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Il “contro memoriale” del Pg Salvatore Di Landro al Csm sulla Giustizia a Reggio Calabria: verità a scoppio ritardato?

Debbo dire che – nonostante gli sia grato – da un bravo Procuratore generale, quale è Salvatore Di Landro a Reggio Calabria, mi sarei aspettato qualcosa di diverso nel denunciare – come lui stesso scrive nel primo capoverso della sua relazione del 17 giugno spedita al Csm – «un attacco alla magistratura (e per essa allo Stato) così forte, imperioso, diretto, gravido di possibili, perniciosissime conseguenze per i suoi protagonisti».

Soprattutto – lo dico con tutto l’affetto che posso provare per Di Landro che non solo apprezzo come Procuratore ma che istintivamente mi ha sempre ricordato la bella figura del “tenero Giacomo” che rimanda all’ultima pagina nella Settimana Enigmistica, ergo un buon padre di famiglia, includendola comme allargata ai suo magistrati – avrei voluto e fortemente desiderato che, negli scorsi anni, avesse fatto sentire alta, altissima, molto più alta la sua voce sull'affaire Cisterna.

Insisto e insisterò sempre nel dire che solo un raffinatissimo sistema poteva predisporre – con così largo anticipo – una trappola così perfetta per far fuori colui (e non sta certo a me stabilire perchè doveva essere allontanato; ragioni che possono anche essere di raffinatissima criminalità che mischia buoni e cattivi che assumono parti invertite) che delle due l’una: 1) sarebbe diventato il nuovo Procuratore a Reggio; 2) sarebbe diventato il nuovo Procuratore nazionale antimafia. Tertium non datur. Col senno del poi molto più utile – a mio modesto avviso – Cisterna nel secondo ruolo, viste le difficoltà da vacatio nella quale versa la Dna. Direte: e Reggio allora? Vero, ma appunto un insieme di circostanze di cui non riesco ancora a capire a pieno la portata, ha condotto a Reggio Federico Cafiero De Raho, magistrato di fronte al quale togliersi il cappello, che se riuscirà a schivare gli agguati, potrà invertire la rotta e colpire quel sistema criminale che pervade città, regione e su per li rami il Paese. E che magari, finalmente, proprio sull'affaire Cisterna risucirà a fare piena luce.

Chi mi conosce sa (non bene ma benissimo) l’alto prezzo nervoso (e non solo) che ho dovuto per questo pagare. Continuerò a pagarlo perché credo e ribadisco che la vicenda Cisterna sia la metafora perfetta delle ombre che governano questo maledetto Paese. Altro che caso kazako! E oggi c’è ancora chi – a Reggio Calabria – tra gli anelli più deboli, come alcuni autisti nella scorta di Cisterna e di altri straordinari magistrati, si trova in un incredibile valzer di sospetti e tensioni!

Ciò detto riconosco che il “memoriale” di Di Landro è durissimo contro il nano Nino Lo Giudice, che – anche in questo caso sfido anche Nostro Signore a dimostrare il contrario – ho sempre reputato una pedina nelle mani di menti raffinatissime anche contro Cisterna e ciò che lui rappresentava contro gli interessi marci dei poteri marci, quando invece la stampa locale e nazionale lo idolatrava (salvo rare eccezioni come dimostra il sapiente lavoro di Consolato Minniti di Calabria Ora e Alessia Candito del Corriere della Calabria, che nelle loro cronache in questi anni hanno sublimato il “dubbio”, pilastro della nostra professione e hanno studiato, studiato e studiato).

Anche per questo ho pagato perfino il prezzo di un’informativa di Stato (oh yes) che fingendo di interessarsi di altri e altre cose, si occupava della mia penna, evidentemente, molto evidentemente fastidiosa per chi governa, a ogni livello (si veda il mio post in archivio del 27 giugno 2012). Pensate: in quella informativa mi si rimproverava – visto che imperava e per taluni deve ancora imperare il “pensiero unico” – di non credere e non aver mai creduto al nano Lo Giudice! Cristo, la vendetta è un piatto che si gusta freddo e io ora sto godendo come un riccio di fronte all‘autosmantellamento dell’impalcatura del “pentito calabristano”. Sono come i cinesi: aspetto il cadavere dei nemici della democrazia (non i miei) passare. La mia schiena è dritta (inutile tentare di piegarla) e sono incorruttibile (inutile tentare di comprarmi).

Ora che persino il nano si è pentito di essersi pentito – forse in attesa di pentirsi del pentimento di essersi pentito – tutti bravi a dubitare. Applausi!

Anche Di Landro – che ripeto, lo ha sempre fatto ma avrebbe dovuto guidare, per mio conto, come capo del distretto, ben prima, molto prima la rivolta morale contro quello che stava accadendo a Reggio – spara e ha sempre sparato a zero contro il “pentito calabristano”. Certo, ora lo fa a maggior ragione, visto che il pentito da sempre inattendibile (sulle cose serie) lo chiama pesantemente in causa, come colui che sa parti di verità in ciò che si cela dietro gli attentati che hanno sconvolto Reggio nel 2010, senza contare la storia del bazooka (bazooka? E chi l’ha visto? E chi l’ha sentito sparare prima del ritrovamento, come i pentiti dichiarano? Già forse era caricato a sale).

Di Landro spara un vero e proprio “contro memoriale” contro il “pentito calibristano”. Leggiamolo insieme. Quel che leggete in corsivo è testualmente preso dalla relazione di Di Landro spedita al Csm su quanto è accaduto e sta accadendo a Reggio. A seguire, sotto ogni punto, le mie considerazioni che accompagnano il bel ragionamento di Di Landro.

 IL MANUALE DI LANDRO

        1) Come è possibile che un’organizzazione criminale così potente, ricca, feroce, che notoriamente per tradizione tutto controlla, abbia consentito un’azione così dirompente ed anormale nei confronti della magistratura?

Semplicemente è possibile perché anche un cieco si sarebbe accorto che dietro quegli attentati, oltre alla volontà di bloccare comunque il nuovo corso in Appello, c’era una strategia raffinatissima di chi governa in Calabria, svelatasi automaticamente dopo le dichiarazioni esplosive del “pentito calabristano” contro Cisterna. Quanto alla mente raffinatissima non mi riferisco tanto alle cosche (mere agenzie di servizi) quanto alla cupola mafiosa fatta di Stato deviato, politica marcia e professionisti al soldo.

2)     Una magistratura in buona sostanza sempre rispettata; vi sono magistrati che hanno inferto decine, centinaia di ergastoli in casi pur difficili, nei quali neppure ci si sarebbe stupiti di esiti giudiziari diversi; ciononostante mai hanno ricevuto la più tenue minaccia ed hanno potuto continuare a lavorare serenamente.

Indubbio. Infatti quando qualcuno ha provato ad andare fuori dal perimetro di Osso, Mastrosso e Carcagnosso (che assicura impunità visto che anche l’ultimo picciotto mette in conto la galera) è stato braccato come un cervo ferito. Vedasi alla voce Giuseppe Lombardo.

3)     Eppure è indubbio che la ‘ndrangheta tutto decide e reprime ove non rientri nelle regole. Perfino
il posteggio di una sedia. Di tutto e per tutto le si deve chiedere il consenso preventivo alla stregua di una regola rigidissima, in violazione della quale si passa in un crescendo dalla sanzione del danneggiamento dell’auto o dell’immobile, alla morte secondo le regole di una “competenza territoriale” intransigente. Ad esempio perfino per ristrutturare un immobile è notorio che occorre il consenso del “capo” del “locale” nella scelta del piccolo imprenditore, altrimenti, nella migliore delle ipotesi, tutto salta per aria.

Ed infatti è talmente notorio che nulla si muove delle grandi strategie o tragedie come quelle recitate dal “pentito calabristano” che – a distanza di tre anni – ancora si brancola nel buio e si inseguono i picciotti anziché perseguire la cupola.

4)     Ed allora come è possibile che il modesto Lo Giudice, definito dai De Stefano “un piccolo venditore di meloni marci”, abbia commesso i più gravi atti dinamitardi in Reggio Calabria, solo per le sue “ubbie”?

Semplice: non è possibile ma c’è chi ha deciso di non accorgersene ieri, oggi e domani. Tra costoro non ci sono – sia chiaro – nè Di Landro nè l'umile scriba che leggete.

5)     Come è possibile che abbia così violentemente attaccato il Procuratore generale, nei confronti del quale vi è la carenza assoluta del più tenue collegamento, della più tenue causale?! Il tutto, senza il consenso del vertice (nella fattispecie vuol dire dissenso, poichè in casi così gravi è evidente che già la mancanza di assenso, incidendo nella strategia della ‘ndrangheta, è dissenso?)

No, Signor Procuratore. Consenso, altro che silenzio-assenso. Colpire il nuovo corso in Appello – che lei rappresenta – era importante ma ancor più importante era ciò che sarebbe accaduto dopo, con la confessione in punto di morte del “pentito calabristano”. Consenso, oh yes, ampio consenso. Il fantasma della stagione Verzera-Macrì-Cisterna-Pennisi era dietro l’angolo…

6)     Le ragioni addotte dal Lo Giudice sono talmente balzane, contraddittorie, stupide, irreali ed illogiche da non essere assolutamente attendibili, lasciando sottintendere qualcosa di più serio e tenebroso.

Coraggio, Eccellenza, diciamolo cosa c’è di tenebroso. L’arrivo di una stagione nuova nella sua Procura e presto in quella ordinaria, ancora più decisiva nella lotta alla cupola, nella quale ciascuno legittimamente, porta il suo stile e il suo credo. Diciamolo per Dio, ormai la sua carriera l’ha fatta, diciamolo…ma soprattutto scriviamolo al Csm, che avrà già senza alcun dubbio riposto la sua lettura nell’ultimo cassetto dell’ultima scrivania dell’ultimo usciere in fase di prepensionamento!

7)     Tra l’altro è assurdo pensare, come pure lo stesso Lo Giudice ha prospettato, che egli abbia erroneamente individuato la sede della Procura generale per quella della Procura della Repubblica. L’errore è impossibile…Come è possibile che non lo sapesse il collaboratore di giustizia Lo Giudice, frequentatore da oltre 30 anni di “Palazzi di Giustizia”?

Ma và! E infatti è una bufala che, da sola, avrebbe fatto ad altri già impacchettare il racconto del "pentito calabristano" nel faldone "Me viè da ride"

8)      E come è possibile che due gravissimi atti criminali, nella loro potenziale caratura perfino forieri di morte (lo sbullonamento dell’auto e l’attentato all’abitazione), particolarmente il secondo di difficile realizzazione anche per i “passaggi” frequenti e costanti dell’Arma sotto casa, sia stato ripetuto con feroce personalizzazione, senza alcun motivo, sol perché Lo Giudice dice di aver notato il luogo della mai abitazione?

Infatti non è possibile senza che lo scopo sia “altro” e le coperture “alte”.

9)       Come è possibile che Lo Giudice abbia voluto, deciso ed attuato tutto da solo, senza il consenso della ‘ndrangheta, senza la copertura di alcuno, pur essendo tale organizzazione titolare dello ius vitae necis, mai però esercitato nei confronti di alcun magistrato? (quello del dr. Scopelliti è un caso a parte).

Come sopra al punto 8. Non è possibile senza la “copertura di alcuno” che altro non sarebbe che la cupola perversa Stato/politica deviata e professionisti marci al soldo.

10) Eppure la ‘ndrangheta è stata sempre prudente nei confronti di magistrati di “prima linea” nella lotta alla criminalità organizzata. Mai sono stati colpiti in modo così grave e concreto!

I tempi cambiano Eccellenza, non ci sono più le mezze stagioni! Comunque non è morto (ancora) nessuno e questo non è un caso. E’ una volontà della cupola.

11)                     Tutte le menzogne di Lo Giudice confermano la sua scarsa attendibilità.

Certo. Solo che a gridarlo dall’inizio eravamo quattro gatti. La sua voce cristallina – svelata all’inizio – avrebbe potuto farli diventare almeno otto e magari – visto che i gatti trombano peggio dei conigli – presto 16, 32, 64…. Ci saremmo sentiti tutti meno soli e la solitudine uccide.

12)Come mai nelle numerosissime, infinite intercettazioni, non traspare mai nulla che riguardi la prima e la seconda bomba, mai un’imprecazione, mai un riferimento a Di Landro? Mai una vanteria, un intendimento di ripetere il gesto o un richiamo allo stesso?

Semplice: non era questo il mandato. Il copione – fino a un certo punto – il “pentito calabristano” e i suoi colleghi lo hanno eseguito alla perfezione.

13) Perché lo Giudice non può dire la verità sulla causale? Se fosse a lui riconducibile, la direbbe tranquillamente per avvalorare la sua attendibilità. Anche nel recente memoriale pur riconoscendo che “Di Landro aveva ragione”, glissa sul punto ed invita me a riferirla!

Semplice: se la dice, la vera causale, è morto. E già cosi non si sente tanto bene!

14)  La dichiarazione di tale Rizza: a ben leggere al più Lo Giudice gli dice che l’attentato era stato fatto perché Di Landro dava fastidio a molti.

Certo.

Per ora mi fermo qui ma la prossima settimana continuo.

1 – to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com

  • caterina |

    Gent.mo DR. GALULLO, spero che familiari ed amici abbiano compreso il valore delle Sue scelte e l’importanza di ciò che Lei testimonia, che in due parole si può definire LIBERTA’ PURA (libertà di pensiero, libertà dai compromessi e da tutto ciò che rende molti esseri umani SCHIAVI, magari avvantaggiati economicamente, ma pur sempre schiavi). Lei è dunque un uomo libero che lascerà (spero tra cento anni) ai figli non un’eredità che possa essere sperperata o rubata, ma un’eredità di inestimabile valore che nessuno potrà mai portare via, come quella a me lasciata da mio padre e che mi spinge a riconoscere e ad ammirare le persone (poche purtroppo!) come Lei.
    Le auguro tanta salute e tanta forza per continuare a non piegare la schiena!!!!!

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