Operazione Caronte Dda Catania/2 La catena di contatti tra Ercolano e la ‘ndrangheta – Rispunta Amedeo Matacena

Cari amici di blog, da ieri sto analizzando alcuni interessanti profili sull’asse Messina-Catania-Reggio Calabria che emergono dall’indagine con la quale la Dda di Catania (che l’ha delegata al Ros dei Carabinieri) il 20 novembre, con l’operazione Caronte, ha svelato l’ennesima penetrazione nel tessuto economico siciliano (e non solo) della cosca Santapaola-Ercolano.

Il Ros dei Carabinieri ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 23 indagati a vario titolo per associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza e intestazione fittizia di beni. Al centro delle indagini l’infiltrazione di Cosa nostra nei settori dei trasporti marittimi e terrestri, dell’edilizia e della grande distribuzione alimentare. Nel corso delle indagini sequestrati beni aziendali e quote societarie per circa 50 milioni.

Ieri abbiamo visto l’emersione di Vincenzo Ercolano, figlio di Giuseppe, a lungo padroni incontrastati dei trasporti nel Catanese e spesso finiti sotto la lente della Giustizia.

Quanto a Vincenzo Ercolano, indagato per 416bis, il Gip, sottoscrivendo le convinzioni dell’accusa, scrive che «da ultimo, la collaborazione di Ruggeri Alfio, e recenti intercettazioni telefoniche, hanno consentito di acclarare la perdurante esistenza e la sua attualità sino a tutt’oggi della consorteria criminale e delle attività economiche gestite dalla stessa, ed organizzate e condotte da Ercolano Vincenzo, la cui funzione apicale è emersa, con tutta evidenza, dagli elementi di prova raccolti nel presente procedimento, nell’arco di tempo che intercorre dal 2009 fino al mese di ottobre del 2014».

IL PROFILO

Vincenzo (Enrico Augusto) Ercolano è figlio di Grazia Santapaola, sorella di Benedetto Santapaola, e di Giuseppe Ercolano.

Il padre Giuseppe, morto il 29 luglio 2012, risulta essere stato più volte condannato per essere partecipe dell’associazione mafiosa Santapaola-Ercolano, a cominciare dalla sentenza n. 20/96 della Corte di assise di Catania (processo Orsa Maggiore). “Uomo d’onore” dal 1975, si legge sempre nel provvedimento, sul suo ruolo hanno riferito quasi tutti i collaboratori di giustizia, da Antonino Calderone, a Giuseppe Pulvirenti (il malpassotu), Giuseppe Malvagna, Carmelo Grancagnolo, Severino Samperi, Maurizio Avola ma anche Gaspare Mutolo di Palermo e, più di recente, Giacomo Greco, Santo La Causa, Giuseppe e Paolo Mirabile, Giuseppe Laudani Giuseppe e Gaetano D’Aquino, per citarne solo alcuni.

Il nucleo familiare di Vincenzo Ercolano può contare anche sul fratello Aldo, 1960, “uomo d’onore” e vice-capo della famiglia mafiosa di Catania, condannato – tra l’altro all’ergastolo con lo zio Nitto Santapaola, quale mandante dell’omicidio del giornalista Giuseppe Fava. Lo stesso è detenuto dal 1994 e recentemente è stato nuovamente sottoposto al regime de141bis (carcere duro).

ASSOLTO

Vincenzo Ercolano è stato assolto dall’imputazione di associazione per delinquere di stampo mafioso. Con la sentenza n. 905 del primo aprile 2009 la terza sezione del Tribunale di Catania ha assolto Vincenzo Ercolano dalla contestazione di partecipazione a Cosa nostra contestata dal febbraio 2000; assoluzione, peraltro, confermata in appello con sentenza depositata il 21 giugno 2011.

Di conseguenza, la Dda di Catania, ha esaminato gli elementi a carico dell’imputato a decorrere dal 12 aprile 2009.

Numerosi collaboratori di giustizia hanno riferito fatti specifici relativi a Vincenzo Ercolano. Hanno anche parlato del suo inserimento nell’associazione mafiosa Santapaola-Ercolano. Tuttavia, nella gran parte dei casi, i collaboratori si riferiscono a un periodo temporalmente anteriore al 2009, ricorda correttamente il Gip a pagina 86 di quest’ultimo provvedimento. Le circostanze si riferiscono, pertanto, al periodo coperto dal giudicato e delle stesse la procura non ha tenuto conto in questa indagine.

Al contrario, la procura ha considerato le dichiarazioni riferite dai collaboratori in relazione ad altri specifici reati contestati a Vincenzo Ercolano nel presente procedimento.

Ecco dunque che pur non potendo considerare i fatti-reato per i quali Ercolano è stato assolto, sia pure con formula dubitativa, resta consacrato nella sentenza assolutoria, il dato fattuale della conoscenza dell’imputato con esponenti di spicco del clan dei Casalesi.

LA FILIERA

Il dato è particolarmente sintomatico, scrive il Gip da pagina 295, se lo si mette in correlazione con altri dati emersi nel presente procedimento e che ne costituiscono il logico presupposto.

Vale a dire (e nell’originale questa frase è sottolineata), Vincenzo Ercolano è in rapporti economici con persone appartenenti o collegate a clan dislocati sul territorio nazionale.

In particolare, scrive testualmente il Gip:

–         con esponenti della camorra del casertano, i Casalesi;

–         con esponenti di cosa nostra palermitana, i Virga;

–         con esponenti della malavita messinese, «attraverso l’imprenditore Amadeo Matacena» (ed ecco dunque che ritorna il nome del latitante condannato per concorso esterno associazione mafiosa in via definitiva con sentenza della Corte di assise di Reggio Calabria);

–         con esponenti della criminalità di Reggio Calabria, attraverso l’imprenditore Giovanni Malavenda (indagato in questo procedimento e accusato dalla Dda di Catania di aver fatto ricorso alla protezione di Cosa nostra catanese per i suoi affari in Sicilia), «figlio di Tommaso, sospettato di essere un esponente della cosca Labate, e di P.C., della famiglia di ‘ndrangheta Carbone e ancora, attraverso l’imprenditore A.C., residente a Parma ma originario della Calabria e facente parte di una famiglia legata alla ‘ndrangheta»;

–         con esponenti di cosa nostra siracusana;

–         con esponenti della malavita del vibonese, attraverso G.E., un calabrese collegato ad organizzazioni mafiose della ndrangheta.

I collegamenti, con persone riconducibili a clan di diverse aree geografiche del territorio nazionale, scrive ancora il Gip di seguito all’elenco e alle considerazioni sopra riportate, farina del sacco delle attività investigative della Dda di Catania, «appaiono particolarmente significativi della notevole caratura criminale dell’imputato.

Ulteriore corollario del precedente, è l’elevato numero di affari nei quali è coinvolto Ercolano .

Altro dato fattuale di interesse, è costituito dallo “scontro” che Ercolano ha con persone appartenenti ad altri clan e sulle quali riesce ad imporre le proprie “logiche” di mercato».

«I molteplici elementi riportati, rivelano – è la conclusione del Gip a proposito di Vincenzo Ercolano, che si legge da pagina 297 –, infatti, un’imposizione autoritaria nella metodologia di gestione degli affari economici, l’uso massiccio di concorrenza sleale effettuata con violenza, l’uso di modalità operative da vero e proprio “capo”, che non consentono di qualificare la sua condotta come quella di un semplice imprenditore , ma di un soggetto che è abituato a fare tutto quello che vuole, in nome e per conto della famiglia Santapaola-Ercolano».

Per ora mi fermo qui ma domani continuo con una spigolatura politica molto ma molto interessante.

r.galullo@ilsole24ore.com

2 – to be continued (per la precedente puntata si veda http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/11/26/operazione-caronte-dda-catania1-sotto-la-lente-gli-affari-del-gruppo-matacena-con-la-famiglia-ercolano/)