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Casalesi in Umbria/1 “Se non ti comporti bene a Perugia, finisci annegato con il cemento ai piedi”

A metà settembre la Guardia di finanza umbra, guidata con rigore dal generale Fabrizio Cuneo, e i Ros dei Carabinieri guidati dal comandante Giovanni Fabi che da appena due giorni ha lasciato l’Umbria per approdare a Napoli, hanno scoperchiato una presunta associazione di stampo camorristico che stava mangiando, pezzo dopo pezzo, l’economia sana di Perugia, Pesaro, Montecatini e via di questo passo nel centro-nord.

Ho preso tempo e ho letto attentamente l’ordinanza di misura cautelare firmata dal Gip Carla Maria Giangamboni, con la quale vengono disposti gli arresti in carcere o ai domiciliari di 16 indagati. Per questo, a partire da questo servizio, dedicherò una serie di approfonditi articoli all’Operazione Apogeo (così è stata ribattezzata) che ancora una volta è sfuggita ai riflettori della grande stampa nazionale a testimonianza della cecità ormai imperante nei media che parlano di mafia ma non ne scrivono e non ne sanno analizzare i fenomeni.

Il valore dei beni sequestrati preventivamente – circa 100 milioni – fa capire subito l’anima imprenditrice di questa supposta associazione a delinquere collegata, per la Procura, al clan dei Casalesi di Villa Literno. Un’organizzazione dedita alle truffe aggravate, al riciclaggio, alla bancarotta fraudolenta, all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni finanziarie inesistenti, con l’aggravante del metodo mafioso.
La base era Perugia e da qui partivano le direttive per acquistare società in difficoltà economica che utilizzavano poi come contenitori per gigantesche truffe. Una testimonianza ulteriore che nei momenti di crisi economica – quale quella che attraversa l’Italia e il globo intero – le uniche imprese che non conoscono crisi sono quelle targate “mafia”. E una testimonianza di come ormai non esista più alcuna isola felice né in Italia né all’estero.

Il capo era Giuseppe D’Urso,un tipino fino che il 25 ottobre 2010 viene pizzicato dai Ros di Perugia in compagnia di Armando Diana, nipote di Rosalba Schiavone, sorella di Francesco detto “ricciarello” e moglie di Elio Diana arrestato nell’Operazione Spartacus, e Salvatore Martello Noviello, marito di Annunziata Schiavone e fratello di Liliana Martello Noviello, moglie di Antonio Schiavone uomo di fiducia di Francesco Schiavone, tristemente noto come Sandokan.

Il “tipino fino” parlando il 5 gennaio 2011 con la compagna Serena Vitaliti ammette di aver beneficiato di ingenti somme di denaro in modo illegale da “quelli là sotto”, vale a dire dai Casalesi, definiti dallo stesso D’Ursoi peggiori assassini d’Italia”.

E cosa fa D’Urso, che altro non sarebbe se non un semplice anello nella catena nazionale e internazionale del riciclaggio dei Casalesi secondo i pm e gli investigatori? Immette nel sistema economico regionale, attraverso la creazione di società italiane ed estere, alcune delle quali inesistenti, ingenti capitali per acquistare attività commerciali nel settore alberghiero, della ristorazione e dell’edilizia.

Queste imprese e società, acquistate quando erano in difficoltà, venivano successivamente utilizzate per una serie lunga di truffe mediante emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Per spiegare i metodi con il quali questa presunta associazione camorristica operava a Perugia, basti la testimonianza di uno dei principali teste, tal Gennaro De Pandi, utilizzato come prestanome dall’allegra brigata, che stufo delle continue minacce e intimidazioni, ad un certo punto vuota il sacco con gli inquirenti, dichiarando che “doveva stare attento a come si comportava perché altrimenti sarebbe finito annegato con il cemento ai piedi” e inoltre “che non doveva alzare la testa perché era una testa di legno”.

E’ lo stesso De Pandi, che a un certo punto diventa amministratore di varie società in cambio di una retribuzione di 3.500 euro mensili, che parla di bilanci falsi, di visite a Villa Literno e di un milione da investire nell’edilizia a Perugia.

E’ sempre lui a svelare il meccanismo delle false società estere ma di questo scriverò domani.

1 – to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.08 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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