La “copula nella cupola”/2 A Reggio Calabria non è chiara l’identità delle persone con cui ci si rapporta: parola del capo della Procura

Cari amici di questo umile e umido blog, da ieri tratto dell’audizione del 13 ottobre 2016 in Commissione parlamentare antimafia della Dda di Reggio Calabria.

Ieri l’ho fatto analizzando il condivisibile basso profilo tenuto dal capo della Procura Federico Cafiero De Raho.

Oggi, attraverso le stesse riflessioni in audizione del procuratore capo, leggiamo cosa ha affermato a proposito della abissale distanza che separa la Calabria da buona parte del resto del mondo civilizzato.

Ebbene Cafiero De Raho esordisce con una dichiarazione da brividi (solo per quelli che non conoscono la realtà calabrese): «Il territorio di Reggio Calabria è un territorio in cui le istituzioni sono fortemente isolate. Sono isolate da un lato perché vi è una popolazione totalmente soggiogata dalla forza d’intimidazione della ’ndrangheta, dall’altro perché ancora non vi è un canale diretto con l’esterno e vi è troppa confusione sul territorio.
Non vi è identità chiara delle persone con le quali ci si rapporta e questo determina una sorta di distanza fra le istituzioni e la popolazione, che certamente non giova al miglioramento del territorio, ma nello stesso momento rappresenta lo strumento attraverso il quale le istituzioni dimostrano alla popolazione che esiste una totale imparzialità, una totale distanza rispetto non solo alla ’ndrangheta, ma a quella che può essere la rete segreta che si muove nell’ambito di quel territorio
».

Vorrei, cari lettori, che vi soffermaste su questo passaggio: «Non vi è identità chiara delle persone con le quali ci si rapporta e questo determina una sorta di distanza fra le istituzioni e la popolazione». Detto in altre parole, che di certo il capo della Procura, per tatto ed educazione, non poteva usare: a Reggio Calabria e – aggiungo io – in tutta la Calabria non sai mai a chi stringi la mano. Vero anche in altre parti del territorio, direte voi. Certo ma mai come in Calabria dove la confusione è tale che annebbia la vista anche a chi crede (ammetto senza alcun problema ma maledicendo me stesso che è successo anche a me che pur credevo di aver buoni anticorpi) di saper discernere con relativa certezza il “bene” dal “male”. A Reggio – quintessenza della tempesta di sabbia che cancella ogni colore e differenza – è così.

Immaginate voi il dramma nel quale si trovano ad operare quei Servitori dello Stato che cercano a fatica di strisciare nel deserto calabrese sperando di evitare il turbinio della sabbia politica, investigativa, di intelligence, giudiziaria e informativa.

E Cafiero De Raho ricorda e riassume in breve i tratti somatici della camaleontica creatura che a Reggio si spaccia per il “bene” pur essendo un nefasto dono del “male”. Una creatura, un’associazione segreta ma che – paradossalmente – manovra i suoi lerci traffici alla luce del sole: «esponenti della ’ndrangheta più alto livello legati a avvocati, professionisti, appartenenti alle istituzioni, ma anche appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti, magistrati».
E che volete che sia!

Ma domani scenderemo ancor più nel dettaglio.

r.galullo@ilsole24ore.com

2 – to be continued

(per la precedente puntata si legga

 

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/10/24/la-copula-nella-cupola1-levoluzione-della-ndrangheta-nellaudizione-del-capo-della-procura-di-reggio-calabria-in-commissione-antimafia/)

  • maria pacifico |

    la speranza è che i nostri coraggiosi Magistrati resistano, perché quasi tutti noialtri ormai abbiamo ‘mollato’…’

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