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Rapimento di Aldo Moro/ Quel filone di indagine sui collegamenti delle Br con la ‘ndrangheta mai approfonditi

Cari lettori di questo umile e umido blog, negli anni ho approfondito con diversi servizi la pista secondo la quale la criminalità organizzata avrebbe avuto un ruolo determinante nel sequestro e nelle successive fasi del sequestro del leader della Dc Aldo Moro.

Da martedì sto analizzando alcuni spunti di grandissimo interesse dell’audizione svolta il 5 e il 12 ottobre nella Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Giuseppe Fioroni (Pd), di Antonio Federico Cornacchia, oggi generale in pensione, che all’epoca del sequestro e dell’assassinio di Aldo Moro dal 1977 al settembre del 1979 comandava il Reparto operativo di Roma dei Carabinieri. In seguito è stato alcuni anni al Sismi (vale a dire i servizi segreti militari). Cornacchia nel 2011 ha scritto il libro “Airone 1, Scene da un’epoca” sulle vicende del rapimento, della prigionia e della morte di Moro. Airone 1 era il nome in codice dell’allora tenente colonnello.

Nell’audizione del 12 ottobre Fioroni parte proprio dal volume di Cornacchia laddove (pagine 139 e 139) a proposito di Mario Moretti, capo terrorista delle Brigate Rosse e personaggio del quale credo si sia riuscito a capire un centesimo del profilo, scrive: «Moretti si era trasferito a Roma nel 1975, con domicilio in via Gradoli 96, aveva contattato elementi della criminalità organizzata meridionale, che lo avevano visto, in compagnia di Giovanna Currò (Barbara Balzerani?) alloggiare a Catania, all’Hotel Costa, il 12 novembre dello stesso anno e al Jolly Hotel, il 15 dicembre successivo. Il 6 febbraio 1976, invece, era stato a Reggio Calabria, all’Excelsior. Qui, tra gli interlocutori, aveva avuto il pregiudicato calabrese Aurelio Aquino, che, arrestato l’11 luglio precedente, deteneva in casa banconote appartenenti al riscatto, versato alle Br proprio di Moretti, per la liberazione dell’armatore genovese Costa. Nel 1978 Moretti aveva trascorso l’estate con Corrado Alunni e la sua figlioletta di quattro anni nei pressi di Tropea».
La Commissione parlamentare d’inchiesta – come abbiamo letto nei servizi dei giorni scorsi ai quali rimando inevitabilmente – ha seguito con grande interesse la presenza della ’ndrangheta a via Fani (con la presenza fisica di Nirta due nasi fotografato e sul quale, vedrete, arriveranno conferme anche da parte della magistratura), il bar Olivetti, dove la ’ndrangheta con la cosca De Stefano e compagnia era presente, Saverio Morabito che parla di armi che sono andate a finire in Calabria e ad avviso della Commissione stessa, il rapporto prioritario è che le Br avevano bisogno di armi e di munizioni e forse anche di altro (su questo “altro” si appunta da mesi l’interesse del presidente Fioroni e della sua squadra parlamentare la cui “anima” è il Pd Gero Grassi).

Fioroni stesso, dopo aver dato lettura di questo passo del libro, chiede a Cornacchia come mai nelle indagini dell’epoca della magistratura non vi siano approfondimenti sui rapporti della ‘ndrangheta con le Brigate Rose e come mai l’unico riscontro che si può trovare con la Calabria è – curiosamente – la prenotazione di una casa per una vacanza del sostituto procuratore Luciano Infelisi. Una vacanza prenotata in pieno periodo di indagini sulla strage di via Fani e sul rapimento di Moro, che stava seguendo. Perché, si domanda e domanda Fioroni,  questa pista non è stata studiata?

Cornacchia risponde con una semplicità disarmante: «Perché questa Nadia (una giornalista di cui Cornacchia afferma di non sapere il vero nome e cognome nel biennio 76/77, comunque una sua fonte perché vicina al mondo delle Br, ndr) disse: “Guarda che questo qui (Moretti, ndr) è andato anche in Calabria”. Non mi ha detto: “In Sicilia”, ma: ”È andato in Calabria”».

Dunque Cornacchia, prima del sequestro Moro sa da questa Nadia dei rapporti tra Moretti e la ’ndrangheta e, come affermerà davanti alla Commissione lo stesso generale in pensione, si «dà da fare per sapere notizie e ho saputo che questa Currò… che poi questa Currò sarà stata la Balzerani: è stata la mia supposizione (ecco perché nel suo libro c’è il punto interrogativo accanto al suo cognome, ndr)».

Fioroni è incredulo e domanda perché se si scopre che Moretti dal 1975 aveva rapporti con la malavita organizzata tra Sicilia e Calabria e Cornacchia approfondisce le investigazioni e trova anche i riscontri, nessuno fa poi nulla per dare un seguito serrato oltre che investigativo anche giudiziario.

«Ma se lei tira fuori tutte queste informazioni sui rapporti tra Moretti e la ’ndrangheta e la mafia – incalzerà con grande professionalità Fioroni – come è possibile che non si è sviluppato un filone di indagine? Queste cose lei le viene a sapere da Nadia e trova riscontri grosso modo intorno al periodo del rapimento o della morte di Moro.
Dopo che l’onorevole Cazora aveva detto che bisognava trovare un rullino, che c’era la ’ndrangheta di mezzo, che aveva fatto un sopralluogo che lo aveva portato grosso modo dalle parti di via Gradoli e le aveva fatto capire che lì ci potevano essere le Br, c’è tutto un humus che porta a pensare che ci sia un rapporto tra le Br e la ’ndrangheta, che molto probabilmente nessuno riesce a provare.
Lei, o a maggio o a giugno, o a dicembre del 1978 non solo riesce a dimostrare che Moretti non andava a prendere il sole laggiù, ma addirittura trova pure un arrestato di ’ndrangheta che riciclava i soldi. Come mai – prima che arrivasse la nostra Commissione e riponesse l’accento, in mezzo allo sbeffeggiamento generale, sulla presenza di Nirta in via Fani – questo rapporto tra la ’ndrangheta e la Br, eccetto il viaggio del dottor Infelisi in Calabria, non è stato approfondito? Gliel’ho chiesto per sapere: non è che magari il dottor Infelisi è andato giù perché lei gli aveva raccontato queste cose?
(…)

(…) Qui ha fatto un’analisi dettagliata: presenza di Moretti in Sicilia e in Calabria nel 1975-76, scopre addirittura che, dopo il sequestro Moro, era andato a fare le vacanze a Tropea… quindi è un collegamento “pesante”».

La risposta di Cornacchia è interlocutoria perché ricorda chi si interessò di fare gli accertamenti a Catania (il colonnello Giuseppe Russo, poi fu ucciso dalla mafia il 20 agosto 1977 a Ficuzza mentre si stava occupando del caso Mattei) ma non chi si interessò della Calabria, tanto che Fioroni sbotta: «Non c’è più nulla che riguarda i contatti tra le Br e la ’ndrangheta? Questo è incomprensibile per noi».

Il generale in pensione trova le forze per ricordare che pensa «di averlo riferito al dottor Infelisi. Di sicuro l’ho fatto. Anzi, anche a Sica, perché poi lui passò come capo del pool antiterrorismo e, quindi, penso di aver riferito anche a lui».

Sconsolata la conclusione di Fioroni: «Questi aspetti che lei ci dice oggi mostrano che magari Nirta e forse anche qualcun altro stavano a via Fani. Magari ci stavano solo perché commerciavano le armi. Moretti magari andava a comprare le armi o andava a riciclare denaro, però qualche elemento… Se Olivetti l’aveste preso allora, magari avremmo scoperto tante altre cose interessati».
Va ricordato, infine, con l’enorme cautela dovuta non solo dalle prese ufficiali di distacco dalla violenza brigatista del citato Piperno ma anche per il personaggio torbido che lo scrive, l’appunto di Mino Pecorelli (giornalista molisano dai mille misteri, ucciso a Roma il 20 marzo 1979) ritrovato dopo la sua morte fra le sue carte, per altro saccheggiatissime da altre mani: «Come avviene il contatto Mafia-Br-Cia-Kgb-Mafia. I capi Br risiedono in Calabria. Il capo che ha ordito il rapimento, che ha scritto i primi proclami B.R., è il prof. Franco Piperno, prof. fis. univ. Cosenza».

Lo riporta Francesco Biscione nel suo libro “Il sequestro Moro” a pagina 124 e lo stesso Biscione ricorda infatti che «l’appunto si riferisce ad un’ipotesi ricostruttiva che connette gli indizi riguardanti l’esistenza in Calabria di un terminale decisivo, sebbene di incerta definizione, dell’intera operazione del sequestro Moro».

r.galullo@ilsole24ore.com

3 – to be continued

Per la precedenti puntate si leggano

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/11/01/rapimento-di-aldo-moro-i-collegamenti-con-la-criminalita-organizzata-e-quel-continuo-via-vai-in-un-bar-di-via-fani/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/11/02/rapimento-di-aldo-moro-ndrangheta-coinvolta-nella-ricerca-ma-qualcuno-dimentico-di-ritirare-lordine-il-clan-de-stefano-e-le-armi/

ma anche

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/04/29/aldo-moro-la-commissione-bicamerale-mandato-per-approfondire-le-piste-di-ndrangheta-e-camorra/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/04/30/caso-moro-il-pm-luigi-de-ficchy-la-banda-della-magliana-sapeva-perfettamente-dovera-la-prigione-dello-statista-dc/

ma si vedano anche

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/03/04/morte-aldo-moro-riesplode-il-mistero-sulla-ndrangheta-in-via-fani-donadio-in-missione-in-calabria-i-racconti-dei-pm-marini-e-ionta/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/03/16/aldo-moro-in-commissione-dinchiesta-esplodono-depistaggi-il-caso-di-brogliacci-scomparsi-e-lo-spettro-di-gladio/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2013/08/07/commissione-dinchiesta-sul-caso-moro1-lallarme-ignorato-del-parlamentare-cazora-sul-ruolo-della-ndrangheta/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2013/08/08/commissione-dinchiesta-sul-caso-moro2-il-boss-saverio-morabito-vuoto-il-sacco-con-pm-e-giudici-sul-ruolo-della-ndrang/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2013/08/09/commissione-dinchiesta-sul-caso-moro3-quel-memoriale-del-boss-francesco-fonti-mandato-da-san-luca-a-roma-per-trattare/

e  anche

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/11/13/sequestro-moro-e-trattative-stato-mafia-di-carlo-quando-i-servizi-segreti-ringraziarono-il-papa-michele-greco/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2009/09/20/esclusivo1-non-solo-navi-dei-veleni-affondate-il-pentito-fonti-tratto-per-la-salvezza-di-aldo-moro/)