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Esclusivo/3 Stragi mafiose: le (in)finite rette calabresi che per la Dna passano per “faccia da mostro”

Cari e amati lettori di questo umile e umido blog, da martedì  vi racconto i contenuti del verbali di informazioni assunte l’8 ottobre 2014 dalla Procura di Catanzaro, presso la Dia di Roma, da Gianfranco Donadio, già sostituto procuratore nazionale antimafia nell’ambito di un processo intentato per calunnia dal magistrato contro il pentito calabrese Nino Lo Giudice. Un verbale – acquisito agli atti della Commissione parlamentare antimafia per merito del deputato Davide Mattiello (Pd) che vuole spingere sull’analisi nella stessa Commssione di quella stagione stragista – che tratta dei colloqui investigativi dello stesso Donadio, alla ricerca di quell’altra mezza verità sulle stragi mafiose degli anni Novanta. Una ricerca sulla quale si stanno peritando (con visioni a volte diametralmente opposte) le Procure di Caltanissetta, Palermo e quella di Reggio Calabria.

Ieri abbiamo affrontato storia e retroscena che condussero all’individuazione di Giovanni Aiello (ex poliziotto) come soggetto di enorme interesse investigativo della Dnaa (non dimentichiamo mai che Donadio operava sotto stretta sorveglianza dell’allora capo Pietro Grasso).

Ora facciamo un passo indietro e analizziamo il colloquio investigativo, ovviamente sempre autorizzato con decreto, che Donadio ebbe il 14 dicembre 2012 sull’onda di un atto di impulso della Dnaa dedicato a chiarire se esistesse una operatività calabrese di Aiello che la stessa Dnaa assimilava a “faccia di mostro”.

E’ interessante questa parte perché laddove il 10 ottobre il pm Stefano Luciani, nell’ambito del processo Borsellino-quater giunge alla conclusione che «non ci sono riscontri nemmeno alle dichiarazioni del pentito di ‘ndrangheta Antonino Lo Giudice, il quale affermò che a eseguire le stragi del ’92 e gli attentati nel resto d’Italia fu l’ex poliziotto Giovanni Aiello, conosciuto come “faccia da mostro”», la Dnaa effettua un lavoro di riassunto cognitivo e ricognitivo che, sul fronte calabrese, corre su un binario parallelo a quello nisseno (e dunque destinato a non incontrarsi mai, almeno al momento).

Il 29 novembre 2012, infatti, Donadio, nella richiesta di autorizzazione al colloquio investigativo con Lo Giudice, riassume così le (in)finite rette che passano attraverso il “punto” Aiello: «La tematica di relazioni tra  i segmenti  della criminalità organizzata calabrese e personaggi riferibili  a  entità informali  dei servizi segreti attive in eventi omicidiari è stata esplicitamente richiamata dalle  esternazioni del collaboratore di giustizia Consolato Villani. Il Villani è assurto al  grado  di  vangelo nella organizzazione ‘ndranghetista e ha conseguito un intenso bagaglio di conoscenza in ordine alle dinamiche interne della ndrangheta in riferimento alla materia di interesse. I suoi espliciti riferimenti hanno riguardato il ruolo e i contatti mantenuti da Antonino Lo Giudice. Anche Giuseppe Calabrò ha parlato di relazioni esterne dell’organizzazione ‘ndranghetista con ambienti istituzionali ricordando di  avere incontrato un soggetto caratterizzato da  un significativo inestetismo ad una guancia, spontaneamente indicato dal Calabrò come   poliziotto  e descritto come persona particolarmente riservata e cauta (…) Il Calabrò ha pure precisato che le riferite caratteristiche  del volto del soggetto in questione non rilevavano esiti cicatriziali da ferite da taglio, sfregi o quant’altro, ma  piuttosto  una deturpazione….”come se la carne fosse stata mangiata” ». Quando poi si giungerà alla fine ad acquisire delle fotografie relativamente recenti di Aiello, fa mettere a verbale della Procura di Catanzaro Donadio, si scoprirà che la descrizione di Calabrò è particolarmente efficace.

Ma quel che aveva detto Villani l’11 ottobre 2012 lo vedremo domani perché merita una lettura propria.

r.galullo@ilsole24ore.com

 

  • – 3 To be continued

Per le precedente puntate si leggano https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/11/15/esclusivo1-stragi-mafiose-dal-2008-al-2013-oltre-30-atti-di-impulso-della-dna-la-lettera-mai-giunta-in-dna/

Esclusivo/2 Stragi mafiose: L’atto di impulso investigativo della Dna su “faccia di mostro” scompare nella Procura di Palermo