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Operazione Fly Hole/ La ’ndrangheta vola intorno ai lavori di Expo 2015, Brebemi e centri commerciali di Assago

Che la ‘ndrangheta sia dentro fino al collo nel trasporto, nella movimentazione e in tutti i servizi diretti e indiretti legati al ciclo del cemento in Lombardia lo sanno anche i bambini.

Che questa pervasività esca in ogni indagine che affronti l’argomento è altrettanto palese.

Che il tema riaffori ogni qualvolta si parli di Expo 2015 e della costruzione dell’autostrada Brebemi non è dunque una novità ed è sempre sconvolgente per chi abbia a cuore i profili dell’economia legale.

L’indagine Fly-Hole, condotta dal Noe dei Carabinieri di Milano su delega della Procura di Milano, due giorni fa ha riportato alla luce il tema in maniera che, sottovalutare, sarebbe criminale. L’indagine, ricordiamolo, è relativa ad un corposo traffico illecito di rifiuti. In poche parole, anziché essere smaltiti a norma, migliaia e migliaia di tonnellate di inerti e materiali vari venivano, tramite la solita messa in scena del giro-bolla, smaltiti in cave anziché nei luoghi deputati. Con enormi risparmi e illeciti arricchimenti. E strani “voli” di padroncini calabresi.

La premessa è d’obbligo. Come sempre. Tutte le persone indagate a piede libero e arrestate (otto) sono innocenti fino a eventuale passaggio in giudicato della sentenza e non è comunque loro attribuibile alcuna patente di ‘ndranghetista o mafioso ma, al netto di questi passaggi scontati, la cronaca impone di analizzare i fenomeni così come intanto emergono (e non è la prima volta) dalle evidenze investigative.

CAPO E CODA

Ebbene, che la ‘ndrangheta sia dentro fino al collo anche in questa indagine, secondo l’accusa, è evidente fin dalla premessa: «La presente ordinanza costituisce ulteriore risvolto cautelare dell’indagine, in codice intesa Infinito, che ha portato all’emissione delle ordinanze di custodia cautelare del 5 e 6 luglio 2010, del 18 ottobre 2010, del 04 aprile 2011, del 04 settembre 2012 e del 18 febbraio 2013.

L’indagine, articolata e capillare, ha permesso di ricostruire l’attività dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta operante nel territorio lombardo e di individuare numerose “locali” attive in Lombardia». Più chiaro di così si muore.

Ma anche se l’ordinanza la si leggesse dalla fine, resta forte la sensazione che, in questa indagine, non si può proprio prescindere dalla ‘ndrangheta.

A pagina 36, nel paragrafo dedicato alle esigenze cautelari, si legge infatti che: «Il Pm ha evidenziato che ricorrono per tutti le esigenze cautelari in particolare per pericolo di reiterazione della condotta criminosa, in quanto vi è il concreto pericolo che gli indagati, se lasciati in libertà, commettano altri gravi delitti della stessa specie di quello per cui si procede, atteso che le modalità e le circostanze dei fatti-reato sopraindicati denotano una spiccata pericolosità sociale di chi è sottoposto ad indagini  certamente tale da rendere assai probabile la reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi; inoltre il quantitativo di  rifiuti trattato e le modalità di gestione degli stessi denotano da un lato una sicura  professionalità del "modus agendi" tale da escludere la mera occasionalità della condotta e, dall'altro, la presenza di stabili e saldi contatti con la  criminalità organizzata. A tal proposito vengono in rilievo, in particolare, gli stretti legami tra Liati Orlando e esponenti della ‘ndrangheta indagati per l’ipotesi di cui all’articolo 416 bis del codice penale».

Anche in questo caso, più chiaro di così si muore.

IN MEZZO

Non convince questo testa-coda? Bene.

Andiamo allora a prendere un passaggio dell’ordinanza firmata dal Gip Andrea Ghinetti, che da pagina 25 affronta il tema delle ditte di trasporto collegate alla società Elle-Elle, anche’essa operante nel settore dei trasporti e di proprietà di due indagati (Orlando Liati e Stefano Lazzari).

Vi riporto il passaggio paro-paro, in modo che nessuno abbia il benché minimo dubbio che intervenga l’interpretazione, pur legittima, del giornalista.

«Non va trascurato, per comprendere a pieno l’attività svolta dalla Elle-Elle nell’ambito del “movimento terra” complessivamente emerso dall’indagine Infinito, il fatto che nello svolgimento di tale attività Liati si interfaccia con personaggi quali Barbaro Pasquale e Ietto Francesco; il primo, deceduto in Guido Visconti il 21.11.2007, è tra i soggetti  indagati per art. 416 bis cp sia nell’indagine “Infinito” sia nell’indagine “Cerberus” , mentre il secondo è stato recentemente colpito, tra l’altro, della misura cautelare emessa dall’Autorità giudiziaria di Reggio Calabria nell’ambito del procedimento penale n. 138900 Rgnr a seguito dell’indagine denominata “Crimine”.  I rapporti tra Liati e i due citati esponenti della ‘ndrangheta sono comprovati da numerose intercettazioni captate nell’ambito dell’indagine Infinito dai Carabinieri di Monza. Si vedano, tra le altre,  le intercettazioni di cui ai  progressivi  n. 28 del 29.6.2007 e n.  161 del 12.7.2007, riportate dal Pm, che confermano la compartecipazione attiva e diretta di Liati Orlando nel panorama che si è andato delineando nell’ambito dell’indagine Infinito in relazione all’ipotesi di cui all’art. 416 bis c.p., finalizzato anche alla gestione della ecomafia.

Altra intercettazione rilevante è quella di cui al progressivo n. 5 del 14.11.2007, dove  Barbaro Pasquale chiama Liati Orlando e gli dice che è andato a scaricare un viaggio da Givo, ma che non vogliono il materiale di mista sporca. Nonché la conversazione n. 9 del 14.11.2007 , dove Liati Orlando chiama Barbaro Pasquale e gli chiede da quale cantiere arriva il materiale sporco e lui gli dice che è il cantiere da Zini, ma Liati gli risponde che li hanno scaricati e che devono tornare lì, che li scaricano. Liati precisa che lo hanno chiamato per dirgli che devono tornare a scaricare lì».

L’INTERCETTAZIONE

Per spiegarsi meglio il Gip, a pagina 26, riproduce una conversazione del 14 novembre 2007, alle ore 20.14.05, che chiarisce i rapporti tra Liati, Barbaro e Ietto.

Barbaro: dimmi Orlando!

Liati: buona sera

Barbaro: buona sera

Liati: ci sono i tuoi camion, domani, o no?

Barbaro: eh?

Liati: ci sono i tuoi camion, domani?

Barbaro: allora, c'è…un bilico…quello che c'era oggi..

Liati: Maurizio!

Barbaro: Maurizio…Maurizio l'hanno ricoverato un altra volta.

Liati: oh,mamma…

Barbaro: (bestemmia) e lui…era all'ospedale aveva l'appendicite… e se n'è uscito.

Liati: niente…allora, ietto (ndr ietto francesco), ascoltami, caricano tutti e due , quelli di ietto, per Casalpusterlengo..no?

Barbaro: per Casalpusterlengo?

Liati: per Casalpusterlengo,caricano in fiera,per Casalpusterlengo,tutti e due.

Barbaro: eh…

Liati: eh…quelli di Ietto…eh i tuoi due,vanno avanti da…da..

Barbaro: da dove vanno a caricare?

Liati: che?

Barbaro: ah, i quatto assi, dici tu!

Liati: i due bilici diIietto, vanno a caricare in fiera, per Casalpusterlengo

Barbaro: si.

Liati: i tuoi due bilici,vanno avanti da…

Barbaro: Savinelli…

Liati: da Savinelli,ok? eh..

Barbaro: i quatto assi vanno a mista?

Liati: i tuoi quattro assi,va giù da..in piazza Piemonte, uno…

Barbaro: mizzica, un'altra volta in piazza Piemonte!e lasciami…

Liati: eh?

Barbaro: non li fare andare a mista i miei, Orlando!

Liati: eh, non vanno mica, già? è uno solo…c'è tuo nipote e basta mi lasciano…

Barbaro: eh?

Liati: non è mica tre che vanno a mista?

Barbaro: eh..

Liati: eh, e tuo nipote me lo lasci per domani..no?

Barbaro: e il quattro assi di Ciccio (ndr Ietto Francesco)

Liati: va a mista anche lui,come oggi. non è mica andato a mista oggi?

Barbaro: e ma qui (inc) il viaggio (inc)

Liati: eh?

Barbaro: vabbò…ma lui sta pure a piazza Piemonte.

Liati: allora,mandalo in piazza Piemonte,quello di Ciccio (ndr Ietto Francesco)

Barbaro: eh, e il mio lo mando a mista!

Liati: vabbò, mandalo in piazza Piemonte e gli dici che deve andare a scaricare…carica in piazza piemonte e deve andarlo a scaricare a San Siro,li in via Pompeo Marchesi.

Barbaro: ah..

Liati: va bene?

Barbaro: si,si

L’ANALISI DI PM E GIUDICE

Per i pm della Procura prima e per il giudice poi, le conversazioni tratte dall’indagine Infinito (specie quelle relative alla cosiddetta “camera di compensazione”) «danno conto, in ultima analisi, di stretta vicinanza alla ‘ndrangheta della Elle-Elle di Liati  e Lazzari».

Tale vicinanza, si legge ancora a pagina 27/28 dell’ordinanza è ulteriormente confermata dalla conversazione n. 740 del 4 giugno 2008, (ore 06.41.11. intercettata sull’utenza in uso a Francesco Ietto) tra lo stesso Ietto e Rosaria Picceri, che viene testualmente definita «altro soggetto dall’elevato spessore criminale. Infatti, come emerso nell’indagine Infinito, dopo l’arresto del fratello Orazio Antonio, esponente della stidda gelese, la Picceri ha preso in mano la gestione della omonima società che si occupava proprio del movimento terra; da qui gli stretti legami con Barbaro u castanu».

SOLO CALABRESI!

Nella conversazione citata, avvenuta dopo la morte di Pasquale Barbaro, Picceri e Ietto, oltre a rimarcare il ruolo dell’esponente ‘ndranghetista morto, nell’ambito della spartizione dei lavori edili e più in generale nella gestione del “movimento terra”, commentano un incontro al quale era presente anche Orlando Liati e Giuseppe …omissis… (della …omissis… Autotrasporti che per conto della Elle-Elle ha gestito numerosi trasporti oggetto dell’indagine Fly Hole). Nel corso dell’incontro Liati aveva potuto sollevare addirittura delle osservazioni sulla presenza di Rosaria Picceri e di un altro soggetto ritenuto estraneo agli ambienti “calabresi”.

La piena consapevolezza di Liati di agire in ambienti ‘ndranghetisti, sottoscrive il Gip Ghinetti, «è ulteriormente comprovata dalla conversazione dal Pm riportata, dove, tra l’altro, Liati  fa un chiaro riferimento alla “storpiata” che Pasquale Barbaro (deceduto il 21.11.2007) e Giosafatto…omissis….(attuale indagato per il reato di cui all’articolo 416 bis c.p. quale affiliato alla locale di Corsico) avrebbero dato a tale “Salvatore” che, evidentemente, per la paura “si pisciava addosso” (intercettazione ambientale progressivo n. 334 delle ore 16.21.27 del 3 febbraio 2009, eseguita sull'autovettura Chevrolet targata xxxx intestata Elle-Elle Autotrasporti e in uso a Liati Orlando) ».

La Elle Elle di Liati e Lazzari, dunque, come emerge pacificamente dalle conversazioni sopra riportate, sottoscrive il Gip a pagina 27, «si occupa del movimento terra in un contesto evidentemente ‘ndranghetista e si avvale delle stesse ditte emerse nel corso degli accertamenti svolti dal Noe di Milano per i fatti di cui alla presente ordinanza».

EXPO E BREBEMI

Detto che questa indagine del Noe dei Carabinieri ha messo in luce che tra il 2007 e il 2012 alcuni tra gli indagati hanno anche lavorato nei cantieri di un enorme centro commerciale ad Assago (alle porte di Milano) e in altri posti disseminati tra Milano e provincia, quel che preoccupa è il fatto
che, ancora una volta, finiscano sotto i riflettori Expo 2015 e la direttissima che corre lungo l’asse Milano-Brescia-Bergamo (cosiddetta Brebemi).

Ora va subito detto che tanto Expo 2015 Spa quanto la società concessionaria del tratto stradale, hanno fatto e stanno facendo di tutto (Expo anche con l’aiuto del Governo, del Parlamento e della Regione) per tenere fuori dai lavori miliardari la criminalità organizzata. Anche recentemente il premier Enrico Letta ha ricordato che tenere fuori le mafie dai lavori pubblici è una priorità dell’Esecutivo.

Eppure ci sono due passaggi – che riproduco ancora una volta fedelmente – che fanno riflettere.

Ecco il primo a pagina 18: «Le note della Dia di Milano 29.08 e 10.10.2012 – che si commenteranno nel capitolo sulle esigenze cautelari – evidenziano ulteriormente come l’attività di Liati Orlando e Lazzari Stefano prosegua indisturbata l’attività illecita tramite società ad essi riconducibili, in particolare per lo smaltimento illecito di rifiuti connessi a lavori per opere previste per l’Expo 2015».

A questo passaggio, due giorni fa, Expo 2015 spa ha risposto cosi: : «Con riferimento alla notizia dell’arresto dei titolari della Cifa Servizi Ambientali Srl, Expo 2015 SpA tiene a precisare che la suddetta azienda non ha mai preso servizio né svolto alcun tipo di attività all’interno del cantiere di Expo Milano 2015.

In data 31 maggio 2013 Expo 2015 Spa ha presentato istanza di verifica antimafia alla Prefettura di Milano, raccogliendo e mettendo a disposizione degli organi competenti tutto il materiale necessario ai controlli, come previsto dal protocollo di sicurezza e legalità. In attesa di maggiori informazioni circa il ruolo e il coinvolgimento dell’impresa per i fatti contestati, Expo 2015 Spa ha sospeso il processo autorizzativo, inibendo l’accesso al cantiere a uomini e mezzi della Società».

Ed ecco il secondo passaggio dell’ordinanza a pagina 37: «Tali deduzioni vanno integralmente condivise, a fortiori alla luce delle integrazioni depositate il 31.08 e 19.10.2012 che danno conto di come Liati Orlando e Lazzari Stefano procedano anche attualmente nella rispettiva attività criminosa e in particolare siano inquadrati anche nell’assetto societario della Ineco S.a.s. di Lazzari Stefano & C., avente lo stesso recapito della già nota Cifa Servizi Ambientali, attualmente impegnata nei lavori di realizzazione della Bre.Be.Mi. (autostrada A35 in fase di costruzione) ».

Ricordo che Cifa servizi ambientali è nata ufficialmente il 3 aprile 2008, il capitale sociale è di 10.400 euro, che i soci al 50% sono Liati e Lazzari, che la ragione sociale è trasporto merci su strada, che i ricavi a fine 2001 sono di 2,2 milioni e che l’utile era di 6.423 euro (dati tratti dall’ultimo bilancio depositato).

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Stefano |

    Buongiorno Sig. Roberto, ho trovato molto interessante l’articolo. Se Vuole possiamo scrverci. Grazie

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