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Francesco Calabrese: «Io, imprenditore onesto, vi racconto perché i reggini hanno paura e come i dipendenti boicottano la macchina comunale»

Cari lettori, forse molti di voi ricorderanno che l’8 aprile, su questo blog e il 10 aprile sul Sole-24 Ore, ho raccontato una delle tante storie di ordinaria follia italiana.

Riguardava l’imprenditore reggino Francesco Calabrese, che detiene il 51% della Taeec  (Technology-aspiration-environmental-ecology-construction) ma, soprattutto, che dal 2011 attende dallo Stato 190mila euro per lavori d’urgenza fatti a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), allora colpita dall’alluvione.

Bene, forse molti di voi ricorderanno anche il mio articolo su questo blog il 3 maggio (ad esso rimando) nel quale, anche utilizzando la durissima critica fatta dal Procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho alla cittadinanza reggina, “schiava della paura” ma senza più alibi, ricordavo che all’incontro con lo stesso Procuratore organizzato il giorno prima dall’associazione Riferimenti in un cinema cittadino, c’erano i soliti quattro gatti. E dire che l’occasione era straordinaria.

Ricorderete che – provocatoriamente e paradossalmente  -scrissi che se in quel cinema ci fosse stato un evento organizzato dalla cosca De Stefano (che in città e fuori detta legge) quella sala sarebbe stata piena e la coda sarebbe arrivata in strada.

Dopo quell’intervento ho ricevuto una lettera dell’imprenditore Calabrese. Anzi due. Una più dura e cruda dell’altra sullo stato di agonia in cui versa Reggio Calabria. Con la prima – contestualmente – mi informa che la richiesta di avere legittimamente quei 190 mila euro non ha fatto un millimetro di strada: è ancora lì che aspetta.

Ve le propongo pari pari perché descrivono dall’interno (Calabrese è infatti reggino) la fine annunciata di un capoluogo (mezzo) e della regione.

Buona lettura.

r.galullo@ilsole24ore.com

LA PRIMA LETTERA (SULLE VICENDE CITTADINE)

Dottor Galullo ,

al solito Lei a differenza di altri ha qualcosa in più, il suo intuito e la sua esperienza su queste problematiche centrano in pieno le verità di questa terra.

Tante volte lo sento crudo nei nostri confronti, (nei confronti dei reggini) ma ha pienamente ragione, la nostra cultura, il nostro sentirsi intelligenti tante volte ci fanno pagare prezzi cari.

Il prezzo che paghiamo e proprio quello che non volendo cambiare ci ritroviamo a morire asfissiati da questi quattro balordi (quattro per modo di dire).

Nell’articolo che lei ha pubblicato sul suo blog leggo una frase che dice: “Di che cosa hanno paura i reggini”.

Vorrei parlare di queste paure. Io oggi ho 39 anni e da quando ero ragazzino (12-15 anni) si sentiva parlare in città sempre delle stesse problematiche.

Oggi a distanza di tempo i miei figli sentono parlare delle stesse cose.

Ero appunto ragazzino quando si sentiva parlare di guerra di mafia tra famiglie, si macellavano circa due tre/persone al giorno, tutto nella nomale routine quotidiana e ricordo tante di quelle persone protagoniste (gli attori principali ) di quella guerra che in questi anni sono entrati ed usciti dal carcere decine di volte (entrarci per l’ennesima volta sarebbe una “passiata”, cosi dicono quando si vantano).

Gli abitanti dei quartieri, abitualmente, quando uno di questi usciva dal carcere, creavano una fila di fronte casa per andarlo a salutare portando soldi e viveri oltre a i saluti di bentornato…

Di certo tra questi, tanti avevano paura, chi per le proprie attività, chi per ovvie ragioni di lavoro. Hanno sempre pensato che con i don si possa campare (non progredire: campare).

E’ normale. A memoria ricordo questa gente sulla settantina, come i vincitori nei confronti dello Stato, hanno fatto quello che hanno voluto per anni per decenni e quindi il reggino riconosce loro come un potere forte indistruttibile.

Credo che la vera paura dei reggini sia questa: le famiglie di ndrangheta sono più potenti dello stato…Nessuno pensa di passare dal lato dello Stato altrimenti saranno guai. Anche dopo decenni pagherai lo sgarro.

E credo che lo Stato in questi vent’anni abbia avuto bisogno di loro (per voti etc) e in cambio ne abbiamo pagato le spese noi, rimanendo nella regressione totale. Questo il reggino lo sa è ha paura.

Dottore lei me lo deve consentire di dire, e va detto: i reggini hanno paura perché lo Stato non c’è stato negli anni 85/ 2000, poi dopo la strage di Duisburg ha fatto la scenetta di scoprire in casa la potentissima mafia a livello mondiale, la ndrangheta. Se lei nota, delle famose retate di Cortese, Pignatone e colleghi, tantissimi arrestati sono fuori, sono tornati ai loro posti. Questa è la paura dei reggini ritrovarseli dopo due mesi li, dove li avevi lasciati.

Noi del Sud abbiamo bisogno di leggi su misura solo per noi, pene pesantissime, niente sconti, e processi corti anzi cortissimi. Li forse il reggino, il politico,il pecoraro, e tutti comincerebbero a capire chi comanda.

Può non condividere su quanto detto, questo è il mio pensiero

Buon lavoro Galullo

Francesco Calabrese

LA SECONDA LETTERA (SULLE VICENDE COMUNALI)

Caro dottore,

a parte il mio problema, le volevo raccontare una delle piccole storielle di cattiva amministrazione che capitano tra le mura degli uffici comunali di Reggio Calabria.

Vanto un piccolo credito con il Comune di Reggio Calabria: esattamente 8000,00 euro per dei servizi prestati al Comune in occasione di una festa dell’Arma dei Carabinieri nel 2010.

Ad occuparsi di quest’evento è stato l’ufficio U.O. Cultura, immagine e turismo di Reggio Calabria.

Bene. Dopo tanti mesi trascorsi mi sono rivolto a questo ufficio per ricostruire un pò la pratica (esattamente 20 giorni fa). Premesso che questa è una delle tanti sedi distaccate del Comune, all’interno ho notato un covo, un nascondiglio, non so come definirlo, ma di certo non era un ufficio. Ci lavorano almeno una dozzina di soggetti che tutto fanno tranne che lavorare. Vedi il solito giornale, Iphon ,solitari,qualcuno che controlla il portone d’ingresso o sbircia dalla finestra. Quasi una prigione. Ma sicuramente era la conseguenza del casino di quei giorni sulle indagini ai dipendenti comunali.

Entrato ho notato l’aria di disturbo che avevo arrecato chie
dendo un semplice documento e le decine di stupide scuse che prendevano pur di toglierti dalle scatole. Mi fanno ritornare dopo una decina di giorni per ritirare la copia della pratica perché il dirigente non c’era. Ritorno come richiesto è stavolta non c’era né la pratica, né il dirigente, né la capoufficio che avevo incontrato in precedenza. Ritorno Martedì scorso, solita aria: tutti inerti sulle scrivanie, tutti mi guardano con aria sospetta, appena chiedo, hanno già dimenticato di cosa si trattava, mi dicono di ritornare un altro giorno. Stamattina mi alzo come al solito di buon ora e mi dirigo verso il centro per essere in quell’ufficio all’apertura, convinto di ritirare un pezzetto di carta. Non ci crederà: non c’era né il dirigente né la capoufficio. Il personale infastidito al solito per il disturbo arrecato mi ha detto senza molte parole di ritornare.

Bè che dire si trattava in fondo di una piccola pratica posata dentro un faldone alla portata anche dell’usciere .A me torna utile per poter intraprendere un azione legale contro il comune e recuperare i miei soldi. Loro continuano a derubare il comune con la loro inerzia, e a mettere in difficoltà il Commissario Panico boicottando l’efficienza del servizio.

Cambiare a Reggio è difficilissimo: bisognerebbe cambiare tutto e tutti. Questa gente è di una cultura talmente ottusa e stupida che ti vien la voglia di mandarli a quel paese pur di non averci a che fare. Si figuri se potrebbero avere la mentalità di partecipare al Cilea in occasione della giornata della Gerbera Gialla.

Cordiali saluti

Francesco Calabrese

  • calabrese |

    Caro dott.Galullo,
    Oggi nella normalità ho effettuato il versamento richiestomi dal comune di euro 1,65 , è mi sono recato personalmente nell’ufficio del Comune Spettacolo e Cultura.
    Arrivato mi aspettavo un aria tesa però al contrario mi devo ricredere ho trovato un ufficio attivo dove si vedevano dipendenti al lavoro e presi da mille impicci burocratici. Mi ha accolto credo il dirigente un certo dott. Casciola che nella normalità mi ha dato le mie pratiche, mi ha messo in evidenza come le carte che per me erano un semplice faldone, effettivamente necessitavano di un tempo maggiore, ben oltre la settimana,da quando li richiedi a quando poterli ritirare. Vorrei scusarmi con il dirigente e con il personale tutto , per i toni e gli aggettivi impropri usati in un momento particolare di quel giorno. La mia situazione è ormai famosa e per noi imprenditori non è facile far fronte neanche alle minime problematiche. Di certo il comportamento isolato di qualcuno,forse perché caratterialmente si presenta antipatico mi ha portato a fare di tutta l’erba un fascio.
    Non credevo è va detto che forse in mezzo al nostro marciume ,qualcosa di buono c’è, forse deve essere messo in risalto positivamente.
    Francesco Calabrese
    Taeec

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