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ESCLUSIVO/5 Lo Giudice: a Reggio nessun magistrato corrotto – La latitanza del Supremo e il casinò in città

Cari amici oggi voglio introdurre l’interrogatorio che il Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone, il sostituto Michele Prestipino Giarritta e la sostituta Beatrice Ronchi hanno condotto l’11 novembre 2010 con il pentito Nino Lo Giudice.

I tre chiedono a Lo Giudice se sa o ha conoscenza di poliziotti, carabinieri, forze dell’ordine, magistrati vicini alla ‘ndrangheta.

Attenzione: le domande vengono dopo un interrogatorio (il primo, del 13 ottobre) nel quale lo stesso Lo Giudice dice che i magistrati Alberto Cisterna (Dna) e Francesco Mollace (ex Dda, ora Procura generale di Reggio) lui e il fratello li conoscono come si può conoscere uno spazzino (si veda in archivio il mio post del 16 maggio)! E pochi giorni prima dell’improvvisa e stupefacente memoria che lo stesso Lo Giudice troverà sempre su Cisterna e Mollace e che strada facendo e fino all’ultimo memoriale fuori tempo massimo, diventeranno compagni di merende! 

Pignatone lo avverte: guardi che la domanda è “molto seria”. E Nino risponde: “no, no, no veramente io non sono a conoscenza che, può essere pure che ci sono sicuramente e ci saranno poliziotti e Magistrati vicino alla ‘ndrangheta però …”.

E qui si inserisce Prestipino Giarritta: “no vicino come avevamo detto con il ruolo”.

E allora a questo punto conviene riportare il dialogo

Lo Giudice Antonino: con il ruolo, con ruoli specifici io non posso dirlo, non posso dare giudizi.

Pignatone: non lo sa.

Lo Giudice Antonino: non so.

Pignatone: e vicini che è una cosa diversa?

Lo Giudice Antonino: vicini come?

Prestipino Giarritta: vicini quelli che fanno favori.

Lo Giudice Antonino: guardate unno tante volte può dire pure una cosa e poi sbaglia, sbaglia nel senso che non è come la vede lui, ma è ben diversa io la posso pure dire però non …

Pignatone: lei la dica e poi noi verificheremo.

Alt. Qui mi fermo, perché il colloquio continua parlando di alcuni magistrati ma provando profondo disgusto per il gioco al massacro e allo sputtanamento senza contraddittorio, ovviamente non mi presto al gioco e questa parte dell’interrogatorio la tengo per me.

LE RAPINE IN BANCA

L’11 novembre 2010 Nino Lo Giudice, sempre nel corso dell’interrogatorio, fa lo spiritoso. “Na domanda non ma faciti?” dice.

E visto che nessuno lo fila, prosegue: “Va bene allora dico io qualche altra cosa visto che voi non mi volete fare. Allora devo dire che durante la latitanza di Condello Pasquale mi provocò, no mi provocò mi disse se io potevo sapere … se c’era una possibilità sopra del Comunale dove c’è la … diciamo quello spazio che c’è la Monte dei Paschi non lo so che cosa fa, che c’è una banca, se potevo se mi potevo informare se c’era qualche possibilità di scassinare una, di entrare dentro questa banca in quanto sotto c’era un caveau, un caveau così si chiama? E … ma io gli dissi, in quanto lui diceva che aveva gente bravissima e che poteva intervenire, e allora gli ho detto io poi vediamo, cioè prendevo tempo anche per sapere, per capire di più che cosa voleva da me e quindi presi molto tempo dopodiché di questa occasione casualmente dopo una settimana gli scassinarono a Caterini Giuseppe nel, nella gioielleria e gli prendevano tutto, tutto, e quindi Luciano aveva, diciamo, dei dubbi su Pasquale Condello che potesse, che potrebbe avere …”

E qui Giuseppe Pignatone dice: “che non aveva potuto impiegarli per la banca… e poi … gli specialisti”.

Lo Giudice si butta: “sì, li abbia impiegati là, e il suo alibi, il suo alibi secondo Luciano era che era diciamo nelle mie mani che Pasquale Condello era con me e quindi si è fatto un alibi ben preciso in quanto anche, diciamo, un mese prima, venti giorni prima mi mandò da Criaco Santa la mamma di questo Giuseppe Caterini che ancora ritornava sul fatto dei soldi dati a mio padre e a sua volta dati a Criaco Santa se poteva raccimolare qualche cosa in quanto non aveva da mangiare, le ho detto io alla Criaco Santa “guarda commare”, perché abbiamo un San Giovanni, vedi che c’è questo discorso dimmi tu che cosa devo fare”, gli ho detto io Pasquale soldi non ce ne stanno, se poi li volete mandate là a qualcuno parlate con lei perché io non voglio responsabilità; lì non mandò più a nessuno da questa Criaco Santa e la cosa, diciamo, morì in quel modo”.

La latitanza, insomma costava e per pagarla, anziché l’assalto a un caveau, meglio cavarsela con una gioielleria scassinata. E qui Pignatone rende pane per focaccia e se la cava, prima di finire all’interrogatorio alle 17.08, con una battuta:”… il Dottore Prestipino continua a non farle domande”. E Lo Giudice: “Fatemi una domanda Dottore!

UN CASINO A REGGIO!

Infine una curiosità. Forse molti di voi sanno che per aprire un casinò c’è bisogno di una legge. Non a Reggio Calabria dove, secondo voce di popolo e perfino secondo Nino Lo Giudice, la cosca Condello gestisce il gioco d’azzardo legale attraverso il nipote del Supremo, Domenico Condello, detto il “mastino” (perché Nino supino dice che ha la faccia proprio come un cane mastino).

Ma un casinò ve lo sareste mai immaginato? Ed è proprio Lo Giudice a spiegare per filo e per segno tutto a Giuseppe Pignatone.

La cosca Condello gestisce il gioco legale attraverso le macchinette dei Valle, altra cosca di Archi, il cuore della ‘ndrangheta reggino, da tempo trasferitasi in Lombardia (a cavallo tra la provincia di Milano e quella di Pavia). “I Valle avevano delle amicizie a Napoli su un grosso, diciamo, industria per le macchinette e quindi sono, diciamo, hanno preso questi contratti con i Condello a Reggio e hanno fatto, diciamo, una società distributrice di macchinette”, afferma testualmente Lo Giudice.

E quello che L
o Giudice
chiama mini-casinò? Sapete dov’è? Lo spiega lui: “…dove finisce il tappeto roulant parte alta, c’è il casinò”.

Se volete fare una puntatina….Ma fate attenzione alle retate (se vi saranno).

5– to be continued (le precedenti  puntate sono state pubblicate il 16, 17, 18 e 19 maggio)

r.galullo@ilsole24ore.com

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