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Rapporto Dna 2013/La Procura di Roma punta sul contrasto patrimoniale ai mafiosi e porta a casa successi rilevanti

Cambio di passo della Procura di Roma, guidata dal 15 febbraio 2012 da Giuseppe Pignatone (in precedenza capo della Procura di Reggio Calabria).

La nuova gestione della Dda è infatti finalizzata a valorizzare e incrementare la leva del contrasto patrimoniale, che rappresenta lo strumento repressivo più incisivo, in particolare attraverso l’applicazione di misure di prevenzione.

Questi strumenti sono di fondamentale importanza nel contrasto alle mafie, in quanto ostacolano l’inserimento nel circuito economico della ricchezza prodotta con sistemi criminali e dunque evitano che le risorse così acquisite diventino uno strumento di sviluppo delle stesse organizzazioni.

«Tale strumento – scrive il sostituto procuratore nazionale antimafia Diana de Martino a pagina 846 del Rapporto Dna 2013 riferendosi al contrasto patrimoniale – è ancor più strategico se rapportato al contesto laziale, come si è detto territorio di elezione per tutte le mafie, per il riciclaggio e gli investimenti».

La nuova organizzazione ha consentito di incrementare in modo estremamente rilevante il numero delle proposte di prevenzione, specie patrimoniali, ma soprattutto di concentrarsi su obiettivi oggettivamente rilevanti dal punto di vista criminale.

In effetti il numero dei procedimenti iscritti per l’applicazione di misure di prevenzione personali e/o patrimoniali è passato da 24 (periodo 1° luglio 2011 – 30 giugno 2012) a 86 (1° luglio 2012 – 30 giugno 2013). La gran parte dei procedimenti iscritti proviene dalla Procura (82 e 4 dalla Dia).

Per quanto riguarda il numero delle proposte di prevenzione si è passati da 5 (periodo 1 luglio 2011 – 30 giugno 2012) a 59 (1° luglio 2012 – 30 giugno 2013), con una assoluta maggioranza delle proposte provenienti dalla Procura (57 e 2 dalla Dia).

r.galullo@ilsole24ore.com