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Gianfranco Vissani a Bari nel bene confiscato alla mafia dove i dipendenti lavoravano in nero

In Puglia lo Stato è costretto a trattare per una busta paga, straordinari e contributi regolarmente versati.

Il paradosso – che ho raccontato ieri sulle pagine del Sole-24 Ore – prende corpo a Gravina (Bari) in un bene sequestrato alla criminalità organizzata pugliese. Il complesso è l’Antica masseria dell’Alta Murgia (ex Parco dei Templari) che il 4 febbraio è entrato nella gestione dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati e il 10 giugno ha aperto al pubblico con la direzione di uno dei cuochi più famosi e bravi al mondo: Gianfranco Vissani.

Una struttura con una superficie di oltre 75mila metri quadrati, il cui valore è stimato in oltre 16 milioni. Un complesso dove l’alta cucina a prezzi accessibili non è l’unica calamita della strategia di rilancio. Ieri, domenica 9 ottobre, questa struttura ha visto sfilare abiti da sposa e da cerimonia.

Quando lo Stato ha preso il bene in consegna dopo una lunga controversia giudiziaria -  ha raccontato Nunzio Trabace, che cura i rapporti con il territorio per l’Agenzia, nel corso del seminario sulla penetrazione delle mafie al Nord organizzato a Torino da Libera che ho seguito per il giornale e di cui scriverò molto nei prossimi giorni e dunque vi invito a non perdere le prossime puntate – sono cominciati i problemi. Innanzitutto abbiamo dovuto superare la sorpresa quando l’amministrazione giudiziaria ha proposto contratti a tempo indeterminato anziché contratti farsa”.

Niente rispetto al seguito. “Una trentina tra cuochi, camerieri e personale amministrativo – ha continuato Trabaceerano sorpresi di essere pagati con una regolare busta paga, abituati come erano a essere pagati in nero e senza garanzie”. Ancora poco rispetto alla sorpresa finale: gli straordinari. “Abbiamo dovuto instaurare una trattativa – ha raccontato Trabaceperché il personale chiamato al lavoro straordinario non riusciva a comprendere perché a fine serata non venisse pagato sull’unghia. Abbiamo cercato di spiegarlo e alla fine abbiamo trovato un compromesso. Anziché pagare tutto dopo, abbiamo deciso di assicurare un sistema di anticipi di cassa”.

Il caso delle Murgie non è l’unico al Sud, ha detto Trabace che però oltre non è andato anche perché, poco prima, aveva avuto un duro confronto con Nando Dalla Chiesa, docente di Scienze politiche a Milano. Trabace, infatti, ha affermato che nell’enumerare i beni sequestrati o confiscati alla mafia bisogna fare molto attenzione “per non cadere in semplificazioni e generalizzazioni”. Secca la risposta di Dalla Chiesa: allora vuol dire che non dobbiamo dare credito ai numeri che la stessa Agenzia nazionale comunica.

Un punto di mediazione sui beni sequestrati e confiscati – la cui gestione come ha ricordato l’amministratore giudiziario Antonino Dattola è complicata dalla resistenza degli istituti di credito- è stata trovata nel protocollo d’intesa tra Libera, Infocamere e Unioncamere Piemonte. L’obiettivo ambizioso è quello di realizzare, in collaborazione con l’Agenzia nazionale e le Prefetture, la mappatura dei beni confiscati in Piemonte, con riferimento alla gestione dei beni produttivi ed aziendali. "La lotta a fenomeni come usura e riciclaggio di proventi illeciti – ha affermato Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere nazionale – è quanto mai importante in un momento di crisi come quello attuale, nel quale è necessario uno sforzo comune delle istituzioni per tutelare e sostenere in particolar modo tutte quelle aziende e quegli imprenditori che svolgono il proprio lavoro onestamente ed entro i confini della legalità".

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.08 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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