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ESCLUSIVO/6 Bomba al pm antimafia Cisterna e incontri clandestini nel nuovo memoriale di Nino Lo Giudice

Cari amici di blog il 30 novembre l’infaticabile Nino Lo Giudice, colui il quale, a parte il terremoto di Reggio, sì è autoaccusato di ogni tragedia o quasi, sostiene un nuovo interrogatorio nel carcere romano di Rebibbia alla presenza di Giuseppe Pignatone, del procuratore aggiunto Michele Prestipino Giarritta, di Renato Cortese Capo della Squadra mobile di Reggio Calabria e dell’avvocato Fernando Catanzaro del Foro di Roma.

Il suo debutto è questo: voglio fare dichiarazioni spontanee.

Prego, si accomodi: “Allora … io sono a conoscenza che Luciano, mio fratello Luciano, aveva dei contatti con il dottore Alberto Cisterna in quanto in precedenza gli era stato presentato da Antonino Spanò e so che in una, in una questione che riguardava una barca del dottore Alberto Cisterna si impegnò sia Nino Spanò che Luciano, mio fratello, di andare a recuperare una barca che si trovava mi sembra o a Barcellona o … comunque nei pressi di Messina, in quanto chi l’aveva in custodia questa barca pretendeva 5.000,00 euro se sbaglio non faccio, in più di quanto doveva dare il dottore Alberto Cisternace l’aveva lì in custodia in quanto in precedenza forse, se non ricordo male, se l’aveva comprata siccome ha ritardato di andare a ritirarla questo qui, questa persona che non so come si chiama pretendeva 5.000,00 euro in quanto la barca era in sua custodia e aveva fatto, diciamo, dei lavori non lo so di preciso che cosa e comunque sia Spanò che Luciano sono andati a Milazzo, mi sembra a Milazzo hanno chiamato a questa persona non gli hanno dato soldi, si hanno preso la barca e l’hanno portata a Reggio Calabria, poi …”.

Andando avanti con l’interrogatorio, Lo Giudice racconta persino di una bomba che sarebbe stata messa, tra il 2000 e il 2001, nella barca di Cisterna e che però non sarebbe esplosa. C’è anche il nome del possibile autore, che ha ancora un’attività commerciale sulla via della Marina a Reggio Calabria. Sarà facilissimo interrogarlo e forse ne sapremo qualcosa di più. Così come sarà facile controllare ogni movimento dello stesso Pm dal ’94 a oggi. Da quell’anno, infatti, vive sotto scorta e gli uomini che si sono alternati alla sua tutela potranno dunque essere interrogati. E poi ancora: se c’era una bomba ci saranno stati degli artificieri intervenuti sul posto e dunque ci sarà da qualche parte una relazione sull’accaduto. O forse la bomba si è sciolta come neve al sole e non ha lasciato traccia?

In attesa dei riscontri cosa farebbe un giornalista? Chiamerebbe Cisterna per sentire la sua campana. Io l’ho fatto. “Non ho barche – dichiara – ma avevo un gommone di 5 metri custodito nel cantiere di Reggio laddove lo tenevano magistrati e Forze dell’Ordine”. E sta barca a Milazzo? “Mai avuta. Chissà con chi mi avrà confuso” è la risposta secca. E l’attentato? “Se non avevo la barca di cosa stiamo parlando?”, risponde Cisterna.

Tutto questo al lordo del fatto – è bene chiarirlo – che non è un reato avere una barca. A meno che non sia averla a Milazzo. E anche al lordo del fatto che Lo Giudice non spiega perché questa bomba sarebbe stata messa.

Ma andiamo avanti perché negli improvvisi ricordi del 30 novembre Lo Giudice tira ancora in ballo Cisterna. E dice che suo fratello Luciano, intorno al 2006/2007, fu fermato a Lazzaro in Ferrari, dai Carabinieri, e si appellò a Cisterna perché non gli rompessero gli zebedei. Bene: anche questo si potrebbe verificare. I tabulati telefonici con gli incroci degli ultimi anni di Cisterna, elaborati dal consulente delle Procure Gioacchino Genchi, sono a disposizione, credo, non solo della Procura di Catanzaro. Basta vedere come si agganciano le celle e il gioco è fatto. Qualcuno, inoltre, avrà ricevuto sta telefonata in caserma e potrà dire – ammesso e non concesso che sia un reato anche questo – se Cisterna abbia chiamato e per dire cosa. Io intanto l’ho fatto direttamente con il pm. “Excuse me, mister Cisterna, ha mai telefonato per sponsorizzare l’emulo di Fernando Alonso?” “Come? Ma vuole scherzare?” è stata la risposta.

IL LIBRO DI GENCHI

Andiamo avanti con il verbale di Lo Giudice: “Sono a conoscenza anche che nelle tante occasioni che Luciano è salito a Roma appositamente a trovare il dottore Alberto Cisterna gli è stato presentato uno dei servizi segreti che, se sbaglio non faccio, si chiama Sellario o Stellario o Sellerio non mi ricordo di preciso il nome, questo nome, questa cosa me l’ha detto mio fratello molto prima che è stato arrestato e che gli è stato chiesto da Alberto Cisterna se gli poteva fare avere due schede telefoniche e due telefoni nuovi in quanto li doveva regalare a questa persona dei servizi segreti, so anche che è stato a Siena o a Pisa insieme ad Alberto Cisterna a trovare a questa persona qui dei servizi segreti non so il motivo. E poi voglio dire un’altra cosa per quanto riguarda l’avvocato Gatto nelle tante occasioni quando era difensore di Luciano io ho visto un libro sul tavolo sulla sua scrivania che mi sembra che si chiama “il Caso Genchi”, il “Caso Genchi” in quanto Luciano in precedenza mi aveva chiesto dei libri e allora gli ho domandato all’avvocato Gatto di che cosa si trattava e lui mi disse: “compratelo e leggetelo ci sono tantissime cose”; io a questa cosa ho comprato due copie di questi libri di cui una l’ho mandata a Luciano e una ce l’ho a casa io, Luciano dopo un po’ dieci/quindici giorni mi manda una lettera con l’avvocato Gatto …” Pignatone dice: “Dal carcere quindi”. E Lo Giudice: “sì, sì. Mi manda una lettera con l’avvocato Gatto e mi fa notare che in una pagina, non mi ricordo in quale pagina, c’era questo signore di nome Sellario, Stellario non mi ricordo come si chiama e parlava di questi telefonini e lui mi fece notare che quei telefoni, tutte quelle cose, li stava rivivendo in quanto i telefoni glieli aveva fatti avere lui. quel tipo di telefonini, siccome anche in questo libro si parla di scambi di telefonini, di schede e di tante altre cose e quindi Luciano intuì che quei telefonini o simili a quelli erano di Luciano in quanto in precedenza erano stati chiesti da Alberto Cisterna”.

Altra domanda a Cisterna: “Scusi, mai stato a Pisa o a Siena e a proposito dei telefoni che mi dice?”. La risposta: “A parte il fatto che a Siena o a Pisa o a Pistoia o a Grosseto mai sono stato con Luciano Lo Giudice, faccio notare che sono il responsabile in Dna del servizio intercettazioni. Sarebbe il primo caso in cui i servizi segreti anziché fornire ricevono schede telefoniche”. Addio, clic.


IN PISTA ENTRA ANCHE MOLLACE

Detto, per l’ennesima volta, che mi limito a registrare le dichiarazioni di Cisterna senza prendere posizione per nessuno, ecco che il 30 novembre, sempre a sorpresa, entra anche Francesco Mollace.

E qui mi fermo un attimo e continuo a registrare: Mollace è l’uomo che, all’epoca in Dda di Reggio, il 12 febbraio 2008 cattura Pasquale Condello, grazie all’aiuto fondamentale del fratello Luciano e (apprendiamo dal memoriale) anche dello stesso Nino Lo Giudice. Il secondo, Cisterna, è colui il quale, come abbiamo visto, fa da ponte tra il Sismi (servizi segreti militari) e Luciano Lo Giudice, che li conduce vicino-vicino al covo del Supremo (si veda il mio post in archivio del 18 maggio).

Ora: 1) se anche Cisterna avesse avuto rapporti con Luciano Lo Giudice e/o con uomini dei servizi segreti, a Siena, Pisa, Valmontone o Canicattì, sarebbe del tutto logico?; 2) guarda caso la memoria torna (oltre che improvvisamente), su due magistrati parte attivissima nella cattura del Supremo che, scoperto di essere stato tradito dai Lo Giudice, se non ci fosse stato il pentimento da tragedia, lo avrebbe triturato come una carota nel minipimer; 3) a lume di logica i motivi di risentimento della famiglia Lo Giudice verso questi due magistrati che loro immaginavano potessero garantire chissà quale salvacondotto, sono altissimi.

Ed ecco il ricordo che coinvolge Mollace: “sì, sempre dopo avere rotto con Rosmini e quindi … fece dei lavori a Calamizzi, credo il dottore Mollace gli abbia dato una mano nel senso che … per ottenere, diciamo, quest’area diciamo alle spalle della stazione, e quindi Luciano fino al suo arresto, il giorno del suo arresto lo aiutò sempre, e quindi è nata un’amicizia con Nino Spanò che poi piano piano gli presentò il dottore Neri, gli presentò il dottore Mollace, gli presentò il dottore Alberto Cisterna e quindi piano piano presero un’amicizia stretta … e devo dire anche un’altra cosa che Luciano, con me è capitato una volta sola, Luciano una volta mi fece andare con lui a casa del dottore Mollace, mi pare nel periodo natalizio e gli portò una cesta, e stettimo lì una mezzoretta parlavano con Luciano, io sempre, diciamo, in disparte  in quanto io non lo conoscevo personalmente, non avevo quella amicizia che aveva Luciano anche dopo di questa occasione Luciano mandava dei cesti sia ad Alberto Cisterna, sia al dottore Neri, sia al dottore Mollace a tutta questa gente che era vicina a Nino Spanò”.

Secondo voi cosa ho fatto? Ho chiamato Mollace e la sua risposta è stata secca: “Scusi Galullo, sono in udienza. Le posso dire una sola cosa. A parte il fatto che sono 16 anni che non faccio un passo senza la scorta, le sembra possibile che a casa mia faccia entrare i fratelli Lo Giudice?

Io non lo so. Registro. Racconto. E presto tornerò da voi.

6 to be continued (le precedenti  puntate sono state pubblicate il 16, 17, 18, 19 e 20 maggio)

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • galullo |

    Egregio a indagare sul pentito è la Procura di Reggio come abbiamo visto. La Procura di Catanzaro indaga solo quando i magistrati della Procura di Reggio sono parti lese e offese da reati o sono sospettati loro stessi di essere autori di reati. Effettivamente c’è da chiedersi se la competenza, fino in fondo, non sia però della Prpcura di Catanzaro e dunque anche nella gestione dei (supposti) pentiti,
    Quanto ai commenti, lo ripeto: cosa c’è da commentare? Oramai le parole sono inutili. L’importante è che i miei servizi continuino a essere letti da miglia di persone al giorno. Questo è fantastico! Senza contare l’effetto moltiplicazione di network e siti che riprendono
    cari saluti e a presto
    roberto

  • Francesco caroselli |

    Dopo la lettura di questi post il malditesta regna sovrano (o supremo?).
    Cmq cosa possiamo concludere per ora?
    Suppongo che inizialmente Lo Giudice cominci a dire la verità, una verità che agevola la cattura di Condello.
    Non dobbiamo però pensare che sia un pentimento “spirituale” e profondo, probabilmente è solo una vendetta o cmq una manovra delle altre famiglie per limitare lo Strapotere del supremo nella provincia.
    Ma questo non ci importa, se anche Lo Giudice avesse collaborato con dei secondi fini (sopra esposti) l’importante è che le sue parole siano veritiere e verificabili ed agevolino la giustizia.
    (Forse le altre famiglie hanno proposto al tragediatore anche una sorta di “ricompensa” a lui e alla sua famiglia, chi lo sa)
    Poi c’è la seconda parte della collaborazione dei Lo Giudice che è ancora piu tragica della prima, se da un lato è infatti altamente probabile il risentimento del collaboratore di giustizia verso i giudice che non l’hanno protetto, non si può semplicemente archiviare queste dichiarazioni come fango.
    Anzi proprio per tutelare il buon nome dei magistrati chiamati in causa, e di tutta la magistratura in generale, bisogna andare a fondo alla vicenda e chiarire se le dichiarazioni di Lo Giudici sono vere…
    come ha fatto notare lei Galullo certe verifiche sono abbastanza immediate e spero che vengano fatto presto.
    A tal proposito devo porgerle una domanda: ma chi indaga su queste dichiarazioni? Tenendo presente che dubito che possano farlo i colleghi di procura dei magistrati chiamati in causa.
    PS-ha notato che quando scrive di questi fatti cosi spinosi i commenti sono scomparsi?
    Paura o disinteresse?
    Entrambe deleteri fra l’altro

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