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Morire per mano dei Casalesi a causa di uno schiaffo dato alla persona sbagliata

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Da alcuni giorni sto trattando dell’ordinanza “Il Principe e la (scheda) ballerina” della Dda di Napoli con la quale il 6 dicembre ha indagato 73 persone tra le quali imprenditori, funzionari, clan e politici del calibro dell’onorevole Nicola Cosentino per il quale è stato chiesto l’arresto, sospeso in virtù della qualifica parlamentare. Al centro della vicenda c’è il centro commerciale Il Principe, che avrebbe dovuto essere costruito proprio nella terra di Gomorra. Un centro commerciale che, secondo i pm. sarebbe poi servito per riciclare una parte delle immense fortune dei clan Russo, Schiavone e Bidognetti sia nella realizzazione delle opere necessarie per la costruzione del centro commerciale, sia nella acquisizione della totalità o di parte delle attività commerciali e dei servizi (ristorazione, parcheggi, pulizia eccetera).

Ad un ceto punto, parlando dell’assoggettamento ai Casalesi di chi lavora nel ciclo del cemento, irrompe la figura del collaboratore di giustizia Salvatore Laiso. Fino al 2009 ha ricoperto un ruolo di rilievo all’interno del clan casalese, e, in particolare, della famiglia Schiavone. Era una sorta di luogotenente di Nicola Schiavone, indiscusso leader della famiglia nel Comune di Trentola Ducenta e nell’intero agro aversano. Insomma pur non essendo uomo di Casal di Principe aveva raggiunto una posizione certamente non gregaria nel sodalizio. Raggiunto da misura cautelare per gravissimi episodi, ha iniziato a collaborare recentemente e disvelare struttura, interessi, composizione, modalità operative, delitti, riferibili alla famiglia Schiavone di cui aveva fatto parte.

Interrogato il 27 gennaio 2011 ecco cosa ha riferito Laiso. Fate attenzione all’episodio dello schiaffo. “A proposito del proprietario della Cls – racconta Laiso – mi è venuto in mente un particolare. Quando militavo nel gruppo del Della Volpe, nell’anno 2001, venne ucciso dai casalesi, come ho già spiegato in altro verbale, Nicola Villano detto “zappetella”, su di un autolavaggio. Nei giorni successivi ci riunimmo tutti noi liberi del gruppo Della Volpe, e cioè io Tavoletta Marco, Iovine Raffaele “occhi di ghiaccio”, Dell’Aversano Giuseppe detto “bimbo cattivo” o “peppino napolitano”, da non confondersi con “Peppe il Diavolo”, Vincenzo De Martino detto “o cinese” e lo stesso Della Volpe Raffaele. Commentammo ovviamente l’omicidio del nostro compagno e ricordo che a un certo momento, Raffaele Iovine e Marco Tavoletta concordarono sul fatto che la vera ragione per cui era stato ucciso “zappetella” risiedeva non tanto nel fatto che spacciava droga e si rubava i soldi del clan, ma nella circostanza che pochi giorni prima. Mi pare 2 o 3 prima del suo omicidio, era andato sino a Pastorano insieme a un suo compagno, non ricordo chi, a bordo di una motocicletta. Lì arrivò alla Cls, affrontò il titolare della ditta che sia Raffaele Iovine che Marco Tavoletta chiamarono Nicola, dopodiché gli diede uno schiaffo in faccia. Non spiegarono le ragioni di questo “blitz” di “zappetella”, presumo vi fosse stato qualche attrito o discussione precedente fra “zappetella” e questo Nicola. Raffaele Iovine e Marco Tavoletta, dissero che Nicola era una persona importantissima della famiglia Schiavone, ed era vietato toccarlo. O nel corso della stessa riunione o forse in una successiva, Raffaele Iovine, ci disse che era stato convocato da Massimo Russo, presso il quale si era recato, e in tale occasione Massimo Russo gli comunicò che il nostro amico era stato ucciso non tanto per la droga che vendeva o i soldi che rubava, ma per il fatto che aveva tirato uno schiaffo ad una persona loro, e cioè Nicola della Cls…”

Ecco come si vive nella terra di Gomorra che porta ricchezza, benessere e solidarietà. Morire per uno schiaffo…

r.galullo@ilsole24ore.com