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Solidarietà al pm Nino Di Matteo: 200 firme tra i colleghi magistrati all’appello lanciato da Giovanni Favi. Avanti, c’è posto.

Quanti sono i magistrati in Italia?

Ve lo dico io: 8.878 di cui 4.680 uomini e 4.198 donne (fonte: www.csm.it). Ma sarebbero molti di più se si tenesse conto che mancano, negli uffici giudiziari, 1.317 magistrati. La legge 13 novembre 2008 n. 181 fissa infatti in 10.151 il numero.: uno ogni 6.987 abitanti (se la proporzione è fatta con la popolazione censita ufficialmente a fine 2011 dall’Istat).

Bisogna poi aggiungere la cosiddetta magistratura ordinaria i cui numeri, sempre da fonte ufficiale Csm sono presto detti. I componenti privati delle Corti di appello per minorenni sono 329 (i posti in organico sono 352 quindi c’è ancora spazio), i componenti privati dei Tribunali per minorenni sono 731 (i posti in organico sono 352 quindi in due possono ancora farsi avanti), gli esperti di sorveglianza sono 447 (i posti in organico sono 485 quindi avanti c’è posto, senza spingere), gli esperti di Tribunale sono 23 (non c’è alcun riferimento in pianta organica).

I giudici di pace sono un esercito: 2.131 ma c’è una prateria davanti visto che i posti da coprire sono 4.690, così come accade per i giudici onorari di Tribunale, che sono 1.970 quando le piante organiche ne prevedono 2.628; i vice procuratori onorari sono 1.719 e anche in questo caso c’è posto (ne sono previsti 2.039).

ALTRA DOMANDA

Ora vi chiedo: quante sono le firme di solidarietà finora giunte dai suoi colleghi al pm della Dda di Palermo Nino Di Matteo, l’Uomo con la morte sul collo che il 27 maggio porterà in un aula di Tribunale il procedimento sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra? Firme  – ricordo – che avrebbero dovuto far sentire meno solo (all’interno di quella categoria, o corporazione) l’Uomo nei confronti del quale il Procuratore generale della Cassazione ha avviato un procedimento disciplinare per un’intervista rilasciata alla stampa in merito alla questione delle intercettazioni che avevano, casualmente, coinvolto anche il Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Ve lo dico io quante sono le firme: 200 (o poco più) in circa 20 giorni di raccolta. Dieci al giorno o, se preferite un altro parametro di riferimento, l’1,9% dei colleghi magistrati, in servizio presso uffici giudicanti e requirenti, ha firmato l’appello di Giovanni Favi, giudice del Tribunale di Torre Annunziata.

Su tutto il territorio nazionale – dunque – in 200 hanno sottoscritto l’appello sulla condivisione della sussistenza di un interesse generale e diffuso di tutti i magistrati per la questione disciplinare oggi contestata a Di Matteo.

Anche per questi stessi motivi era stata convocata, dalla Giunta distrettuale di Palermo dell’Anm, per il 7 maggio, un' assemblea straordinaria dei magistrati del distretto, poi improvvisamente rimandata a data da destinarsi per un impedimento dell'attuale presidente di sezione.

TANTI? POCHI?

Messi sulla carta i numeri resta da farsi una domanda: quelle 200 firme sono tante o sono poche?

In valore assoluto la risposta è automatica.

In valore relativo – però – tra quelle 200 firme a quell’appello (che ha suscitato anche moti “uguali e contrari” verrebbe da dire) ci sono nomi pesantissimi che, con spirito di indipendenza e onestà intellettuale, “spaccano” (vivaddio!) la divisione per correnti e associazioni (e per riferimenti politici?) all’interno della magistratura.

E' facile notare che, così come accade per i posti ancora vacanti nelle piante organiche, per i magistrati che volessero firmare l’appello, c’è posto, tanto posto a disposizione sul foglio spedito da Favi.

Le motivazioni le potete leggere qui sotto ma c’è un passaggio che mi ha colpito. Favi scrive: «…dato che la percezione esterna (ancorché in ipotesi del tutto errata) di un collega isolato all’interno della magistratura può evidentemente aumentare il rischio di aggressioni esterne…».

Troppo buono, Favi, sull’«… ipotesi del tutto errata…» ma la diplomazia non guasta se serve ad accendere i riflettori su una delle pagine a mio avviso più brutte nella storia della magistratura italiana e a richiamare i magistrati a unirsi e a non dividersi (come invece potrebbe e forse sta accadendo nel nome di Di Matteo).

Io faccio fino in fondo il mio mestiere e – sebbene il mio appoggio a Nino Di Matteo sia datato anni, ben prima dunque di questa dolorosa pratica – propongo a tutti i lettori il testo della lettera affinché ciascuno si formi la propria opinione e affinché si parli e si rifletta quanto più possibile “di” e “su” questa vicenda.

Buona lettura e rimando (affinché, possiate avere un quadro più ampio sulla vicenda di Nino Di Matteo) ai servizi in questo blog dei giorni 4, 9 e 19 aprile.

r.galullo@ilsole24ore.com

IL TESTO DELL’APPELLO LANCIATO DA FAVI

Agli Organi di Autogoverno, fondamento della garanzia della indipendenza della magistratura é attribuita, ovviamente, dal punto di vista giuridico, la competenza a valutare l’applicabilità, al caso che ha interessato il collega Nino Di Matteo, della giurisprudenza del Csm, secondo la quale non ha rilevanza disciplinare il fatto in sé che siano state rese delle dichiarazioni sulle indagini da un soggetto diverso dal Procuratore. Parimenti è compito dei predetti Organi di valutare se la sussistenza di intercettazioni riguardanti il Capo dello Stato, a cui si accenna nell’intervista rilasciata dal dott. Nino Di Matteo da cui appare scaturire l’azione disciplinare, era sostanzialmente un fatto notorio, in quanto se ne era dato già ampio risalto nei mass media. Tuttavia proprio il fondamento costituzionale dell’Autogoverno che chiama ogni singolo magistrato a partecipare, nei modi opportuni, al medesimo conduce a manifestare, all’interno dell’Ordine Giudiziario, la preoccupazione per questa vicenda. Con la sottoscrizione del presente appello i firmatari quindi manifestano, con riferimento all’azione disciplinare che risulta promossa, in base alle notizie diffuse dagli organi di stampa, nei confronti del dott. Nino Di Matteo, preoccupazione per una eventuale tendenza a configurare l’illecito disciplinare in termini esclusivamente formali, a prescindere da una effettiva lesività della condotta, che può oggettivamente esporre ogni singolo magistrato a rilievi, minando potenzialmente di fatto l’indipendenza interna della magistratura. Le preoccupazioni di cui sopra sono inoltre rese ancor più gravi dalle minacce di morte successivamente rivolte al dott. Di Matteo, ed ad altri suoi colleghi, dato che la percezione esterna (ancorché in ipotesi del tutto errata) di un collega isolato all’interno della magistratura può evidentemente aumentare il rischio di aggressioni esterne, specialmente in un ambiente estremamente difficile come la Sicilia. Si invitano quindi i collegh
i a sottoscrivere anche pubblicamente il presente appello.

 

Cordiali saluti

Giovanni Favi

P.S. Su www.ilsole24ore.com come ogni giovedì non perdete “ORA LEGALE – Lezioni di antimafia di imprese e società”. E’ uno spazio di approfondimento giornalistico che ogni settimana racconta storie e volti di imprenditori, commercianti, professionisti, uomini e donne, associazioni e istituzioni che si oppongono in tutta Italia alle mafie e combattono – con i fatti e non a parole – per la legalità. ORA LEGALE – Lezioni di antimafia di imprese e società potrete trovarla anche cliccando su qualunque motore di ricerca a partire da Google. Attendo anche le vostre storie da indirizzare a r.galullo@ilsole24ore.com

  • Valerio |

    Rinforzare la scorta aumentando il numero delle unità non serve a nulla se queste NON SONO SPECIALIZZATE IN SERVIZI DI PROTEZIONE. POSSONO IMPROVVISARE, SI MA SENZA BASI NON VANNO DA NESSUNA PARTE.

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