Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Protocollo Farfalla tra carceri e servizi segreti/2 Il ministro della Giustizia non ne sa nulla- Lo Stato “fantasma”

Martedì 14 gennaio in Commissione parlamentare antimafia, a chi gli chiedeva conto del famoso Protocollo Farfalla sullo scambio di informazioni tra i vertici delle carceri e i servizi segreti Giovanni Tamburino, Capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, rispondeva che lui non ne sapeva nulla.
Di più. Non gli risultava l’esistenza e, anche se fosse esistito, nulla gliene calava visto che dal 2010 esiste una convenzione e che, comunque, lui era a conoscenza di 14 casi in cui, in via amministrativa, erano state fornite informazioni ai nostri 007.
Il tema, però, è estremamente delicato perche coinvolge un capitolo della storia italiana (antecedente alla convenzione di cui parla Tamburino) in cui il ruolo dei servizi segreti all’interno delle carceri è ancora tutto da scrivere.
Del resto, come ha ricordato in commissione antimafia il deputato Claudio Fava (Sel), la stessa Commissione ha appreso dalla viva voce di alcuni magistrati palermitani e da Sebastiano Ardita, a lungo ai vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), che in passato è stato definito un protocollo, noto come Protocollo Farfalla, tra il Dap e i servizi di intelligence, in quel caso il Sisde, che naturalmente non poteva non avvenire con piena consapevolezza dell’allora ministro della Giustizia. Ergo: dello Stato.
Proprio per questo motivo, Fava, il 9 dicembre 2013, mentre era in trasferta a Reggio Calabria con altri colleghi della Commissione parlamentare, ha posto in audizione una domanda secca all’attuale ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri. Eccola: «Le chiederei di dirci qualcosa in proposito. Immagino che lei sia a conoscenza di questo protocollo che permette l’accesso a esponenti delle nostre agenzie d’intelligence nelle strutture carcerarie di massima sicurezza, si presume per interloquire e anche per indurre a una possibile collaborazione, ma in genere per raccogliere tutti gli elementi utili che riguardano i detenuti al 41-bis. Quest’attività, sfuggendo a un controllo d'altro tipo, si può prestare anche a qualche uso surrettizio che va in altre direzioni. Se questo protocollo esiste, come ci sembra, in quanto confermato da una testimonianza in un processo a Palermo dal dottor Ardita, che cosa prevede? Che tipo di collaborazione costruisce? Qual è il livello di controllo e consapevolezza che il Ministro e il Ministero hanno sull'attività che i servizi svolgono nelle strutture di massima sicurezza?».
Beppe Lumia, altro commissario antimafia (Pd) percorre la stessa autostrada: «Vorrei anche sapere, come già l’onorevole Fava, se può fornire alla Commissione antimafia notizie su tutti i contatti dei servizi in questi ultimi 3 anni nelle nostre carceri: con quali detenuti questi contatti sono avvenuti e che risultati hanno sortito? Gradiremmo, se possibile, averli anche naturalmente in una forma che lei riterrà opportuna. Capisco anche la delicatezza del tipo di informazione, ma penso che sia necessaria una vera verifica intorno al 41-bis anche da questo punto di vista, dato appunto lo scandalo ultimo. Lei sa che sulla trattativa più volte il 41-bis è stato oggetto di discussione. Mi pare che ritrovarci, a distanza di tanti anni, con questo fatto relativo a Riina rappresenti un elemento che deve finalmente orientarci a un lavoro di inchiesta serio, che ci metta in grado di capire bene cosa sta avvenendo».
La risposta di Cancellieri è canonica: «Il Dap dispone di un certo tipo di informazioni, mentre altre appartengono alla magistratura. Per quanto riguarda le dichiarazioni del dottor Ardita, persona che stimo moltissimo, che è stato vice capo del Dap, e quindi conosce la materia, onestamente di questo protocollo col Sisde non sono a conoscenza. Posso prendere, però, l’impegno formale di assumere tutte le informazioni del caso e di riportarle in Commissione a Roma. Non dispongo di informazioni in questo senso. Sicuramente, se l’ha detto, ci sarà stato, ma non è argomento che sia stato portato alla mia attenzione».
E’ toccato al presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi (Pd) prendere posizione per un impegno solenne ma solo a parole: «Dal momento che il ministro si è resa disponibile a un’ulteriore audizione da parte della Commissione sul tema dell’eventuale protocollo tra il Dap e i servizi, credo che possiamo rinviare questo argomento alla sede in cui il Ministro sarà in grado di fornirci gli elementi che le abbiamo richiesto, evidentemente anche nel rispetto delle funzioni diverse del ministero della Giustizia rispetto alla magistratura, che credo sia l’elemento fondamentale della nostra Carta costituzionale. Penso che questo sia un argomento molto importante e che lo si debba rinviare a quando il Ministro sarà in grado di offrirci le informazioni che ci ha assicurato».

Ed il 30 gennaio il ministro Cancellieri torna davanti ai commissari antimafia e così conclude sulle domande relative al protocollo Farfalla e alla convenzione: «Quanto alla convenzione conclusa con l'Aisi nel 2010, di cui è stata fornita copia a codesta Commissione da parte dell'attuale capo Dap, dottor Tamburino e con la quale vengono disciplinati e resi trasparenti i meccanismi di collaborazione tra l'amministrazione penitenziaria e l'Aisi, è del tutto ovvio che tale convenzione, peraltro esplicitamente prevista da una fonte normativa, non possa in alcun modo consentire la deroga a disposizioni di legge vincolanti per gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria. Mi riferisco in particolare al superamento del corretto rapporto tra l'amministrazione penitenziaria e l'autorità giudiziaria.
Come è stato ben chiarito dal capo Dap durante le sue audizioni dell'8 e del 14 gennaio scorso, tutte le volte in cui personale dell'amministrazione penitenziaria o, più specificamente, personale di polizia penitenziaria viene a conoscenza di un fatto che costituisce notizia di reato è tenuto a informarne senza ritardo l'autorità giudiziaria competente. Sarebbe di estrema gravità un accordo o un atto di indirizzo che violasse questa fondamentale norma contenuta nel Codice di procedura penale. Chiunque la violasse ne risponderebbe anche penalmente.
Sulla base di quanto mi è stato comunicato dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria escludo, dunque, che vi siano accordi tra il dipartimento e l'Aisi aventi contenuti diversi da quelli stabiliti nella convenzione già consegnata a questa Commissione
».
Dunque, come era logico attendersi, neppure il ministro della Giustizia ha risposto su questo benedetto Protocollo Fantasma. Il passato, chissà perché, in questo Stato non appartiene mai a nessuno. Se il protocollo è “farfalla”, lo Stato, quanto a voli e silenzi fa di meglio: è “fantasma”.

r.galullo@ilsole24ore.com

2- the end ((si leggano anche https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/01/il-compagno-di-cella-di-toto-riina-scelto-dalla-direzione-nazionale-antimafia-parola-di-tamburino-capo-del-dap.html

e http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-28/tamburino-capo-dap-commissione-antimafia-minacce-riina-anche-un-direttore-carcere-e-quello-milanese-opera-154558.shtml?uuid=AB6vsqs&fromSearch)

  • bartolo |

    quando si comprende che le mafie risiedono tutte, e per intero, all’interno delle istituzioni dello stato, (prosperate con calcolata follia per il non abbattimento delle mafie stesse) allora, s’imboccherà, finalmente, la giusta autostrada che condurrà a tal fine.
    negli ultimi anni, i venti consigli e giunte regionali sono state interessate da indagini della magistratura per i reati più disparati; dalla corruzione, al falso, all’estorsione e persino all’associazione per delinquere. così nel parlamento e negli enti locali e territoriali, nonché in quelli controllati direttamente o parzialmente dallo stato. a fronte di tutto ciò, al 41 bis e nel circuito carcerario di alta sicurezza, unitamente ad un manipolo di paralitici-disadattati-cialtroni colpevoli di gravissimi reati, anziché trovasi i sodali criminali di stato, tragicamente, vi risiedono un esercito di cittadini inermi e un cospicuo numero d’innocenti. cos’altro deve accadere, in questo stato scolapasta, affinché i cittadini italiani si rendano conto di essere stati imposturati per venti lunghissimi anni?

  Post Precedente
Post Successivo