, con lui, non si è confidato ma “ha cercato di coinvolgermi in questo complotto, richiedendomi notizie e/o tasselli mancanti al suo personale quanto calunnioso mosaico, avendo poco tempo a disposizione, poichè a suo dire, aveva iniziato a collaborare da un paio di giorni e stava già sottoponendosi a interrogatori con la Dda di Reggio Calabria e con altre autorità giudiziarie (mi riferì di Sco, Sismi, Ros e altri che non ricordo)”.

Bene, così sappiamo che, secondo quanto scrive Di Dieco, persino il Sismi si starebbe interessando o si è già interessato – secondo quanto rivela – di Nino Lo Giudice. Il motivo, se davvero lo hanno ascoltato o lo ascolteranno, ve lo dico io e sono stato il primo a scriverlo su questo umile e umido blog: proprio il Sismi ha (avrebbe) un ruolo attivissimo e centrale nella cattura di Pasquale Condello. Ma la mia sensazione – sbaglierò ma non credo – è che il Sismi voglia sapere se Nino Lo Giudice ha notizie di altri e ben più clamorosi arresti di megalatitanti, che sono stati forse venduti dallo Stato come frutto del genio delle nostre forze investigative e che invece sono o sarebbero stati, a quanto sembra, il frutto di un lucroso (e in parte disatteso) patto con il diavolo. Vere e proprie trattative tra Stato e mafia su padrini da catturare, latitanti da tempo immemorabile. Ci può stare (anche se la cosa mi fa schifo) ma sembra che a qualcuno i conti (letteralmente) non tornano.

Il memoriale si conclude così: “Consolato Villani, cugino o nipote dello stesso Nino, che ha ricoperto il merito di “vangelo” all’interno delle cosche di ‘ndrangheta dei Lo Giudice, mi ha confermato in almeno 20/30 socialità (incontri nel carcere ndr) innanzi ad altri 3 collaboratori di giustizia, del complotto calunnioso verso i magistrati della Dna, da parte della famiglia Lo Giudice”.

Fine delle trasmissioni. Non resta che attendere i futuri sviluppi. E ce ne saranno, credetemi.

r.galullo@ilsole24ore.com

4 – the end (le prime tre puntate sono state pubblicate il23, il 24 e il 25 gennaio)

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  • Nicola |

    Grazie per il tuo lavoro, interessante e prezioso. Un collega.

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