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El Dorado/2 L’affiliazione dei giovani alla ‘ndrangheta, l’influenza sul voto e le soffiate alle cosche sulle indagini in corso

Cari lettori, da ieri sto scrivendo e descrivendo l’operazione El Dorado con la quale il 6 maggio il Comando provinciale di Reggio Calabria dell’Arma dei Carabinieri ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 22 soggetti appartenenti e contigui alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata “locale di Gallicianò”, operante a Condofuri e territori limitrofi, oltre che nella provincia di Viterbo.

I 22 sono responsabili a vario titolo di: associazione di tipo mafioso, detenzione illegale di armi comuni, concorso in riciclaggio, concorso in impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (tutte con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni dell’associazione mafiosa e allo scopo di agevolare l’organizzazione stesa). A guidare l’indagine della Dda il Pm Nicola Gratteri con il sostituto Antonio De Bernardo.

Abbiamo visto nel post precedente come nel piccolo Comune di Condofuri ci siano tre “locali” di ‘ndrangheta, ovvero cellule strutturate e composte di almeno 49 affiliati (oltre al capo). Questo vorrebbe dire – statistiche alla mano – un affiliato ogni 33 abitanti in quel centro, visto che i residenti sono 5.066.

Ovviamente – e lo ripeto come ho fatto già ieri – non vuol dire che sia un paese di criminali (e su un giornale calabrese ieri un gruppo di cittadini lo ha giustamente rammentato al pm Gratteri) ma i dati sono dati e indicano una presenza consistente di appartenenti all’”onorata società” (tra chi delinque e chi no).

Oggi continuiamo su questo discorso ma ci spingiamo oltre, andando a vedere anche il proselitismo tra i giovani, le influenze sul voto (ricordiamo che nel 2010 il Comune è stato sciolto per mafia e solo da ottobre 2012 ha una nuova amministrazione eletta) e le soffiate che regolarmente arrivano ai delinquenti o presunti tali.

AL VOTO AL VOTO!

Alcuni indagati ribadiscono l’interesse per la scelta dei candidati alle elezioni comunali, ma uno di questi, Francesco Nucera, afferma che  la “locale” di San Carlo (una delle tre “locali” sul territorio) è in grado di fare eleggere il proprio candidato sindaco, circostanza confermatagli da un’appartenente di quella organizzazione criminale che gli aveva riferito l’appoggio della cosca ad una lista poi vincitrice.

In una conversazione, alcuni intercettati parlano dell’insediamento della Commissione d’accesso (che, come abbiamo visto nel precedente post è stata anche minacciata). Osservano i pm Gratteri e De Bernardo che il contenuto del dialogo si ricollega con quanto accertato nell’ambito dell’operazione Kontacorion-Parola D’onore, dove si legge che l’associazione mafiosa operante in Condofuri «è articolata in due società: la “maggiore”, alla quale fanno riferimento gli elementi più maturi ed esperti e che costituiscono l’organismo dirigente del sodalizio, e la “minore”, alla quale aderiscono i giovani affiliati, spesso insofferenti alla disciplina che viene loro imposta dai superiori gerarchici e desiderosi di scalare i gradi mediante  azioni dimostrative del loro coraggio e della loro arroganza.

Esiste, inoltre, una sottoripartizione delle competenze, in relazione alla gestione del risorse economiche e produttive e più in generale degli affari illeciti, di tipo geografico, con una divisione – solo apparentemente  asimmetrica – prevedente l’assegnazione del 70 per cento del territorio agli associati insediati nelle frazioni a monte del Comune di Condofuri  (verosimilmente Condofuri Superiore e le frazioni San Carlo e Amendolea) e il restante 30 per cento agli associati  residenti nella frazione di Condofuri  Marina, certamente più ricca sia dal punto di vista demografico (negli ultimi decenni si è assistito, infatti, ad un sostanziale spopolamento delle comunità più interne di quel Comune) che delle opportunità economiche di ogni tipo (commerciali, industriali, edilizie, artigianali, agricole e turistiche)».

IL FUTURO E’ NEI GIOVANI

Conferma della pluralità di “locali” di ‘ndrangheta nell’area geografica  del Comune di Condofuri, gli investigatori e gli inquirenti l’hanno ottenuta attraverso le conversazioni concernenti alcuni battesimi di giovani, da cui è emersa la partecipazione di soggetti rappresentativi di distinte realtà territoriali, ciascuna delle quali aveva proposto nuovi elementi e che si verificavano con cadenza periodica in località Amendolea.

Particolarmente rilevanti si sono dimostrate due di esse intrattenute a bordo dell’autovettura Audi A6 di Maurizio…omissis… fra cui più significativa era quella del 24 maggio 2007  intercorsa con Lorenzo …omissis… nel corso della quale il secondo forniva al primo notizie sulle recenti affiliazioni celebrate mediante battesimo, elevando di tanto in tanto il volume dell’autoradio in modo da ridimensionare il pericolo di intercettazione.

Dal dialogo emerge in modo esplicito che il rituale di affiliazione era stato celebrato nella frazione Amendolea, luogo in cui i cosiddetti “Miciotti” avevano un bunker, che la carica per i contatti era tenuta da Francesco Nucera (cl. ’51), che il  battesimo era stato celebrato da Concetto…omissis…., che era stato battezzato nell’occasione lo stesso conversante …omissis…, il quale aveva dato in passato prova di fedeltà e, in alcune occasioni fornito armi e che Nucera si trovava in posizione superiore a Giorgio…omissis…. Investigatori e inquirenti apprendevano, inoltre, che…omissis…, che aveva altri cugini affiliati a diverso locale, era stato, per così dire, sponsorizzato da Francesco…omissis… e nell’occasione aveva ricevuto gli auguri e il riconoscimento dei propri meriti da parte di molte persone.

A questo punto i pm, a corredo degli elementi sopra specificati, che di per sé consentono di dare già per assodata la dimostrazione dell’esistenza del contesto criminale di tipo ‘ndranghetistico individuato nelle sue connotazioni essenziali, illustra il ruolo e la caratura criminale di Foti, appartenente alla “società maggiore” di Condofuri ed elemento di rilievo la cui presenza risulta qualificante nel contesto della riunione che avrebbe dovuto rivelarsi significativa per la stabilità dell’assetto del locale di Gallicianò, al quale erano interessati anche i locali vicini ed amici, e riporta le significative espressioni contenute nell’ordinanza cautelare che lo ha riguardato (si veda sopra), contenente anche conferme della vicenda concernente l’affiliazione di Lorenzo…omissis… che si intersecano perfettamente con quanto emerso nei dialoghi.

COME FANNO A SAPERE?

Un tasto delicato è quello che riguarda la conoscenza da parte di Domenico Foti (uno degli arrestati), di un’ imminente operazione delle forze di polizia che riguarderà un’associazione per delinquere in cui saranno coinvolti anche
personaggi di spessore politico e che doveva riguardare circa 90 persone, ridottesi a 41 («vedi che c'è una manfrina dice, pure a livello politico, comprende Condofuri, Bova e Roma a livello di ..inc.. dovevano fare un'associazione, di quella che avevamo parlato noi facevano di un altro e ci saranno nomi eccellenti diceva, sono 90 e sono scesi a 41, se la faranno»), aggiungendo che, poiché riguarda la “locale” cui appartiene attualmente, secondo lui resterà coinvolto anche “compare Franco” («Io glielo ho detto io, allora se è tutta nostra, secondo me deve essere ..inc.. secondo me hanno caricato a compare Franco… Perchè si è messo ..inc..  e chissà. Loro hanno parlato qua  di votazioni e li hanno riferite a loro»), che altri non è secondo gli inquirenti che Francesco Bruzzese, (nato a Montebello Jonico il 28 ottobre 1958), effettivamente arrestato successivamente proprio con Domenico Foti nell’ambito dell’operazione Parola d’Onore.

Nucera, che tiene a sottolineare che «noi siamo gli altri», intendendo dire di appartenere a un “locale” diverso da quello attenzionato dalle indagini in corso, gli racconta, a sua volta, di avere saputo che lo zio Antonio Nucera (classe 1955), è implicato in un’inchiesta consistente, per come dal medesimo rivelatogli («…so di certo e di sicuro, cioè me l'hanno detto, certezze, mio zio ‘Ntonaci… E mi ha chiamato, mi ha chiamato ..inc.. una sera e dopo. Quando sono salito ora dopo Natale, mi ha chiamato e mi ha detto, mi ha chiamato, mi ha detto, "…ah ti voglio, ti devo parlare urgente…", ci siamo incontrati, ed ha detto, "…vedi che ..inc.. dice io non la vedo tanto bene..." rispondo io, mio zio Antonio , " …qua dice c'è qualcosa di grosso sotto…»), circostanza che risponde al vero, poiché Antonio Nucera (classe 1955), veniva successivamente arrestato (operazione Crimine).

Il dialogo che precede risulta rilevante non solo per la piena consapevolezza dei due conversanti della assoggettabilità di tutti a investigazioni e provvedimenti cautelari del massimo rigore, ma per la concreta disponibilità di risorse informative precise su attività di indagini riservate che essi si predispongono ad affrontare consapevolmente, il che ne conferma i collegamenti oltre che l’importanza e pericolosità sul piano criminale ed in relazione a tale aspetto i pm Gratteri e De Bernardo richiamano una serie di ulteriori conversazioni che confermano la disponibilità di informazioni  in ordine alle attività investigative in corso.

Una per tutte: in un dialogo intercettato, Diego Nucera confida all’interlocutore di aver appreso in precedenza da una propria fonte che in quei giorni vi sarebbe stata una retata da parte delle forze dell’ordine («Diceva ..inc.. che tra ieri sera, avantieri sera e stanotte… …dovevano fare qualche blitz»).

CONCLUSIONI AMARE

«Il contesto criminale è, quindi, nella disponibilità di fonti informative sicure, in grado di fornire loro notizie attendibili sui futuri investigativi che li riguardano – si legge nell’ordinanza firmata dal Gip Silvana Grassoil che ne conferma ulteriormente le capacità di penetrazione  e la aggiuntiva pericolosità sociale, potendo anticipare le mosse delle Forze di Polizia. Non meno significativo è, come si avrà modo di verificare, che tali informazioni allertano gli indagati, ma non per questo li spingono a desistere dai propri propositi o allentare gli affari in corso, dimostrandone la particolare propensione delinquenziale».

Ecco, non che le influenze sul voto e quelle sui giovani proseliti siano meno inquietanti, ma questo aspetto della conoscenza – che emerge praticamente in tutte le indagini svolte non solo in Calabria ma in tutta Italia – delle attività in corso da parte dei soggetti sottoposti a osservazione, lo trovo devastante.

Vuol dire una sola cosa: che si annidino tra le Forze dell’Ordine, tra i dipendenti di una Procura o un Tribunale, tra gli uffici di una questura o di un commissariato, tra quelle di un consulente o nelle stanze della magistratura, ci sono uomini e donne che a vario titolo sono chiamati a rappresentare lo Stato e invece lo tradiscono.

Tradiscono, dunque, se stessi e il futuro dei propri figli.

Per ora mi fermo qui. A breve, però, torno.

r.galullo@ilsole24ore.com

2 – to be continued (la precedente puntata è stata pubblicata ieri, 16 maggio)

  • Francesca Laganà |

    Gentile dott. Galullo,
    anche per quanto scrive nella prima parte del suo articolo, non è lombrosiano né lontano dal vero asserire che noi reggini nasciamo ‘ndranghetisti. Visto che tuti i criminali calabresi ed i loro affiliati affollano le patrie galere e che in giro sono rimasti solo neonati e timorosi borghesi sotto naftalina, abbiamo la conferma qualora si rendesse necessario, che la mafia prima di essere una forma criminale è una filosofia di vita. In quanto tale solo due gli antidoti: LAVORO E CULTURA. I have a dream…. un GOVERNO che invii a Reggio Calabria e Provincia camionette di insegnanti motivati con l’elmetto e praticabili azioni di aiuto blindate per gli imprenditori calabresi che di seri ve ne sono tanti. Saluti affettuosi.

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