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Il contrabbando di sigarette: un ritorno in grande stile delle bionde…asiatiche e dell’Est Europa

Non c’è più Adelina – interpretata da Sofia Loren nel film “Ieri, oggi, domani” – a piazzare un banchetto e vendere sigarette di contrabbando per i vicoli di Napoli. Non c’è nemmeno bisogno di  ricorrere a maternità in serie pur di non finire in carcere.

Quella pellicola del ’63 – girata con soavità da Vittorio De Sica – racconta la vera storia di Concetta Muccardi che continuò la sua attività fino alla morte nel 2000 a 78 anni.

Oggi il contrabbando non ha bisogno di Adelina ma dei tanti Gheorghe, Stanislaw, Li, Hao, Biko o Azizi che si trovano nei Paesi dell’Est, in Cina o in Africa e che portano i loro traffici in Italia e, da qui, li dirigono in tutta Europa. Le  marche che contrabbandano hanno spesso nomi accattivanti o esotici: “Regal”, “Palace”, “Karelia”, “Richman”, “Capital”, “Boss” e “Jin ling”. Per non finire in carcere non c’è bisogno di ricorrere a stratagemmi: basta un po’ di mestiere ed esperienza ai valichi di frontiera. Ad acquistare le “bionde” non sono più i connazionali ma – sempre che non prendano le vie d’Europa – gli stranieri delle tante etnie che popolano l’Italia.

Negli ultimi due anni  la Guardia di Finanza e le Dogane hanno alzato il livello dei controlli di un traffico che – in Italia – resta in mano alla camorra e alla ‘ndrangheta alleate  con le mafie straniere, a partire da quelle delle ex repubbliche sovietiche (Ucraina e Moldavia in particolare) e della ex Jugoslavia (Montenegro e Serbia in primis).

Nel 2007 la Gdf ha sequestrato 218 tonnellate di sigarette, che lo scorso anno sono salite a 231 ma quello che supera le maglie dei controlli è un quantitativo molto superiore. I mezzi sequestrati – molti vengono poi assegnati in comodato alle Forze dell’Ordine – sono stati 901 nel 2007 e 1.399 nel 2008. Le persone denunciate nel biennio sono state 6.044. I tributi evasi sono saliti da 63 a100 milioni (per la sola imposta sul consumo l’Erario ha incassato nel 2008 quasi 10,3 miliardi). Il valore commerciale dei tabacchi esteri di contrabbando sequestrati nel 2008 è stimabile tra i 200 e i 300 milioni.

A questi dati vanno aggiunti quelli dell’Agenzia delle Dogane, che indicano  milioni di pacchetti di sigarette sequestrate nel 2008. Le Dogane non hanno calcolato il danno per l’erario ma si tratta, anche in questo caso – dichiara il direttore dell’Agenzia, Giuseppe Pileggi – di centinaia di milioni.

Le stecche di contrabbando in genere, dopo essere partite dall’Ucraina e dalla Russia, attraversano la Polonia o la Romania e poi arrivano (quasi sempre in nave o nei Tir) in Italia. I grandi quantitativi prendono la strada del Nord Europa e dell’Inghilterra dove il costo di un pacchetto da 20 sigarette è notevolmente più alto che in Italia, dove la media è 3,5 euro: in Inghilterra supera gli 8 euro, 7 in

Irlanda e quasi 6 inSvezia. “Per capire quale è il guadagno potenziale – spiega il generale Giambattista Urso, a capo della Gdf di Ancona – basti pensare che nell’impianto marchigiano di Chiaravalle il costo finale di un pacchetto è di 0,50 centesimi. Proviamo a pensare quale possa essere il costo nei Paesi dell’Est e in via di sviluppo e, di conseguenza, i margini di guadagno a catena”.

PER LE STRADE D’EUROPA

I quantitativi che non prendono le strade d’Europa rimangono in Italia ma per un consumo completamente diverso da quello del passato quando, ad acquistare le “bionde” di frodo”, erano principalmente gli italiani. “Oggi – spiega il colonnello Nicola Sibilia, a capo del Gico, il gruppo anti criminalità organizzata della Gdf, di Trieste – le organizzazioni criminali, in cui la Camorra è leader, per il mercato domestico privilegiano i flussi continui e con modeste quantità. Appena sbarcano vengono immediatamente smistate verso il consumatore finale, che è quasi sempre straniero, e questo spiega il sequestro di marche sconosciute sui mercati europei”. Nel Porto di Gioia Tauro, in Calabria, collaborazione tra Dogane e Gdf è stretta. “Nei primi mesi del 2009 – racconta Alberto Reda, comandante della Gdf di Reggio – stiamo procedendo a sequerstri ingenti. La merce arriva dalla Cina, dall’Egitto e dagli Emirati Arabi e dalla Calabria sale verso l’Europa del Nord dove la legislazione non è rigida come in Italia nei confronti dei contravventori”. Qui  la Camorra non c’entra. “Il traffico – chiosa Reda – è in mano alle ‘ndrine di Rosarno, Gioia e San Ferdinando”.

Anche le Dogane, come ogni anno, anche nel 2008 hanno monitorato i flussi in entrata e in uscita di tabacchi di contrabbando. Per loro le evidenze parlano di flussi costanti dalla Cina, dalla Grecia e dalla Turchia. La merce arriva – quasi sempre nei porti – e da lì riparte
per il Nord Europa ma anche per la Guinea

e l’Africa in generale. Nel 2007 la Gdfdi Cagliari stronco un traffico di 36 tonnellate –proveniente da Bulgaria e Dubai – diretto nel Togo e nel Benin.

LE VIE DE CONTRABBANDO SONO INFINITE 

Cinquant’anni fa Internet non esisteva e per ordinare le “bionde” di contrabbando, chi poteva, usava il telefono. Oggi, invece, l’ordine corre in Rete.

Il 23 ottobre 2008 la Gdf di Cuneo, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, ha infatti sgominato un vasto traffico di contrabbando di tabacchi lavorati esteri via Internet.

L’inchiesta era nata quasi per caso nel 2006, seguendo altri filoni di indagine sul commercio online. Alla fine le Fiamme gialle sono riuscite a individuare due siti registrati in Svizzera, usati per gli ordinativi e un server dislocato a Houston (Texas) al quale i siti inoltravano le richieste dei clienti.

I carichi di contrabbando venivano spediti via mare nel porto di Rotterdam (Olanda) e da qui raggiungevano la Svizzera dove, trasportati su camion, proseguivano il loro viaggio in Italia alla volta dei magazzini di stoccaggio. In base alle richieste dei clienti le stecche venivano poi spedite per posta.

Un modo per coniugare innovazione (Internet) e tradizione (il pacco postale).

GRANDI E PICCOLI SEQUESTRI

Tra grandi e piccoli sequestri di bionde la differenza sta nel consumatore finale: nel primo caso è all’estero, nel secondo è in Italia.

Nel 2008 il sequestro maggiore – oltre un milione di sigarette – è stato fatto ad Ancona: laddove c’è un porto è più semplice far arrivare il tabacco lavorato all’estero – in primis dall’Ucraina – e da qui smistarlo. Ancona, inoltre, ha i Balcani proprio di fronte e lì opera la criminalità organizzata in accordo con quella italiana. Lo conferma il generale Giambattista Urso, comandante provinciale della Gdf. “La nostra opera di intelligence – spiega – è imponente e i nostri ufficiali sono dislocati nel Balcani e nel resto del mondo non solo per capire dove nasce e si sviluppa il fenomeno ma anche per compiere analisi strategiche”.

I compiti preventivi e investigativi, in altre parole, oltre a quello repressivo (flotte aeree e navali e i mezzi di terra) sono la formula che le Fiamme Gialle sperimentano con successo da anni per tenere fronte al ritorno di un fenomeno che sembrava ormai dimenticato e che torna persino timidamente ad affacciarsi a Scampia, a Forcella e nei dintorni della stazione centrale di Napoli. Non tanto per rifornire i campani quanto gli extracomunitari, a partire dagli africani.

E per sapere che fine fanno i “piccoli” quantitativi sequestrati, basta sentire il racconto di Nicola Sibilia, colonnello della Gdf a Trieste. “Alcuni mesi fa – racconta – un camion arrivato a Trieste è stato raggiunto da una serie di furgoni che hanno caricato la merce e l’hanno depositata in un garage poco distante. Nel giro di 2 ore il garage è diventato meta del pellegrinaggio di extracomunitari che hanno portato via le sigarette comprate per consumo personale”. O meglio: ci hanno provato, visto che la Gdf era lì.

FALSIFICATI ANCHE I SIGILLI DEI MONOPOLI

Facile profeta il direttore dell’Agenzia delle Dogane, Giuseppe Peleggi a prevedere l’ondata di sigarette apparentemente legali ma in realtà contraffatte e tossiche.

Le 8,2 tonnellate di sigarette sequestrate il 6 marzo 2009 nel Porto di Bari di marca cinese Jng Ling, con tanto di sgillo dei Monopoli e del valore commerciale di circa 1,5 milioni, si stanno infatti rilevando – alle analisi di laboratorio – tossiche. Le sigarette erano trasportate a bordo di un camion con targa tedesca proveniente dalla Grecia ed erano nascoste in panini congelati destinati in Germania probabilmente pe l’etnia cinese che lì lavora e vive. Il rischio è che una parte sia stata smerciata nel mercato pugliese.

Peleggi spinge su un fenomeno che (sembra) destinato ad ampliarsi. “Già il 22 gennaio 2008 – spiega – nel porto di Venezia sono state sequestrate oltre 4 tonnellate di sigarette per un valore commerciale di 992mila euro e un’imposta relativa di 600mila euro. I pacchetti di sigarette, in cui era riprodotto il marchio “Marlboro” di tipo rosso e light riportavano, oltre alle avvertenze di legge sulla nocività, anche i contrassegni, abilmente contraffatti, dei Monopoli di Stato. Questo vuol dire che c’era e c’è una rete di tabaccai disponibili a vendere merce di contrabbando apparentemente in regola con le leggi”.

roberto.galullo@ilsole24ore.com