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Esclusivo/ Angela Napoli: “A Reggio Calabria guerra tra bande interna alla magistratura antimafia”

Una guerra tra bande, interna alla magistratura antimafia calabrese.

Non è “la” verità ma “una” verità: quella di Angela Napoli, da Taurianova, parlamentare di lungo corso, ora nel Fli, membro storico della Commissione parlamentare antimafia.

Quattro giorni fa ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della giustizia Nitto Palma domani a Reggio (chiunque la può leggere sul sito www.angelanapoli.blogspot.com) in cui sostanzialmente chiede cosa stia succedendo all’interno della Procura reggina.

Non ve la faccio lunga perché su questo umile blog (indegnamente richiamato anche nell’interpellanza parlamentare) e sul Sole-24 Ore ho scritto decine e decine di articoli sul’argomento.

Il merito (con ritardo condito da legittimo opportunismo politico ma pur sempre merito ) di Angela Napoli è stato uno: rompere l’indecoroso e ipocrita muro di omertà e silenzio che pervade la politica e la classe dirigente reggina.

Mai come ora Reggio Calabria è una città impaurita e sgomenta. Nessuno ha o ha avuto il coraggio di avanzare neppure il più piccolo dubbio su quanto sta accadendo negli ultimi mesi (eppure chi conosce gli uffici giudiziari reggini sa che la frattura all’interno della Procura di Reggio è datata anni). Nessuno tra i miserevoli politici locali ha alzato il dito neppure quando la possibilità di uscire allo scoperto e dire la propria è stata servita su un piatto d’argento con l’intervista di lunedì scorso di Calabria Ora al timido e riservato ma sorprendentemente cazzuto Procuratore generale della Repubblica Salvatore Di Landro, che evidentemente non ce la faceva più di ingoiare una verità a senso unico.

Ed è – come sto scrivendo da mesi e mesi – proprio la sua Procura generale a essere stata immediatamente (e ad essere ancora) nel mirino della ‘ndrangheta: intorno ai suoi uffici nasce la strategia della tensione politico-mafioso-massonica (si ricordi l’attentato del 3 gennaio 2010) e lì si continueranno nelle prossime settimane e mesi a toccare i nervi scoperti di quella putrida matassa che governa Reggio. I procedimenti si susseguono e alla sbarra ci sono rappresentate tutte le cosche.

E ora veniamo all’intervista che ho fatto in occasione della visita che Nitto Palma dovrebbe (e sottolineo dovrebbe) fare domani a Reggio.

Onorevole Napoli perché ha rotto il muro di omertà e ipocrisia proprio ora?

Perché l’interesse principale del ministero governato ora da Nitto Palma ma prima da Angelino Alfano è quello di indagare sulle Procure che toccano gli interessi del loro capo Silvio Berlusconi. Nulla invece fa il ministero nei confronti di quelle Procure in prima linea nella lotta alla mafia, come Reggio Calabria, dilaniata da una guerra tra bande.

Non mi dica che un politico di lungo corso come lei crede davvero a Babbo Natale e che dunque gli ispettori o la visita del ministro possano davvero risolvere qualcosa.

La visita di Nitto Palma, ammesso e non concesso che davvero domani 26 scenderà a Reggio, sarà solo una passerella mediatica. E’ in difficoltà. Prima doveva scendere, poi non più. Poi il 20, ora il 26. Mah! Credo che Nitto Palma non potrà prendere posizione perché da una parte è guardato a vista dal segretario del Pdl ed ex ministro Angelino Alfano che ha necessità di salvaguardare Pignatone Giuseppe, dall’altra si sa che Palma è stato collega di Alberto Cisterna.

Già Cisterna il corrotto, amico della cricca di cui fanno parte anche Mollace e Macrì e chissà chi altro.

Non voglio entrare sui fatti attuali dei quali chiedo appunto che si faccia chiarezza ma va dato atto che questi magistrati fino a ieri hanno svolto un lavoro estremamente positivo nella lotta alla ‘ndrangheta.

Torniamo alle guerra tra bande. Fa venire i brividi se riferita a una Procura…

Ma è così. C’è una guerra tra bande che inficia la bontà di qualsiasi operazione antimafia. Una guerra tra bande all’interno dell’antimafia reggina nella quale rientra anche il rapporto tra le due Procure reggine.

In che senso.

Nel senso che dopo il primo attentato e poi il successivo sotto casa di Di Landro non mi pare che ci sia stata una chiara intesa e armonia tra i vertici delle due Procure.

E questo perché, secondo la sua opinione?

Ma perché sono abissalmente diverse le visioni della lotta alla ‘ndrangheta tra Pignatone e Di Landro.

E in tutto ‘sto bordello chi ne beneficia?

E secondo lei? La ‘ndrangheta. Quella delle cosche militari che non vengono colpite visto che l’attenzione è rivolta necessariamente solo ad alcune altre e quella della borghesia mafiosa, la zona grigia. Nella mia interpellanza l’ho scritto chiaro e tondo. Vanno bene i colpi alle ali militari ma i colpi alla zona grigia, ai colletti bianchi, alla borghesia mafiosa dove sono? E dire che le indagini ci sono, tutti a Reggio sanno che alcuni magistrati su questo stanno lavorando da tempo ma…

Ma…

Ma la politica e la classe dirigente dormono sogni tranquilli.

Ah che bello. Torniamo sulla guerra tra bande. Se c’è una guerra c’è un obiettivo: qual è secondo la sua opinione?

Lo scopo ultimo è legato solo ed esclusivamente all’acquisizione di poteri e cariche più prestigiose da parte di qualcuno (inutile cercare di farle dire chi, ndr).

Se c’è una guerra ci saranno anche vincitori e vinti

Chi uscirà sconfitta sarà la lotta alla mafia. Non solo. Ho l’impressione che sul campo potrebbero restare le vittime sbagliate.

Allora forse la visita del ministro può servire a rasserenare il clima.

Ormai è troppo tardi per mediare. Ci sono denunce reciproche, ci sono carte, ci sono inchieste, ci sono indagini…

Ci sono pentiti…

Ah i pentiti…

Ah i pentiti, appunto.

Bisognerebbe verificare l’attendibilità di questi pentiti. Se il fine ultimo della gestione dei pentiti è quella di aumentare i veleni stiamo freschi. Vuol dire che la Giustizia è davvero alla frutta. La gestione dei pentiti deve garantire un risultato con il riscontro inattaccabile di quel che dicono.

Ma c’è il nano ghiacciato, Lo Giudice, che parla, parla, parla…

Guardi, voglio essere chiarissima. Hanno fatto diventare Nino Lo Giudice boss di mafia ma era lo “zio nessuno”. Lo hanno fatto diventare collaboratore di giustizia dopo una settimana e questo fa capire tante cose (ma Napoli non vuole andare oltre ndr)

Fortuna che c’è la libera stampa calabrese…

Non mi faccia parlare.

No parli altrimenti che l’intervisto a fare?.

 Calabria Ora contro Pignatone, Il Quotidiano della Calabria contro Cisterna e la Gazzetta del Sud che, come al solito, non interviene proprio.

E allora, cari amici di blog vi lascio con queste parole che inneggiano alla libertà di stampa. Aridatece er puzzone (ah dimenticavo, non perdetevi la puntata di domani).

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.08circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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