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L’ECOMAFIA CHE SCONVOLGE L’ITALIA

Dodici ordinanze di custodia cautelare, il sequestro di un laboratorio di analisi di Manfredonia e 42 autocarri appartenenti a diverse ditte coinvolte, a vario titolo, in un traffico illecito di rifiuti pericolosi costituiti apparentemente da terre e rocce di scavo non caratterizzate, trasportate ed illecitamente smaltite nel fiume Cervaro. E’ questa l’ultima operazione condotta dai Noe (il Nucleo di tutela ambientale dei Carabinieri) in provincia di Foggia e relativa alla corretta esecuzione dei lavori di ampliamento della discarica di rifiuti solidi urbani del comune di Deliceto (FG), eseguiti in area confinante con gli argini del fiume Cervaro e sottoposta a vincolo paesaggistico.

Questa ennesima operazione – ogni anno il Noe ne esegue centinaia su tutto il territorio nazionale – è giunta proprio il giorno in cui Legambiente ha presentato il Rapporto Ecomafia 2008. Numeri e cifre raccapriccianti.

Un’operazione che, oltretutto, giunge a ridosso delle polemiche tra il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano e la Lega Nord sui traffici Nord-Sud dei rifiuti speciali e industriali. Un traffico che risale agli anni Ottanta ma che, evidentemente, solo la lega non conosceva. Buona o mala fede?

Il fatturato 2007 dell’ecomafia è stato di 18 miliardi e 400 milioni. I ricavi dell’ecomafia derivano principalmente da due settori: circa 9,3 miliardi dalla gestione criminale diretta dell’intero ciclo dei rifiuti, di quello del cemento e del racket degli animali, mentre poco più di 9 miliardi sono relativi agli investimenti a rischio nelle 4 regioni a tradizionale presenza mafiosa (Sicilia, Calabria, Campania e Puglia), cioè laddove esiste un serio rischio di infiltrazione criminale negli appalti in opere pubbliche e nella gestione dei rifiuti urbani.

Per le forze dell’ordine non è infine possibile avere una stima economica attendibile sul business che si cela dietro a cosiddetta ’“archeomafia”.

E’ la Campania la regione che guida la classifica dell’illegalità ambientale in Italia. Posizione che ricopre ormai stabilmente da diversi anni con 4.695 infrazioni accertate, 1.526 in più rispetto al 2006. questa regione si concentra il 15,6% del totale nazionale: quasi un reato su sei viene dunque commesso in Campania, con un incremento di due punti percentuali rispetto al dato riscontrato nel 2006.

Al secondo posto, altrettanto stabilmente, c’è la Calabria con 4.141 violazioni accertate, 2.010 persone denunciate e 816 sequestri effettuati. In Campania e Calabria si commettono complessivamente quasi il 30% dei reati ambientali.

La nuova montagna di rifiuti speciali comparsa in Italia è alta poco meno di 2.000 metri. I rifiuti speciali prodotti in Italia nel 2005 sono stati circa 107,5 milioni di tonnellate – di cui 5,9 pericolosi – mentre quelli gestiti con operazioni di recupero e smaltimento previsti dalla legge sono stati 87,8 milioni di tonnellate. La differenza tra questi due dati, pari a 19,7 milioni di tonnellate, ci fornisce il quantitativo di rifiuti di cui è certa la produzione ma assolutamente ignota la destinazione finale, e che è andata a formare una nuova montagna di rifiuti scomparsi nel nulla, con base di tre ettari e alta, appunto, quasi 2.000 metri.

Aumentano i reati – più di 13 al giorno –, i sequestri e gli arresti per la violazione alle leggi sulla gestione dei rifiuti, mentre diminuiscono le denunce. Nel 2007 sono state 4.833 le infrazioni accertate dalle Forze dell’ordine alla normativa sui rifiuti, 5.204 le persone denunciate e 2.193 i sequestri effettuati. Il 36% circa dei reati sono stati commessi nelle 4 regioni a tradizionale presenza mafiosa.

La Campania si conferma regina delle illegalità nel ciclo dei rifiuti, seguita dal Veneto (462 infrazioni, in forte ascesa rispetto al 2006, quando era al sesto posto della classifica) e dalla Puglia.

Questa sfilza di numeri e dati che raccontano un Paese sconvolto da Bolzano e Palermo, passando per la spina dorsale dell’Italia, saranno oggetto della trasmissione in onda sabato alle 19.30 su Radio 24: Guardie o ladri. La trasmissione cercherà, attraverso la voce di ospiti autorevoli, di rispondere ad una domanda talmente banale da essere sconvolgente: come è possibile che queste cose accadano in un mondo in cui ogni azione dell’uomo è sottoposta ad un “Grande Fratello” virtuale e continuo in cui più nulla sfugge (o dovrebbe sfuggire)?

roberto.galullo@ilsole24ore.com

  • Antonio Porta |

    Egr. Dr. Galullo,
    le Istituzioni non fanno abbastanza per contrastare il potere della criminalità organizzata. Un certo proibizionismo (quello delle droghe leggere e pesanti) ne alimenta le casse dal secolo scorso, il ciclo dei rifiuti – e relativi appalti – non prevede leggi speciali per le zone a “tradizione” mafiosa e camorristica e infine, il traffico d’armi e sequestri o sprechi di acqua potabile, sono anch’essi non efficacemente contrastati dalle leggi dllo Stato. Credo che la criminalità organizzata vada combattuta sul piano economico e non solo su quello legale. Non dimentichiamoci inoltre che i reati ambientali hanno una ricaduta di costi anche sulla Sanità Pubblica. Credo quindi che occorra sottrarre alla mafia le sue fonti di investimento e lucro, perchè essa può contare su un elevato e rapido ricambio di manodopera e di boss, la qual cosa vanifica nei fatti l’azione giudiziaria.
    Cordialmente
    A.Porta

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