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Morolla, capo del Corpo forestale in Liguria: «Nel porto di Genova nessun controllo sul traffico dei camion di rifiuti»

Il 22 gennaio, a partire dalle 16.35, la Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti in trasferta in Liguria, ha audito il comandante regionale del Corpo forestale dello Stato, Renzo Morolla.

Due settimane fa abbiamo visto le dichiarazioni di prefetti e magistrati sulla presenza della criminalità organizzata in Liguria, che ormai fanno parte della storia (anche giudiziaria) e nel settore delle cave e dei rifiuti. Abbiamo poi visto la grave situazione sul traffico dei camion dei rifiuti denunciata dal capo del Corpo forestale ligure (per tutto questo rimando ai link a fondo pagina).

Oggi ci concentriamo invece su un’indagine chiusa e svolta dal Nucleo investigativo di Genova sull’illecita gestione di rifiuti speciali non pericolosi. Nello specifico, macerie da demolizione e terre e rocce da scavo, introdotti illegalmente all’interno dell’area portuale del porto di Genova.

Il Corpo forestale dello Stato ha scoperto che il traffico di rifiuti e terre e rocce da scavo all’interno del porto di Genova avveniva tranquillamente. «Su questo traffico di camion – afferma Morolla di fronte alla commissione presieduta dal pd Alessandro Brattiil collega scrive che si è rilevata l’estrema facilità con cui ciò è potuto avvenire complessivamente. L’attività illegale è stata interrotta tramite l’azione penale, che ha dato luogo al blocco di questa attività, ma nessun controllo veniva effettuato sui camion che entravano e uscivano dalla calata per il riempimento dell’area portuale».

E’ molto consolante sapere che controlli sui camion non ce n’erano. Ma non basta.

Nella relazione che accompagna l’indagine, Morolla spiega che emerge anche l’ipotesi di connivenze tra la ditta conferitrice dei rifiuti e il personale dell’impresa che stava realizzando le opere. La prima delle due imprese ha sede legale a Monreale (Palermo) e sede operativa a Genova. «Sempre tramite i tabulati del personale che opera all’interno, anche in nero peraltro – si spinge oltre Morollasi è potuto verificare che questi personaggi fossero stati recentemente controllati insieme a un componente della famiglia Strangio, legata alla criminalità organizzata del crotonese. Un altro dipendente di tale ditta, residente però a Campomorone a Genova, è stato controllato a Genova congiuntamente a un componente della famiglia …omissis…originaria di Vallelunga Pratameno di Caltanissetta, colpita recentemente da pesanti misure preventive antimafia. Per quanto riguarda l’impresa operante, che ha ricevuto i rifiuti, un’importante Spa, è da rimarcare come il loro capocantiere, soggetto pregiudicato, sia stato controllato nel suo paese d’origine, Bronte, insieme a soggetti con precedenti per 416-bis e che la forza di polizia che ne ha curato la segnalazione lo collochi nell’ambito dell’associazione mafiosa facente capo ai Laudano, ai Mazzei e ai Santapaola. Sempre tale impresa coinvolta risulta essere stata attenzionata in un’operazione antimafia denominata Arcangelo, in quanto assoggettata a pagare il pizzo al clan Santapaola per lavori eseguiti nel 2007. In questo caso l’impresa era parte lesa. L’analisi dei tabulati telefonici, infine, dimostra contatti tra il capocantiere di una ditta del genovesato e appartenenti a soggetti incensurati della famiglia calabrese …omissis…. Queste sono le cose che il collega ha rilevato. Peraltro, la stessa ditta è anche contattata ed è stata impiegata in subappalti di lavori pubblici. Noi abbiamo notato in questo caso, al di là della rilevanza contravvenzionale del caso, che alcuni individui appartenenti a queste imprese subappaltatrici avevano i contatti scoperti tramite i tabulati. La situazione quantomeno non ci lascia tranquilli, visto che i nomi sono questi…all’interno del porto di Genova».

E se non lascia tranquilli il Comandante regionale del Corpo forestale dello Stato, figuriamoci i genovesi…

Morolla si spinge in un’analisi che va oltre la singola indagine e spiega che il problema di fondo è che le varie indagini in corso (oltre che su Genova anche nel Savonese) dimostrano che molto spesso tra rocce e terre da scavo si veicolano rifiuti. Di solito sono macerie da demolizioni, catrami, tutti rifiuti che provengono da un dato tipo di attività edilizia, di cantieri o di manufatti stradali. «Questo modo di fare distorce completamente il mercato – spiega bene Morollaperché le discariche autorizzate non vengono più utilizzate. Quando non sono coinvolte le imprese di recupero dei rifiuti non hanno materiale, oppure, se sono coinvolte, recuperano tal quale il rifiuto, senza trattarlo, veicolandolo all’interno di rocce e terre da scavo. Si tratta, quindi, di una situazione tutt’altro che limpida, per quanto riguarda le rocce e terre da scavo, perché può finirci dentro di tutto.

Già, può finirci di tutto. Che bella consolazione saperlo. Rectius: averne la certezza e spesso non poterlo provare.

r.galullo@ilsole24ore.com

4 – the end (per le precedenti puntate si vedano https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/04/01/cave-rifiuti-e-mafie-il-capo-della-procura-di-savona-granero-denuncia-gli-ex-intoccabili-calabresi-gullace-in-testa/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/04/02/il-prefetto-di-genova-fiamma-spena-spiega-la-folle-rincorsa-dello-stato-alle-imprese-in-mano-alle-mafie/)

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/04/03/la-prefettura-della-spezia-rassicura-la-citta-sulla-presenza-delle-mafie-ci-sono-ma-non-si-sa-quel-che-fanno/)