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Ricostruzione post terremoto in Umbria: irrompono Procura e Gdf mentre all’appello mancano due miliardi

Un comunicato stampa,  piovuto chissà perché nelle redazioni con quattro giorni di ritardo rispetto allo svolgimento dell’operazione, avvertiva che il 1° luglio la Guardia di finanza di Perugia aveva sequestrato l’intero borgo di Giove di Valtopina: 55 unità abitative per un valore di circa 5 milioni. La Procura di Perugia ha scoperto gravi irregolarità nell’edificazione, a partire dal rispetto delle norme antisismiche.

La vicenda – seguita agli albori anche da Striscia la notizia oltre che da molti giornali europei, giustamente scandalizzati dal fatto che il cuore verde d’Italia potesse essere sfregiato da tanta incuria – è saltata fuori quasi per caso. Nel 2009 la Gdf di Foligno aveva scoperto che nel comune di Nocera Umbra, confinante con quello di Valtopina, c’era una discarica abusiva con rifiuti pericolosi.

Gira che ti rigira, i finanzieri scoprirono che i rifiuti depositati nella discarica abusiva provenivano da un cantiere utilizzato per la ricostruzione post-terremoto dell’intero borgo di Giove. A distanza di quasi 14 anni dallo sgombero delle abitazioni, le persone che vi alloggiavano sono ancora sistemate nei container. Il Comitato “Pro-Giove” denunciava irregolarità dal 2004, accendendo la luce su un borgo stupendo, che rischia di morire insieme ad altri meravigliosi angoli di storia e tradizione umbra se gli interventi tarderanno ad arrivare. La Giustizia ha cominciato ad arrivare a Giove di Valtopina con 7 anni di ritardo. Non c’è che dire: se il settore privato si muovesse con la stessa velocità, in Italia non esisterebbe una sola attività economica. E il paradosso è che ormai siamo abituati a pensare: “meglio tardi che mai”.

A parte la scontata dabbenaggine del nostro Paese, l’unico in grado di farsi del male da solo a fronte di un patrimonio artistico, naturale e culturale senza eguali al mondo, c’è da riflettere oltre questo caso. Perché non bisogna credere che sia isolato.

Spello, Assisi e Foligno – tre gioielli duramente colpiti dal terremoto del 26 settembre 1997nel corso del quale 22mila persone persero casa – sono stati ricostruiti ma in Umbria ci sono ancora container: in tutto 15 e se voleste farvi un giro nei siti di informazione umbra che pubblicano le foto, c’è da giurare che anche voi provereste lo stesso senso di frustrazione che ho provato io.

Secondo la Regione il costo della ricostruzione (finora) è stato di quasi 3,2 miliardi ma ne servirebbe ancora uno e mezzo per completare gli interventi. Dalla Regione tengono però a precisare che: "le ulteriori necessità sono relative ad un patrimonio edilizio costituito da seconde abitazioni o da attività produttive in esercizio senza agibilità", in pratica interventi non di prima necessità. Come riporta un’inchiesta del Sole 24 Ore Centronord del 1° giugno, la presidentessa della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha precisato che "in Umbria la ricostruzione post sisma è finita, e da tempo".

Sarà anche ma intanto il 15 dicembre 2009 la zona del Marscianese fu colpita da un altro violento sciame sismico, lasciando ancora oggi senza un’abitazione agibile 543 persone su 675. Qui Marini ammette: "In questo caso purtroppo devo lamentare ancora l'assenza di precise risposte da parte del governo circa i Fondi per la ricostruzione. Più volte sono stati assunti impegni in proposito, ma ancora non vi è nulla di certo". Il sindaco di Marsciano, Alfio Todini, si sfoga con il Sole-24 Ore Centronord: "Se ci mettessero nelle condizioni noi sapremmo fare bene ed in fretta".  Marsciano sono arrivati 12 milioni su 286 stimati. Quando arriveranno gli altri? Boh! La Regione si è detta disponibile ad anticipare le risorse per un mutuo da 12-15 milioni all’anno. Il resto dovrebbe gravare sul bilancio dello Stato ma con i chiari di luna che corrono c’è da chiedersi per quanti anni ancora gli umbri dovranno continuare a subire disagi, anche perché ci sarebbe ancora da fare qualche “ritocchino” per il passato.

Il 21 settembre 1979, infatti, una scossa colpì Norcia e la Valnerina e gli sfollati furono 4.531, alloggiat in 1.682 container. Tutti rientrati in casa, ma oltre ai 160 milioni già spesi ne servirebbero altri 75 per completare l’opera. Nell’82 e nell’84, in Umbria ci furono 5.424 sfollati a causa di altre scosse di terremoto. La ricostruzione è costata circa 152 milioni ma per la Regione ne mancherebbero altri 90 per terminare i lavori.

Facciamo i conti della serva. Un miliardo e mezzo per il terremoto del ‘97, più 274 milioni per la “coda” di Marsciano, più 165 milioni per gli “strascichi” del ’79, dell’82 e dell’84. In tutto fa circa due miliardi (senza contare gli interessi sul debito). Sono pronto a giurare che sarà un esercizio contabile che non appassionerà il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

A perderci, come sempre, sarà il sistema-Paese perché un borgo non fa primavera: per un intervento non riuscito sul quale la Procura di Perugia ha acceso doverosamente i riflettori, ci sono migliaia di interventi post-terremoto riuscitissimi in Umbria. Ne sono testimone diretto: anche il paese dove passo lunghi periodi della mia vita (il mio sangue, per metà, è umbro) è stato seriamente danneggiato e ben ricostruito. Da subito e senza piangere.

r.galullo@ilsole24ore.com

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