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L’ex pm di Torino Bruno Tinti: “Dallo scudo fiscale concorrenza sleale ai narcos colombiani”

Cari amici di blog sto ragionando da ieri sulla carica di adrenalina che è arrivata dal convegno organizzato la scorsa settimana a Caltanissetta dalla Camera di commercio, dal titolo “Criminalità, corruzione, evasione fiscale”.

Dopo aver raccontato delle relazioni di Roberto Scarpinato, Procuratore generale della città e del capo della Procura Sergio Lari (si veda in archivio il post di ieri), è oggi innanzitutto la volta di Bruno Tinti, per 41 anni procuratore della Repubblica a Torino.

Anche l’intervento di Tinti è stato a gamba tesa. “Siamo un Paese – ha detto esordendo – che ha una politica a forte incidenza criminale. Non solo non abbiamo regole pubbliche efficienti ma abbiamo regole che incentivano comportamenti errati”.

Tinti ha avuto gioco facile a palare di condoni. “Ho calcolato – ha affermato – che negli ultimi 30 anni c’è stato un condono ogni tre anni, con un termine di accertamento di cinque anni.  Allora il cittadino è autorizzato a pensare: io evado e poi condono, anche perché chi più evade meno paga”.

Per farsi capire meglio, l’ex pm torinese che oggi fa l’avvocato oltre che essere editorialista e azionista del Fatto Quotidiano, ha scosso la platea, peraltro attentissima, con un esempio. “Chi ha fatto ricorso in Italia allo scudo fiscale – ha spiegato – se l’è cavata con il pagamento di una sanzione del 5%. Si tratta di una concorrenza sleale ai narcos colombiani che lasciano tra il 30% e il 50% a chi ricicla i loro soldi quando arrivano con i loro aeroplanini a Miami”.

Tinti, che per anni ha lavorato alla riforma della legge penale tributaria, ha disconosciuto la paternità di quella che è uscita dal Parlamento. Senza addentrarsi nei meccanismi, vale la pena di riportare le principali critiche. Primo: questa riforma è stata fatta per poco meno di 750mila persone (quelle a più alto reddito). Secondo: la differenza tra frode fiscale e contabilità falsa, entrambi riprovevoli sul piano morale e sociale, vede la seconda tipologia punibile con un numero inferiore di anni di reclusione e con una prescrizione rapidissima. Terzo: inseguire le frodi carosello è diventata un’avventura perché il legislatore ha deciso che il criterio della competenza fosse quello del domicilio fiscale del contribuente, cosicchè un fascicolo magari istruito magari a Torino finisce a Terni dove non solo di quel fascicolo non sanno nulla ma che magari rischia di perdersi sotto mille altri fascicoli.

Tre buoni motivi per i quali, inutile negarlo, le possibilità che un evasore ha di essere beccato o di finire nelle patrie galere sono pressoché nulle.

E a tale proposito vale assolutamente la pena di segnalare il passaggio di un’altra ricchissima relazione, tenuta dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo.

Nel corso di una intercettazione telefonica che la Procura ha effettuato nell’ambito dell’inchiesta Fastweb-Telecom, ad un certo punto l’indagato Gennaro Mokbel diceva al telefono con un’altra persona che gli faceva notare il rischio, o forse la consapevolezza, di essere intercettati: “Andiamo avanti tranquilli, nessuno ci capirà niente”. E Tinti appresso: “Anche noi abbiamo intercettato una volta a Torino uno che al telefono diceva…andiamo avanti, al massimo ce la caveremo con una multaccia…”.

Capaldo – persona di grandissimo equilibrio e di spessore investigativo fuori dal comune – è stato molto duro nel suo intervento. “La corruzione è sistemica – ha affermato – e la selezione avviene con metodi criminali. L’evasore fiscale è un criminale, anche se si ha un ingiustificato ritegno a qualificarlo come tale, perché innesca un meccanismo di sottrazione di risorse. L’evasione insieme alla corruzione sono aspetti della criminalità. Tutti, quando decidono di pagare un politico o un mafioso o un pubblico amministratore, decidono di far parte di un sistema, di un gruppo vincente ma criminale”.

Il sistema tributario, insomma, è fatto per non funzionare. I pensionati e i lavoratori dipendenti se ne sono accorti ma a esserne felici sono…gli altri.

A presto per un’altra serie di riflessioni che arrivano da Qalattan-Nissa, la città che in arabo vuol dire “Castello delle donne”, vale a dire la splendida Caltanissetta.

2 – to be continued (la precedente puntata è stata pubblicata ieri, 10 maggio)

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • Roberto Rabacchi |

    Complimenti per la raccolta di testimonianze e azioni (di spessore) così nette. C’è bisogno di chiarezza dei termini e di decisione nell’esplicitare la realtà dei fatti. Speriamo diventi, per necessità o virtù, contagioso.

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