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Operazione Stop/3 Calabria e Lombardia stanno strette alla cosca Acrì-Morfò di Rossano: i progetti di espansione a Miami

Cari lettori, continuo a raccontare alcuni particolari dell’operazione Stop, con la quale il 19 giugno il Ros e il comando provinciale dei carabinieri di Cosenza hanno arrestato 28 esponenti della cosca Acri-Morfò di Rossano (Cosenza) a seguito di una misura coercitiva, emessa dal gip distrettuale di Catanzaro, Gabriella Reillo, su richiesta della Dda. Gli arresti sono avvenuti a Rossano (abbastanza logico), ma anche a Vigevano, Viterbo, Parma e Cuneo.

Gli arrestati – 19 in carcere e 9 ai domiciliari – sono accusati a vario titolo dei reati di associazione a delinquere, tentato omicidio, estorsione, rapina, detenzione illegale di armi comuni da sparo e da guerra, di sostanze stupefacenti, procurata inosservanza di pena, violenza per indurre più elettori a votare un candidato specifico, illecita concorrenza e trasferimento fraudolento di valori. Sono stati eseguiti inoltre sequestri di numerosi beni mobili e immobili, società e conti correnti bancari per un valore di 40 milioni di euro.
Sono stati sequestrati 25 immobili, acquistati ad un prezzo complessivo di 2 milioni; 45 rapporti bancari, con saldi positivi per circa 160mila; 45 autoveicoli, acquistati ad un prezzo complessivo di circa 380mila euro; 7 polizze assicurative, per un controvalore pari a circa 20mila euro e 17 società, per un fatturato complessivo di circa 10 milioni.

Venerdì scorso mi sono soffermato su una rete di complicità e protezioni che ad alcuni indagati di peso (per essere chiari: secondo l’accusa esponenti di spicco della cosca di Rossano) veniva garantita a Vigevano (Pavia). Due giorni fa siamo andati in Lombardia spostandoci su Rho, alle porte di Milano.

Oggi, a sorpresa, ci muoviamo tra New York, Miami e Rio.

Per gli inquirenti, infatti, Sapia appare interessato a reinvestire parte dei proventi della vendita del caffè, con particolare riguardo al caffè Pellegrino (rimando al post di ieri), nell’acquisto di attività commerciali, in particolare gelaterie, negli Stati Uniti. Nessun reato, ovviamente, ma gli inquirenti trasmettono l'impressione della "potenza" anche imprenditoriale di alcuni tra gli indagati.
Il 15 novembre 2008 venivano registrate alcune conversazioni telefoniche, nel corso delle quali Sergio Sapia (indagato), dialogando con Fabio…omissis…(non è indagato ed è estraneo all’indagine e dunque ne ometto il cognome) nato a Cassano, appare interessato ad investire negli Stati Uniti, nell’apertura di una gelateria.  parte degli introiti della ditta “Pellegrino Caffè srl”.

Ecco un brano dell’intercettazione delle ore 18.37

Fabio: Senti un attimo Se’, sei disponibile, sei disponibile a fare un

investimento non in Italia !

Sapia: Un investimento ?

Fabio: Un investimento non in Italia con gelateria e tutto, tutto quello che hai !

Sapia: Si come no !

Fabio: O a Los Angeles o a Miami…abbiamo tre opzioni o Los Angeles o Miami o New York, tre, tre…solo che… con questo mio amico, uno di fiducia, un mio amico che lavora con me da sei anni qua a Milano e è lì a New York e mi sta facendo tutto, sta vedendo tutto…è andato…sta girando un pochino per vedere pure com’è tutto, il da farsi …

I due interrompono la telefonata perché la linea è disturbata e dopo due minuti la riprendono. Parlano delle normative che in Usa sono diverse da quelle italiane ma dopo, date le assicurazioni che dal punto di vista legislativo tutto si può superare, ricominciano a parlare di investimenti. Nella conversazione interviene anche tal Eugenio.

Sapia: Conviene più Miami o Los Angeles …

Fabio: Conviene più Miami o Los Angeles bravo che poi l’importante è partire con uno che poi possono creare un franchising capito, l’importante è partire con uno !

I due divagano e poi riprendono e parlano di quanto sia conveniente investire oltreoceano.

Fabio: Allora Sergio ti dico una cosa un buco di gelateria a New York, a Miami o a Los Angeles metti quaranta metri di, quaranta metri più trenta di laboratorio, quaranta di laboratorio … Là incassano con….c’ho questo amico, questo amico mio che viaggia dai sette mila ai dodicimila dollari al giorno !

Sapia: No si incassano, si incassano i soldi lo so perché …io lì poi c’ho una ragazza di Siderno che lavora con, che lavora a New York con un’azienda che fa le macchine per il gelato …

Fabio: Ah fa le macchine là ? possiamo fare pure là allora ?

Sapia: Tutto possiamo fare là noi Fà, tutto, sia come …anche perché il sistema energetico a livello di corrente là sono a cento dieci volt non sono a due e venti capito?

Fabio: Perfetto, perfetto !

Arriva Eugenio – in viva voce – e la storia dell’investimento assume contorni più chiari e Sapia sembra convincersi e sognare in grande. Si guadagnano soldi! Non come la Coca Cola ma, insomma…

Fabio: Allora, il mio amico Eugenio adesso è con me e stiamo parlando in viva voce, il mio amico Eugenio parla benissimo inglese anche io parlo bene inglese quindi già abbiamo un vantaggio maggiore, lui è un ragazzo in gamba abbiamo lavorato insieme per sette anni … Facciamo, lui ritorna lunedì a New York quindi lunedì va a New York e lunedì il tempo di cinque, sei, sette giorni mi fa sapere tutto, tutto quello che c’è da fare …

Sapia: Al limite noi se abbiamo il lavoro andiamo a New York, andiamo non ci sono problemi !

Fabio: Aspetta poi va a Miami perché va a fare scouting per delle grosse agenzie di fashion qua di Milano perché lui adesso sta facendo quello però ha visto l’andazzo, ha visto l’andazzo e quindi ha detto…

Sapia: Si guadagnano i soldi Fa!

Fabio: Si guadagnano i soldi bravo !

Sapia: …(Incomprensibile)…là arriviamo a livello di Coca Cola, non proprio Coca Cola ma arriviamo a quel livello capito ?

Fabio: Il prodotto che hai tu Sergio il Jamaica, il Jam
aica …Il latte di mandorla come lo facciamo noi …

Sapia: No stiamo facendo pure un prodotto nuovo con noccioline e mandorline la gente esce pazza …(sovrapposizione di voci)…

La conversazione continua, divagando, e ad un certo i tre ritornano con i piedi per terra ed è interessante vedere che tutto si può dire tranne che non abbiano le antenne imprenditoriali aperte su qualunque parte del mondo. Cina compresa. Leggete, leggete.

Sapia: Digli a Eugenio che io quest’anno per il fatto del caffè che per questo problema che abbiamo avuto qua io non sono potuto andare in Cina a fare due mesi di laboratorio e mi rimanevano venticinquemila euro, perché in Cina adesso hanno cambiato non danno più la merenda danno il gelato la mattina e io dovevo fare un laboratorio che …ottocentomila gelati al giorno a Pechino e ho dovuto rinunciare e tu sai il motivo perché ho rinunciato !

Fabio: Si lo so, si !

Sapia: Eh capito, perché non è un problema bene o male quando sei lì dentro tutti gli agganci a livello di aziende, di prodotti, di tutto non ci sono problemi possiamo avere anche dei finanziamenti, allora, quando siamo partiti c’è la camera di commercio che ti danno tutto quello che ti serve anche in America, tutto !

Eugenio: Okay, allora io vado là cerco, individuo un posto ideale dove si può aprire.

Sapia: Strategico!

LE ALTRE TELEFONATE

La conversazione continua e i contenuti sono considerati di grande interesse per i pm, tanto che nell’ordinanza riportano un’altra conversazione telefonica, registrata il 27 novembre 2008, alle ore 22.07, nel corso della quale Sergio Sapia, dialogando con Fabio…omissis…, riferisce che avrebbero potuto «liberare» Gennaro (cioè Gennaro Acri) e che con «lui» in libertà sarebbe stata «una cosa diversa».

La conversazione (che non riporto) è di estremo rilievo in quanto, si legge testualmente nell’ordinanza, «evidenzia quanto Sapia continui a dipendere economicamente e ‘ndranghetisticamente dalla famiglia Acri. L’auspicato ritorno in libertà di Acri Gennarino avrebbe, secondo le aspettative di Sapia, implementato l’avviamento dell’impresa di distribuzione di caffè. Effettivamente, era attesa la sentenza di primo grado per il processo relativo all’omicidio di Converso Luciano pertanto, Sapia confidava nella possibilità che Acri Gennarino venisse assolto e, conseguentemente scarcerato».

Il  14 gennaio 2009 la sala ascolto della Procura registrò altre conversazioni sugli investimenti in America, relative al commercio di caffè. Sergio Sapia chiedeva a tale “Antonio”, se avevano preparato la bozza per la «cosa» di New York. Alla risposta affermativa dell’uomo, sia per New York che per Rio (verosimilmente Rio de Janeiro secondo la Procura) Sergio Sapia, confermava solo per quello di New York ma a quel punto Antonio replicava che dovevano vedere prima il prezzo di mercato del caffè in America.

Nel corso della successiva telefonata, registrata il 15 gennaio 2009, Sergio Sapia dialogando con tale Luigi, diceva di essere insieme a due dirigenti di una delle più grandi imprese italiane, che avevano importanti contatti con New York e che erano interessati alla sua operazione.

3 – the end (le precedenti puntate sono state pubblicate il 21 giugno e il 2 luglio)

r.galullo@ilsole24ore.com

  • galullo |

    Nicola Oppedisano,
    se prima di scrivere leggesse potrebbe accorgersi che non ho scritto che è un reato investire negli Usa nè che quelle telefonate siano servite alla Procura per formulare ipotesi di reato. Se prima di commentare avesse letto i due articoli precedenti (e dire che, come faccio sempre, li richiamo in coda ai pezzi!) avrebbe soddisfatto alcune sue curiosità espresse nel suo commento e avrebbe fatto a meno di piangersi addosso con la storia trita e ritrita: “ci attaccano perchè siamo calabresi!”. Le posso assicurare che camperemmo tutti meglio se tutti ci comportassimo seguendo le leggi (calabresi o meno chissenefrega!). Se lei leggesse prima di commentare, dunque, saprebbe che chi sembra interessato (così si legge nell’ordinanza a testimonianza di un fatto rilevante) a investire quota dei proventi è Sergio Sapia che per l’accusa (non per me perchè, anche per me come per tutti, costui è innocente fino a eventuale sentenza di condanna definitiva) ha, testualmente, “il compito di gestire, unitamente al capo e agli organizzatori, le diverse imprese che monopolizzano ndranghetisticamente l’offerta di caffè e prodotti derivati” (pagina 3 dell’ordinanza). Era giornalisticamente interessante – e per questo ne scrivo e del resto la stessa Procura lo ha evidenziato – descrivere l’interesse di questo (e altri) soggetti a fare business ovunque.
    Un’ultima cosa: anche senza leggere i due articoli precedenti ho scritto anche in questo servizio – chiaro e tondo – per quali motivi, a vario titolo, le persone sono indagate e tra questi non c’è il riciclaggio. Tantomeno internazionale. La prossima volta userò il corpo 18.
    saluti

  • Nicola |

    Chiedo a Lei e alla procura da quando pensare di aprire una gelateria a New York, Miami o Los Angeles è reato.
    Non mi sembra di intravedere nella telefonata riportata sopra un qualche reato e neanche un parlare criptico che intenda altro, ma solo la volontà di aprire una gelateria.
    A già dimenticavo, siccome sono calabresi, sicuramente c’entra la ‘ndrangheta.
    Spero che i soggetti intercettati non siano in custodia cautelare solo per questo
    Nicola

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