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Il documento consegnato da Lo Bello e Montante (Confindustria) alla Commissione parlamentare antimafia

Il 5 giugno il delegato nazionale di Confindustria per la legalità, Antonello Montante e il vice presidente per l’Education, Ivanhoe Lo Bello, sono stati auditi dalla Commissione parlamentare antimafia.

All’incontro, Montante e Lo Bello hanno presentato un documento preliminare che racconta l’evoluzione nella lotta alle mafie promossa dagli industriali e fotografa l’attuale situazione emergenziale dell’economia.

Lo propongo come documento di studio e analisi, in attesa di raccontarvi il contenuto nell’audizione, non appena la Commissione parlamentare antimafia avrà sbobinato le registrazioni.

r.galullo@ilsole24ore.com

IL TESTO DEL DOCUMENTO

1. I DATI

Le principali stime ufficiali del 2013 evidenziano che i ricavi annuali della criminalità organizzata di stampo mafioso ammontano a cifre variabili da un minimo di 8,3 a un massimo di 13 miliardi di euro (pari, in media, allo 0,7% del PIL). In media, il 45% di questo importo risulta fornito dalle estorsioni, il 23% dal traffico di droghe, il 10% dall’usura e, a seguire con percentuali meno rilevanti, dalla contraffazione, dallo sfruttamento sessuale e da altre attività illegali[1].

Le estorsioni e l’usura hanno quindi un peso fondamentale nel giro di affari delle attività illecite gestite dalla criminalità organizzata.

Il proliferare di questi fenomeni illeciti è certamente favorito dalla crisi economica che sta tuttora colpendo il nostro Paese, mettendo a dura prova il sistema produttivo nazionale. Si tratta infatti di manifestazioni criminali che traggono alimento dalle difficoltà economiche di cittadini e imprenditori, cui offrono la prospettiva di poter superare facilmente le situazioni di difficoltà utilizzando canali alternativi a quelli leciti.

Nel caso del racket, le condizioni di difficoltà che opprimono l’attività quotidiana di cittadini e imprese vengono generate dagli stessi soggetti che offrono alla vittima la propria protezione a pagamento. Le imprese più sensibili e in sofferenza rischiano quindi di assecondare le minacce e le intimidazioni subite, nella convinzione di non avere alternative efficaci per proseguire l’ordinaria attività.

I risultati dell’attività di indagine svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) nel triennio 2010 – 2013 evidenziano la diffusione delle pratiche estorsive sull’intero territorio nazionale e una lieve diminuzione della loro incidenza in ciascuna regione, rispetto al periodo di riferimento precedente (v. Relazione DIA del primo semestre 2013). La Campania risulta la regione più colpita con la rilevazione di 405 reati di estorsione, seguita da Lombardia (355 fatti di reato), Sicilia (307), Lazio (253), Puglia (248), Emilia Romagna (168), Piemonte (153) e Calabria (133).

Anche la relazione della DIA conferma che l’estorsione rappresenta la principale fonte di autofinanziamento delle organizzazioni criminali, che utilizzano questa attività anche per acquisire capitali da reinvestire in altre attività illecite o nell’economia legale.

L’attività estorsiva è anche lo strumento che consente alla criminalità di realizzare e conservare un sistematico controllo del territorio. Controllo che risulta rafforzato dal rinnovato utilizzo di tecniche estorsive che negli ultimi anni erano state abbandonate e sostituite da misure ritenute meno efficaci a tal fine.

La Direzione Nazionale Antimafia (DNA) segnala che mentre negli ultimi quindici anni la prassi più diffusa era quella di richiedere somme di denaro consistenti e sproporzionate rispetto al volume di affari dell’operatore economico, oggi si è tornati a riscuotere, con maggiore frequenza, somme di più lieve entità che consentono all’organizzazione criminali di agire meno disturbati nella prestazione dei propri servizi di protezione e di ottenere più facilmente l’assuefazione della (v. DNA, Relazione annuale 2013).

Sempre sul piano del modus operandi, le evidenze della Direzione Investigativa Antimafia mostrano che la contropartita richiesta per la “protezione” offerta può consistere non soltanto nell’esborso di somme di denaro, ma anche in forniture di beni e servizi, assunzioni di favore di personale o, nei casi estremi, nell’induzione a commettere gravi reati.

Le condizioni economiche disagiate rappresentano il terreno fertile per un’altra tra le attività più redditizie per le organizzazioni criminali di tipo mafioso: l’usura. I dati della DIA, riferiti al triennio 2010 – 2013, evidenziano: un significativo aumento delle segnalazioni in Sicilia (44) ed Emilia Romagna (39); un incremento più lieve nelle Marche, Friuli Venezia Giulia e Molise; una sensibile diminuzione in Lombardia (17), Campania (18) e Calabria (3).

L’attività usuraria offre “interessanti” possibilità di dissimulare l’origine illecita del denaro e quindi rappresenta un tassello importante nell’ambito della strategia economica delle mafie. Piuttosto che l’immediata monetizzazione del prestito a tassi usurari, l’obiettivo principale di questa pratica antica è di assumere il controllo dell’impresa vessata e alimentare un sistema produttivo parallelo a quello sano. In questo modo, le imprese – in origine sane – vengono utilizzate per ripulire i proventi derivanti dalle altre attività illegali portate avanti dall’organizzazione (es. traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione).

Dagli studi empirici emerge, peraltro, che anche l’usura viene praticata con tecniche sempre più sofisticate, che mirano a individuare le possibili vittime studiandone, in via preventiva, la vulnerabilità e lo stato di bisogno.

Purtroppo, la ridotta capacità produttiva delle imprese riduce la fiducia nella loro solvibilità e determina notevoli difficoltà di accesso ai finanziamenti e al credito bancario che spingono gli imprenditori a rivolgersi al mercato alternativo gestito dagli usurai. Un mercato che, di contro, dispone di notevoli risorse finanziarie e di pronta liquidità.

Bisogna quindi fare i conti con la sempre più raffinata capacità delle organizzazioni criminali di infiltrarsi nell’economia sana, adottando meccanismi operativi differenziati anche in base alle caratteristiche dei diversi territori. Ciò rende complessa l’attività di monitoraggio di questi fenomeni e l’individuazione di tecniche di prevenzione efficaci.

 

2.     Le iniziative di Confindustria

Confindustria è consapevole che per reagire adeguatamente a questo costante perfezionamento del modus operandi e delle strategie di sviluppo delle organizzazioni criminali occorre da un lato utilizzare moderne tecniche investigative e di intelligence e adeguati strumenti normativi di prevenzione e repressione, e dall’altro contribuire alla definizione di questa azione di contrasto ai fenomeni illeciti, assumendo in prima linea un ruolo attivo.

In questa direzione, Confindustria promuove e sostiene da anni diverse iniziative finalizzate a incrementare i livelli di legalità e di sicurezza delle attività economiche e a rafforzare la capacità competitiva delle imprese, interrompendo quel circolo vizioso di attività illecite che rischia di annientare le imprese virtuose.

Come noto, già nel 1991 Confindustria e tutte le organizzazioni del sistema confederale hanno deciso di dotarsi, in via autoregolamentare, di un Codice Etico che contiene le regole, i principi e i valori cui devono ispirarsi gli imprenditori associati nei propri comportamenti, sia professionali che associativi.

Da allora, ci siamo messi in gioco noi per primi, insieme a tanti altri imprenditori onesti, per guidare un processo di rinnovamento culturale basato sulla ferma opposizione alle condotte intimidatorie delle mafie e a ogni forma di contiguità tra le imprese e le organizzazioni criminali, nella convinzione che è possibile creare sviluppo soltanto nella legalità.

La spinta più forte in questa direzione è arrivata proprio dalle Associazioni imprenditoriali del Mezzogiorno, che operano nei territori più esposti al radicamento e alle indebite pressioni della malavita organizzata. Infatti, dando seguito all’iniziativa assunta nel 2005 da Confindustria Caltanissetta, nel 2007 Confindustria Sicilia ha integrato il proprio Codice Etico con previsioni dirette a impegnare gli associati a denunciare ogni episodio di attività illegale che li veda coinvolti, disponendo peraltro l’applicazione di sanzioni in caso di mancata denuncia. Nel tempo, iniziative analoghe sono state replicate anche in Campania, Calabria e in altre Associazioni, non solo del Sud.

Questa decise prese di posizione trovano conferma, d’altra parte, anche nella dura censura delle condotte di chi corrompe, pronunciata dal Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, in occasione dell’ultima Assemblea che si è tenuta lo scorso 29 maggio. I corruttori provocano un grave danno alla concorrenza e devono essere estromessi dal sistema.

In considerazione del crescente impegno di Confindustria per la legalità, si è avvertita l’esigenza di  introdurre una figura di stimolo per nuove iniziative e di coordinamento dei rapporti con istituzioni pubbliche, forze dell’ordine e principali componenti della società civile ed economica impegnate nel contrasto alla criminalità. Pertanto, nel 2008 è stata istituita la delega per la Legalità affidata sin dall’inizio ad Antonello Montante, cui è stata riconfermata nel 2012 dal Presidente Squinzi.

Da allora, il sistema associativo ha svolto ancor più responsabilmente il ruolo di promotore di politiche di contrasto alla criminalità economica.

In particolare, nel 2010, la Giunta nazionale di Confindustria ha approvato la Delibera sulla trasparenza delle Associazioni del Mezzogiorno, che richiede agli associati vittime di estorsione, usura o altri delitti che ne limitino l’attività economica di denunciare il fatto e inoltre sanziona con la sospensione o l’espulsione non soltanto chi è colluso con la mafia, ma anche chi – pagando il pizzo – si assoggetta ai suoi metodi, senza opporsi.

In questa direzione, con l’obiettivo di prevedere a livello nazionale il rispetto di questi principi, il 10 maggio 2010 Confindustria ha siglato il Protocollo di Legalità insieme al Ministero dell’Interno, che prevede l’osservanza di elevati standard di legalità da parte delle imprese che decidono di aderire. Il Protocollo, rinnovato nel 2012, rappresenta uno strumento di collaborazione tra il Ministero e Confindustria particolarmente ambizioso e innovativo,  in quanto ha una portata nazionale e detta una cornice di regole applicabili a qualsiasi contesto produttivo e territoriale, riferite in particolare all’intero settore dei contratti di lavoro, servizi e forniture privati.

Tra le iniziative più recenti di Confindustria, in questa sede è importante richiamare quelle sostenute con lo specifico obiettivo di creare una rete di assistenza e sostegno concreto alle imprese in difficoltà.

 

2.1 Il rating di legalità

Il riferimento è in primo luogo all’introduzione del rating di legalità mediante il decreto Cresci Italia del 2012 che ha recepito la proposta di Antonello Montante, fondata sull’esigenza di  trasformare in reale fattore di convenienza l’impegno delle imprese sulla legalità.

Il rating di legalità nasce infatti dalla volontà di creare un meccanismo di sostegno alle imprese che non hanno la possibilità di fornire solide garanzie personali e reali ai fini dell’accesso al credito bancario e che possono però offrire serie garanzie di trasparenza e correttezza nell’agire economico. A queste imprese viene riconosciuta la possibilità di ottenere condizioni agevolate di accesso ai finanziamenti pubblici e privati.

Se correttamente implementata dai soggetti tenuti ad attuarla, questa misura premiale può giocare un ruolo importante nella diffusione della cultura della legalità e nel contrasto ai fenomeni illeciti, con particolare riferimento a quello usurario.

È per queste ragioni che Confindustria ha puntato molto su questo strumento e sulla logica premiale che esprime. Pertanto, sul piano della disciplina, Confindustria ha seguito l’iter di definizione dei provvedimenti attuativi confrontandosi, a seguito di consultazione con il sistema associativo, con i Ministeri e gli altri soggetti interessati, con l’obiettivo di valorizzare la natura volontaristica e premiante del rating di legalità e di assicurare un effettivo miglioramento delle condizioni di accesso al credito bancario e ai finanziamenti pubblici. In particolare, nel novembre 2012, l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha approvato il Regolamento che disciplina i requisiti di accesso e il procedimento istruttorio per il rilascio del rating e lo scorso aprile è entrato in vigore il Regolamento del Ministero dell’Economia e delle Finanze che individua le modalità di considerazione del rating ottenuto dall’impresa.

 

2.2 Progetto “Caltanissetta e Caserta sicure e moderne”

Nell’ottica di fare fronte comune nel contrasto al crimine organizzato, Confindustria porta avanti diverse iniziative in collaborazione con le Istituzioni. Si segnala come particolarmente significativo nel contesto odierno il progetto “Caltanissetta e Caserta sicure e moderne” approvato nel 2011 a valere sul PON  Sicurezza per lo sviluppo, obiettivo convergenza 2007-2013 e promosso dal Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura in partnership con Confindustria e con la Provincia di Caltanissetta.

Il progetto prevede la creazione di due sportelli nelle città di Caltanissetta e Caserta a supporto delle imprese e mira a creare una rete di contatto tra il soggetto Proponente (il Commissario antiracket ed antiusura) e il Partner Confindustria per sviluppare strategie e azioni di tutela del sistema imprenditoriale dalle pressioni criminali del racket, dell’usura e da tutte le condotte illecite subite dalle imprese.

La finalità è di diffondere le informazioni sulla cultura della legalità e sull’importanza del ruolo delle Istituzioni per lo sviluppo economico secondo i principi della legalità e della trasparenza, attraverso specifiche campagne di informazione e sensibilizzazione, corsi di formazione sui temi dell’etica d’impresa e della prevenzione del pericolo di inquinamento criminale nell’economia, nonché di assistenza tecnica specifica per le imprese secondo le richieste presentate allo sportello e rilevate dalle attività di auditing e scouting territoriale.

Gli sportelli istituiti in questi luoghi strategici della Sicilia centrale e della Campania rappresentano, infatti, due centri di riferimento e di raccordo per la centralizzazione di tutte le attività di assistenza, formazione e consulenza, oltre che di sostegno alle imprese sul piano economico-finanziario, giuridico-legale, amministrativo-gestionale e infine psicologico, funzionale a sottrarle dai vincoli dell’ingerenza mafiosa.

Il Progetto si propone di realizzare alcuni obiettivi specifici: l’incremento del numero delle denunce di fenomeni illeciti da parte degli imprenditori, delle adesioni delle imprese al Protocollo di legalità 10 maggio 2010 tra il Ministero dell’Interno e Confindustria, dell’adozione di nuovi modelli di legalità (es. codici etici, rating di legalità, iscrizione nelle white list prefettizie, modelli organizzativi ex d.lgs. 231/2001, protocolli locali, ecc.); le riduzione del tasso di mortalità imprenditoriale nei territori interessati; la costituzione di parte civile delle Associazioni di imprese al fianco degli imprenditori vittime di estorsioni e usura.

Sul piano operativo, nel corso del 2013 è stata realizzata un’intensa attività di confronto e di pianificazione tra le due sedi operative di Confindustria Centro Sicilia e di Confindustria Caserta per definire gli aspetti amministrativi e organizzativi necessari alle attività esecutive del Progetto. Inoltre, nell’aprile 2013 è stata formalmente avviata l’attività dello Sportello diretto con le imprese di Caltanissetta e sono state concluse le pratiche per la locazione dell’immobile destinato ad ospitare lo sportello per le imprese di Confindustria Caserta.

Dal 2013 ad oggi, sono state avviate attività di ascolto e di contatto con le imprese per diffondere la conoscenza dei servizi specifici del Desk e degli obiettivi del Progetto e pianificati i cicli di ciclo di formazione sulla legalità rivolto alle nuove generazioni di imprenditori e cittadini che verranno realizzati in collaborazione con Università e fondazioni antimafia.

Inoltre, si sta portando avanti una costante azione di coordinamento tra le diverse iniziative sostenute da Confindustria a livello nazionale e regionale, in particolare al fine di accompagnare gli imprenditori alla denuncia di fenomeni estorsivi e del racket e di sostenerli nelle fasi processuali.

In particolare, Confindustria Centro Sicilia e le altre Confindustrie Territoriali siciliane si sono costituite parte civile in diversi procedimenti che hanno visti coinvolti come parti offese i loro associati.

Inoltre, nel mese di novembre 2013 a Caltanissetta è stato siglato da Confindustria Sicilia e dalla Federazione delle Associazioni Antiracket Italiane – FAI, alla presenza del Commissario nazionale antiracket e del Prefetto di Caltanissetta, un importante protocollo che mira a rafforzare il partenariato tra pubblico e privato a difesa della legalità e la rete di sportelli antiracket nel territorio siciliano. Tale rete di sportelli di assistenza alle imprese in Sicilia, a partire dalla istituzione di un sportello FAI a Palermo presso la sede di Confindustria Sicilia, verrà coordinata con le attività dello Sportello di Caltanissetta, proprio al fine di rafforzare l’assistenza agli imprenditori vittime dei richiamati fenomeni criminali.

Il 5 maggio 2014, poi, è stato siglato sempre a Caltanissetta il Protocollo di legalità tra il Prefetto di Caltanissetta, il Presidente di Confindustria Centro Sicilia e il Delegato nazionale di Confindustria per la legalità, allo scopo di promuovere il coinvolgimento delle imprese locali nel percorso di legalità sostenuto dal Ministero dell’Interno e da Confindustria e di rendere così pienamente esecutive le previsioni del Protocollo 10 maggio 2010 connesse al rilascio della documentazione antimafia nei rapporti tra privati. Analoga iniziativa è in fase di definizione anche per il territorio di Caserta, mediante la sigla del protocollo di legalità tra Confindustria Caserta e la Prefettura territorialmente competente.

In conclusione, ad oggi le attività del Progetto sono in pieno svolgimento, secondo un ritmo serrato, con l’obiettivo di portare a compimento il programma di azioni e di realizzare gli obiettivi progettuali entro la data di chiusura del progetto, fissata al 30 giugno 2015.

 


[1] Dati pubblicati nel Rapporto 2014 “Per una moderna politica antimafia” della Commissione per l’elaborazione di proposte in tema di lotta alla criminalità, istituita nel corso del Governo Letta.