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Falcone muore ogni giorno allo Zen di Palermo nell’indifferenza dei “polidrilli”. E lo Stato? E’ un grande preside

Ho più volte scritto e detto nei mezzi che ringraziando Iddio il Sole-24 Ore mi mette (per ora) a disposizione (giornale, Radio24 e blog), che i giornalisti non sono più in grado di cercare e trovare notizie.

Non credo di essere più bravo degli altri in una categoria composta in buona parte da mediocri che non studiano e non osano, pidocchi raccomandati e viscidi lacchè, ma credo ancora e sempre nei valori. E il valore sociale di una notizia guida sempre il mio modesto istinto.

Trovare notizie, oltretutto, è scomodo. Espone. Sempre. Espone nei confronti di gente malata di protagonismo, di gente malata tout court e di quelli che io chiamo “gli impuniti”, categoria molto più pericolosa dei politicanti intoccabili o dei mafiosi (che spesso sono la stessa cosa) che vanno avanti a colpi di minacce, deliri di onnipotenza e querele.

Gli impuniti sono persone marce dentro. Come le mele apparentemente ingolosiscono e inducono in tentazione. Poi li mordi senza paura come deve fare ciascun giornalista degno di questo nome e loro risalgono magicamente sull’albero del potere che si nutre di una linfa mortale, fatta di disvalori.

Oggi vi voglio parlare di una storia di quelle che non si raccontano perché tanto fa più notizia il culo della Rodriguez, le tette della Ventura o la prestanza del tronista Vitaliano.

Una storia drammatica (e uso il termine a ragione) che domani e dopodomani (lunedì 7 e martedì 8 settembre 2009) potrete anche ascoltare dalla viva voce dei protagonisti nel mio programma “Un abuso al giorno” in onda su Radio24 alle 6.45 e in replica alle 20.45 (chi vuole può comunque scaricare anche successivamente l’ascolto andando nell’archivio del sito www.radio24.it).

LA SCUOLA FALCONE DISTRUTTA NEL SILENZIO

Ricorderete la parata di politici coccodrilli (quelli che piangono lacrime di ipocrisia dopo aver divorato o irriso la preda che spacciano per amica) che hanno fatto bella mostra nell’anniversario della morte del giudice Giovanni Falcone. Ne scrissi su questo blog il 23 maggio (in occasione del 17esimo anniversario), invitando il ministro dell’Istruzione Mariastella stellina Gelmini a rendere obbligatorio fin dalla scuola elementare lo studio della legalità. Forte anche di un a ricerca shock del Centro Mafiacontro di Palermo secondo la quale per il 24% degli studenti la mafia è tradizione. Soltanto uno su due crede che Cosa Nostra sia un danno per l’intera società. Uno su due, infine, affronta “poco o mai” con gli amici il tema della criminalità organizzata. Anche questa una notizia passata in cavalleria. Tanto una sola lacrima di un “polidrillo, il politico-coccodrillo, è in grado di affogare qualunque notizia scomoda.

Ebbene avevo ragione a criticare quell’ennesima, inutile parata.

I “POLIDRILLI” SE NE FREGANO DELLA SCUOLA FALCONE

Dove sono i “polidrilli” di fronte allo scempio quotidiano ai danni della scuola “Giovanni Falcone” nel quartiere Zen di Palermo? Negli ultimi anni si è perso il conto degli atti di vandalismo, senza contare la sfida continua che attende i professori ogni santo giorno che si alzano dal letto e si recano in un istituto scolastico in uno dei quartieri più difficili d’Italia, dove Cosa Nostra non solo la vedi: la respiri a ogni angolo.

Un mese fa, in quella scuola, in quel quartiere, il salto di qualità con una serie di raid scientificamente pianificati. Palestra distrutta e un incendio a due aule che le ha annientate, danneggiandone altre sette. A gennaio altri raid, continue intimidazioni ogni giorno e a maggio (un mese ancora una volta scientificamente scelto dai quaquaraqua di Cosa Nostra) furti e persino spari a raffica contro aule e palestre.

Non bisogna solo abbattere una scuola che porta il nome del giudice Falcone, non bisogna solo intimidire, non bisogna solo riaffermare che lo Stato lì sono le cosche. Nossignori. Bisogna innanzitutto allontanare il sapere e la formazione, ciò che la scuola rappresenta. Lo aveva capito e urlato il grande scrittore siciliano Gesualdo Bufalino, che amava ripetere che la mafia si sconfigge con un esercito di insegnanti.

Alla testa degli insegnanti di questa scuola c’è un Uomo, un preside coraggioso, Domenico Di Fatta, impegnato con la sua squadra a strappare i bambin
i dalla strada e dalle mani dei mafiosi. Impresa disperata. Quest’Uomo non è solo un preside è anche l’unico (ripeto: l’unico) rappresentante dello Stato allo Zen di Palermo. Non esiste una caserma dei Carabinieri, un avamposto della Polizia (magari anche un camper attrezzato), che so un ufficio del Corpo forestale dello Stato o una stanza per la Guardia di Finanza. E la polizia municipale? “Ha tanto da fare e fa quel che può” dice l’assessore Grisasi. Ma ne siamo davvero convinti? Insomma: zero, zero, zero. Solo una scuola e il suo preside. Il preside e il suo corpo docente. Grande Italia no? Solo chiacchiere, neppure il distintivo.

Per Di Fatta gli ultimi episodi sono pianificati a tavolino. “E’ strano – dirà dai microfoni di Radio24che alcuni giorni prima degli ultimi raid, le telecamere di sorveglianza siano state oscurate e danneggiate. L’ultima registrazione risale all’8 giugno. No, questa volta vogliono far chiudere la scuola”.

E IL COMUNE? PROMETTE, PROMETTE E PROMETTE…

Il silenzio della politica nazionale è imbarazzante. Soltanto Sonia Alfano, europarlamentare dell’Italia dei valori (Idv) ha alzato la voce da tempo e, conoscendola, non ho dubbio che urlerà la sua rabbia anche a Bruxelles. Il neo assessore all’Edilizia scolastica e istruzione, Francesca Grisasi, non ha fatto in tempo a insediarsi (in settimana) che già si trova questa grana immensa. Una sfida vitale per chi vuole distinguersi nella giungla della politica parolaia. “Ho già contattato il preside – afferma – e il nostro appoggio non mancherà”. Il tempo sarà galantuomo, anche perché alcuni mesi fa il Comune aveva detto di non avere un euro in cassa. Dai politici locali parole, parole, parole. E gesti a effetto, come l’acquisto di vernici, rulli e pennelli per ridipingere alcune aule. Nel frattempo a resistere sono in pochi nel quartiere, tra i quali si distingue il Movimento Z.E.N, acronimo che sta per “Zona Energie Nuove”.

L’IMPEGNO DI MARIA FALCONE E LA SCUOLA DI ERICE

Ad alzare la voce e a urlare la sua rabbia c’è la sorella del giudice, Maria Falcone, che recentemente ha chiesto e, credo, ottenuto dallo Stato uno stanziamento straordinario di 50mila euro.

Ma le risorse finanziarie servono a poco se il fuoco di Cosa Nostra cova e divampa. E ne sa qualcosa il sindaco di Erice, Giacomo Tranchida che di fronte all’incendio doloso che ha distrutto nella notte tra il 6 e il 7 agosto 2009 la scuola dedicata a Salvatore e Giuseppe Asta ha gridato: “Bestie, bestie, bestie”.

La scuola è alla memoria dei gemellini di 6 anni trucidati dal tritolo mafioso assieme alla mamma, Barbara Rizzo, il 2 aprile 1985 quando Cosa Nostra voleva eliminare il giudice Carlo Palermo, piazzando un’auto imbottita di tritolo sulla strada di Pizzolungo, percorsa dal magistrato che da meno di 50 giorni lavorava nella Procura di Trapani.

Il rogo è stato spento, la comunità di Erice ha reagito stancamente. Proprio come la politica nazionale: Governo e opposizione che si riempiono la bocca di belle parole e fanno poco. O nulla.

roberto.galullo@ilsole24ore.com

  • galullo |

    Grazie Cerere
    ma per piacere, nel rispetto delle persone degne di questo appellativo, non chiamatemi eroe. Sono semplicemente un giornalista che a volte paga un prezzo altissimo in termini di serenità, per quel che scrive. Lo scoramento lo vinco con il sostegno di tutti gli anelli di legalità che formano in Italia la catena che si oppone alle mafie. Almeno, così è ora.
    Un caro saluto a voi tutti. A tutti quelli che hanno finora scritto sul post dedicato alla scuola Falcone. Grazie davvero.
    roberto

  • cerere |

    Sapevo di questi due episodi di scellerata e vigliacca criminalita’ e li avevo segnalati, spinta dall’orrore, in diversi siti/blogs. Grazie per averne ampliato l’eco sul tuo prestigioso weblog. Che fare? La stanchezza e’ tanta ma bisogna sostenere, ciascuno di noi , gli EROI,te incluso, che informano e contrastano queste scelleratezze criminali. Istituzioni, dove siete? Che Paese e’ questo?

  • carlo |

    L’ascolto sempre, caro Galullo…complimenti e coraggio…forse non siamo così in pochi a volere un’Italia migliore…

  • Gabriella Melgrati |

    Che fine ha fatto la replica serale delle 20.45? E’ un inizio di bavaglio o semplicemente hanno spostato l’orario? L’ascolterò in podcast.

  • massimo cantarelli |

    Una domanda semplice.Cosa possiamo fare noi comuni cittadini di fronte allo strapotere di chi detiene le leve del ”controllo” ,considerato che a parte lo sdegno,non abbiamo alcun mezzo per opporci e difenderci?
    Stanno imbavagliando la stampa,hanno creato le candidature decise dal vertice,attaccano in modo spavaldo ,distruggendoli, tutti quelli che cercano in qualche modo di reagire,insomma ‘loro’ hanno ”l’artiglieria pesante”,noi neanche una fionda di seconda mano.
    Credo di cominciare a perdere quella poca fiducia che ancora avevo,per il futuro nostro e dei nostri figli.
    cordialmente

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