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Domande e risposte sulla viva pelle di Pino Maniaci, direttore di Telejato, appese al filo della Commissione antimafia

Amati lettori di questo umile e umido blog, districarsi tra i meandri dell’antimafia è pericoloso molto più che entrare ciechi e bendati (per sicurezza) in un campo minato.

Debbo dire che non ho mai capito che caspita voglia significare antimafia. Non dovrebbe essere un modo di vivere connaturato nel genere umano quanto l’attività respiratoria? Ed allora se così è – e per me così è da sempre – perché aggiungere un’etichetta ovvia ad un’azione che ovvia deve essere secondo qualunque valore cardine della democrazia?

Per carità del Signore, ci sono stati periodi storici nei quali forse questa sottolineatura è doverosamente servita – a qualche Servitore dello Stato, un pizzico della classe dirigente, qualche imprenditore, qualche prete e via di questo passo – per evidenziare coram populo il distacco tra il bene e il male, tra il diavolo e l’acquasanta ma, ad un certo punto, introiettati basilari principi di vita, meglio dire basta alle etichette superflue.

Se uno vive, del resto, non si aggiunge che respira. Se è morto è superfluo dire che ha smesso di respirare. Così per ciascun cittadino italiano – salvo prova contraria – è, dovrebbe, essere superfluo rimarcare che è antimafia. Ci mancherebbe altro, ammesso e concesso che la parola andrebbe declinata al plurale. La mafia, infatti, non è una e, soprattutto, non è tutto mafia quel che appare, così come non è tutto antimafia ciò che luccica.

Fatta questa premessa, debbo dire che sono rimasto stordito, frastornato, sbalordito, sorpreso (aggiungete voi altri sentimenti riconducibili a questa sfera emozionale ed emotiva) nel leggere una parte dell’audizione in Commissione parlamentare antimafia del capo della Procura di Palermo Francesco Lo Voi. Francamente non l’ho proprio capita.

Detto che la mano sul fuoco la metto solo su me stesso, genitori, fratello e la mia famiglia (valori e principi, diritti e doveri sono nel nostro dna) e che non mi fiderei neppure di chi si presentasse a me con le vive, reali e sanguinolente stimmate dell’antimafia, premetto ancora che – quando avevo le mie trasmissioni radiofoniche su Radio24 – più di una volta ho intervistato Pino Maniaci, direttore di Telejato, ospitando anche alcuni suoi giornalisti in alcune puntate. L’ho sempre considerato un uomo e un giornalista con la schiena dritta e ne ho sempre sentito parlare con ammirazione da parte di quanti lo hanno conosciuto (io non l’ho mai incontrato di persona). Salvo prove contrarie (al momento mai giunte) a lui si devono epocali battaglie (molte delle quali ho seguito come attento lettore) contro gli interessi di Cosa nostra e di sistemi criminali e/o occulti e per il riconoscimento di diritti e doveri e, salvo che non mi sia perso qualche pezzo per strada, è seriamente minacciato di morte da cosche siciliane (e magari non solo cosche). Magari mi sbaglio ma a quanto mi risulta ancora, quest’uomo e questo giornalista, che di sicuro ha rotto i coglioni a mezza Sicilia in attesa di romperli all’altra metà (come dovrebbe fare qualunque giornalista degno di questo nome), ha fatto scuola nel nome della legalità.

Dico tutto questo perché un treno (emozionale) mi ha travolto e lasciato senza parole, quando ho letto alcuni stralci dell’audizione ai quali, ripeto, non so quale interpretazione attribuire. E in vero non lo sanno neppure coloro i quali erano presenti.

Tra il rusco e il brusco, il deputato Claudio Fava, Sinistra italiana-Sel, vicepresidente della Commissione, butta lì: «Tra le intercettazioni che sono ormai di dominio pubblico legate alla vicenda Saguto si parla anche del rapporto tra la dottoressa Saguto e Pino Maniaci, direttore di Telejato, e in un segmento di queste intercettazioni la Saguto dice: “ha le ore contate”, ovviamente parlando in termini metaforici e probabilmente giudiziari.   Siccome anche a questa Commissione erano arrivate voci di un’inchiesta in corso su Pino Maniaci, avremmo bisogno di capire se vi sia una coincidenza casuale tra questa affermazione perentoria della dottoressa Saguto e queste voci, e soprattutto se sia in corso un’inchiesta e a che punto sia. Per dirla in termini diversi, abbiamo avuto la sensazione che ci sia stata una sollecitazione più o meno indiretta da parte della dottoressa Saguto, perché ci fosse particolare attenzione anche sul piano giudiziario nei confronti di Pino Maniaci, per cui vorremmo che lei ci dicesse qualcosa».

Minchia, signor tenente! Un’inchiesta su Maniaci! Si ma per quali presunte ipotesi di reato? E quella frase «ha le ore contate» a cosa si riferisce? Alla conoscenza diretta di un’inchiesta da parte di chi la pronuncia?

In attesa di risposte rapidissime – con la vita e la coscienza di un uomo non si scherza – vediamo cosa risponde Lo Voi, soprattutto dopo che il senatore Mario Michele Giarrusso (M5S) ribadisce il concetto: «La domanda che ha fatto il vicepresidente Fava su Maniaci».

Lo Voi risponde così: «Se mi posso permettere (non intendo minimamente criticare), la domanda va benissimo e sono pronto a rispondere, però non fa parte di quelle domande di carattere generale o, se ne fa parte, richiederebbe da parte mia una premessa più ampia su uno dei settori a cui aveva fatto riferimento la presidente Bindi, cioè il mondo dell’antimafia.   Io su questo con il vostro permesso avrei necessità non di prendere tempo, perché ho qui con me tutti gli appunti, ma di avere più tempo per poter rispondere, e avrei bisogno almeno di quindici minuti per poter spiegare quanto è successo nell’ultimo arco di tempo, arco abbastanza lontano in una delle sue basi, perché comincia vent’anni fa, quindi c’è un discorso più ampio da fare».

Di fronte a questa riflessioneche apre il mondo dello scibile umano a tutto e al contrario di tutto –  la presidentessa Rosi Bindi risponde così: «Siccome preferiamo che lo svolga in mezz’ora anziché in quindici minuti perché il tema ci interessa, ci riaggiorniamo… Lo facciamo tornare o andiamo noi a Palermo, comunque noi mandiamo il verbale».

Quel mondo che resta sospeso non sarebbe il caso di riportarlo a terra e spiegare cosa diavolo sta succedendo intorno a Pino Maniaci? La delegittimazione è un “venticello” e – soprattutto – ammazza ancor prima (e meglio) di una morte fisica. La Sicilia e la Calabria – in questo – sono maestre. Anzi: Magnifiche Rettrici dell’Università della “carretta” e della “tragediata”.

Che torni Lo Voi a Roma, che vadano gli altri a Palermo ma, di grazia, fate presto a spiegare. Del resto Lo Voi ha chiesto solo 15 minuti che. Basta una semplice videoconferenza. Il primo a ringraziarvi – sono certo – sarà Pino Maniaci, un uomo e un giornalista che sa come affrontare le mafie visibili ma che, come tutti gli esseri umani, ha maggiori difficoltà con i “venticelli”.

r.galullo@ilsole24ore.com

3 – to be continued (per le precedenti puntate si leggano

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/12/01/sua-latitanza-matteo-messina-denaro-e-lombra-lunghissima-della-massoneria-parola-a-francesco-lo-voi/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/12/02/francesco-lo-voi-cosa-nostra-ha-una-collegialita-mobile-qual-piuma-al-vento-e-forse-il-capo-assoluto-non-e-messina-denaro/)

  • paolo |

    Sull’argomento Maniaci ha parlato anche di Massoneria, durante un’intervista di Giulio Ambrosetti per lavocedinewyork.com… del lontano 13 novembre…

    – Ci faccia capire, direttore, alla fine il mafioso è lei?
    – “Che vuole che le risponda? Noi qui, ormai, ci aspettiamo di tutto. Sì, di tutto. Abbiamo toccato interessi incredibili. Personaggi che hanno fatto il bello e il cattivo tempo con la gestione dei beni sequestrati alla mafia. E sequestrati anche a imprenditori che con la mafia non c’entravano affatto. Questi signori che hanno gestito tali beni, con molta probabilità, erano protetti anche dalla Massoneria. Certo, alcuni di questi signori sono caduti in disgrazia. E si vogliono vendicare contro di me. Detto questo, il sistema è ancora in piedi”.

    p.s.
    Convocheranno mai la Saguto?
    Sempre dall’intervista di cui sopra:

    – Scusi, invece di convocare la dottoressa Silvana Saguto, che è stata per lunghi anni protagonista della gestione, a quanto pare non ‘entusiasmante’, di questo travagliato settore, i parlamentari della Commissione nazionale Antimafia convocano il procuratore Lo Voi. Ma come funziona la politica italiana?
    – “Questo non lo deve chiedere a me: lo deve chiedere ai politici. E, segnatamente, all’ufficio di presidenza della Commissione nazionale Antimafia”.

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