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Operazione Erinni/5 La forza dei Mazzagatti, la cosca che dà del tu ai Pelle di San Luca

Il cuore dell’operazione Erinni – che la scorsa settimana ha portato a Reggio Calabria 20 provvedimenti di fermo nei confronti di altrettante persone presunte affiliate alla ‘ndrangheta, accusate a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, di alcuni omicidi, intestazioni fittizie di beni e di avere reimpiegato proventi di attività illecita nell'acquisto di immobili – va oltre, molto oltre i pur importanti risvolti che hanno condotto investigatori e inquirenti a svelare omicidi, rapimenti e trame torbide. L’indagine è scaturita dalla ripresa della faida che vede contrapposta la cosca Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo a quella Ferraro-Raccosta,

scoppiata nel ‘91 e ha portato al sequestro di 80 immobili tra case, negozi eterreni, per un valore di oltre 70 milioni. I magistrati che hanno condotto le indagini sono per la Dda di Reggio Calabria Gianni Musarò,Giulia Pantano e per la Procura di Palmi Sandro Dolce.

Negli ultimi post abbiamo visto l’amore per gli investimenti a Roma e nel Lazio, gli affari con i russi e i conti all’estero ed un tema devastante, la (presunta) corruzione tra le forze dell’ordine e nelle istituzioni.

Oggi raccontiamo dei rapporti di forza tra Mazzagatti e Pelle. Per carità, i secondi sono infinitamente elevati nella gerarchia ‘ndranghetistica ma è interessante leggere quel che i tre magistrati scrivono a proposito di Rocco Mazzagatti, ritenuto dalle due Procure il promotore, organizzatore e capo della “locale” di Oppido Mamertina, cittadina in cui è inserita la cosca Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo.

Rocco per l’accusa figurava tra i capi, con compiti di decisione, pianificazione delle azioni criminali da compiere e degli obiettivi da perseguire con riferimento all’intera organizzazione criminale. Era sempre lui a curare i rapporti con le altri articolazioni della ‘ndrangheta, a partire dalla cosca Alvaro di Sinopoli, dalla cosca Pelle di San Luca e dalle cosche di Platì.

I RAPPORTI CON I VERTICI

Da pagina 198 i magistrati sottolineano di aver accertato che il gruppo criminale dei Mazzagatti aveva deciso di spostare il baricentro dei propri interessi economici (con la costituzione e gestione anche indiretta di attività commerciali) nella provincia di Catanzaro, ma non aveva trascurato l’importanza di tessere relazioni criminali anche con cosche di altre provincie.

Rocco Mazzagatti, per gli inquirenti, aveva stretto alleanze con la famiglia mafiosa Arena di Crotone, sancite anche attraverso il matrimonio con Deborah Rotundo, figlia del boss Francesco Rotundo (classe 1940), legato alla cosca Lobello, nonché rapporti con la cosca Alvaro di Sinopoli, la cosca Pelle di San Luca e la famiglia mafiosa Barbaro di Platì.

I legami criminali con gli Arena sono già state certificate nell’ambito del procedimento nr 1182/2004 della Procura di Catanzaro sulla cosca Arena.

Inoltre anche nell’indagine Reale della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, era emerso che le vicende del crotonese stavano a cuore alle cosche reggine, atteso che proprio Rocco Mazzagatti, dopo la scarcerazione di Nicola Arena (classe 1937), si recava a casa del boss Giuseppe Pelle per parlarne.

Quanto ai rapporti con la famiglia mafiosa degli Alvaro, il quadro che si trae da questa indagine è che si registra persino una superiorità mafiosa di Rocco Mazzagatti su Paolo Alvaro, autorevole esponente dell’omonima cosca, visto che quest’ultimo si rivolgeva a lui con espressioni di reverenza e subordinazione nel corso delle intercettazioni del 4 agosto 2012 delle ore 8.31 e delle 8.43, captate all’interno degli uffici di una società («l’inferno non ci voleva …(inc.)… dici tu, ma tu ti indebolisci, ti chiudi… no no che ci indeboliamo… però… mannaia certe volte però… sono fatti degli altri se devono dividere… no hanno detto che non hanno voluto, se ne sono andati… eh… se ne sono andati, dice che se ne sono andati …inc… e ti dico mi ha detto Peppe… ora dimmi tu come vuoi che facciamo… (rivolgendosi a Rocco Mazzagatti, ndr) io sono venuto qua (presso gli Uffici della società, ndr) e non so… gli ha detto un amico, però a Peppe glielo hanno detto altri …(inc.)… o a Nino …(inc.)… a Sinopoli…»).

Ma ad ulteriore conferma del prestigio criminale e della potenza mafiosa della locale di Oppido Mamertina, basti pensare che la figura apicale, Rocco Mazzagatti, ha secondo la ricostruzione delle due procure, titolo per incontrare e parlare di persona con Giuseppe Pelle, figlio del boss Antonio, detto “gambazza”.

 

A COLLOQUIO CON PELLE

Rocco Mazzagatti, il 6 agosto 2009, si reca a casa del boss Giuseppe Pelle e qui si intrattiene a discorrere degli affari e delle logiche delle famiglie di ‘ndrangheta del crotonese.

E’ a tal punto di rilievo la sua carica, si legge ne decreto di fermo, che, ad un certo punto, Mazzagatti durante il suo colloquio con Giuseppe Pelle, si spinge anche a minacciare pesanti ritorsioni nei confronti dei clan di Crotone, ove gli stessi fossero venuti meno agli accordi presi con le cosche reggine («Mi sono seduto là, li ho fatti come qui a terra, erano tutti e due, gli ho io detto e voi siete due testimoni, gli ho detto io. Poi l’hanno smorzata perché hanno capito, gli ho detto… che parlavano di interessi, contro interessi, io non ne ho avuto mai interessi gli ho detto io, volete vedere che ora me li prendo gli detto io gli interessi! A lui in faccia, a quello … incompr. …, lo vedi il ponte di cro… Cropani non ve lo faccio passare più! Così come vi sto dicendo sono all’altezza per farvelo? “Si sei all’altezza.” Ah sono all’altezza… allora andatevene per Isola e non rompete i coglioni gli ho detto io, volete vedere che non ve lo faccio passare il ponte? Erano tutti… c’era Fabrizio, tutti, tutti. Volete vedere? Dite “si” gli ho detto io! Che me ne vengo qua, gli ho detto io, con quattro, non venti come a voi, con quattro dei miei faccio che il ponte di Cropani non lo passate più. Sai come si sono messi la coda in mezzo alle gambe…»).

Già nell’estate 2009 Rocco Mazzagatti, a colloquio con il boss Giuseppe Pelle, a Bovalino, riferiva di avere avviato un’attività commerciale relativa alla distribuzione di carburante a Germaneto (alle porte di Catanzaro), fornendo dettagli per la sua individuazione («dov’è la strada… ad uso per andare all’università»”) e di averne affidato la conduzione ad un cognato e ad un nipote.

 

9 MARZO 2010: CHI E’ GIUSEPPE

Da pagina 295 si legge
che il 9 marzo 2010 Rocco Mazzagatti e il nipote venivano intercettati all'interno dell'abitazione di Giuseppe Pelle (classe ’60), a Bovalino.

Per ben comprendere il contenuto del dialogo, i magistrati ricordano che è doveroso spiegare chi é Giuseppe Pelle e che ruolo ricopriva all’interno della ‘ndrangheta nel momento storico in cui la conversazione veniva captata, così come è emerso nell’ambito dell’indagine Reale, che traeva origine proprio dalle conversazioni all’interno dell’abitazione di “gambazza”.

Il 12 giugno 2009, dopo 10 anni di latitanza, fu arrestato Antonio Pelle, capo indiscusso della omonima cosca, alias “gambazza”, condannato in via definitiva a 26 anni di reclusione. Detenuto nella casa circondariale di Catanzaro, il 3 novembre 2009 Antonio Pelle (classe ’32) veniva scarcerato per incompatibilità con il regime carcerario e il giorno successivo moriva presso l’ospedale civile di Locri.

La latitanza e la successiva cattura di Antonio Pelle, nonché il concomitante stato di detenzione del figlio maggiore , Salvatore – tratto in arresto il 10 marzo 2007, dopo 15 anni di latitanza, e condannato in via definitiva ad anni 14 di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti -sancivano il ruolo di preminenza in seno alla famiglia del secondogenito Giuseppe Pelle.

Il sistema di video ripresa installato nell’agosto 2009 all’esterno dell’abitazione di quest’ultimo, a Bovalino, permise di accertare che Giuseppe Pelle, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, riceveva costantemente le visite di numerosi personaggi di rilievo del panorama criminale della provincia reggina, tra i quali Rocco Mazzagatti.

Il tenore dei dialoghi intercettati il 9 marzo 2010 all’interno della casa di Giuseppe Pelle (classe 1960) e degli argomenti affrontati, il riferimento ricco di particolari, alle cosche del crotonese (i Nicoscia, gli Arena Carmine e Nicola, i Manfredi, i Papasergi, Fiore Gentile), oltre che la caratura criminale degli interlocutori (Giuseppe Pelle e Domenico Pelle), ha fornito alle due Procure lo spessore mafioso di Rocco Mazzagatti e informazioni inequivocabili sul ruolo assunto dallo stesso nella ‘ndrangheta.

Queste risultanze – si legge a conclusione nel decreto di fermo – messe in correlazione con gli esiti del procedimento Crimine, fanno di Rocco Mazzagatti uno ‘ndranghetista di forte rilievo nel panorama mafioso.

6 – to be continued (le precedenti puntate sono state pubblicata il 29 novembre, il 2, 3, 4 e 5 dicembre)

r.galullo@ilsole24ore.com

  • xxxxxx |

    Voi giornalisti speculate su queste notizie.. invece fate un articolo sulla legge italiana che non funziona…. perché prima
    dovrebbe accertarsi delle accuse che da … e non descrive le persone come criminali. La famiglia mazzagatti è una famiglia con forti valori e principi,una famiglia che ha sempre lavorato onestamente. Ma la legge, reputa le persone che con la propria intelligenza e le proprie capacità riescono ad aprirsi le strade del lavoro,persone mafiose . Nel mondo del lavoro si hanno contatti con tutti e non bisogna prima chiedere se la loro fedina penale è pulita…

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