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L’ultimo capolavoro di Peppe Scopelliti: il fedelissimo, la fedelissima e la figlia del giudice in Commissione antimafia

Non conosco personalmente il senatore reggino Giovanni Bilardi. Lo conosco di fama riflessa. E’ infatti uno degli intimi e degli ultrà del senor Gobernador Scopelliti Peppe. Con lui ha condiviso tutto e quel tutto lo ha portato legittimamente anche al Senato.

Anche lui conosce, indirettamente, me. Lo deduco – umilmente –  dal fatto che, tra gli altri, lui e il senatore Antonio Caridi, furono tra i politici che il 29 luglio 2013 misero la loro firma sotto un comunicato stampa del Pdl calabrese che, allegramente (ma in Calabria tutto si può) ribaltò la frittata e tento inutilmente di presentare Scopelliti come vittima della stampa, citando espressamente un mio servizio che sosteneva come, invece, sia la libertà di stampa ad essere sotto scacco in Calabria. Insomma, esattamente il contrario (rimando al post del 27 luglio 2012). Questioni di punti di vista. Tutti legittimi.

Visto che ha cominciato Bilardi  – occupandosi di me – ricambio volentieri il favore (sono certo che gradirà questo scambio di opinioni che fa parte della vita democratica di un Paese) e dedico (anche a lui) 5 minuti di celebrità riflessa con questo articolo. Perché?

Perché è stato nominato – credo indipendentemente dalla sua volontà – membro della Commissione parlamentare antimafia che non ha il presidente ma intanto è zeppa di parlamentari (50! Alla faccia degli organismi politici snelli snelli snelli…).

Vi anticipo il risultato finale della istituenda Commissione parlamentare antimafia: non produrrà nulla. Accetto scommesse. Leggendo molti nomi mi vengono i brividi e se penso a Pio La Torre, che di quella Commissione fece parte, credo che si stia rivoltando nella tomba.

Ma non vi voglio parlare di questo (ho già dedicato il mio pensiero alla “creatura” parlamentare il 30 settembre e dunque rimando al post in archivio) ma di una serie di riflessioni.

Ebbene volete sapere come la penso? La penso che il senor Gobernador Peppe Scopelliti è un genio. Sì un genio. E’ vero che nella vita è tutto relativo ma – a fronte dell’inesistente opposizione calabrese – è un dato di fatto.

L’ultimo capolavoro? La nomine in Commissione parlamentare antimafia. Seguite il mio ragionamento (sicuramente sbagliato).

Secondo voi il senatore Caridi – indicato alla Commissione parlamentare antimafia dal presidente del gruppo Pdl Renato Schifani – non aveva previsto la canea che si sarebbe scatenata un nano secondo dopo che il suo nome era stato battuto dalle agenzie di stampa?

Una canea –ricordo – scatenatasi per alcuni passaggi poco edificanti nei suoi confronti (da lui sempre doverosamente contestati e non è mio compito giudicare) dedicatigli se non ricordo male dalla Dda di Genova?

Non poteva assolutamente non sapere che intorno al suo nome si sarebbe scatenato il putiferio e lui, per primo, nelle sue prime parole (cito l’agenzia Asca del 28 settembre, ore 14.07) si è infatti trincerato dietro colui che oggi, al Sud, per il Pdl, legittimamente tutto può e tutto dispone: Renato Schifani. Non c’è trattativa e nomina che al Sud non passi per il suo vaglio e per la sua approvazione. Ha diritto di vita e morte (politica, ovviamente), tra l'altro come capogruppo al Senato, ex presidente dello stesso e politico di lungo corso e dunque anche Schifani sapeva per-fet-ta-men-te quale nome andava a proporre e le conseguenze mediatiche che ne sarebbero sortite.

Ebbene Caridi dichiara il 28 settembre: «Si tratta di un incarico di rilevante responsabilità politica che il Presidente del Gruppo del Pdl, sen. Schifani, mi ha voluto affidare, indicandomi come componente della Commissione Parlamentare. Questa nomina, accanto alla responsabilità, sollecita il legittimo orgoglio di chi è chiamato a dare il proprio contributo, sul piano politico, al contrasto alla mafia ed alla criminalità organizzata sull'intero territorio nazionale. Il contrasto al fenomeno eversivo rappresentato dalla mafia deve operare anche sul piano culturale e legislativo, per cui il sistema politico ha il dovere di mettere in atto una lotta alla mafia fatta di riforme e di leggi che diano fiducia e speranza ai cittadini. Svolgerò il ruolo di componente dell'Antimafia con grande impegno e senso di responsabilità, con spirito di servizio verso le istituzioni, al di fuori di ogni logica di schieramento o di partigianeria, con l'orgoglio di servire il Paese e la mente rivolta a quanti quotidianamente si battono per l’affermazione dei valori democratici e la difesa della libertà individuale e collettiva».

Detto, fatto. La gabbia di Schifani intorno a quel nome è durata quanto un fiocco di neve al sole. Caridi è caduto sotto il fuoco nemico sì ma calcolato (altrimenti bisognerebbe dedurre che i politici meridionali e con incarichi prestigiosi, Schifani in primis, non leggano i media e non sappiano dunque che cosa si scrive e si dice su certi loro colleghi).

Articoli di giornale, sollevazioni, interrogazioni parlamentari, interviste e chi più ne ha più ne metta lo hanno portato a dimettersi con grande sofferenza. «Ho fatto questa scelta – ha dettato l’8 ottobre Caridi alle agenzie di stampa – per evitare speculazioni politiche sulla mia persona che non servono alla Calabria e che potrebbero mettere a rischio il lavoro sin qui compiuto al Senato. Sul mio conto si sono accese solo sterili polemiche». Sacrosanto.

Un capolavoro. Un capolavoro dello “sceneggiatore” politico del Pdl in Calabria,  Scopelliti, del “regista” politico per il Pdl al sud, Schifani e del premio Oscar per la politica del Pdl al sud, Alfano. Un capolavoro in cui – a mio sommesso giudizio ma ovviamente, sbaglio – era stato tutto previsto per spianare la strada – tra gli altri ma soprattutto – a Bilardi. Se così non fosse Schifani in primis e tutto il coraggioso popolo del Pdl (a partire dai coraggiosissimi rappresentanti calabresi) si sarebbe mosso a forma di testuggine per fare da scudo umano a Caridi. Ripeto: operazione legittima e il mio riconoscimento del genio di Scopelliti, Schifani e Alfano è reale e non virtuale. Sulla scacchiera politica le pedine si muovono secondo criteri che servono per raggiungere un obiettivo.

Detto fatto. Bilardi è lì. E nulla mi frega del fatto che sia indagato nell’ambito di un’indagine della Procura di Reggio Calabria sui rimborsi e ancor meno mi frega delle voci su parenti scomodi (i parenti non si scelgono) o del fatto che il suo capo Scopelliti sia plurindagato e rinviato a giudizio. Come sapete per me sono tutti innocenti fino a sentenza passata in giudicato. Figuratevi Bilardi – che non conosco – o Scopelliti!

No, quello che mi interessa sottolineare è l’ennesimo capolavoro politico del trio Schifani-Scopelliti-Alfano. Un capolavoro legitti
mo e reale.

Come tutti i capolavori contano i dettagli.

Primo dettaglio: Bilardi – pur eletto nella lista di centrodestra Grande Sud ed infatti è vicepresidente del Gal, vale a dire il Gruppo Grandi autonomie e Libertà – è, come scritto, un ombra del senor Gobernador e ha come braccio destro in politica Tino Scopelliti, fratello del più famoso Gobernador, che è il leader incontrastato del Pdl (o come caspita si chiama ora) in Calabria. Caridi – ma, ripeto, posso sbagliare, anzi sicuramente sbaglio – era la volpe per tirare la volata a Bilardi, che vicino a se ha il fratello del senor Gobernador! Oh, sia chiaro: non c’è nulla di illecito, anzi. Solo della famiglia ci si può fidare. E se hai la fortuna che tuo fratello è il braccio destro di uno tra i tuoi migliori amici, che (sub)entra in Commissione parlamentare antimafia, beh…è un gran colpo. Bisogna riconoscerlo.

Secondo dettaglio: entra in Commissione antimafia anche Dorina Bianchi che al netto dei cambi di casacca ha una costante: l’elegante fedeltà al senor Gobernador Scopelliti. Senza se e senza ma. E anche senza però.

Terzo dettaglio: l’elezione in Commissione antimafia anche di Rosanna Scopelliti. «La mia designazione a componente della Commissione parlamentare antimafia, per la quale desidero innanzi tutto ringraziare per il sostegno unanime il partito del Popolo della libertà ed il gruppo alla Camera dei Deputati – scrive sul suo sito la parlamentare calabrese – è per me una grande onore, che però desidero condividere con tutti quelli che con me, e come me, hanno percorso un cammino di liberazione dalle mafie che per molti di noi è partito da un calvario personale e familiare.

Mi si perdonerà se il mio pensiero corre subito a mio padre ed insieme a lui a tutte le vittime di mafia. Nessuno sarà più da oggi un martire dimenticato, ed il mio impegno, che sottoscrivo dal primo istante, è che mi batterò con ogni strumento che mi verrà consentito dall’incarico che vado a ricoprire affinché non sia lasciato solo nessun familiare di vittima di mafia e nessun testimone di giustizia, nessun magistrato antimafia, nessun appartenente alle Forze dell’ordine che sono ogni giorno eroicamente e generosamente in trincea per combattere il fenomeno mafioso. Non posso non esprimere viva soddisfazione per l’altissimo prestigio di tutti i colleghi parlamentari designati dalle diverse forze politiche in questa importantissima e strategica Commissione. Insieme a loro, con grande umiltà ma altrettanto grande determinazione, cercherò di far funzionare a pieno regime la Commissione antimafia, con un impegno quotidiano ed infaticabile per farla diventare non solo strumento di inchiesta e di studio, ma un vero e proprio laboratorio di legalità, un luogo istituzionale in cui tutti i cittadini che si battono per liberare l’Italia dal giogo mafioso potranno trovare un riferimento costante».

Sia ben chiaro: la nomina di Rosanna Scopelliti è venuta naturale, davvero per volontà di un gruppo parlamentare e sarebbe venuta anche se Peppe Scopelliti si fosse opposto (ipotesi irrealizzabile del terzo tipo visto che lui l’ha creata in politica). Con quel cognome e con quel padre – che lei stessa richiama, come sempre, nel comunicato stampa – non si sarebbe potuto comunque pensarla diversamente.

Il capolavoro di Peppe sta anche qui: l’assoluta facilità con la quale arrivano i colpi giusti al momento giusto anche se lui non è chiamato a metterci (direttamente) mano.

E dove sta la coda di questo terzo, naturale dettaglio-capolavoro? Nel fatto che la giovane parlamentare calabrese figlia del giudice assassinato dalle cosche, aumenterà il suo curriculum e il suo appeal nel momento in cui – con calcolo politico o per disperazione nel non riuscire a conciliare le diverse anime del Pdl che di fronte a quel nome dovrebbero abbassare le penne – il Gobernador Scopelliti Giuseppe tirerà (rectius: potrebbe tirare) fuori la sua candidatura per il Comune di Reggio Calabria, attualmente commissariato (si veda mio post del 13 settembre).

A questi capolavori tattici di Schifani e Scopelliti (con la partecipazione di Angelino Alfano, non a caso presente l’11 ottobre a Reggio al primo appuntamento di Criminal economies, durante il quale dirà: «L’economia criminale ammazza l’economia legale, quindi per far crescere il Sud è necessario attaccare la criminalità organizzata. Se c’è qualcuno che deve andare via dalla Calabria, dalla Sicilia, non sono i nostri giovani migliori, ma i criminali che devono andare in galera») come rispondono gli altri?

Il movimento 5 Stelle calabrese vede premiato un suo deputato (Francesco Molinari). E il Pd?

Il Pd?!?! Cosa è il Pd calabrese? Il Partito della desolazione che – suppongo dopo lunghe trattative – vede premiati in Commissione nomi come Enza Bruno Bossio (potente moglie del potente Nicola Adamo) ed Ernesto Magorno (ex sindaco di Diamante famoso per aver tirato la corda sulla poltrona di sindaco che non voleva mollare nonostante fosse stato eletto in Parlamento).

E poi qualcuno si interroga perché il Pdl rivincerà a Reggio e stravincerà alle prossime elezioni regionali….

Hasta la victoria siempre, Gobernador!

Con sincera ammirazione per il suo genio politico.

r.galullo@ilsole24ore.com

 

  • giuseppe |

    Un altro capolavoro di Scopelliti è la rimozione del Prefetto di Reggio Dott. Piscitelli, un grande servitore dello Stato che ha avuto il torto di commissariare la città. Andrà a dirigere l’Ufficio Persone Scomparse al Ministero dell’Interno, un fatto simbolico , emblematico nel migliore linguaggio massonico mafioso. Mentre chi lo ha preceduto in una città difficile come Reggio è poi andato a Firenze, Genova, persino a Roma, lui andrà tra le persone scomparse….

  • francesco garritano |

    Ho letto “l’ultimo capolavoro …” e anche la parte sulla Calabria del suo libro “Finanza criminale”.
    Ritengo che il problema “Calabria” sia ancora più complesso di come lei lo descrive.
    Poche riche per farmi capire: tra i nomi da lei indicati sono presenti personaggi di primo piano che hanno potere ed altri che o per adulazione, mediocrità o opportunismo ricevono favori e sono posti in determinati posti ma non hanno nessun potere se non quello di essere presentabili o tali da raccogliere consensi locali.
    In merito all’abusivismo ritengo che le speculazioni consistenti sono autorizzate rendendo legale ciò che non dovrebbe essere legale adeguando o plasmando lo strumento urbanistico secondo le esigenze del “potere”, che in Calabria è essenzialmente “mafioso”.
    Se si legge la legge urbanistica calabrese o quella sismica o sui beni ambientali si nota che sono state scopiazzate da quelle di altre regioni d’Italia (Emilia Romagna principalmente) ma contengono elementi che le rendono originali ed adattabili alle esigenze dei pochi.
    L’abusivismo quasi sempre è di cosidetta necessità ma creato tramite un meccanismo che rende gli “abusivi” schiavi del “potere”.
    E qui la commistione tra amministrazioni e “potere” è quotidiana.
    P.S.: sono calabrese ed orgoglioso di esserlo. Per non sottostare al potere “politico” calabrese, attuamente – da alcuni anni – lavoro principalmente in Lombardia. … fino a quando il “sistema calabrese” non sarà completamente esportato nel Nord Italia. …… siamo a buon punto.

  • bartolo |

    Grande Galullo.
    È per gli Articoli come questo che continuo a seguirLa dal
    lontano 2008, quando una sua lettrice, Ornella Gemini, è intervenuta su un mio
    commento dandomi la speranza e la fiducia che cercavo nell’affrontare tre anni,
    da innocente, dentro le carceri infami di questo paese, ancora più infame delle
    stesse carceri.
    Vede, Galullo, Scopelliti e company, ed in questo in compagnia della migliore
    antimafia alla Cisterna, hanno sempre fatto gli elogi all’attuale legge
    elettorale, perché a loro avviso, rappresenta l’unico sistema per tenere le
    … fuori dal Parlamento. Ecco, certamente le … sono rimaste fuori dal
    Parlamento, ma in alternativa, lo stesso, è stato riempito di cavalli (pochi),
    asini (tanti) e muli (una miriade).
    Saluti bartolo iamonte.

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