Gioco illegale online: triangolazione d’affari tra Luigi Tancredi, Rocco Femia e Carmine Alvaro per la Dda di Roma

La Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ha delegato alle indagini lo Scico della Gdf, lo Sco della Polizia di Stato e la Squadra mobile della Questura di Roma, due giorni fa ha portato a termine l’operazione “The imitation game”. Per undici persone è stato ordinato l’arresto e per tutti la contestazione è l’associazione a delinquere a carattere transnazionale volta a commettere una serie indeterminata di reati attraverso una rete illegale di gioco online, aggirando, la normativa di settore e omettendo il versamento dei tributi erariali.

Per il presunto vertice dell’organizzazione criminale, Luigi Tancredi, detto anche “il re delle slot”, è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa per aver avvantaggiato il clan dei casalesi, con il quale aveva preso accordi. I proventi delle attività – come hanno raccontato anche alcuni collaboratori di giustizia – venivano versati mensilmente agli uomini di Michele Zagaria, Antonio Iovine e Francesco Schiavone.

L’attività investigativa ha fatto emergere collegamenti con la ‘ndrangheta per il tramite del pieno e diretto coinvolgimento, ricostruisce la Procura di Roma, di Nicola (per tutti, però, Rocco) Femia, considerato da investigatori e inquirenti contiguo ai Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica (Reggio Calabria).

I due – Tancredi e Femia – hanno una relazione privilegiata, scrive il Gip Elvira Tamburelli. E del resto non è la prima volta che emerge la liason tra il “re delle slot” e il calabrese che risiede nel ravennate e opera nello steso ramo di affari.

Le perquisizioni negli uffici di Tancredi, dove venivano regolarizzate le pendenze contabili tra i due, hanno fornito tracce di una rotta bancaria, suggerita da Tancredi a Femia, che tramite un istituto di credito tedesco, confluisce nel conto finale di una banca russa di Vladivostok.  Ed è proprio la natura delle relazioni stabilite, scrive il Gip a pagina 84 «il passaggio davvero più importante dell’articolata indagine, perché solo comprendendo il peculiare contesto criminale in cui gli indagati si muovono ed operano illegalmente, in maniera stabile e organizzata, nel business del gioco illegale, può cogliersi l’essenza dell’organizzazione criminale e, soprattutto, la sua affettiva capacità di penetrazione su interi territori e, al contempo, le forti potenzialità di rapida espansione, che ne rivelano pericolosità e carica offensiva».

È Tancredi, comunque, pur non essendo affiliato ad alcun clan, ad essere considerato da investigatori e inquirenti un referente per le mafie calabresi e campane, per la gestione dei siti illeciti di scommesse sul web. «E’ risultato essere – si legge in un comunicato congiunto Gdf e Polizia di Stato – l’indispensabile cerniera tra gli interessi della criminalità organizzata nei forti guadagni derivanti dal gioco illecito ed il mondo della tecnologia informatica, in virtù delle sue capacità di realizzare “chiavi in mano” risorse web dedicate al gioco online».

Non a caso è Tancredi che effettua, sempre secondo la ricostruzione della Procura, tutte le scelte strategiche e di dettaglio del business del gioco lecito e illecito. Ne è un esempio, si legge nell’ordinanza a pagina 93, l’apertura della sala giochi presso un immobile che lo stesso Tancredi ha preso in affitto per 24 mila euro annui da Carmine Alvaro, esponente di vertice dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta.

La struttura ideata, organizzata e diretta secondo la Procura di Roma da Tancredi, che agiva in Campania, Lazio, Emilia Romagna e Basilicata, era di tipo piramidale: al vertice c’era lo stesso Tancredi, che intratteneva rapporti diretti con i cosiddetti “national” (il livello più alto dell’organizzazione). Ai “national”  facevano riferimento i “regional” , che provvedevano al ritiro delle somme di denaro dai “distretti”,  che provvedevano alla  raccolta dai “club manager”, gli unici ad avere rapporti diretti con il giocatore finale il quale, per accedere al gioco online, doveva corrispondere in anticipo all’organizzazione una somma di denaro che veniva poi accreditata in un conto virtuale anche mediante trasferimento con carte prepagate poste-pay. Il “server” che gestiva il gioco on-line era a Tampa (Florida, Usa), mentre in Romania aveva sede la società rumena, dove fisicamente lavoravano sia il personale dell’assistenza al sito che gli “esperti informatici” che avevano la possibilità di accedere direttamente al server.

r.galullo@ilsole24ore.com

2 – the end (per la precedente puntata si veda http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/01/14/la-dda-di-roma-individua-la-finanziaria-di-san-marino-che-incassava-i-soldi-del-gioco-online-illegale/)

  • Zorzi |

    Vi prego, levate la possibilità di GIOCARE almeno ONLINE.

  Post Precedente
Post Successivo