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A Montreal e Toronto (ri)scoppia la guerra di mafia: asse con Palermo, riciclaggio nell’edilizia e sponde politiche –‘Ndrangheta alla finestra

Lo chiamano “Teflon don” ma non è l’originale. Quello è solo John Gotti. Lo stesso soprannome – però – tocca anche a Vito Rizzuto, nato a Cattolica Eraclea (Agrigento) ma, soprattutto, presunto boss della famiglia italo-canadese, dal 1954 alleata della potente cosca siciliana, con ramificazioni in mezzo mondo, Cuntrera-Caruana. Quando il figlio Nick venne ucciso il 28 dicembre 2009, i funerali fecero il giro del mondo per via di quella foto che immortalava la salma in una bara completamente d’oro.

E’ ancora la famiglia Rizzuto a incrociare i propri destini con quelli siciliani e quelli canadesi, dopo la scoperta di due cadaveri bruciati alle porte di Palermo che potrebbero essere giunti sull’Isola per trattare un nuovo patto, nel nome degli affari, con la mafia di Bagheria.

Quei due cognomi ispanici dei morti, legati secondo gli investigatori canadesi alla famiglia RizzutoJuan Ramon Fernadez Paz e Fernando Pimentel – non devono trarre in inganno. Il 19 settembre 2002, dopo l’ennesima retata di sudamericani, polacchi, vietnamiti, statunitensi, francesi e greci ritenuti vicini ai Rizzuto, il Chief superintendent della Royal canadian mounted police, Ben Soave, dichiarò al Corriere canadese: «La mafia allarga i propri orizzonti e si apre a sempre maggiori profitti e contemporaneamente viene meno la protezione del vincolo etnico e famigliare, ormai sono diverse etnie a lottare sullo stesso fronte».

Se si analizza quello che è successo sull’asse Palermo-Toronto-Montreal dall’uscita di scena alla ricomparsa di “Teflon don”, non può sorprendere il fatto che la prima ipotesi fatta dalla Procura di Palermo è che l’ordine di morte nei confronti dei due sia giunto dal Canada. Il regno dei Rizzuto, infatti, è diventata una galassia nebulosa dove morti, tradimenti e rapimenti si susseguono nel nome degli affari. Negli ultimi cinque anni tra omicidi e “lupare bianche” tra il Canada (soprattutto) e l’Italia se ne sono andate almeno 50 persone.

IL RITORNO SULLA SCENA

Che sul fronte siculo-canadese impegnato nel narcotraffico e nel riciclaggio di denaro sporco nel commercio e nell’edilizia oltreoceano, qualcosa dovesse cambiare, si era capito il 6 ottobre 2012, allorché “Teflon don” venne rilasciato dalla Florence federal correctional complex in Colorado (Usa), dove aveva scontato una condanna a 10 anni per aver partecipato al triplice omicidio di tre esponenti del clan Bonanno (Philip “Phil Lucky” Giaccone, Dominick “Big Trin” Trinchera e Alphonse “Sonny Red” Indelicato). Durante la detenzione negli Stati Uniti, furono uccisi tra gli altri Nick Rizzuto jr, Nicola Rizzuto, Agostino Cuntrera e il 20 maggio 2010 fu rapito il cognato di Vito, Paolo Renda. La vicenda di Renda è paradossale: la moglie il 12 gennaio 2013 ha chiesto alla Corte superiore canadese di dichiarare morto il marito ma il giudice, 10 giorni dopo, ha negato la richiesta. Per molti, dietro ad alcuni di questi omicidi, c’era la mano vendicativa dell’ex boss del clan Bonanno, Salvatore Montagna (poi a sua volta morto ammazzato).

Un ritorno non facile dunque, visto che Vito Rizzuto trovò il suo clan decimato mentre l’Ontario era stato preso d’assalto dalla ‘ndrangheta.

Una partita a scacchi delicatissima nella quale lo Stato italiano finora è stato a guardare perché non risulta alcuna nuova domanda di estradizione nei suoi confronti, dopo quelle inevase e relative a due inchieste della Dia sfociate in due diversi processi davanti al Tribunale di Roma: il primo riguardava l’indagine sul tentativo di infiltrazione nell’appalto sul ponte dello stretto di Messina per il quale Vito Rizzuto, secondo l’accusa, era pronto a investire 500 miliardi di dollari e un’altra per il riciclaggio di 600 milioni di dollari attraverso una società con la sede di fronte a Palazzo Chigi.

LA FAIDA E GLI EQUILIBRI ROTTI

A nemmeno un mese dal suo ritorno, il 5 novembre 2012 a Montreal venne ucciso Joseph Di Maulo, cognato di Raynald Desjardins (in prigione proprio per l’omicidio di Salvatore “The Iron worker” Montagna). Di Maulo prima di legarsi a Rizzuto era in stretti rapporti con il clan Cotroni , con Paul Violi e i calabresi ma allo stesso tempo era vicinissimo a Raynald Desjardins, ex braccio destro di Vito Rizzuto, dal quale si è poi separato giocando comunque sempre ruoli ambigui.

L’11 dicembre 2012 venne ucciso Emilio Cordileone, che vantava conoscenze nel clan Cotroni, che prima dei Rizzuto gestiva i traffici e la criminalità in Québec.

Il 18 dicembre 2012 è il turno di Giuseppe Fetta, il 22 di gennaio 2013 viene ucciso in un agguato Gaétan Gosselin, ex cognato di Raynald Desjardins.

A cavallo tra fine gennaio e febbraio di quest’anno, sempre a Montreal viene ucciso Vincenzo Scuderi, ritenuto vicino a Desjardins e viene ferito Tonino Callochia nel corso di un agguato in un ristorante.

C’È DEL MARCIO IN CANADA

Il ritorno di Vito Rizzuto ha dunque rotto gli equilibri e la sua storia e quella di Raynald Desjardins si incrociano – secondo investigatori e inquirenti italiani e canadesi – non solo con i traffici di droga sull’asse Palermo-Toronto-Montreal ma anche con la vita interna canadese, ultimamente scossa da scandali politici legati a doppio filo a corruzione e “sirene” criminali.

La commissione Charbonneau (una sorta di commissione parlamentare d’inchiesta) ha oltre 20 indagini in corso, dal settore delle costruzioni agli appalti sugli ospedali, dai contratti per la consulenza informatica al piano di sviluppo nel nord del Quebec. Attesissime proprio le udienze di Raynald Desjardens e di Vito Rizzuto. Le audizioni della Commissione – che nell’autunno scorso hanno contribuito alle dimissioni di diversi sindaci tra cui quello di Montréal e quello di Laval – sono sempre più aspre.

NON SO COS E? LA MAFIA

Il 20 febbraio il giudice France Charbonneau si rivolse a Nicolò Milioto, detto Mr. Sidewalk, che molti oltreoceano ritengono essere amico di Rizzuto e molto ben introdotto nel mondo dell’imprenditoria, in questo modo: «Sospenderemo l’udienza per il momento e chiederò al suo avvocato di spiegarle che cosa significa oltraggio alla corte e spergiuro». «Lei crede che la mafia esista?» gli chiese l’avvocato della commissione Sonia LeBel. «Non lo so» fu la risposta di Milioto. «Che cos’è la mafia?» replicò LeBel. «Non lo so», ripetè Milioto. La polizia canadese riprese 236 volte Milioto al Cafe Consenza, storico punto di ritrovo dei mafiosi di Montréal.

In questo contesto Raynald Desjardins, per molto tempo braccio destro di Rizzuto, ha chiesto di essere rilasciato su cauzione in attesa del processo per l’omicidio di Salvatore Montagna, uno dei capi del clan Bonanno di New York, avvenuto il 24 novembre del 2011. Il suo corpo venne ripescato dall’Assomption River a Charlemagne, a nord est di Montréal. A nulla gli valse il soprannome Iron worker, il “fabbro”.

In questo labirinto di alleanze, tradimenti e omicidi, la morte di due persone ritenute “interne” al clan Rizzuto in quel di Palermo, si incrocia dunque non solo con le rotte del narcotraffico ma anche, inevitabilmente, con il passato, il presente e il futuro della vita sociale e politica canadese. Oltre che di quella italiana.

 LA 'NDRANGHETA STA A GUARDARE

 A questa serie di omicidi come sempre, sapientemente, guarda la ‘ndrangheta.

Come nel 2010 quando si diffuse il sospetto che a uccidere Nicola Rizzuto senior fossero state le cosche calabresi – che aveva combattuto per una vita – con la benedizione delle famiglie dell’Ontario e delle 5 di New York (Gambino, Genovese, Bonanno, Lucchese e Colombo).

Colpito a morte nella lussuosa casa di un quartiere residenziale dove vivono molti boss italo-canadesi, a partire da Paolo Renda, braccio destro di Rizzuto. Un omicidio plateale per  far capire che, d’ora in avanti, i ricchi business del narcotraffico, del riciclaggio del denaro in attività commerciali e imprenditoriali in Canada, Usa e Italia e del gioco d’azzardo, non sono più solo Cosa Nostra ma tornano ad essere anche “cosa” dei calabresi.

Come Specificò Denis Mainville della Divisione grandi crimini della Polizia di Montreal, l'omicidio fu il risultato di una "catena di eventi".

La guerra in corso potrebbe ricordare quella con cui Rizzuto, giunto a Montreal nel ’54 quando comandava il calabrese Vic Cotroni, spazzò via nel ’78 il clan dei calabresi allora guidati da Paolo Violi, grazie all’appoggio del cartello dei narcos colombiani, della famiglia Bonanno di New York della quale era una costola e di un’altra potentissima cosca agrigentina di Cosa Nostra, i Cuntrera-Caruana. Questi ultimi Rizzuto li conobbe nel corso dell’esilio forzato in Venezuela, nel ’70, per evitare la sua condanna a morte decretata dalle altre famiglie di mafia. Dopo il ritorno in Canada nel ’78 e l’omicidio di Violi, ci furono alti e bassi nei rapporti con i calabresi, sempre più forti.

E proprio l’inchiesta Il Crimine, che il 13 luglio 2010 ha condotto all’arresto di oltre 300 persone sull’asse Reggio-Calabria, fa il nome di un calabrese predestinato al comando: Francesco Arcadi, “consigliori” della famiglia. Era lui, a esempio, secondo gli inquirenti, a tenere i rapporti con Carmelo Abruzzese, originario di Gioiosa Ionica, legatissimo a Rizzuto. Certo, a distanza di tre anni, vai a capire che ne è di questa persona. Sarà ancora nelle grazie o sarà scomparso dai radar?

Gli investigatori sono sempre più convinti, proprio a seguito degli sviluppo dell’inchiesta Il Crimine, che il legame tra le cosche reggine, della Piana di Gioia e quelle in Canada sia sempre più stretto. Un magistrato, da anni impegnato alla lotta del narcotraffico che preferisce restare anonimo, rivela al Sole-24 Ore che le indagini stanno appurando che ogni 15 giorni i boss calabresi volano a Montreal o ricevono a Reggio la visita dei loro concittadini trapiantati in Canada, per discutere di affari nei due Paesi e negli Usa. I soldi da riciclare nei tre Stati non mancano, si tratta di miliardi, che vanno in ogni direzione.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • edoardo Levantini |

    caro Roberto, mi risulta che il processo ex art. 416 bis cp nei confronti dei sodali dei Rizzuto innanzi al tribunale di Roma si è concluso con una bella sentenza di assoluzione niente 416 bis,come già accaduto per don Michele Senese e company,per I Nicoletti(operazione Nuvolari Stargate),per I Rinzivillo (operazione Cobra) e per la mala di Ostia (processo Anco Marzio)…Il fatto non sussiste..rare le impugnazioni in appello e nessun ricorso alla corte di cassazione…

  • Numa |

    Anche il sole24ore!

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