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La carica dei nuovi casinò – Inutile farli: saranno soppiantati da quelli online e la mafia è sempre in agguato

Una lobby di 84 parlamentari si è battuta negli ultimi anni per attivare casinò in ogni regione d’Italia all’insegna dello slogan del rilancio turistico e commerciale.

L’operazione finora è fallita e i poli ufficialmenti riconosciuti in Italia sono ancora Venezia, Sanremo, Saint Vincent, Campione d’Italia. Ciascuna con le proprie specifiche problematiche e con bilanci generalmente al passivo. “La cronistoria dei loro excursus è emblematica sull’inquinamento ed il riciclaggio a cui possono soggiacere queste strutture o incapparvi per responsabilità interne o esterne, ma comunque di sistema” scrive Daniele Poto nel dossier Azzardopoli curato per Libera.

I Casinò virtuali sono destinati a soppiantare quelli reali ma la presenza di strutture fisse è mallevadrice di ben altre operazioni. In particolare il 2008 è stato l’anno della grande crisi per i Casinò internazionali ed ha costituito una sorta di anno zero anche per quelli italiani. L’accoppiata Casinò-campi da golf viene resuscitata per luoghi da rilanciare (Lampedusa) ma con ampie dosi di velleitarismo. Il dossier si addentra poi nel dettaglio.

Il Casinò di Sanremo ha vissuto tre grandi inchieste. Nel 1981 per irregolarità, nel 1993 per lo scandalo sullo chemin de fer, nel 2000 per una truffa operata con le slot machine. Ma la mazzata vera è stata il capitolo finanziario del 2008 quando gli incassi sono diminuiti del 18%, collassando l’andamento amministrativo. E tre anni dopo la ripresa appare lontana.

Il Casinò di Saint Vincent (si veda in calce la nota spedita il giorno 14 gennaio dall'ufficio stampa del Casinò) è finito nel mirino dell’antimafia per una complicata storia che fa saltare fuori come ipotesi di reato il riciclaggio e, addirittura, il sequestro di persona. La storia – scrive sempre Poto – si ripete nel 2006 quando emerge che il Casinò rientra nell’orbita del riciclaggio mafioso dei clan di Villabate, nel palermitano, e della cosca di Santa Maria Gesù con la movimentazione di alcuni milioni di euro da parte di disoccupati prestanome. Le connivenze interne del Casinò – scrive Poto – favorirono questo inquinamento che portò alla formulazione di pesanti capitoli accusatori: riciclaggio aggravato, concorso esterno in associazione mafiosa, usura, violazione delle norme antiriciclaggio tra i reati contestati.

Nel Casinò di Campione d’Italia gli addebiti invece sono stati di natura amministrativa. La Corte dei conti della Lombardia ha presentato il conto agli amministratori nel 2009 accusandoli di aver causato un danno all’erario per una somma superiore ai 5 milioni.

Il Casinò di Venezia, primo nella graduatoria d’incassi, ha scontato un’inchiesta giudiziaria per tentativi della mafia di ramificarsi nella prima succursale estera della struttura, a Malta. Nel 2004 le famiglie camorriste Licciardi e Contini avrebbero tentato in vari modi di riciclare denaro presso il Casinò.

Alla luce di queste (e altre considerazioni) e’ comunque impressionante l’elenco dei comuni italiani che negli ultimi tempi hanno chiesto di poter aprire un Casinò.

Ecco l’elenco di ordine rigorosamente alfabetico: Abano Terme,  Acqui Terme, Alghero, Anzio,  Bagni di Lucca, Capri, Cortina d’Ampezzo, Gardone Riviera, Grado, Lignano Sabbiadoro, Maratea, Merano, Montecatini Terme, Pescara, Rapallo, Riccione, Roccagiovine, Salice Terme, San Benedetto del Tronto, San Pellegrino Terme, Scilla, Selva di Val Gardena, Sorrento, Spoleto,  Stresa, Taormina, Viareggio oltre al consorzio dei Comuni del Gennargentu, Arezzo, Castel di Sangro, Erice, Fiumicino, Lecce, Litorale Domitio, Loreto, Macerata, Ostuni, Pizzo, Recoaro Terme, Salerno, Santa Cesarea Terme, Tarvisio, Trani, Verona, Viterbo.

Il blitz di Berlusconi a Lampedusa e la proposta di un Casinò in loco oggi appare più che obsoleta, ridicola”, conclude il dossier di Libera. Concordo appieno.

LA LETTERA DEL CASINO DE LA VALEE – SAINT VINCENT

In merito all’articolo pubblicato dalla testata Il Sole 24 Ore.Com, la Casino de la Vallée S.p.A., che gestisce il Casinò di Saint-Vincent e il complesso alberghiero del Grand Hotel Billia, smentisce le affermazioni nello stesso contenute e, in particolare:

 non corrisponde a verità, per quanto la compete, il fatto che il bilancio è generalmente in passivo, al contrario lo stesso evidenzia un utile di gestione, per l’anno 2010, lo stesso dicasi per il 2011; 

  • al Casinò di Saint-Vincent non è mai stato mosso alcun addebito, né è stato considerato responsabile di  connivenza nell’indagine del 2006 che riguardava il clan mafioso di Villabate; nessun reato è stato contestato alla Casa da gioco che, semmai, è parte lesa nel procedimento;
  • i tre dipendenti coinvolti nell’ambito della suddetta indagine sono stati ritenuti dal tribunale, che li ha giudicati con rito abbreviato, assolutamente estranei ai fatti.

r.galullo@ilsole24ore.com

5 – the end (le prime due puntate sono state pubblicate il 10 e 11 gennaio, si veda in archivio)

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