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Scuola e impresa contro la cultura mafiosa: parola a Maria Falcone, Emma Marcegaglia e Ivan Lo Bello

Il 1° maggio sul Sole-24 Ore ho pubblicato un’inchiesta sul mondo della scuola e sui continui attacchi ai quali viene sottoposta dalla cultura criminale e da quella mafiosa (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-05-01/cattedre-legalita-sotto-attacco-085750.shtml?uuid=ABQSA5YD).

Ieri ho letto il numero 3 di “Press & Imprese”, il periodico sulla legalità e sulla cultura d’impresa che il 23 maggio, la Fondazione Falcone, Confindustria Centro Sicilia e Confindustria Caserta, nell’ambito del programma operativo nazionale (Pon) “Sicurezza per lo sviluppo”, hanno distribuito in allegato con i principali quotidiani siciliani.

Ebbene, alcune delle interviste che si leggono in questo numero sono degne della massima attenzione poiché sottolineano il ruolo vitale delle imprese nella costruzione di un circuito vincente contro le mafie.

PAROLA A MARIA FALCONE

La prima intervista è quella a Maria Falcone, sorella del giudice perito nella strage di Capaci con la moglie e tre agenti di scorta. Una tra le domande poste era la seguente: “Confindustria sostiene da tempo la necessità di rafforzare i collegamenti tra scuola e impresa, investendo nel merito e nella formazione, anche introducendo l’ora di legalità elle scuole”

Ecco la risposta di Maria Falcone: «Penso che Confindustria stia interpretando e reagendo costruttivamente alle implicazioni dell’essenziale legame, denunciato da Giovanni, tra mafia ed economia. Se Giovanni aveva potuto smascherare l’impero economico di clan mafiosi attraverso le analisi bancarie, noi oggi alla luce di queste conoscenze abbiamo il dovere di costruire una realtà economica chiara e trasparente. Per far questo bisogna che chi costruisce e gestisce le imprese abbia una chiara percezione dei valori che è giusto perseguire nell’attività economica. Senza una coscienza imprenditoriale onesta non vi può essere un’economia trasparente. E’ per questo che alla base della formazione imprenditoriale è fondamentale la trasmissione di quei valori che lo studente di oggi fa sue pe realizzarle come imprenditore responsabile di domani. In questo senso rafforzare il legame tra scuole e impresa è sicuramente di vitale importanza».

Altra domanda: “Secondo una recente indagine sulla percezione mafiosa condotta dal centro Pio La Torre, su più di 1.000 studenti in tutta Italia, lo Stato non fa ancora abbastanza per sconfiggere le mafie. Quali sono secondo Lei le ragioni di questa percezione negativa da parte dei giovani?”.

Ed ecco la risposta della sorella del giudice Falcone: «Posso parlare essenzialmente in base alla mia esperienza educativa: vi sono situazioni particolari in cui i giovani percepiscono che lo Stato non arriva dappertutto e sembra essere assente. Ad esempio vi sono scuole, a Palermo, che sorgono in quartieri connotati da un’altissima infiltrazione mafiosa, in cui il fatto di andare a scuola e trattenersi nel pomeriggio per imparare una lingua o fare della ginnastica o uno sport viene visto dalla criminalità organizzata locale come un affronto: essa percepisce che lo Stato le sottrae quel facile bacino di manodopera giovanile a sua disposizione e destinato a comiti di piccola criminalità che era costituito dai ragazzini che giocavano nelle strade del quartiere. Questo fa sì che la criminalità reagisca bruciando periodicamente laboratori linguistici, computer e palestre con la conseguenza che i ragazzi rimangono per molto tempo senza strumenti di formazione a loro disposizione. Lo Stato non riesce attualmente a dare le risposte tempestive che sarebbero auspicabili e i giovani ne risentono. Ma proprio tra questi giovani vi sono quelli che, nonostante tutto, non demordono e continuano a compiere la scelta che a volte è la più difficile: stare dalla parte giusta».

TOCCA A EMMA MARCEGAGLIA

Nello stesso numero è stata intervistata anche Emma Marcegaglia, ex presidente nazionale di Confindustria. Una tra le domande postale era: “Nel corso della sua presidenza, l’azione dell’Associazione si è caratterizzata, tra l’altro, per una forte spinta verso la promozione della cultura della legalità e della concorrenza, lo sviluppo sostenibile e la semplificazione dell’attività d’impresa. Ritiene che questi temi siano adeguatamente diffusi tra le nuove generazioni? E da imprenditrice percepisce un cambiamento in atto?”.

Eccola sua risposta: «In questi anni si è promossa e diffusa la cultura della legalità attraverso un processo di sensibilizzazione riferita alle varie componenti sociali, coniugando la legalità con la cultura d’impresa. Forse però è mancata o non si è sufficientemente pianificato un processo adeguatamente educativo delle nuove generazioni che costituiranno, poi, la nostra società di domani, trascurando invece la nostra generazione in larghi strati ancora permeati dall’opportunismo di maniera. Ma non c’è dubbio che il cambiamento è in atto e sicuramente proseguirà».

CONCLUDE IVAN LO BELLO

Anche il vicepresidente di Confindustria con delega per l’Education, Ivan Lo Bello, è intervenuto con un articolo di suo pugno. Il suo messaggio, dritto al punto, è questo: «L’istruzione oggi è il più potente strumento di crescita e sviluppo, sia sociale che economico…

…Scuola e formazione combattono la criminalità organizzata nella sua stessa struttura: non permettono alle organizzazioni mafiose di attrarre giovani nei loro ranghi…

…Se la scuola crea competenze spendibili, voglia di fare impresa e di creare sviluppo, diventa molto più difficile per la criminalità puntare sulla dispersione di giovani che non hanno lavoro e che vivono di espedienti. Alternanza scuola-lavoro obbligatoria, apprendistato, impresa didattica, sono strumenti fondamentali per concludere a triste stagione di una scuola che crea disoccupazione, e aprire una nuova fase in cui l’extra-scuola (imprese, istituzioni, territorio) contribuisce attivamente alla formazione dei giovani. In Sicilia questi strumenti hanno un valore in più; sono un’opportunità concreta di crescita per i giovani, che li rende immuni dalle sirene dell’illegalità. Per questo motivo sono sicuro le imprese siciliane saranno molto determinate, come già è stato fatto finora, ad aiutare le scuole in questo percorso di collegamento al lavoro e al territorio che è strategico per lo sviluppo della nostra regione».

Non c’è altro da aggiungere se non sperare nella rifondazione della formazione, compresa quell’ora legale che, a molti (io tra quelli) appare un’esigenza indifferibile.

r.galullo@ilsole24ore.com

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