Il pentito Moio: “A Reggio Calabria tutti comprano e vendono voti in cambio di appalti, favori e soldi”

Cari amici di blog, come sapete da alcuni giorni sto dando contro del verbale con il quale il pm della Procura generale di Reggio Calabria Francesco Mollace il 19 ottobre 2011 ha interrogato il pentito Roberto Moio nel corso del dibattimento d’appello del processo “Testamento”, che vede alla sbarra il clan Libri.

Un interrogatorio che pesta sui rapporti tra ‘ndrangheta e politica con nomi che spuntano come funghi. Complicità, collusioni, adesioni che andranno verificate puntualmente.

Nell’interrogatorio Mollace punta moltissimo sui rapporti tra mafia e politica e non a caso questo interrogatorio a Reggio Calabria darà nei giorni successivi molto fastidio a chi vive di chiacchiere e distintivo.

Una buona parte dell’interrogatorio è incentrato sulla compravendita di voti sotto elezione, manco fossimo al calciomercato. Leggete, leggete pure.

Moio specificherà che: “Sì, sì. Massimo Labate era aiutato dai Libri, che già lo sapevo io direttamente. E anche ho avuto delle conferme dei miei amici, che frequentavo spesso, l’ultima volta, perché a me, da quando…all’epoca, all’epoca, parliamo di prima di essere un collaboratore, noi eravamo contro insomma poliziotti, cose, e mi è rimasta un pochettino così la cosa, va’! Ho detto io: “Aiutiamo un poliziotto pure?!” Eh! Dice: “Va’, gli interessa ai Libri, è una cosa che… è un uomo dei Libri, va’!”. Ma è un fatto che io già sapevo, insomma, va’! Stando nell’ambiente già sapevo”.

Moio ammette di aver malvolentieri digerito che un (ex) poliziotto potesse essere aiutato dalle cosche ma quel che mi preme sottolineare ora è un passaggio successivo, vale a dire quello in cui Moio candidamente dice che lui Labate non l’ha aiutato. Ma leggete perché.

Moio: No, io veramente non l’ho aiutato perché ero presente… io avevo altri impegni.

Mollace: Con chi aveva impegni?

Moio: Mah, sono stato in parecchio…avvicinato da parecchi politici, va’!

Mollace:. E cioè?

Moio: Io… cioè, il funzionamento di solito era il cambio… i miei zii no, però sapevo che qualcuno che hanno preso anche soldi. Ora non ricordo… io di solito lo facevo per soldi, insomma, va’! Per soldi oppure… dovevi per forza muoverti in quel modo, perché c’era molto… a Reggio c’erano molti… molti… non so come dire… c’era molta gente che raccoglieva i voti, quindi una volta ti dovevi muovere per forza con soldi, e disturbare la gente… si compravano voti, i voti si compravano, va’!

Mollace: Eh, chi li comprava questi voti?

Moio: Ma tutti, la maggior parte. Io ho ricevuto dei soldi pure….

Mollace: Da chi?

Moio: Da Delfino, Sandro Delfino, all’epoca, nel 2007 o 2008, quando si è portato anche lui a consigliere comunale.

Mollace: Poi?

Moio: Come?

Mollace: Altre persone che hanno dato soldi o altre persone che Lei ha aiutato anche senza soldi?

Moio: Sì, tramite i miei zii, negli anni passati, abbiamo un sacco di gente, insomma, che gli abbiamo raccolto i voti. Ora non ricordo attualmente, proprio, non…Non ricordo con precisione, però ho fatto le dichiarazioni, ci sono, va’!

Mollace: Sì, sì.

Moio: Tipo Antonio Franco senza soldi, va’!

Mollace: Senta, Lei ha parlato di un rapporto di cui era a conoscenza tra Massimo Labate e Mimmo Condello.

Moio: .

Non so se è chiaro cari lettori: le cosche – secondo il racconto del pentito Moio che altro non fa che andare nel solco di quanti prima di lui negli anni hanno raccontato le compravendite di voti – dice come vanno le cose: i voti si comprano e i soldi girano.

I SOLITI APPALTI!

Dopo questa lunga cantata su nomi e cognomi – ripeto ancora una volta: queste dichiarazioni dovranno trovare poi riscontri e le persone chiamate in causa hanno già smentito qualunque rapporto con Moio e le sue verità, come da prassi – Moio si lancia in una dissertazione sul tipo di aiuti che si possono chiedere o ricevere quando si danno i voti in dote.

Moio: …e di un politico che mi aveva promesso di aiutarlo, che poi praticamente ci poteva dare appalti appena saliva lui.

Mollace: Saliva dove? Quali elezioni erano? Al Comune, alla Regione? Al Parlamento?

Moio:  Le ultime. Le ultime. Prima del mio arresto, praticamente. Non mi ricordo quale erano…

Mollace: Consiglio Regionale, alla Regione quindi?

Moio: Sì, alla Regione, forse sì, alla Regione.

Mollace: Poi, dopo il suo arresto, le elezioni amministrative a Reggio…

Moio: Mi aveva promesso che ci dava lavori, che ci dava qui, che ci dava lì, va! Tutte queste cose. Però non ricordo ora, non ricordo a chi aiutai in quel periodo…

Moio ritorna più tardi, incalzato da Mollace, sulla compravendita di voti

MoioE niente, lui, prima del mio arresto, mi aveva chiesto dei voti pure lui, “Se possiamo aiutare qualcuno”, gli ho detto io: “Enzo, vedi se possiamo racimolare qualcosa, perché io per impegnarmi, se dobbiamo aiutare qualcuno, lo sai, mi metto con massima serietà”. Però… dice: “Ti faccio sapere al più presto possibile, non ti preoccupare, qui e lì”. E poi non… poi… ci siamo visti però non mi ha detto più niente, va’! Forse perché gli ho detto che mi interessava le (inc. pronuncia non chiara nda), va’! Mi interessava prendere qualcosa. Non era solo per me, eh! Per fare muovere la gente pure, no? Perché oggi, a Reggio, almeno fino al 2010, prima di raccogliere i voti, di muoversi, volevo qualche… ti dovevi ungere, va’! Dare qualcosa per girare, mille euro, duemila euro, come ho fatto con Sandro Delfino. I soldi che mi ha dato Delfino
io glieli ho dati a parecchie persone, chi mille euro, chi duemila euro, e cioè praticamente compravo anche io i voti, no? Mettevo i soldi per impegnare la gente a darmi il voto sicuro, va’! Li vincolavo in questo modo
.

Mollace: Eh, ma tutti questi soldi che Lei ha speso, ha ricevuto qualcosa poi?

Moio: Sì… sì, sì, i voti sì. In che senso? Aspetti.

Mollace: “I voti sì”. Ma dico, è stato ricompensato da qualche amministratore con qualcosa?

Moio: Sì, Sandro Delfino… no, io parlo soltanto di Sandro, va’! Sandro Delfino mi ha aiutato moltissimo. Io l’ho fatto per amicizia, più per amicizia, va’! Io… c’è stato il periodo…

Mollace: Ma dico, da…

Moio: C’è stata una volta che io sono un pochettino rimasto con Peppe Tegano, che andai con cinquemila euro praticamente per dirgli… e mi ha cacciato praticamente. Con i soldi in mano mi ha detto che lui…aveva già preso impegni, perché mancava pochissimo. Infatti Sandro Delfino all’epoca non ce la fece per pochi voti. E mi interessava perché era un amico, insomma, lo rispettavo moltissimo.

Mollace: Ma parliamo di quale…

Moio: No, andai con i soldi da Peppe Tegano in pizzeria, e lui mi cacciò tipo un pochettino…rimasi un pochettino male io, va’ Gli ho detto io, prima che già iniziassi a citare il nome di chi mi interessava, gli ho fatto vedere i soldi scherzando, “No”, dice, “vattene, vattene, ora ho da fare e poi sono impegnato”, e da lì ho capito che sicuramente, rifiutando i soldi, si vede che la prospettiva che aveva già avuto da qualche altro politico era sicuramente di più… più consistente.

Mollace: Sì. Parliamo di quelli invece che… Lei dice “Questo Delfino non ce l’ha fatta, ce l’hanno fatta…”, parliamo di quelli che ce l’hanno fatta. Lei ha avuto contatti poi con persone che erano state elette al consiglio regionale, all’amministrazione provinciale o comunale?

Moio: Allora, aspetti un attimo. Io, prima del 2010, ho aiutato un po’… tramite sempre… aspetti un attimo, perché ripeto… è una cosa che una volta uno parla e poi si ricorda tante cose.

Mollace: Sì, sì.

Moio: A Nicolò, a mio cognato Totò Polimeni ho aiutato, lui, Ciccio Trimboli alias

“Mercatone”, di cui siamo molto amici, ci ho un comparato, e Barchetta… insomma, un pochettino della ‘ndrangheta, lì, di Archi.

Mollace: A chi avete aiutato?

Moio: A… e ce l’ha fatta lui, a Nicolò! Nicolò… e il nome… il cognome non lo ricordo. Perché sono stato anche alla festa io, cioè mi ha invitato pure a me. Ha ringraziato la mia famiglia, gli ha mandato i saluti, e ha fatto la festa praticamente nella discesa dell’Industriale, in un locale, in una pizzeria, hanno fatto una bella cosina di sera, così, un rinfresco di sera per il suo festeggiamento, e lì dentro c’era Paolo Polimeni, il biondo di Archi, Andrea Barchetta eravamo pregiudicati, mio cognato Totò Polimeni, Ciccio Trimboli e altre persone pure, e lui mi presentò… Ciccio Trimboli mi presentò perché gli diedi una mano, in quel periodo gli diedi una mano, anche poco la rivedo perché avevo qualche piccolo… io ero un tipo insomma, se potevo aiutare aiutavo un pochettino tutti, va’! Mi sono stati chiesti anche voti da… da un politico di Pellaro, che ora… che è un primario pure, è un dottore, tramite Nicolazzo, da… e ora non ricordo perfettamente.

Mollace: Da un politico di Pellaro, che fa? Non ho capito.

Moio: Mi aveva contattato nel periodo del… mi sembra che è nel 2009 o nel 2010. E tramite Nicolazzo mi aveva contattato a me, sapendo… siccome Nicolazzo, questo mio amico, ha la moglie che lavora all’ospedale, che l’ha fatto entrare lei questo primario, l’ha aiutato, perché anche Gigi Meduri ha aiutato la moglie per entrare nell’ospedale, a lavorare lì agli «Ospedali Riuniti» di Reggio Calabria.

Mollace: Senta, tornando…

Moio: E ora non ricordo il nome come si chiama, comunque nei verbali c’è, come ho già detto, il cognome.

Ecco se c’è una cosa che non digerisco dei pentiti è il “non ricordo”. Volete sapere? Io, personalmente, ai non ricordo non credo quasi mai. Speriamo che nei prossimi mesi l’attendibilità di questo pentito passi anche attraverso interrogatori ancor più incalzanti. Intanto tra qualche ora vi racconterò nuovi dettagli sulla cassaforte sulla quale le cosche mirano da sempre: le società partecipate del Comune di Reggio Calabria.

r.galullo@ilsole24ore.com

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p.p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.08 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.