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Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti: «Lo Stato ha abbandonato Casal di Principe»

Il capo della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, il 28 febbraio si trovava nella sede del tribunale di Napoli nord, invitato dai suoi colleghi di quel tribunale per un incontro con gli studenti. Dopo l’incontro fu avvicinato dal vice sindaco di Casal di Principe, Marisa Diana, cugina di don Peppino Diana, il prete ucciso dalla camorra Circondata da ragazzi di Casal di Principe, chiedeva aiuto a Roberti, gli chiedeva di intervenire per sollecitare i fondi europei di cui, dopo aver perso i fondi regionali, grazie alla vecchia giunta che non era stata capace di fare niente, il comune di Casal di Principe aveva bisogno per costruire strade, scuole e rete idrica. Roberti si attivò, parlò con l’allora sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Gaetano Delrio, oggi ministro delle Infrastrutture, che fu cortesissimo e ricevette la delegazione del comune di Casal di Principe. Sono passati sette mesi e a Casal di Principe non è ancora arrivato un euro, dirà Roberti nell’incontro di Napoli con i prefetti campani il 1° ottobre ma lo stesso, identico concetto, lo aveva espresso il 16 settembre, audito dalla Commissione parlamentare antimafia. «Ho sentito l’altro giorno, proprio in vista della mia audizione in Commissione antimafia a Napoli – farà mettere a verbale della Commissione parlamentare antimafia il capo della Dnaa – il sindaco Renato Natale, il quale, in grande stato di depressione, mi ha detto: “Procuratore, sto pensando di dimettermi perché non ce la faccio più ad andare avanti”. Gli ho risposto: “Sindaco, se lei si dimette non è Casal di Principe che perde, è lo Stato che perde” e ho aggiunto che se si fosse dimesso avrebbero ricevuto ossigeno i vecchi marpioni politico-mafiosi che sono stati tirati via dagli interventi giudiziari, ma esistono ancora sul territorio; sarebbero riaffiorati questi soggetti e si sarebbero avvalsi del fatto che la gente di Casal di Principe e dintorni avrebbe pensato che forse era meglio quando a governare quel comune e i comuni limitrofi erano quelli del clan dei Casalesi piuttosto che una giunta di persone pulite e perbene. Sono passati, ripeto, ottantasette anni e ancora non si è fatto niente. Lo stesso discorso vale per la città di Napoli e lo stesso discorso credo che si possa fare per tutti gli altri territori in cui esiste un controllo territoriale delle organizzazioni mafiose, in cui esistono le infiltrazioni. Allora di che cosa parliamo? Quando parliamo di elemento costitutivo, di dato strutturale permanente, di un dato che ci trasciniamo dall’unità d’Italia ad oggi senza che sia stato mai affrontato, parliamo del cuore del problema, perché l’intervento giudiziario è sì necessario, ma è una parte dell’intervento dello Stato per recuperare questi territori che stanno morendo. Il rapporto Svimez – forse l’avete letto meglio di me – che cosa dice, e da tempo? Parla di desertificazione industriale, mancanza di investimenti, disoccupazione crescente, disuguaglianze sociali crescenti. È vero, esiste anche una Napoli virtuosa, una Napoli onesta, certamente. Sarei folle a negarlo. Ma accanto a questa Napoli c’è una Napoli camorrista e plebea Pag. 10che convive con l’altra Napoli e che si alimenta e trova la sua forza, la sua linfa proprio in quelle povertà crescenti, nella disoccupazione, in quelle disuguaglianze sociali crescenti. Le mafie si infilano nelle disuguaglianze, per fare affari con i ricchi senza scrupoli, come nel caso dei rifiuti».

Non c’è altro da aggiungere se non darvi appuntamento a domani.

r.galullo@ilsole24ore.com

4 – to be continued (per le precedenti puntate si vedano https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/02/la-prefettura-di-napoli-fa-quadrato-con-le-altre-istituzioni-dello-stato-e-mette-le-conoscenze-a-fattor-comune/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/06/comuni-sciolti-per-mafia-due-anni-di-commissariamento-non-bastano-parola-del-prefetto-di-caserta-arturo-de-felice/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/08/comuni-sciolti-per-mafia-desertificazione-amministrativa-e-asservimento-dei-dipendenti-il-caso-di-casapesenna/)

  • Bartolo |

    Un giudice coraggioso!
    Trovi anche il coraggio di ammettere che presiede un organismo inutile, considerata l’impossibilità di procedere contro governo e parlamento con l’accusa di concorso esterno e favoreggiamento, aggravato dall’art 7, alla mafia.

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