Paradossi di camorra: il figlio-soldato del boss Stolder ha paura sì ma della guerra

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Cari amici da alcuni giorni sto analizzando dell’operazione “Il Principe e la (scheda) ballerina” della Dda di Napoli con la quale il 6 dicembre ha indagato 73 persone tra le quali imprenditori, funzionari, clan e politici del calibro dell’onorevole Nicola Cosentino per il quale è stato chiesto l’arresto, sospeso in virtù della qualifica parlamentare. Al centro della vicenda c’è il centro commerciale Il Principe, che avrebbe dovuto essere costruito proprio nella terra di Gomorra. Un centro commerciale che, secondo i pm. sarebbe poi servito per riciclare una parte delle immense fortune dei clan Russo, Schiavone e Bidognetti sia nella realizzazione delle opere necessarie per la costruzione del centro commerciale, sia nella acquisizione della totalità o di parte delle attività commerciali e dei servizi (ristorazione, parcheggi, pulizia eccetera).

Questa operazione offre degli spaccati davvero paradossali come, a esempio, la vicenda del figlio soldato del boss napoletano, così come lo dipingono testualmente i magistrati.

Prima dell’aprile 2004 Francesco Bidognetti aveva richiesto ai familiari di recarsi da una persona, della quale aveva cura di omettere l’indicazione, perché raccomandasse il figlio del compagno di detenzione Raffaele Stolder, all’epoca detenuto in regime di carcere duro ad Ascoli Piceno, militare in ferma di leva “volontaria”, che aspirava ad un trasferimento a Napoli o a Caserta. Il giovane aveva una patente per veicoli “normale”, a quanto pare insufficiente per essere trasferito in un reparto militare di autieri. I familiari avrebbero dovuto dire alla persona da contattare di “mettersi a disposizione”, in modo da garantire le istanze del giovane.

Bernardo Cirillo e Giovanni Lubello si recarono dalla persona indicata da Francesco Bidognetti, della quale avevano evidentemente compreso l’identità e la persona aveva accolto la richiesta, in un incontro con Giovanni Lubello. Il 17 giugno 2004 Francesco Bidognetti aveva reso noto ai familiari l’intenzione del figlio dello Stolder di lasciar stare tutto, temendo di essere coinvolto in eventi bellici.

Questi i brani intercettati tra aprile e giugno del 2004 tra il detenuto Francesco Bidognetti e il genero Giovanni Lubello al quale chiede di intervenire presso un soggetto non nominato per procurare vantaggi ad un giovane militare legato alla famiglia di Raffaele Stolder, detenuto nello stesso carcere di Ascoli Piceno.

Questi i brani intercettati. Il primo è dell’8 aprile 2004.

Bidognetti:… il fatto del soldato… no?

Lubello: (annuisce)…

Bidognetti: … a posto?

Lubello: ci  ho parlato un’altra volta… ci ho parlato un’altra volta pure prima…

Bidognetti: a loro? (con il pollice il detenuto indica la postazione alla sua destra occupata da Raffaele Stolder in quel momento intento al colloquio con la moglie Patrizia Ferriero)

Lubello: sì con la signora …

Bidognetti: ma quando?

Lubello: sta a vedere come sta messo, se sta messo che può portare la macchina, se tiene la patente per portare la macchina…

Bidognetti: sì ma perché, non la tiene? Non te l’ha detto? (ancora accenna alla sua destra)

Lubello: non la tiene quella per il soldato!

Bidognetti: non la tiene?

Lubello: (cenno di diniego)…

Bidognetti: e come la tiene?

Lubello: normale, normale

Katia Bidognetti: normale, come la teniamo noi su…

Bidognetti: se la tiene normale che ci vuole che si piglia …

Lubello: gliel’ho detto, gliel’ho detto! Cambia discorso….

Ed ecco il secondo colloquio intercettato.

Bidognetti: ne Giovà, tutto  a posto, ma  sta  a fà ‘e chiacchiere, non tiene la patente, che ci vuole a prendere la patente ! Non tiene la patente fà un’altra cosa!

Katia Bidognetti: papà, tu perché te la compravi la patente…

Lubello: non è semplice, perché ha messo la firma…

Bidognetti: …embè?

Lubello: Non è soldato normale, è volontario

Bidognetti: ci hanno fatto mettere pure la firma….

Lubello: e non è semplice

Bidognetti: (fa un gesto di scetticismo)

Lubello: io ci sto provando…

Bidognetti: prima lo facevano così

Katia Bidognetti: … papà, una volta!

Lubello: io a loro l’ho domandato, glielo dissi. Sai come disse? Non conosco nessuno!

Bidognetti: Noo! Ma questa, che ne sa quella…(accennando alla sua destra) ma stai perdendo la cervella? Che ne sa?  Che glielo dici a fare a lei?

Katia Bidognetti: …disse che lei ci provava, per vedere se…

Bidognetti: …nooo, devi parlare con …( inc)

Il 20 maggio 2004 Francesco Bidognetti chiede notizie alla figlia Katia sul “fatto del soldato”. Katia risponde che è “tutto a posto” e che il soldato verrà trasferito a giorni. Bidognetti chiede se è stato riferita alla madre del soldato e ottiene risposta affermativa.

Ed ecco infine che cosa dirà Anna Carrino quando sarà sottoposta alla visione della videoregistrazione del colloquio tenuto il 20 maggio 2004 presso il carcere di Ascoli Piceno con il marito Francesco Bidognetti: “in questo passaggio si torna a parlare della vicenda della raccomandazione per il figlio di Patrizia e Raffaele Stolder, di cui ho detto sopra. Nel colloquio io dicevo a mio marito che il figlio di Patrizia non intendeva più avere quella raccomandazione legata al suo status di soldato, per paura della guerra in corso. Io avevo avuto questa informazione direttamente da Patrizia Stolder che era venuta a casa mia e ne avevo subito riferito a Giovanni Lubello che si era occupato della raccomandazione con Nicola Cosentino. Giovanni mi disse che se la sarebbe vista lui. Per essere più precisa, ricordo che l’incontro con la signora Stolder in cui si parlò di questo non avvenne in casa mia, ma ci demmo appuntamento telefonico per incontrarci a Capodimonte davanti alla chiesa. Sono sicura di questo perché a quel tempo la Stolder non frequentava casa mia ma ci sentivamo per telefono. La Stolder ha iniziato a frequentare casa mia dopo il pentimento di Luigi Guida. Quando io ho riferito a mio marito, durante il colloquio, di questo fatto, lui già ne era a conoscenza perché lo aveva saputo da Stolder Raffaele nel carcere”.

Nel verbale del 21 aprile 2008 e in una serie di interrogatori Anna Carrino, viste le videoregistrazioni dei colloqui suoi e dei suoi familiari con “l’illustre congiunto detenuto” – scriveranno i magistrati – “ha descritto il rapporto di sovvenzionamento, amicizia e reciproco sostegno che, su disposizione del convivente, si era allacciato per iniziativa di ‘Cicciotto’ con la famiglia del noto boss napoletano Raffaele Stolder.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • alberto |

    egr. dott.Galullo, visto il suo particolare interessamento alla vicenda,volevo stimolarla ad una riflessione.
    Per la vicenda del centro commerciale, i PM pasrtono dal presupposto che l’ing. Di Caterina, anche a cusa dei rapporti di parentela, nella vicenda abbia il ruolo di prestanome per gli affari illeciti del clan dei casalesi.
    Dalla lettura del faldone, si evince che lo stesso sia direttamente che indirettamente abbia contratto dei debiti a tassi usurai, e che lo stesso abbia avuto notevoli difficoltà per onorare il suddetto debito, anche solo per la quota degli interessi.
    Non le sembra bizzarra l’ipotesi che la camorra sia dovuto ricorrere agli strozzini per importi relativamente bassi(€30.000,00) e che l’usuraio in questione risulti fare capo all’impresa imposta dallo stesso clan per eseguire le opere di scavo.
    Saluti.

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