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ESCLUSIVO/4 Guerre tra magistrati a Reggio Calabria secondo il pentito Lo Giudice e tariffario degli attentati

Cari amici di blog vi rimando ai post finora pubblicati nelle ultime ore e parto subito con la nuova puntata su ciò che il pentito “tragediatore” Nino Lo Giudice racconta il 13 ottobre 2010 nel primo interrogatorio nel carcere romano di Rebibbia alla presenza, tra gli altri, del capo della Procura di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone.

Rivolgendosi proprio a quest’ultimo, gli riporta che cosa gli raccontava Nino Spanò, titolare del cantiere nautico in cui teneva le barche mezza Reggio Calabria. “Diceva che c’era una guerra tra voi, Mollace e tanti altri … Dottore”: ecco le dichiarazioni alle quali Pignatone risponderà con uno svogliato e irritato “sì, sì”, prima che Lo Giudice prosegua dicendo che “nel mezzo …c’era finito …è andato Luciano che era amico di Mollace e di Cisterna, io non lo so Procuratore…”. Amico, abbiamo visto, come si può essere amici di uno spazzino.

E qui vale la pena di riportare integralmente lo stralcio dell’interrogatorio.

Lo Giudice Antonino: Spanò lo dice Spanò, e allora tutto questo, tutto quello che è successo (incomprensibile)no quello che è successo, allora tutte queste cose sentendo all’avvocato … l’avvocato Pellicano che sia a Spanò queste cose mi hanno offuscato completamente, tipo provavo un odio verso di voi … mi dovete scusare Procuratore però …

Pignatone: sono assolutamente sereno e tranquillo.

Lo Giudice Antonino: io sono … no…

Pignatone: è un fatto!

Lo Giudice Antonino: allora mi ha offuscato diciamo la mente, la mente che mi ha portato a compiere delle cose o fare compiere delle cose e adesso capisco che non siete voi. (incomprensibile)

Pignatone: alla Procura Generale?

Lo Giudice Antonino: alla Procura Generale. Alla Procura Generale e (incomprensibile) all’avvocato … ah al Procuratore di Reggio Leandro

Pignatone: Di Landro

Lo Giudice Antonino: Di Landro perché ritenevo … ah di Di Landro parlava anche Spanò di Di Landro allora tutta questa cosa …

Pignatone: parlava in che senso scusi, che era coinvolto in questa guerra?

Lo Giudice Antonino: no, no che fra di voi avevate questa guerra e che di mezzo è andato Luciano perché era amico o dell’uno o dell’altro e che c’era questa cosa quindi … Procuratore mi dovete scusare, ma io devo dire la verità non posso non posso mentire. Dopodiché Procuratore ho fatto lasciare un bazooka vicino al Ce.Dir. è stato un regalo per voi.

Pignatone: grazie.

Lo Giudice Antonino: mi dovete scusare…

Pignatone: no, no, non è questione di scusare…

Lo Giudice Antonino: (incomprensibile) però …

Pignatone: e allora?

Lo Giudice Antonino: Luciano … allora voglio che voi mi capite che Luciano non c’entra niente in questa storia, Luciano non c’entra niente.

Dr Pignatone: ma scusi cominciamo da … visto che ci siamo arrivati …

Lo Giudice Antonino: qualsiasi domanda mi volete fare io …

Pignatone: no, lei ha detto che …

Lo Giudice Antonino: … io vi rispondo.

Pignatone: “ho fatto mettere una bomba alla Procura Generale” quindi siamo a gennaio, giusto? 3 gennaio, Di Landro in tutta sta cosa se i colpevoli … tra virgolette eravamo io, il dottore Prestipino, la dottoressa Ronchi e che c’entrava Di Landro?

Lo Giudice Antonino: e Di Landro e Di Landro esattamente.

Pignatone: perché era amico nostro diciamo.

Lo Giudice Antonino: era amico vostro.

Nell’interrogatorio Nino Lo Giudice addossa poi ad Antonio Cortesetuttecose”, come direbbero a Catania: la bomba alla Procura generale, quella sotto casa di Di Landro, la telefonata anonima per avvertire che sotto la Procura c’era un bazooka. Tutto. Anche la trattativa per portare Samuel Etò dal Barcellona all’Inter. Ma per Cortese non sono stati trovati riscontri come autore materiale.

 IL TARIFFARIO DEGLI ATTENTATI

Alle 17.05 del 13 ottobre 2010, dopo una breve e sintetica verbalizzazione, riprende l’interrogatorio di Nino Lo Giudice nel carcere romano di Rebibbia.

Il capo della Procura di Reggio Calabria, per prima cosa, gli chiede se abbia pagato Antonio Cortese.

La risposta è fantastica ed è la prova provata che essere un criminale conviene: si rischierà pure, ma si guadagna in un giorno quanto il direttore di un ufficio postale a fine mese! “Mille, millecinquecento euro” è la risposta laconica di Lo Giudice. Per ognuna delle occasioni o complessivamente, rilancia Pignatone. E qui Lo Giudice filosofeggia: “Una volta gli regalavo 1.000, una volta 1.500 una volta…

Nino “supino” (di fronte alla Giustizia) non sa come sia stato portato il bazooka sotto la Procura ma sa che l’ha portato lui alla profumeria di Cortese. Ma non in bici, che è troppo ingombrante!

Ma come è stato scelto Cortese e come gli è stato affidato il compito delicatissimo di mettere paura alla Giustizia reggina con tre falliti att
entati? Scegliendolo tra una terna di contesi esperti d’armi a livello internazionale? Maddeche! Assoldando consulenti del Mossad? Maddeche!Mi fidavo…lui mi ha fatto capire più di una volta che era bravo in queste cose”, è la risposta di Lo Giudice.

All’ennesima ripresa dell’interrogatorio, a Pignatone quelle risposte vaghe non vanno giù e infatti alle 18.10 gli chiede a proposito del rapporto con Cortese: “lei che è una persona intelligente ed esperta mi deve dare atto che è strano che uno, io non gliene faccio poi domande sulla bomba, sul bazooka in particolare perché poi provvederanno i giudici di Catanzaro, e quindi non le faccio domande abbiamo scritto praticamente soltanto quello che ha detto lei. Però il punto della vicenda Cortese è importante perché come … non è logico pensare che uno, che poi dice lei, io ho perso la testa, mi pare una persona che non la perde facilmente, sa benissimo che vive a Reggio, è sopravvissuto alla guerra di mafia, ha avuto la forza di dire no a Condello al massimo del suoha mandato a quel paese Schimizzi so è stretto la mano con Pasquale Tegano quindi siamo ai massimi livelli, giusto? evidentemente e siccome la ‘ndrangheta a sua volta riconosce come dire a un quaquaraqua si dice in Sicilia nessuno ci va a stringere la mano a livello di Pasquale Tegano e di Condello. Lei a un certo punto decide di fare delle cose pericolose, clamorose, che possono creare un sacco di casini eccetera e si rivolge a uno che è solo un amico suo, che forse un giorno le ha fatto capire di sapere usare (incomprensibile) in una situazione in cui prima o poi è … diciamo chiaramente fatto di notte per non … per non creare vittime, il secondo per far saltare il portone. Per altro verso a noi da altri elementi processuali risulta che invece il signor, e risulta da persona che certamente ne sanno meno di lei di tutto questo, lei ci ha tenuto a dire Cortese era amico mio, persona mia, giusto? che il signor Cortese avrebbe fatto in passato cose analoghe il che spiegherebbe il perché lei ci si è poi rivolto”.

E dopo essere stato messo alle strette, Lo Giudice da una risposta che (vi assicuro ma non ridete, se riuscite), è testuale: “mi ha mostrato come si fanno…ha confezionato una bombola di gas gli ha messo la polvere queste cose…”.

Ah ecco! La prossima volta magari propongo mio nipote, che a sette anni traffica già con il “Piccolo chimico” e fa uscire ne nuvole dalle provette.

Alla prossima guagliò (a breve).

4 – to be continued (le precedenti  puntate sono state pubblicate il  16, 17 e 18 maggio)

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica alle 0.15 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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  • Francesco |

    Sei un grande, la trasmissione è bellissima, ce ne fossero! Ciao e Grazie

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