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Con le “buone” maniere si ottiene tutto: a Milano Cosa nostra minaccia i figli degli imprenditori e si “mangia” le aziende

Cari amici, dopo averne scritto anche sul Sole-24 Ore (quotidiano e portale Internet) da ieri sto “spigolando” alcune angolature straordinariamente interessanti dell’operazione Esperanza con la quale due giorni fa la Squadra Mobile di Milano ha smantellato una presunta organizzazione mafiosa (otto gli arrestati) attiva in Lombardia e ritenuta emanazione diretta di Cosa nostra siciliana. Al centro delle indagini della Polizia di Stato, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano (il pm titolare è Marcello Tatangelo), una rete di società cooperative attive nella logistica e nei servizi, che, mediante false fatturazioni e sfruttamento di manodopera, hanno realizzato profitti in nero almeno dal 2007.
Parte di questi profitti è stata poi utilizzata – secondo inquirenti e investigatori – per sostenere, dal punto di vista logistico ed economico, importanti esponenti di Cosa nostra, detenuti o latitanti. Altro denaro è stato invece investito in nuove attività imprenditoriali, infiltrando ulteriormente l’economia lombarda.
Tra i capi dell’organizzazione una figlia e un genero di Vittorio Mangano, morto nel 2000 e ritenuto al vertice del mandamento mafioso di Porta Nuova. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, estorsione, false fatturazioni, favoreggiamento e impiego di manodopera clandestina.

Ieri abbiamo visto il matrimonio di interessi tra Cosa nostra e ‘ndrangheta nel nome degli affari (rimando al post in archivio).

Oggi mi concentro sulla reale forza di intimidazione sul territorio milanese, attraverso la quale da un lato si espande nel mercato il gruppo delle coop che facevano riferimento alla presunta associazione criminale consentendo l’acquisizione di ingenti e illeciti profitti; dall’altro vengono acquisiti in modo diretto e indiretto la gestione e il controllo di ulteriori attività economiche.

C’è un episodio che mi ha veramente colpito ed è quello di un imprenditore (il nome e il cognome non hanno importanza) che accumula debiti nei confronti della presunta organizzazione mafiosa e quando si trova in situazione di difficoltà economica viene (secondo la ricostruzione della Dda) di fatto costretto a cedere parte delle sue aziende al gruppo di Pino Porto (arrestato, ex uomo di fiducia di Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore), che così indirettamente acquisisce il controllo di una nuova attività economica.

Altre volte, invece, ed è il caso di un altro imprenditore, c’è chi si rivolge al sodalizio mafioso (presunto) per usare a proprio vantaggio la diffusa e in quanto tale conosciuta nell’ambiente imprenditoriale lombardo, capacità intimidatoria del gruppo criminale.

QUI PESCHIERA BORROMEO

Ma veniamo al primo imprenditore da Peschiera Borromeo (Milano), la cui storia è davvero triste.

Questo imprenditore – pur non comparendo formalmente nella compagine societaria – agisce in qualità di amministratore di fatto di due imprese. Si lega, secondo gli inquirenti, fin dal 2007 alle coop di Porto per l’invio di manodopera anche clandestina e, verosimilmente, anche per l’emissione di false fatture.

Una di queste imprese, secondo la ricostruzione della Procura, accumula alla fine del 2008 un debito di 800mila euro nei confronti di una coop, per servizi non pagati e che non riesce a saldare.

A questo punto viene minacciato pesantemente e gli viene fatto capire che le minacce possono tradursi in aggressioni nei confronti dei suoi figli e di quelli dei proprietari.

Impauriti come cervi braccati, i proprietari vengono invitati a sottoscrivere un piano di rientro dal debito che, secondo investigatori e inquirenti, altro non è se non il mezzo per ottenere da parte dell’organizzazione l’acquisizione in via definitiva della proprietà delle quote di una delle società.

Il piano di rientro dal debito viene dunque firmato e a questo punto, come si legge nell'ordinanza, «l’operazione di spoliazione e sub ingresso nelle quote» è completato e la nuova società che nasce (dall’acquisizione integrale delle attività delle due precedenti, che vengono poste in liquidazione) prosegue i rapporti con le coop del “gruppo” Porto-Mangano-Di Grusa

Insomma:obiettivo raggiunto.

Ora mi fermo. A domani con il racconto di una storia incredibile contenuta in questa interessante operazione.

2- to be continued (la precedente puntata è stata pubblicata ieri 25 settembre)

r.galullo@ilsole24ore.com

  • bartolo |

    Caro Galullo,
    A tutti noialtri condannati, innocenti riconosciuti colpevole, colpevoli riconosciuti innocenti, indagati, prosciolti, collusi, fiancheggiatori, concorrenti esterni, simpatizzanti, affascinati e quanti altri, parenti e affini, al mondo delle mafie, basterebbe una striscetta indelebile di colore giallo disegnata sulla guancia sx (o dx).
    In tal modo chiunque della zona grigia, non avrebbe più alibi per giustificare la propria collusione col malaffare mafioso.
    Saluti bartolo iamonte.
    p.s.
    Unico inconveniente il rischio, per il resto del mondo, di ritrovarsi con un Italia in marrone.

  • galullo |

    Egregio Rusconi continui a leggere ciò che scriverò anche domani e la prossima settimana e avrà esaurienti risposte alla sua domanda. saluti

  • Giuseppe Rusconi |

    Mi chiedo: e la zona grigia ? qualcuno avrà pur scritto in termini giuridici corretti (altrimenti non era necessario scriverlo) un contratto ? e qualcuno avrà pur seguito l’aspetto finanziario dell’operazione ?

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