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Cafiero de Raho a Reggio/Cronaca dell’insediamento: il pool, i potenti, il saluto di De Stefano (quello giusto) e le mazzate di don Palmese

Nel giorno dell’insediamento come nuovo capo della Procura di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho – 61 anni, in arrivo da Napoli dove ha trascorso 30 anni di cui molti come coordinatore della Dda – ha parlato a suocera perché nuora intendesse (sulla sua figura e sugli ostacoli sul suo cammino rimando al post pubblicato ieri su questo blog e reperibile in archivio).

«Non esistono forti, non esistono potenti e non esistono prepotenti – ha dichiarato nell’aula Versace del Palazzo di Giustizia di fronte a musi lunghi fino a ieri sorridenti e altri volti felici e fino a ieri tristi, come avviene ad ogni cambio della guardia – ma di fronte alla legge e alla collettività tutti sono eguali ed esiste solo un tempestivo e uniforme esercizio dell’azione penale. Bisogna correre, correre e correre perché l’obbligatorietà dell’azione penale, per tutti indistintamente, non è un’attività discrezionale ma è uguaglianza di fronte alla legge. Può magari non esserci una risposta immediata ma prima o poi la Giustizia arriva».

Il richiamo del procuratore capo alla tempestività e all’obbligatorietà dell’azione penale era diretto a se stesso innanzitutto, ai suoi uffici, alle Forze dell’ordine e alla Polizia giudiziaria che in questi anni ha svolto un egregio lavoro ma che ha seguito metodologie di lavoro diverse rispetto a quelle che ha in mente il nuovo “allenatore” Cafiero De Raho. «E’ il caso di accelerare – si lascia ad esempio andare un pm che preferisce non esporsi forse perché prima vuole capire che aria tira – visto che richieste fatte due anni fa non sono state ancora evase» o che «pratiche aperte da tempo debbano essere continuamente sollecitate. La tempestività, come ha detto Cafiero De Raho, è tutto anche se i carichi di lavoro non sono certo semplici», aggiunge un altro pm che, forse sempre complice la diffidenza, preferisce anch egli non metterci la faccia.

E così a metterci la faccia è Cafiero De Raho che – in attesa di capire se e quando alcuni sostituti della Procura prenderanno altre destinazioni in seguito a domande inoltrate per poltrone giudiziarie vacanti, da Palermo a Roma – ha già fatto sapere che nelle prossime ore ci saranno alcune modifiche negli assetti degli uffici. A partire da una metodologia di lavoro che è la fotocopia del modello adottato a Napoli. «Gli eccellenti risultati finora raggiunti – ha detto rendendo omaggio ai suoi predecessori – sono noti a tutti ma da oggi in avanti la vita va data al lavoro, come ho sempre fatto dando per primo l’esempio. Il mondo della magistratura e delle Forze dell’ordine è sempre stata la mia famiglia e con loro, anche qui a Reggio, condividerò la vita data al lavoro. In seno al mondo della Giustizia sono nate e continuano ad essere vive le mie amicizie».

La «vita data al lavoro» è una filosofia che Cafiero De Raho ha presto spiegato. «Curerò personalmente questo aspetto – ha detto scandendo le parole – vale a dire che la Procura sia come un solo ufficio, una sola persona. Ciascun sostituto si muoverà per gli altri e con gli altri in spirito di collaborazione eccezionale. Quando si muoverà uno sarà come se si muovesse l’intero ufficio. Tutti costantemente intorno allo stesso tavolo per discutere le indagini e contribuire a smantellare le organizzazioni criminali. E con loro, con noi, ci saranno la Polizia, la Guardia di Finanza, i Carabinieri e la Dia. Il lavoro è di squadra».

Proprio sulla lotta al sistema criminale calabrese, Cafiero De Raho ha dato l’impressione di avere idee chiare da sviluppare nel medio periodo. «La ‘ndrangheta è diffusa, invasiva e sta dappertutto – ha affermato – e la lotta alla ‘ndrangheta deve essere la nostra priorità, ben consapevoli che occorre contrastare tutto ciò che lascia che la ‘ndrangheta proliferi, a cominciare dalla corruzione e dalle reti che si sviluppano».

NEL SEGNO DI DE STEFANO

L’insediamento – tecnicamente: l’immissione in possesso – è iniziata alle 11.51 con la brevissima prolusione del presidente del Tribunale Gerardis Luciano e si è concluso alle 11.53 con la firma di Federico Cafiero De Raho.

Imprevisto il fuori programma che sembra destinato a segnare un destino già scritto. Il De Stefano giusto – Domenico detto Mimmo – presidente del Tribunale di Napoli, avrebbe dovuto salutare il collega in videoconferenza ma uno scherzo del destino ha fatto sì che il collegamento non funzionasse e dunque – d’ora in avanti – gli unici De Stefano con i quali avrà a che fare Cafiero De Raho saranno quelli della cosca che a Reggio e provincia – insieme ai Tegano e ai Condello -fa quel che vuole.

Gli interventi interessanti non sono mancati.

Il Procuratore generale di Reggio Salvatore Di Landro ha esordito «con il compiacimento per il traghettamento della procura a opera di Sferlazza e per la sua signorilità e correttezza. Con lui la collaborazione è stata costruttiva anche quando si avevano opinioni e lunghezze d’onda differenti».

Chiusa la parentesi significativa, Di Landro ha spiegato che l’arrivo del nuovo procuratore capo era atteso con ansia «perché con lui acquistiamo una grande professionalità. Non si fa bene a Napoli, come ha fatto lui, se dietro non c’è ingegno e tensione. Cafiero De Raho è dotato di altissima carica ideale e di un altissimo senso della funzione e senso dello Stato. Deve sapere che da parte nostra la solidarietà è piena e totale. Il fatto che abbia saputo attendere per un anno pur di arrivare a Reggio Calabria la dice tutta sul suo senso morale».

Poi Di Landro si è lanciato in un discorso che appare come un messaggio cifrato a chissà chi. «Cafiero De Raho – ha infatti detto – è un puro di spirito. Il magistrato non può trascinare la propria personalità nella propria funzione se non nella misura in cui serve alla ricerca della verità», Chissà con chi ce l’aveva…Chissà.

Il vice capo della Polizia Francesco Cirillo – che ha dato il benvenuto al Procuratore, così come hanno fatto il direttore della Dia Arturo De Felice, il presidente della Corte d’Appello Macrì Giovanni Battista, il presidente dell’ordine degli avvocati di Reggio Alberto Panuccio, il sostituto Sferlazza Ottavio, il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli, il commissario straordinario Vincenzo Panico, il capo della Procura di Palmi Creazzo Giuseppe e quello di Locri Luigi D’Alessio – ha sottolineato, dall’alto di un’amicizia trentennale, che Cafiero De Raho «è leader per presenza, competenza, fratellanza e vicinanza alla Polizia». Sulla stessa scia l’intervento di Franco Roberti, capo della Procura di Salerno e fortissimo candidato alla poltrona di capo della Procura nazionale antimafia, che ha sottolineato come Cafiero De Raho «sappia mettere l’alto senso di umanità al servizio della professionalità».

LA MAZZATA DI DON TONINO

Questo lato sottolineato da Roberti non va affatto sottovalutato perché è proprio quello che – in una città disgregata come Reggio – può fare la differenza. Non a caso è stato lo stesso Cafiero De Raho ad affermare che «ho avuto esperienze associative importanti a Napoli e in Campania a contatto con associazioni come Libera. Lo stesso spero di fare qui a Reggio Calabria. Ci vuole la collaborazione dei cittadini, la loro collaborazione e fondamentale e devono sentire la Procura come un ufficio a loro vicino. Sono convinto che su queste basi ci sarà un percorso comune».

Il timbro alla serietà con la quale Cafiero De Raho sottolineava la necessità di trovare l’afflato della città lo ha messo proprio don Tonino Palmese, referente di Libera per la Campania, sceso fino a Reggio per passare il testimone alla città sullo Stretto. Ha calato una sassata sulla cosiddetta società civile senza saperlo (o forse si, chissà). «Il silenzio degli onesti – ha detto in un’aula dove a qualcuno saranno forse fischiate le orecchie – diventa un silenzio bastardo perché afferma che nulla è successo». Come a dire: girarsi dall’altra parte o far finta di non vedere è peggio della mafia. Ha poi proseguito don Palmese: «Il lavoro svolto da Federico in questi anni a Napoli e in Campania è stato altamente educativo ed estremamente rispettoso nei confronti dei familiari delle vittime e costruttivo sull’uso dei beni confiscati».

La chiusura – per la profondità del senso – è d’obbligo con le parole di Carlo Macrì, grandissimo magistrato reggino, Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria. «Con Cafiero De Raho – ha detto – sarà affermato ancora di più il principio di legalità. Lui saprà affermare ancora di più il principio dell’indipendenza della magistratura, dell’uguaglianza di fronte alla legge e dell’obbligatorietà dell’azione penale».

C’è altro da aggiungere? No: resta molto da vedere.

r.galullo@ilsole24ore.com