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Memoriale di Nino Lo Giudice/3 Lista di presunti massoni e Templari al vaglio di Procura e Mossad (tra codici e cabale)

Cari lettori, da giorni mi sto dedicando alla lettura e all’analisi di alcune parti del secondo memoriale di Nino Lo Giudice (rimando ai miei post del 26 e 27 agosto).

Oggi – con voi – vorrei analizzare alcune pagine che ritengo siano degno pane per i denti del Mossad, fondato nel 1949 dall’allora primo ministro israeliano David Ben-Gurion. Il linguaggio in codice è infatti degno del più temuto servizio di intelligence del pianeta.

Non è un caso che la cripticità – che pervade anche l’intero secondo memoriale – assurge a vette altissime quando si tratta di mischiare verità e menzogne (questo non vuol dire, si badi bene, che Lo Giudice sia un bugiardo) sotto il sigillo della massoneria e della paramassoneria.

Il fatto – diciamolo chiaro e tondo – è che la stragrande parte delle menzogne (chiamatele verità diverse, se volete) non appare immediatamente evidente a nessuno (ecco dunque dove servirebbe l’opera di decodificazione dell’intelligence) mentre le verità appaiono (devono apparire) chiarissime solo ai legittimi destinatari (ma anche qui necessita la messa in onda in “chiaro” dei messaggi di Lo Giudice e delle presumibile regia alle sue spalle e credo che la Procura anche su questo stia lavorando).

E si perché – guarda tu le coincidenze – la cortina di nebbia si alza sopra i livelli di guardia proprio quando si vanno a toccare – prima indirettamente, poi direttamente – i tasti della massoneria. Sia chiaro: parzialmente a insaputa di Lo Giudice il quale abilmente mischia ricordi personali (gli incontri in carcere con persone che sanno di massoneria o almeno così dicono) e liste altrui che snocciola sul tappeto con una memoria strepitosa che manco Pico della Mirandola.

Il nostro “pentito di essersi pentito”, con un linguaggio da addetto “ai livori” (altrui) spara con nonchalance (non credo propriamente farina del suo sacco), un riferimento suggestivo al pg Salvatore Di Landro, chiamato affettuosamente «re leone», manco fosse suo fratello di latte.

Lo Giudice invita Di Landro a scendere dal suo «trono regale», rassicurandolo che non esistono «pupari» ma solo «sorella sofferenza» e non dei fantasiosi «poveri cavalieri di Cristo».

Ora – per chi non lo sapesse, i «poveri cavalieri di Cristo» altro non sono che i Templari.

I TEMPLARI

Jacques de Vitry, teologo, storico e vescovo francese del 1200, secondo gli storici compatrioti, nell’Histoire des Croisades così descrive i Templari (o cavalieri di Cristo): «Sono leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle loro case. Sono rudi cavalieri nel corso delle spedizioni militari ma simili a eremiti nelle chiese. Sono duri e feroci contro i nemici di Dio e prodighi di carità verso gli uomini pii e timorati di Cristo… e tutte le volte che i cavalieri erano chiamati alla battaglia, essi domandavano non quanti fossero i nemici, ma in che luogo si trovassero…». Leoni, li descrive proprio leoni, come l’espressione usata per Di Landro. Chissà se Lo Giudice o chi per lui ha letto de Vitry.

Ancora, i Templari cattolici ufficialmente aborrono la massoneria. I Cavalieri Templari nascono infatti come ordine cavalleresco-monastico nel 1118 sotto l’approvazione e la guida di San Bernardo. Si tratta di un ordine cavalleresco che segue un ordinamento monastico e che ha come fine la difesa della Chiesa, riconoscendo come unica autorità quella papale.
Fatto sta che accentuarono l’aspetto del mutuo soccorso nel corso delle persecuzioni che tendevano alla loro distruzione.

Ma fatto sta che distrutti non furono e nei secoli si inserirono, secondo moltissimi storici, nella cosiddetta Libera Muratoria. Nelle logge i componenti comunicavano per mezzo di parole in codice. A questo punto mi viene proprio il dubbio che Lo Giudice (e/o chi per lui) conosca alla perfezione de Vitry e che il linguaggio in codice sia una costante.

Freemason che in inglese vuol dire “libero muratore”, deriva dal francese “frère maçon”, come usavano chiamarsi fra di loro i cavalieri. Ancora il termine “logge”proviene dal francese “loges”, vale a dire gli alloggi che i Templari costruirono nei loro spostamenti.
La massoneria –per molti storici ed anche per alcuni analisti di cose calabresi come il pm Nicola Gratteri che rievoca i riti di quei Cavalieri per analogia con altri cavalieri, questa volta spagnoli, che secondo la leggenda erano Osso, Mastrosso e Carcagnosso che portarono nel Sud Italia le regole dell’associazione cavalleresca della Garduna, fondata a Toledo nel 1412, poi trasformatasi in Calabria in ‘ndrangheta – é dunque un filo continuo con l’antico ordine dei Templari. Nasce (nascerebbe) per salvaguardare e difendere gli ex Templari sparsi per il mondo creando una fitta e potente rete di aiuti reciproci ai “fratelli”.
Ce n’è abbastanza – per la Procura di Reggio Calabria che sta passando al setaccio anche questo secondo memoriale – per cercare di decriptare il valore di qui riferimenti ai «leoni» e ai «poveri fratelli di Cristo» nel passaggio indirizzato a Di Landro.

COSIMO VIRGI(G)LIO

In realtà questo assaggio avvolto nella nebbia che può capire solo chi deve capire (gli altri provano a decriptare) è nulla in confronto all’ampio passaggio successivo (da pagina 7 del memoriale) in cui Lo Giudice si avventura sulla massoneria prendendo lo spunto dai suoi colloqui in carcere con il pentito calabrese Cosimo Virgilio (in realtà si chiama Virgiglio) e poi con l’ex boss lucano (poi pentitosi anch’egli) Antonio Cossidente.

LA DESCRIZIONE

La memoria che qualche pagina dopo diventa prodigiosa, all’inizio si incarta con evoluzioni pindariche sconcertanti. Secondo le lezioni del professor Virgilio (forse era meglio ricorrere a Cavour) esistono tre livelli: il primo è legale.

Forse il Magnifico Rettore Virgilio non sa che la massoneria è legale, così come non sa che non possono farne parte per legge né i giudici né gli uomini dello Stato, tanto più deviati (che invece Virgilio inserisce secondo il ricordo di Lo Giudice). Che poi ne facciano parte (le logge ne sono indecorosamente piene) è un altro conto. Ma ceto legale non è.

Il secondo livello, secondo la lezioncina virgliesca, è fatto di politici, avvocati e professionisti (non i geometri, i notai e via dicendo che invece compaiono a frotte nella lista che poi invece Lo Giudice snocciolerà a raf
fica).

Il terzo livello è forse l’unico credibile perché contempla criminali (che in realtà orami sono solo una pedina sulla scacchiera della cupola mafioborghese) e «uomini invisibili» (e qui ci sta tutto, altrimenti che cacchio di loggia sarebbe?).

Strano che Lo Giudice non ricordi che Virgilio gli abbia detto che anche i giornalisti fanno parte della massoneria deviata (il livello lo scelga lui) perché i miei colleghi (?!) con squadra e compasso tanto ruolo hanno avuto e hanno nell’inquinata democrazia italiana.

MACERATA

Terminata questa lezione di occulto, Lo Giudice con nonchalance cita a caso sedi di logge così come riferitegli da Virgilio (ovviamente abbiamo solo la parola scritta del nano e non la replica del pentito della Piana): Vibo (e lo sanno anche i morti), altra sede in Sicilia (che è come dire altra ciambella col buco) e – attenzione – Macerata.

Che premonizione 'sto Virgilio: indica proprio la città dove sarebbe poi stato spedito in gran segreto Lo Giudice per essere tutelato e nascosto. Minchia Signor Tenente che veggente ‘sto Virgilio!

Al netto di questo è vero che Macerata è una provincia massonica (13 logge ufficiali e circa 700 affiliati, un’enormità) ma il punto è capire che cosa vuol dire Lo Giudice quando fa riferimento – in grassetto – a Macerata, la città che lo ha ospitato e nella quale per sua stessa ammissione si trovava bene, come la «sede principale» della massoneria. Vista la strapotenza che logge hanno nella vita italiana – così come descritte nel memoriale – che peso hanno (quelle occulte sia chiaro) nella recente storia di Lo Giudice?

PICO DELLA MIRANDOLA JE FA ‘N BAFFO!

Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola, è stato uno straordinario filosofo toscano del 1400, noto ai posteri per la sua straordinaria memoria.

A Lo Giudice, Pico je fa ‘n baffo! Peccato non fosse anche pittore.

Il “nostro” per sua stessa ammissione scritta (o almeno c’è un dattiloscritto firmato e poi letto), ricorda che di massoneria Virgilio aveva parlato e scritto al pm di Reggio Calabria Prestipino Giarritta Michele il quale consigliò a Virgilio di non parlare di queste cose che mettevano a rischio la sua vita, che sarebbe tornata presto libera. Di certe cose non bisognava lasciare mai traccia scritta nelle Procure ma parlarne – fuori dalla portata di orecchie malevole – lontano da occhi indiscreti, in uffici riservati. Quali?

Ripetiamo che questo è quanto si legge nel memoriale e dunque vale (al momento) zero. Dovrebbe però essere facile accertare per la Procura di Reggio l’esistenza o meno delle lettere spedite da Virgiglio a Prestipino Giarritta: se ci sono, sono negli archivi della Dda reggina che, come è noto, sono a prova di Arsenio Lupin.

Nel memoriale si legge – qualche riga dopo – che il trio Pignatone-Prestipino-Ronchi voleva «smantellare la presunta massoneria segreta» (addirittura!).Ma se questo era lo scopo – nobilissimo perché le associazioni segrete sono vietate per legge e dunque vanno tutte smantellate – come poteva farlo la Procura senza documenti, verbali e dichiarazioni che restassero agli atti?

E qui – forse per l'anelito di coprire il presunto e pericoloso vuoto di informazioni – Pico Lo Giudice tira fuori, indicata dal Virgiglio, «una lista di nomi che io memorizzai bene di cui facevano parte a quella presunta società segreta (pronta per essere tragediata dalla banda antimafia)» (ricordo che la «banda antimafia» per Lo Giudice è il trio di cui sopra oltre alle accuse lanciate anche a Cortese Renato, ndr).

LA LISTA CON DIAVOLO E ACQUA SANTA

Orbene Lo Giudice non scrive che quella lista – che poi snocciolerà da pagina 9 – gli è stata consegnata da Virgiglio. Nossignori. Lui l’ha mandata a memoria! E chi c’è in quella lista pronta per la tragedia! Qui c’è il capolavoro nel capolavoro: a più riprese il diavolo e l’acqua santa! Di tutto e di più! Tra il di tutto e il di più spiccano mafiosi conclamati, professionisti morti, magistrati, giudici, Governatori regionali, politici, ristoratori, venditori di materassi, albergatori, imprenditori, uomini dello Stato e via di questo passo.

Voglio essere chiaro: io sono intimamente convinto che tra quei nomi – mi pare di capire ulteriori rispetto ad una lista già inviata e dunque nelle mani della Procura – ci siano massoni. Potrei – a naso – anche indicarli uno per uno e soprattutto potrei indicarne a centinaia rimasti fuori da quella lista. Ma la mia opinione non conta una beata fava e soprattutto che quella lista sia di massoni veri o presunti, falsi o infilati alla bisogna, alcuni dei quali mischiati secondo il memoriale con i servizi segreti deviati e no, non vuol dire un fico secco. La domanda è: perché rendere pubblica quella lista che mischia probabilmente verità a menzogne? Semplice: perché ad alcuni dovevano arrivare messaggi e quei messaggi (statene certi) sono arrivati. Ora sta alla Procura dipanare la matassa di quell’elenco e capire perché è stato buttato lì.

Io non mi presto al gioco del massacro mediatico e – come vedete – non faccio nomi ma mi limito ad osservare che la memoria di Pico Lo Giudice non solo è straordinaria ma come tutte le memorie geniali fa le bizze: nella lista – nella quale a mio sommesso avviso figura chi ha cercato di applicare la legge Anselmi e chi l’ha tradita – infatti compaiono magistrati in sedi non ancora prese in possesso (e forse mai lo saranno), pm che tali più non sono e perfino morti da tempo immemore. Insomma: una lista di proscrizione utile alla bisogna.

Alla bisogna di chi? Su questo indaga la Procura, che sicuramente saprà che il secondo grande interesse di Pico della Mirandola era rivolto alla cabala, che viene dal filosofo spiegata come una fonte di sapienza a cui attingere per decifrare il mistero del mondo, e nella quale Dio appare oscuro, in quanto apparentemente irraggiungibile dalla ragione. Ma l’uomo può ricavare la massima luce da tale oscurità.

Così anche la Procura guidata da Federico Cafiero De Raho.

3 –to be continued (le precedenti puntate sono state pubblicate il 26 e 27 agosto)

r.galullo@ilsole24ore.com

  • bartolo |

    non percepisco lo stipendio da dieci mesi…ma, sono certo che se il ministero dell’interno, che aveva in custodia il presunto autore di gravissimi attentati contro le istituzioni e i suoi rappresentanti, avesse chiesto di comprargli un braccialetto elettronico da applicare a pico l’illuminato, non avrei esitato un solo istante…

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