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Peppe De Stefano ha ragione: non sa cos è la ‘ndrangheta. E lo sa molto prima degli altri. Per questo lancia messaggi

Nella sua, come sempre, puntuale cronaca su Calabria Ora, sabato 1° giugno il collega Consolato Minniti coglie l’essenza dell’interrogatorio di Peppe De Stefano del giorno prima, nell’ambito del processo Meta a Reggio Calabria. «Forse il segreto sta proprio in quella visione nuova e diversa di vedere gli “affari” – scrive Minnitiun modo di concepire il crimine che Peppe De Stefano sarà chiamato a raccontare il prossimo venerdì, quando proseguirà un esame che appare sempre più come un confronto tra intelligenze superiori».

Il riferimento è a quegli otto minuti e 9 secondi di serrato confronto in cui Peppe De Stefano, in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo (dove evidentemente passa le giornate a leggere le carte processuali) dice e racconta poche cose al pm Giuseppe Lombardo che lo interroga.

O meglio: dice e racconta le solite cose, quelle che già raccontato, ad esempio, il 20 aprile 2011 dalle 17.36 nel corso di un interrogatorio nel carcere milanese di Opera. Di fronte a lui c’erano Pignatone Giuseppe e ancora Giuseppe Lombardo (si vedano i miei post del 31 luglio e del 2 agosto 2012).

Il motivo per cui li aveva chiamati lui a Milano lo spiegò alla fine dell'interrogatorio lo stesso De Stefano: «Io volevo che mi conoscesse il dottore Lombardo perché mi conosceva solo tramite collaboratori».

CHE DOMANDE MI FACITI

Vale la pena riportare un passo dell’interrogatorio di allora perché l’intelligenza ci sarà pure ma batte, come vedremo sotto, sempre sugli stessi tasti che – evidentemente – ritiene vincenti.

Lombardo – ad esempio la domanda è questa…di Mico Oppedisano lei ha mai sentito parlare?

De Stefano – mai dottore, dottore Lombardo mai

Lombardo – e chi comanda a Reggio?

De Stefano – dottore chi comanda a Reggio? che domande mi faciti..dottore Lombardo chi comanda a Reggio?

Lombardo – eh

De Stefano – e ve lo devo dire io? Me lo potete dire voi

Lombardo – lo chiedo a lei ed ha diritto di non rispondere

De Stefano– non lo so come vi posso dire chi comanda a Reggio dottore…io vi posso dire cosa ho fatto io e perché mi sono dato alla latitanza, che magari uno si pensa che mi sono dato alla latitanza per comandare a Reggio…nel modo più assoluto… mi avete fulminato con quella domanda dottore…chi comanda a Reggio…ha fatto una domanda bellissima

La ‘ndrangheta, dirà anche tre giorni fa, lui l’ha letta sui libri, sui giornali, non sa cosa sia e comunque è convinto di pagare le colpe del padre, Paolo.

UN DISCO ROTTO…MA

Nell’interrogatorio fiume (nonostante questo aggettivo/sostantivo non piaccia al nostro, tale è stato) di tre giorni fa, Peppe De Stefano ha dunque ribattuto sui soliti tasti ma…

Ma c’è un “ma” grande come una casa che sarà (o meno) il punto di svolta nella ricerca della verità non solo processuale ma anche politico-sociale.

Riassumo quegli otto minuti e 9 secondi di interrogatorio perché potrebbero essere fondamentali. Potrebbero. L’audio della registrazione non era eccelso e dunque potrei avere trascritto male qualcosa ma di poco o nessun conto.

De Stefano: fino al 17 gennaio 2001 vengo condannato non per ‘ndrangheta ma come appartenente alla famiglia De Stefano… Dice lo Stato…appartenente alla famiglia De Stefano…

Lombardo: e non è ‘ndrangheta?

De Stefano: Quale ‘ndrangheta….quale ‘ndrangheta…le mie condanne sono tutte per discendenza…

Lombardo: A chi?

De Stefano: familiare…Se lei vede le mie sentenze non vi è altro…non vi è altro…L’ultima associazione che ho pagato l’ho pagata per associazione a mio cugino che ho visto per sei mesi appena sono stato scarcerato…e che associazione è? De Stefano qua De Stefano la…e gli altri dove sono? La ‘ndrangheta unitaria dov è?…Non esiste la cosca De Stefano

Lombardo: Lei dice di essere stato condannato non per ‘ndrangheta ma perché appartenente alla famiglia De Stefano…

De Stefano: No…perché…

Lombardo: se non è ‘ndrangheta che cos’è?

…silenzio di alcuni secondi

De Stefano: Ah non lo so…dottor Lombardo che cos è …Se essere condannati perché si fa parte di una famiglia intesa come nucleo familiare di parentela…quello che sto dicendo io è la verità…

Lombardo: ….non insulti la sua intelligenza…

De Stefano: No no no no dottore non c’entra la mia intelligenza e non mi permetto di insultare la sua…se io le sto dicendo…se io le sto dicendo che vengo condannato in una associazione solo perché più pentiti…quattro chiacchiere…nessuno mi può dire il contrario…perché quando Fiume dice che dietro quei progetti…allude al fatto che dietro quell’esplosivo che è stato messo a Reggio Calabria malgrado ci fossero le videocamere delle forze dell’ordine…quando il viscido (Fiume ndr) viene in udienza a dire che lui ha fatto trovare le bombe uguali a quelle …no no no non è vero niente io sono stato assolto da tutti gli episodi esplosivi e con materiale esplodente…non c’èra alcuna relazione…e pure questo è stato negato?…e dottore Lombardo! E’ mossa sempre la stessa tesi di accusa di Paolo De Stefano figura principale come figli di …se poi parliamo….

Lombardo: Lei in questi anni ha avuto modo di verificare quante dichiarazioni sul ruolo di Paolo De Stefano siano state rese a Reggio Calabria e altrove…negli ultimi anni

Silenzio di un paio di secondi…

De Stefano: e no dottore

Lombardo: Migliaia…ci sono davvero pochissimi dubbi…Ragiono su elementi che non riguardano suo padre e quindi non ho nessuna proprietà transitiva che sto
utilizzando per arrivare a lei …Utilizzo solo elementi solo sul ruolo della sua persona….

De Stefano: Io ho 29 per associazione perché sono figlio di Paolo De Stefano…questo non me lo può negare nessuno…

NON SA COSA SIA

Questa parte del confronto contiene una affermazione che non sarà sfuggita ai cultori della materia (pochissimi): se non è ‘ndrangheta che cos’è chiede Lombardo e De Stefano risponde che non lo sa.

Posso essere sincero? De Stefano ha ragione. Per metà.

Non è ‘ndrangheta quella che governa oggi Reggio e la Calabria tutta ma – a mio sommesso avviso – lui sa cos è. Sa, ad esempio, che la ‘ndrangheta è un elemento di ciò che governa Reggio e no. Ma non è il solo elemento. La ‘ndrangheta militare – quella di Osso Mastrosso e Carcagnosso che tanto ancora piace ai portatori sani di minchiate – si è evoluta in una raffinata agenzia di servizi alla “Cupola mafiosa spa” di cui detiene una quota di capitale ma non la maggioranza.

Si tratta ora di vedere se Peppe De Stefano avrà voglia di raccontarlo o meno, ciò che è se ‘ndrangheta non è.

Delle due l’una: se ha voglia (ma non ci credo) salta il banco che governa Reggio, la Calabria e su per li rami Roma e il suo potere marcio e per questo, credo, le sue parole sono messaggi chiarissimi lanciati anche all’esterno del suo mondo di appartenenza.

Se non ha voglia (e così sarà) toccherà alla Procura di Reggio provare a mettere insieme quelle tessere che cambino il panorama – per i protagonisti della “Cupola mafiosa spa”- da associazione a delinquere di stampo mafioso ad associazione a delinquere di stampo mafioso/segreto, con il ricorso rivoluzionario alla violazione anche della cosiddetta legge Anselmi.

NON E’ SOLO: ZU LUNI DOCET

In molti dimenticano che – senza ricorrere al passato che, non a caso, Peppe De Stefano cerca di delegittimare, come il pentito calibro Novanta Giacomo Lauro che tra i primi parlò di livelli “altri” rispetto alle cosche e senza neppure ricorrere a figurine recenti pur tenute su un palmo di mano a Milano, come il pentito Antonino Belnome, che di fronte al pm Boccassini Ilda il 3 dicembre 2010 dalle ore 14.40 racconterà che oltre la ‘ndrangheta ci sono la massoneria, i professionisti e i servizi deviati – fermiamoci ad un altro pezzo da Novanta: Pantaleone Mancuso. Che, guarda tu, racconta inconsapevolmente molto di quella evoluzione ‘ndranghetista che lui – classe ’47 – ha visto da quando aveva i pantaloni alla zuava.

Le intercettazioni di ‘zu Luni dell’ottobre 2011 finiscono nell’indagine Metropolis che la Dda di Catanzaro (l’inchiesta è del pm Marisa Manzini) fa sbocciare a marzo di quest’anno (si vedano i miei post in archivio del 5, 9 e 11 marzo).

E cosa dice quel mattacchione di zio Luni classe ‘47). Ecco a voi.

 «[…]  la ‘ndrangheta non esiste più!… una volta, a Limbadi, a Nicotera, a Rosarno, a… c’era la ‘ndrangheta!… la ‘ndrangheta fa parte della massoneria!… […] diciamo… è sotto della massoneria, però hanno le stesse regole e le stesse cose… […] ora cosa c’è più?… ora è rimasta la massoneria e quei quattro storti che ancora credono alla ‘ndrangheta!… […] una volta era dei benestanti la ‘ndrangheta!… dopo gliel’hanno lasciata ai poveracci, agli zappatori… e hanno fatto la massoneria!… le regole quelle sono!… come ce l’ha la massoneria ce l’ha quella!…[…] perché la vera ‘ndrangheta non è quella che dicono loro… perché lo ‘ndranghetista non è che va a fare quello che dicono loro… […] perché… una volta… adesso sono tutti giovanotti che vanno… vanno a ruota libera sono drogati!… […] delinquenza comune!… lo ‘ndranghetista non voleva fare droga!… […] come non voleva… non faceva mai una lite… non faceva droga… adesso sono quattro drogati! […] pare che un… uno che faceva il magnaccio, pare che poteva stare nella “rota”?… […] o che picchiava la moglie… o che andava ad ubriacarsi… nelle… non doveva entrare nemmeno nelle cantine… lo ‘ndranghetista… perché c’era il “mastro di giornata” (carica tipica esistente in seno ad ogni ‘ndrina, la cui esistenza è stata accertata in innumerevoli procedimenti penali, ndr) che girava nel paese… […] e se ti vedeva che entravi nella cantina… o che bevevi vino… “nsaccagnate!…” (botte, ndr)… […] ancora con la ‘ndrangheta sono rimasti!… è finita!… bisogna fare come… per dire… c’era la “democrazia”… è caduta la “democrazia” e hanno fatto un altro partito… forza italia, “forza cose”… bisogna modernizzarsi!… non stare con le vecchie regole!… […] il mondo cambia e bisogna cambiare tutte cose!… oggi la chiamiamo “massoneria”… domani la chiamiamo p4, p6, p9… ».

Che mattacchione sto zu Luni, che pazzerelloni ‘sti Belnome e Lauro. Non hanno capito che il capo della ‘ndrangheta è don Mico Oppedisano!

Che mattacchione ‘sto Peppe De Stefano che non sa cos è la ‘ndrangheta dei santini e delle affiliazioni e non sa neppure chi è don Mico Oppedisano!

Vergogna (però ha ragione. Per meta!).

r.galullo@ilsole24ore.com