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Altro che Giubileo! Roma sta diventando la nuova Terra dei fuochi: parola del prefetto Franco Gabrielli

In questi giorni mi sto divertendo (si fa per dire) a leggere alcune audizioni della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, presieduta dal Pd Alessandro Bratti.

L’attenzione è caduta su quella resa il 22 luglio dal prefetto di Roma, Franco Gabrielli. Ieri ne ho già scritto e per questo rimando al link a fondo pagina.

Oggi mi concentro su un altro aspetto della gestione della raccolta dei rifiuti nella Capitale.

Gabrielli che spiega dottamente che non ha nessuna intenzione di fare il sindaco di Roma – «non avrete mai il mio scalpo» dirà letteralmente ad un certo punto credendo forse di essere Robert Redford in Corvo Rosso, mitico film del 1972 – nel girare i municipi e incontrare i municipi sul tema del degrado (tipica attività da politico) si rende conto che a Roma «non si fa addirittura nemmeno più lo sfalcio dell’erba, che pensavo fosse un problema del mio comune, di 10.000 abitanti, oltre al tema del rovistaggio dei rom».

Il tema del «rovistaggio dei rom» tra i rifiuti, fatto cadere con nonchalance sui parlamentari è in realtà una piaga dolorosissima che avvicina (il paragone è per il momento forzato e paradossale ma solo per il momento) la Capitale all’immonda sciagura che si consuma nella cosiddetta “terra dei fuochi” in Campania.

L’onorevole Stefano Vignaroli (M5S) pone allora una domanda. Questa: per quanto riguarda le questioni dei roghi intorno ai campi nomadi e del traffico di rottami, quali provvedimenti ha preso o intende prendere la prefettura?

Gabrielli sarà lieto di rispondere. Così: «Mi fa piacere che lei abbia fatto riferimento ai roghi, perché non le nego, onorevole, che è una mia personale angoscia, perché quando giro i municipi non c’è incontro che prescinda da questa seria problematica che attiene alla salute delle persone, nonché a modalità comportamentali, così come ho detto anche in questi giorni quando si è fatta polemica su immigrati e non immigrati. Anche qui credo che si debba fare una netta distinzione: il tema dell’accoglienza degli immigrati riguarda la nostra società e queste persone, mentre il tema dei rom interroga moltissimo i comportamenti di costoro; forse dovremmo uscire fuori da un certo buonismo perché queste persone devono accettare l’idea secondo cui, per stare all’interno di una comunità, un minimo di regole vanno rispettate. Ci sono alcuni temi che li coinvolgono e che ormai non hanno più differenziazione nei 15 municipi della capitale: il rovistaggio, che amplifica a dismisura la criticità del sistema di raccolta, il tema dei roghi, su cui peraltro stiamo facendo delle attività insieme al Corpo forestale (…)Anche grazie alla procura stiamo facendo una serie di attività investigative su alcuni campi, a partire da La Barbuta, Salone e Salviati, perché vogliamo applicare anche a Roma la legge della Terra dei fuochi. Ovviamente capirete che gli interlocutori con i quali abbiamo a che fare sono più complicati, perché spesso utilizzano minori o persone che non hanno problemi ad avere la centocinquantesima imputazione, però su questo stiamo lavorando perché il tema dei roghi è un’emergenza, o almeno, io personalmente la vivo come tale».

E a proposito dei roghi e dei rom, lo stesso giorno, sempre in audizione, ecco cosa dirà Carlo Costantini, comandante provinciale del Corpo forestale dello Stato: «…molto spesso si trattava di padroncini che avevano piccole imprese di trasporto e che vedevano nel dirottamento dei Raee recuperati presso una filiera parallela illecita la possibilità di ricavare ulteriori fonti di guadagno, riparando gli elettrodomestici e rivendendoli nel caso in cui fossero in grado di farlo, oppure più semplicemente, nella grande maggioranza dei casi, dirottandoli verso soggetti quasi esclusivamente di etnia rom. Questi ultimi provvedono a depredare gli elettrodomestici di tutte le parti che hanno un valore commerciale (in buona sostanza le parti metalliche), salvo poi abbandonare la carcassa, che resta all’angolo della strada. Tali carcasse sono quelle che molto spesso alimentano i roghi tossici di rifiuti, dei quali ormai sono abbastanza piene le cronache giornaliere, anche quelle della nostra città».

Giubileo?! Aridatece er puzzone! gridavano i romani esasperati, senza lavoro e senza cibo per i figli, nel giugno del ’44, invocando il ritorno di Benito Mussolini.

Mussolini o un fascista laqualunque speriamo che non ritornino mai più nella Capitale (e ovunque) ma che almeno si possa aspirare ad una persona in grado di non far diventare Roma la nuova terra dei fuochi. E’ lecito pretenderlo? E’ chiedere tanto? O forse troppo?

r.galullo@ilsole24ore.com

si leggano anche i recentissimi

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